XVI domenica del Tempo Ordinario, 19.7.09

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LETTURE: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20090719.shtml

Abbiamo lasciato il gruppo dei dodici inviati da Gesù nei villaggi per una prima esperienza missionaria e abbiamo letto questo episodio come rivolto a ciascuno di noi, in quanto ogni cristiano è inviato nel “suo” mondo e qui testimoniare la sua fede con la vita.

Ora gli apostoli sono tornati e circondano Gesù condividendo con lui le fatiche, ma anche la gioia dell’annuncio. Anche questa è un’indicazione preziosa per la nostra vita di cristiani: dobbiamo continuamente vivere questo doppio movimento che da Gesù ci porta agli altri, ma che poi ci riconduce attorno a lui, riuniti nuovamente insieme come una sola famiglia, per condividere la vita vissuta, nel bene e nel male, e trovare in lui l’energia per riprendere nuovamente il cammino.

Non solo: Gesù ci invita ogni tanto IN DISPARTE, NOI SOLI, per riposarci e ristorarci. E’ consapevole della frenesia della nostra vita, dove la gente và e viene senza quasi aver tempo di mangiare in pace. E’ implicito un gran movimento, quasi a riflettere l’affanno che agita i nostri cuori e le nostre giornate. La gente che viene descritta in questo brano è gente come noi che cerca Dio; come noi è gente piena di impegni e di responsabilità, dalla vita frenetica. Eppure, nonostante tutto, questa gente cerca Gesù e trova la voglia e una serie di motivazioni per partire e andare a piedi là dove egli è.

Gesù si commuove per loro; accoglie il loro daffare, il loro vagare in un DESERTO di valori e di idee, la loro sete di parole di vita che scaldino il cuore e rinfranchino. Per questo rinuncia ai suoi progetti e si ferma in mezzo a loro e si mette a insegnar loro molte cose. Fa loro capire che la vita non è un deserto, ma un dono di Dio, che nessuno è solo e abbandonato, ma custodito dal Signore come pupilla dei suoi occhi.

Si, Gesù è il buon pastore che ha a cuore la nostra vita, che non si limita a guidarci, ma condivide la fatica del camminare, la fame, la sete, il freddo della notte, la paura degli assalti, la tranquillità del pascolo. Dio in Gesù è il pastore in mezzo al gregge che è venuto a radunare: vuole condividere con gli uomini la vita e persino, nel suo Figlio Gesù, la desolazione e il dolore della morte.

E’ la morte di Gesù, come sottolinea Paolo, che mostra come una vita dedicata agli altri, una vita completamente spesa per amore, è una vita che non ha fine, una vita che genera vita e crea unità.

Nel tempio di Gerusalemme c’era un muro, la cui funzione era quella di separare ebrei da pagani. Una parte del luogo sacro era riservata agli eletti, fuori dovevano stare tutti gli altri. Gesù, venuto a perfezionare la Legge, abbatte quel tipo di muro e unisce i due popoli.

Per questo nella Chiesa non devono esserci separazioni, esclusioni: inimicizie. Siamo tutti amati da Dio, riuniti in Lui e per mezzo di Lui. Viviamo allora nella ricerca dell’unità che rispetta e valorizza le differenze, nella compassione per i fratelli che vagano alla ricerca di Dio e che troppo spesso lo scambiano per cose e persone che approfittano della loro ricerca. Sentiamo mandati da Lui nel nostro mondo quotidiano e per questo cerchiamo continuamente di ritrovarci in Lui, per lo meno nella liturgia domenicale, e in Lui ritrovare motivazioni e entusiasmo per riprendere con vigore il nostro cammino verso la meta alta e affascinante che è la vita piena, beata, eterna.

 

Gli apostoli, o Signore Gesù,

ritornati da te che li avevi inviati,

ti riferiscono quello che avevano fatto e insegnato,

e tu proponi loro un periodo di riposo, insieme,

in un luogo appartato, per ascoltarli.

Anche noi, stanchi dalle nostre fatiche,

abbiamo bisogno di un luogo

che ci richiami al silenzio interiore ed esteriore,

per contemplare, purificarci,

prepararci ad una missione,

per rivedere la vita e la preghiera.

Anche noi abbiamo bisogno

di essere accolti in disparte, in un luogo deserto,

per essere da te nuovamente formati,

inviati e guariti dai mali che ci avvolgono,

per riflettere sui rifiuti, le opposizioni,

gli insuccessi che fanno sorgere in noi

dubbi, perplessità, scoraggiamenti.

Tu ci hai scelti, ci illumini, ci incoraggi,

ci dai forza per riprendere il cammino.

Occorre desiderare il silenzio

perché sia più vera la Parola,

custodita l’interiorità che è tanto più feconda

quanto più favorisce l’ascolto.

Recuperando lo spazio della preghiera

ti incontriamo, ritroviamo noi stessi

e siamo più pronti per annunziare a tutti

la Parola che salva.

 

XVI domenica del Tempo Ordinario, 19.7.09ultima modifica: 2009-07-18T15:32:00+02:00da borgosotto
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Un pensiero su “XVI domenica del Tempo Ordinario, 19.7.09

  1. Concordo quello che hai scritto nella tua omelia,che Gesù ci invita ha metterci in disparte per ristorarci, riposarci ed in particolare per riflettere.
    Purtroppo la maggior parte delle volte lo ricordiamo solo nei momenti di sconforto, fino al punto di prendercela con lui perchè ci si trova in quelle situazioni.
    Il mio essere negativo mi porta spesso a dialogare con lui,grazie all’aiuto del mio “prete guida”, ora trovo quei momenti quotidiani di preghiera e di dialogo più sereni,senza rabbia e/o rancore,anche se non riesco ancora ha ristorarmi completamente,a svolgere la vita “a doppio senso”,forse è la troppa frenesia o i tanti impegni che rendono l’incontro con lui e con gli altri più superficiale.
    Sono consapevole di questa superficialità,ma non mi fermo,mi impegno ogni giorno per migliorarmi in questa “mancanza”,perchè ora ho capito
    che la vita non è un deserto,è gioia come è dolore,è salute come malattia,è povertà come ricchezza,è iuto reciproco, ma soprattutto un dono di Dio, che nessuno è solo e abbandonato, ma custodito dal Signore e dalle persone che ci mette accanto.

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