Dio è tornato (non in Europa)

di Lorenzo Fazzini, AVVENIRE 10.7.09

Due giornalisti del laico ”Economist” analizzano l’inatteso “revival globale della fede” e i suoi pratici influssi positivi sul mondo

 Nella «Borsa sociale» globale, quella che va da New York a Londra passando per New Delhi, Pechino e Buenos Aires, Dio segna «più» A certificarlo è un’ampia inchiesta scritta a quattro mani dal direttore dell’Economist, John Micklethwait, e dal corrispondente del settimanale  british da Washington, Adrian Wooldridge. Ateo quest’ultimo, cattolico il primo, accomunati però nella diagnosi su questo inizio di terzo millennio: «Dio è tornato», God is back. Ovvero, «come il revival globale della fede sta cambiando il mondo » (The Penguin Press, pp. 405, $27,95). È il titolo di un libro che sta facendo molto discutere i media anglosassoni. E chissà perché sui giornaloni italiani che citano l’ Economist ad ogni piè sospinto non è comparsa la notizia che il magazine economico più importante al mondo abbia constatato, senza allarmismi laicisti bensì con una certa simpatia, che la formula «secolarizzazione + modernità = fine della religione» sia da considerarsi defunta. «Anche il celebre sociologo Peter Berger ha cambiato idea un po’ di tempo fa» ha sottolineato Micklethwait parlando con la rivista dei liberi pensatori inglesi New Humanist. Il lavoro del duo dell’ Economist è a doppio binario: documentare, da un lato, come «la religione non è sparita, anzi si è fatta partner in diversi modi della modernità e non entra in conflitto con essa». Dall’altro confrontare in maniera allargata il modello «europeo » di relazioni tra fede e Stato, improntato alla laicité francese, con quello americano di separazione (ma non lotta feroce) tra sacro e profano.

«I laici europei ritengono che la religione sia un elemento dell’ancien régime, qualcosa contro la ragione, la democrazia e l’emancipazione liberale – argomenta Micklethwait –. E invece il movimento evangelical americano dimostra che esso procede insieme ai valori della democrazia». God is back – «un libro affascinante» per il Telegraph – si apre con la descrizione di una chiesa «domestica» in Cina: «La comunità è guidata da giovani cinesi che lavorano nel campo della tecnologia. Vi partecipano ricercatori, docenti universitari e diversi nuovi ricchi», ha evidenziato Micklethwait durante un dibattito al Carnagie Council di New York. Altrove la situazione è simile: «In Turchia e in India sta abbracciando la religione precisamente quella borghesia che era negli auspici di Nehru e Ataturk, ma entrambi non avrebbero mai immaginato che essa si sarebbe rivolta alla religione». Gli autori hanno una tesi precisa: «Non siamo d’accordo con i laici europei che sostengono l’idea che Dio sia morto o superfluo, o che la modernità e la religione risultino incompatibili». Invece, «la religione sta giocando un ruolo sempre più importante nella vita pubblica ed intellettuale». Per un motivo: con la modernità si è affermato il pluralismo religioso, cioè «la religione sta diventando una questione di scelta». E quindi «la rinascita della religione viene causata dagli stessi due elementi che hanno portato al successo del capitalismo di mercato: la competizione e la scelta». Nella sua disamina storico-filosofica, il saggio individua un periodo decisivo per questo «ritorno di Dio» sulla scena mondiale: «Gli anni Settanta sono stati il decennio cruciale – argomenta il direttore dell’Economist –. C’è stata la rivoluzione iraniana, l’elezione di un Papa polacco portatore di un pensiero molto forte, la fondazione della ‘maggioranza morale’ negli Usa, l’arrivo del primo presidente born­again (Reagan, ndr), la crescita dell’elemento religioso negli scontri in Medio Oriente, l’affermarsi del fondamentalismo indù in India». Di fronte a tutto ciò, l’Europa – a differenza degli Usa – non è stata capace di rielaborare l’idea che Dio non sia morto, come profetizzava una celebre copertina di Time del 1966. Annota Micklethwait: «Gli europei, all’unisono, hanno pensano che la modernità avrebbe marginalizzato la religione. Marx la chiamava oppio dei popoli. Freud la rifiutava come nevrosi. Darwin sfidava l’idea che Dio esiste. Sartre protestava contro l’inesistenza di Dio». Ma oggi fanno paura le fedi? Se considerate nella loro dimensione normale, rispondono i due autori, esse danno un apporto considerevole al benessere della società. Un esempio storico secondo Micklethwait: «Nell’Europa orientale la religione ha avuto la funzione di grimaldello per aprire il mondo post-comunista perché è servita come punto di catalizzazione dello scontento. In Polonia o in America latina la Chiesa è stata un punto focale della dissidenza». Altra esemplificazione: la sola città di Philadelphia (ma si potrebbe citare il caso delle zone povere del mondo dove lavorano migliaia di missionari o dei centri Caritas delle nostre metropoli), se dovesse rinunciare agli interventi di welfare religiosamente motivati, dovrebbe sborsare 250 milioni di dollari l’anno per garantire gli stessi servizi. Infine Wooldridge, non credente, dà un’altra motivazione della crescita di interesse per la religione: «La diffusione della biotecnologia – la fecondazione artificiale, la clonazione, le staminali e il resto – fa sorgere questioni fondamentali su quando inizi la vita, su cosa sia il suo significato e valore. L’avanzamento della scienza, invece di ridurli, sta facendo aumentare i dibattiti religiosi».

Dio è tornato (non in Europa)ultima modifica: 2009-07-10T15:17:35+02:00da borgosotto
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