“La Sindone è vera. Vi spiego perché”

di Mario Baudino, LA STAMPA, 21.7.09

Le indagini della storica Barbara Frale

 Sulla Sindone c’è una scritta in caratteri ebraici che rinvia all’aramaico, la lingua dei primissimi cristiani. L’ha scoperta uno scienziato francese, Thierry Castex, e ne dà notizia per la prima volta una studiosa italiana, Barbara Frale, nel suo saggio da poco uscito per il Mulino col titolo I templari e la Sindone di Cristo. E’ invisibile a occhio nudo, ma è stata evidenziata grazie a procedimenti fotografici; una presenza del genere sul lenzuolo conservato a Torino, che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù, non è certo un episodio che possa restare confinato nel mondo degli studiosi. La storica italiana, ufficiale dell’Archivio segreto Vaticano, ha ricevuto la documentazione per un consulto, e d’accordo con lo scopritore l’ha resa pubblica nel libro sui Templari, che è il prologo a un nuovo lavoro, tutto sul «Sacro lino», di imminente pubblicazione. I due argomenti sono collegati. Barbara Frale è nota per aver trovato fra le carte vaticane nuovi documenti sull’atteggiamento del papa Clemente V nei confronti dei monaci-guerrieri accusati di eresia, quando all’inizio del Trecento il re di Francia Filippo il Bello scatenò contro di essi una repressione feroce. Ha smontato le leggende esoteriche e dimostrato la riluttanza del Papato rispetto alla persecuzione, che per ragioni politiche non poté essere comunque impedita.

Nel libro appena uscito segue il filo che lega la Sindone all’austero esercito nato dopo la prima crociata per proteggere i pellegrini in Terrasanta, diventato una grande potenza «multinazionale» e finito sui roghi. Arriva a conclusioni appassionanti, perché conferma l’intuizione di uno studioso inglese secondo cui dopo il saccheggio di Costantinopoli ad opere di veneziani e francesi (nel corso della quarta crociata), il lenzuolo passò effettivamente in mano templare: ma per essere conservato e adorato in gran segreto. Le misteriose testimonianze sul culto di un idolo o di un volto demoniaco andrebbero così riferite ai pochi eletti che ebbero modo di vedere la Sindone, ripiegata allo stesso modo in cui la conservava l’imperatore di Bisanzio. Ma di qui in poi, l’obiettivo cambia. Barbara Frale è sulle tracce più antiche della Sindone. Al centro di questa ricerca si staglia l’imprevedibile scritta in aramaico, pochi caratteri che tuttavia possono essere ricondotti a un significato del tipo: «Noi abbiamo trovato». Ma vengono proposti anche nuovi documenti, per esempio sull’arrivo nella capitale dell’Impero d’Oriente della preziosa reliquia. E contro la tesi che venisse adorato in realtà un «fazzoletto» con un ritratto dipinto (il mandylion), la studiosa esibisce un testo scoperto nel ’97 sempre alla Biblioteca Vaticana (dallo storico Gino Zaninotto). E’ un’omelia del X secolo in cui viene descritta la reliquia, che l’imperatore Romano I aveva mandato a prelevare nella città di Edessa. L’autore è Gregorio il Referendario, arcidiacono della Basilica di Santa Sofia, incaricato della delicatissima operazione nell’anno 943. Non parla di un fazzoletto dipinto, ma di una grande immagine: pare proprio di leggere la descrizione della Sindone di Torino, che pure anni fa venne sottoposta all’esame del carbonio 14, usato per datare i reperti antichi, e dichiarata un manufatto medioevale. Come spiega la Frale questa contraddizione? «L’esperimento aveva, date le tecnologie a disposizione in passato, ampi margini di ambiguità. E poi non è stato condotto in modo verificabile», sostiene la studiosa. Ormai, aggiunge, non fa più testo. «I documenti mi portano molto più all’indietro nel tempo. Anche nel quarto secolo ci sono testi che parlano della Sindone». Ma torniamo alle scritte, che in realtà sono più d’una: in greco, e anche in latino, scoperte a partire dal 1978. Lei spiega che non sembrano vergate sul lino, ma impresse per contatto, forse casuale, con cartigli e reliquiari. Che cosa dimostrano? «Quella in caratteri ebraici poteva essere un motivo importante per spiegare la segretezza di cui i templari circondarono la Sindone, in anni di fortissimo antisemitismo». Però c’è dell’altro: «Sì, c’è il fatto che dopo il 70 non si parlò più aramaico nelle comunità cristiane. E già San Paolo scriveva in greco». A cosa sta pensando, allora? «Ci sono molti indizi, direi un’infinità, che sembrano collegare la Sindone ai primi trent’anni dell’era cristiana. Per ora è una traccia di ricerca». Pensa che il testo si sia impresso prima del 70? «Quel che sappiamo del mondo antico ci costringe a formulare questa ipotesi». E qui la studiosa si ferma, rinviando al nuovo libro, La Sindone di Gesù Nazareno, che uscirà sempre per il Mulino prima di Natale. Ma non si sottrae alle domande. La prima è ovvia: come escludere che si tratti semplicemente di un «falso», nel senso di una reliquia costruita e modificata nel tempo? Magari realizzata proprio sulla scorta dei Vangeli? «Innanzi tutto il mondo antico non ha mai avuto interesse a confermare i Vangeli. Non conosce il nostro concetto di riscontro o di prova. In secondo luogo le scritte possono essere datate, in base alla loro forma, alla grammatica, al contesto. Gli studiosi che le hanno esaminate le fanno risalire a un periodo fra il primo e il terzo secolo». Si ritiene però che l’archeologia del terzo secolo fosse molto diversa dalla nostra. La madre di Costantino trovò a Gerusalemme tutto ciò che desiderava, dalla croce alla casa di Pietro. «Non è così semplice. Quest’idea rischia di diventare un luogo comune. La questione dell’imperatrice Elena è un capitolo a parte». Ultima osservazione: la Sindone riporta un’immagine tridimensionale. Per ottenerla non posso avvolgere semplicemente un corpo in un lenzuolo, come farei al momento della sepoltura. «No, deve fare molte altre cose, questo è vero. Però ricordiamoci che, data la sua sacralità, è difficile accostare e studiare l’oggetto stesso». Infatti queste scritte non sono mai state viste da nessuno, in tanti anni, anche quando la Sindone era, come lei spiega, molto meno sbiadita di adesso. «Tenga conto che veniva avvicinata raramente, e con una forma quasi di terrore sacrale. Io comunque non mi sono interrogata sulla sua formazione, perché sarebbe un tentativo di razionalizzare una materia dove lo storico, qualora lo faccia, si espone a troppi rischi, anche di figuracce. Come chi aveva spiegato la trasfigurazione di Cristo ricorrendo ai fenomeni ottici che si verificano sui ghiacciai. Preoccupiamoci piuttosto di studiare seriamente. L’unica cosa certa è che dobbiamo toglierci dalla testa di avere in mano, al proposito, le carte definitive». Ci sarà anche Benedetto XVI nel milione di pellegrini attesi a Torino la prossima primavera per venerare la Sindone. «Sarà l’occasione per contemplare quel misterioso volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio», spiega il Papa che celebrerà messa sul sagrato del Duomo. Le ultime ostensioni erano state quella del 1978 e quella per il Giubileo del 2000.

“La Sindone è vera. Vi spiego perché”ultima modifica: 2009-07-22T08:31:26+02:00da borgosotto
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6 pensieri su ““La Sindone è vera. Vi spiego perché”

  1. Splendido, e adesso chi non vuole credere alla SACRA SINDONE, saprà perfettamente che non crederà per motivi suoi, non certo x razionalità.
    Grazie prof. Baudino, è sempre un piacere leggere i suoi articoli documentati e, direi, almeno in questo caso, davvero commoventi.DIO la benedica

  2. Nel Vangelo secondo Giovanni (l’ultimo in ordine di tempo) si legge che Giuseppe d’Arimatea, aiutato da Nicodemo, tolse il cadavere di Gesù dalla croce, l’avvolse con bende assieme a una mistura di mirra e aloe portata da Nicodemo e lo depose nella tomba (non si accenna al lavaggio del cadavere, secondo l’usanza ebraica, né all’utilizzo della sindone).
    Dunque, se il cadavere, cosparso di unguenti e fasciato con bende, sia stato per ipotesi avvolto successivamente con la sindone, non pare possibile che abbia potuto lasciare un’impronta. Infatti, sia Pietro sia Giovanni, che entrarono nel sepolcro, videro le bende e il sudario, ma non la sindone né tantomeno l’eventuale impronta di Gesù impressa su di un inesistente lenzuolo.
    Secondo gli evangelisti Marco, Matteo e Luca, invece, il cadavere fu avvolto in un panno di lino (o sindone pulita o lenzuolo) per essere (secondo Marco e Luca) imbalsamato dalle pie donne il giorno successivo il sabato.
    Secondo i Vangeli sinottici, dunque, il corpo di Gesù fu avvolto subito con la sindone, senza essere imbalsamato né bendato. Se ipotizziamo che, inspiegabilmente, il cadavere abbia lasciato un’impronta sul lenzuolo, ne consegue che le pie donne, entrate nel sepolcro per imbalsamare o per visitare il corpo esamine di Gesù, avrebbero dovuto notare quel calco sulla sindone.
    Secondo Luca, anche Pietro entrò nel sepolcro per accertarsi della scomparsa del cadavere, ma vide solo le bende (non la sindone). Ma se c’erano le bende, si dovrebbe dedurre o che servivano per fasciare il cadavere, dopo l’imbalsamazione, o che, come racconta Giovanni, erano state già utilizzate. In quest’ultimo caso, una salma bendata e poi avvolta in un lenzuolo non avrebbe potuto lasciare alcuna impronta.
    I quattro evangelisti, dunque, non fanno alcun cenno circa il ritrovamento della sindone e dell’impronta su di essa del corpo di Gesù, dopo la presunta resurrezione, nonostante che i Vangeli canonici siano catalogati tra gli scritti più antichi e quindi più verosimili sulla vicenda (storica o leggendaria che sia) di Gesù Nazareno.
    Ciò stante, come spiegare il silenzio degli evangelisti e degli altri autori del canone testamentario in relazione al ritrovamento della sindone con la miracolosa impronta del corpo di Gesù? Eppure gli evangelisti rendono testimonianza dei numerosi miracoli, prodigi e portenti attribuiti a Gesù.
    La scoperta di frasi in aramaico, trovate sulla reliquia di Torino, e le minuziose ricerche della storica Barbara Frale tra supposti segreti nascosti negli Archivi Vaticani, appaiono piuttosto finalizzate ad incrementare leggende redditizie in occasione della prevista ostensione del sacro lenzuolo nella primavera del 2010, piuttosto che ad apportare ulteriori chiarimenti su una vicenda di cui la scienza e l’analisi storico-critica, più che la fede, per quanto legittima, dovrebbero fornire spiegazioni.

  3. LA SINDONE DI TORINO
    UNA BEFFA DI LEONARDO DA VINCI
    TESTIMONIANZE CHE VENGONO DAL PASSATO

    ….. Venne un uomo ricco da Arimatea di nome Giuseppe, che anche egli si era fatto discepolo di Gesù. Questi, andato da Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che fosse dato. E, preso il corpo, Giuseppe lo avvolse in sindone (lenzuolo).- Dunque all’inizio una sindone c’era. Ne parlano anche Marco (15,46) e Luca (23,53). Non è dimostrabile che sia quella di Torino, anche se ci sono buone probabilità a suo favore.
    Agli inizi, per logica il telo funebre è stato conservato dalla comunità cristiana, come reliquia della Passione di Gesù; a causa delle persecuzioni veniva tenuto nascosto.
    In seguito, il telo come era stato ripiegato, per poterlo nascondere con più facilità, venne portato nella città di Edessa e chiamato mandylion.
    Dopo che Edessa venne occupata dai musulmani, i bizantini trasferirono il mandylion a Costantinopoli.
    Nel 1204 Costantinopoli venne saccheggiata dai crociati, e del mandylion, ovvero della Sindone, si persero le sue tracce.
    Infatti, la storia “certa” della Sindone inizia intorno alla metà del Trecento, quando riappare inspiegabilmente 150 anni dopo a Lirey in Francia.
    A questo punto, mancando una documentazione certa, la domanda pressante non è più “se la Sindone è il lenzuolo funebre che avvolse il corpo di Gesù?”, Ma che cosa è accaduto realmente al telo funebre di Torino, immediatamente prima al 1353, e durante il periodo in cui tutti i passaggi sono rigorosamente documentati (Lirey,Chambéry eTorino)?.
    Da Costantinopoli alla Francia?
    Sono state avanzate diverse ipotesi per ricostruire in quale modo la Sindone, se davvero si trovava nel 1204 a Costantinopoli, poi sia pervenuta in Francia per riapparire nel 1353 in mano a Goffredo di Charny.
    Tra le tante ipotesi fatte, la più credibile è anche la più semplice, quella che sarebbero stati i Templari a prendere la Sindone e a custodirla segretamente fino allo scioglimento dell’ordine: nel 1314, quando l’ultimo Gran maestro Jacques de Molay vene messo al rogo, insieme a lui fu bruciato anche un alto dignitario dell’Ordine a nome Goffredo di Charny, omonimo e probabile parente di colui che quarant’anni dopo espose pubblicamente la Sindone.
    Sicuramente prima di Lirey, qualche cosa è esistito, un lenzuolo funebre che recava l’impronta di un corpo molto antico presumibilmente risalente all’anno 30-33, “se così fosse ci troveremmo difronte al telo di lino che avvolse il corpo di Gesù”, se così non fosse, esisteva già un falso. Un telo funebre con l’impronta di un volto, e di un corpo usato come reliquia dai Templari convinti che fosse autentica.
    Perché di quel telo funebre così antico, si mostrava solo il volto? In realtà l’immagine più antica impressa sulla Sindone di Torino, quella che doveva mostrare il volto di Gesù per intenderci, soprattutto il corpo era talmente sfumata che le ferite sui polsi non si potevano neanche notare. Per questo motivo, è lecito supporre che il mandylion fosse in realtà la Sindone ripiegata e conservata in un reliquiario: il telo così piegato (tetradiplon) nascondeva l’impronta sbiadita del corpo, facendo emergere soltanto il Volto. In realtà la Sindone di Torino non mostra solo il volto e il corpo di Gesù, cela ben altri segreti mai svelati, e tenuti gelosamente nascosti. Le nuove figure che sono prepotentemente entrate in scena sono:- “Lo stesso de Molay che reciterà la parte del nuovo crocifisso, e parecchi anni più tardi Leonardo da Vinci, che cercherà di sistemare il volto e parti dell’intera immagine del telo funebre”.
    Perché proprio il corpo del de Molay?
    Secondo una tesi certamente originale di alcuni ricercatori, il Gran Maestro sarebbe stato sottoposto ad una forma di tortura mirante a riprodurre sul suo corpo i segni della Passione di Cristo.
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    “Quella notte drammatica del 13 ottobre 1307, furono arrestati ben quindicimila Templari, tra cui Jacques de Molay, il Gran Maestro dell’Ordine. A catturarlo ha provveduto Guillaume Imbert in persona, il grande inquisitore di Francia. L’arresto è avvenuto nel tempio di Parigi, che agli occhi di un uomo di Chiesa deve apparire come il covo dell’Anticristo: decorazioni pagane, squadre, compassi, e in una scatola di legno, un sudario, un cranio umano e due femori. Nella mente di Imbert cova una delle più sconcertanti vendette che un uomo della S.I. possa architettare.
    La notte è scesa, e de Molay attende nei sotterranei del tempio parigino, abbigliato come gli imputati di eresia: un camice grezzo, un capestro intorno al collo. Il Gran Maestro ha di fronte un uomo temibile, l’Imbert appunto, ma si rifiuta ugualmente di confessare i suoi delitti.
    La vendetta sta per cominciare. È scandita da frammenti della Passione di Cristo, e ad essa s’ispira.
    De Molay è incatenato alla parete, la schiena nuda e le braccia alzate, il viso verso il muro. Due uomini iniziano a fustigarlo con fruste dotate di doppie sfere di metallo. Il più inferocito dei fustigatori è quello di destra, che colpisce il Templare sul dorso e sulle gambe.
    Terminata la flagellazione, a de Molay viene schiacciata sul capo una corona di spine, che fa sanguinare la fronte e il cuoio capelluto. Dopodiché una croce rudimentale è pronta per accogliere il Gran Maestro dei nemici del Cristianesimo. Questa è la vendetta che la mente acuta e crudele dell’Imbert ha concepito: fare provare a quell’Anticristo le pene subite da Gesù Cristo.
    Dei chiodi a fusto quadrangolare vengono inseriti all’altezza dei polsi, e così facendo il pollice si schiaccia nel palmo della mano, a causa della slogatura dell’articolazione. Dopo i piedi vengono fissati al legno, sovrapposti in modo da usare un chiodo solo. Il prigioniero è cosciente, e qui inizia la vera sofferenza. Il peso del corpo, tendente verso il basso, costringe de Molay ad incurvarsi, mettendolo così di fronte ad un duplice, atroce dolore: quello delle braccia e delle gambe, trafitti dai chiodi, costretti a sopportare il peso di tutto il corpo, e il tragico terrore di non riuscire a respirare. Il risultato di questa situazione drammatica è l’incremento del tasso metabolico, e una marcata carenza di ossigeno.
    Al de Molay, stremato, viene dato da bere dell’aceto, per rispettare il canovaccio biblico della vicenda. Sebbene il Templare sia ormai allo stremo, e sia pronto a confessare ogni sorta di delitti, l’Imbert non è soddisfatto. La rappresentazione della Passione non è ancora conclusa: l’inquisitore conficca un pugnale nel torace del crocifisso (senza ledere alcun organo vitale). È l’ultimo atto: de Molay confessa le sue colpe, cade in uno stato di “acidosi metabolica”, una contrazione dei muscoli dovuta alla sovrabbondanza di acido lattico nel sangue, ed infine è levato dalla croce.
    Prima che il corpo quasi esanime del Gran Maestro sia portato via, l’Imbert ordina che venga avvolto nello stesso telo requisito alla vittima, che da oggetto di scherno verso Cristo diventi il sudario della sua personale “passione”. Il corpo del de Molay, ancora caldo e vivo, viene portato in una cella sotterranea, fredda ed umida, dove gli umori delle ferite, ovvero sudore mescolato a sangue acidotico, avevano impregnato il tessuto, “dipingendo” l’immagine del Templare sul lenzuolo.”
    Sarebbe questa la seconda immagine impressa sulla Sacra Sindone?
    Un’immagine incredibilmente nitida, di un uomo di un metro e ottanta, dal lungo naso, i capelli lunghi, una folta barba, è dunque quella di Jacques de Molay? O come si sostiene da secoli, è quella di Gesù Cristo? Allo stato attuale, non ci sono dubbi, l’immagine del de Molay ha coperto definitivamente l’originale immagine di Gesù Cristo.
    La ricostruzione dell’incredibile vicenda occorsa a Jacques de Molay è stata presa dal libro di Christopher Knight e Robert Lomas “La Chiave di Hiram”, edito da Mondadori qualche anno fa, e che ebbe un clamoroso successo.
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    A tal proposito, è emersa una vertà rimasta sepolta per secoli negli archivi vaticani, che “L’idolo barbuto, la divinità “pagana” che i Cavalieri del Tempio avevano adorato e nascosto, altro non era che “il telo di lino”. Quello che noi, oggi, chiamiamo Sindone”.
    I Templari o chi per loro nel 1314 nascosero la Sindone, non in un baule, in soffitta o in una fossa, ma lo celarono dove nessuno poteva immaginarlo. Proprio da questo racconto possiamo individuare la chiave di volta di tutto il mistero sulla Sindone di Torino, è racchiusa in quel telo “che da oggetto di scherno verso Cristo (a detta della S. I.), diventa il sudario dell’ultimo Gran Maestro del Tempio”.
    Quel telo in realtà non era altro che il Mandylion di Edessa. Infatti all’uso templare, Jacques de Molay, fu disteso con molta cura sullo stesso lenzuolo che fu considerato dal de Molay e da alcuni Templari come una reliquia di grande potere”, come se fosse già segnato dalla morte, ma inaspettatamente “forse per il potere miracoloso del lenzuolo?”, riuscì a riprendersi. La Sindone torinese riproporrebbe, perciò in superficie, anche la figura e i tratti somatici di Jacques de Molay, compresi quelli di Gesù Cristo che si troverebbero ben sotto il suo corpo, considerando la stazza fisica del de Molay di qualche centimetro più alta e più larga. L’ipotesi è suggestiva, ma alcuni Templari d’altronde, sono da sempre considerati come i depositari di conoscenze al limite dell’atteggiamento eretico.
    La lacunosità delle fonti relative alla Sindone tra 1204 e 1353 lascia spazio ad ogni sorta di interpretazione, alcune più verosimili, altre del tutto fantasiose. Come anticipato, tutte le tracce riguardanti il tragitto della Sindone tra il 1204 e il 1353 conducono all’approdo di Lirey, centro abitato della regione della Champagne a circa venti chilometri da Troyes, la città nella quale si ratificò la fondazione dell’Ordine dei Templari.
    La storia trasuda di coincidenze, tutto sta nell’interpretarle correttamente.
    Vi è un fatto da non sottovalutare che collega il de Molay alla Sindone di Torino, il de Molay fu portato al rogo circa sette anni dopo il suo arresto nel 1314, assieme al suo amico d’arme Geoffroy de Charny, guarda caso presunto zio dell’omonimo Goffredo di Charny (nipote), proprietario documentato della Sindone di Torino dal 1353. Non ci è dato di sapere se quella Sindone fosse la stessa Sindone di Costantinopoli proveniente da Edessa, o qualche cosa d’altro. Sta di fatto, che dopo trentasei anni dalla morte dello zio, il nipote omonimo, dichiara apertamente di essere in possesso della Sacra Sindone, morirà senza mai spiegare come sia venuto in suo possesso. Della Sindone si erano perse le tracce da circa 150 anni. Se fosse stata la vera Sindone di Costantinopoli, era tutto interesse del nipote rendere chiara la sua provenienza, ma questo non lo fece. Non se la sentiva di dire che era la reliquia tanto venerata dai Templari, e che per il volere di alcuni era diventata qualche cosa d’altro. In realtà lo stesso telo funebre che recava l’immagine di un uomo crocifisso e adorato dai templari come se fosse il Cristo, aveva avvolto anche il corpo del Gran Maestro Molay. Sostenere delle mezze bugie per il nipote di Geoffroy de Charny, era più difficile che tacere. Ma questo “nipote”, non si era mai dimenticato dello zio (del quale portava il nome).
    Infatti nello svelare l’esistenza e la proprietà di questo telo funebre, faceva coniare una targhetta commemorativa, in piombo e stagno a sbalzo, di (cm. 4,5Å~6,2) che riproduceva per la prima volta esattamente la Sindone di Torino, con gli stemmi nobiliari di Geoffroy de Charny e dei Vergy il casato di sua moglie. In mezzo ai quali è rappresentato un sepolcro vuoto, mentre il sepolcro vuoto per effetto di un finissimo intervento a sbalzo, idealizza una croce templare, doveva essere il sepolcro per contenere il corpo di un Templare, quello del de Molay ultimo Gran Maestro, bruciato sul rogo con lo zio di Goffredo, e non il corpo di Gesù Cristo. Non a caso questa targhetta-ricordo fu trovata nella Senna nel 1855 presso il Ponte di Change, proprio difronte al ponte di Neuf, il luogo dove Molay e lo Zio furono immolati sul rogo. Probabilmente gettata nella Senna durante una cerimonia segreta per commemorare tutti i Templari giustiziati dalla Santa Inquisizione. Di questo medaglione considerato importantissimo anche per altri motivi, esiste solo questo esemplare, sicuramente non furono stampati molti pezzi, solo qualche esemplare ad uso e consumo di una stretta cerchia di Cavalieri del Tempio. Oggi l’unico medaglione si trova a Parigi, nel Museo Nazionale del Medioevo-Thermes de Cluny.
    Perché proprio Leonardo da Vinci?
    Leonardo, come il padre era profondamente anticattolico, non tollerava il clero ed era attratto da una religione personale più vicina alla natura che alla storia di Gesù o dei Santi.
    Il geniale toscano, arrivò a Milano nel 1482 e vi rimase per ben sedici anni, “mai una riga di ufficiale, che rivelasse dei contatti con i custodi della Sindone i Savoia”, mentre le cronache ci riferiscono di come si occupasse nei diversi campi delle scienze e delle arti, con prevalenza nell’arte pittorica, infatti, qui realizzò opere molto importanti tra le quali l’ultima cena che fu realizzata intorno al 1495-1497 nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. In realtà Leonardo era ben presente nei pensieri del Papa Leone X, e dei Savoia.
    Infatti Leonardo lavorando su commissione per le più prestigiose e titolate famiglie dell’epoca, compresi i Medici, ebbe sicuramente contatti con Giuliano de Medici sposo di Filiberta di Savoia, nonché fratello di papa Leone X, con ciò si può ben immaginare quanto Leonardo sia stato alla portata del Papa e dei Savoia, i due poteri che più direttamente potevano beneficiare di un nuovo e più autentico status della nuova Sindone. Risulta che nel 1490 Leonardo visitò la Savoia e si pensa che in quella visita ebbe modo di prendere contatto diretto per la prima volta con la Sindone, e che gli fosse stata prospettata una rivisitazione dell’immagine della Sindone e non una nuova sindone come alcuni continuano a sostenere, il telo in realtà, era sempre quello del 1353 di Lirey.
    Perché proprio i SAVOIA? Non solo perché erano i proprietari del telo funebre, ma vi era un disegno più misterioso, sintetizzato con il loro motto “FERT “ patrocinato da una potente loggia massonica in funzione anticlericale, traducibile con “FORS EIUS ROMAM TENUABIT”, comparso per la prima volta sul collare dell’Ordine (Cavalleresco) del Collare, fondato da Amedeo VI di Savoia nel 1364. La cui traduzione recita (CON LA SUA FORTUNA ABBATTERÀ ROMA).
    (Evidentemente né Amedeo VI di Savoia né Vittorio Amedeo II né Carlo “il buono” hanno lasciato alcun documento ufficiale che attesti inequivocabilmente le loro intenzioni).
    Essere i proprietari della più importante reliquia di tutti i tempi, e conoscendone tutti i suoi segreti, poteva diventare il mezzo con il quale tenere a freno il dilagante potere di Roma”, dove l’arroganza della chiesa cattolica era talmente sconfinata da non far comprendere, all’epoca, che tali pratiche violente, un giorno, potevano essere viste non come “un atto di fede”, (come essi definivano gli omicidi degli “eretici”) bensì come spietata repressione delle opinioni altrui.
    Nel 1499 Ludovico il Moro fuggì da Milano, dopo l’invasione del ducato da parte dei francesi, mentre Leonardo intraprese una serie di viaggi, si recò a Mantova, a Venezia, e poi ritornò a Firenze, in questi anni iniziò anche il famoso ritratto della Gioconda, un dipinto a lui caro che portò con se anche in Francia, alla quale non poté negare quel sorriso quasi complice per quello che aveva appena fatto.
    Leonardo come avrebbe potuto architettare questa gigantesca beffa della storia? In realtà Lui fu lo strumento, lavorò su commissione in gran segreto. Probabilmente il volto della Sindone aveva bisogno di urgenti lavori di restauro, sin dalla sua apparizione nel lontano 1353, nel tempo, sempre più spesso, durante le ostensioni il telo veniva considerato come una grande bugia. Durante la sua permanenza al soldo di Ludovico il Moro, Leonardo, aveva continui contatti con esponenti del Priorato di Syon, e con artisti più o meno noti, iniziati alle scienze esoteriche, e di alcuni affiliati di una potente loggia massonica. Anche se mai dichiarato apertamente, la Sindone di Torino fu da sempre in un certo senso, un protettorato dei Cavalieri del Tempio, non dimentichiamo chi la possedeva, quando riapparve nel 1353 a Lirey in Francia. Quali le sue segrete origini, e chi era in realtà impresso sul telo funebre, “l’ultimo Gran Maestro del Tempio”.
    Quale migliore occasione, per architettare in gran segreto una simile beffa, nel dare il nome al secondo uomo misterioso della Sindone, e inserendo nel contempo la propria immagine, quasi una firma autografa.
    Non è un dipinto né una stampa, è assente qualsiasi pigmento che non sia quello sanguigno. Si può dipingere con il sangue diluito in un ampolla con acqua e sale senza usare i pennelli, solo per contatto facendo una piccola pressione circoscritta attraverso una matrice? (Certo sì!) La tecnica usata, permetteva anche di produrre immagini al negativo.
    “Il volto nuovo di Gesù Cristo della Sindone di Torino, è in pratica la somma di due mezzi volti, metà volto del de Molay e metà volto di Leonardo.
    Ce lo spiega Leonardo stesso come lo ha fatto:-
    La scrittura con la seta, per questo sistema impressivo veniva utilizzata una matrice di seta, una tecnica usata in oriente da più di duemila anni.
    Il sistema è un procedimento di stampa per contatto, che consiste nel far passare il sangue diluito, attraverso le maglie del tessuto di una matrice facendo una pressione con uno strumento a forma di spatola. Leonardo stravolse questo attrezzo, lo avvolse completamente con delle bende o garze cercando di mantenere la sua rigidità, ma nello stesso tempo renderlo morbido e assorbente, lo intingeva nel sangue molto diluito in acqua e sale e con una leggera pressione faceva passare il sangue diluito attraverso le maglie libere e strette del tessuto di seta usato come matrice, depositando le gocce sul supporto da imprimere “il telo funebre”, che fu già di Gesù Cristo e del de Molay.
    La matrice usata era costituita normalmente da un telaio, sul quale veniva teso ed incollato il tessuto di seta finissima facendo sì che le maglie, in tensione, risultassero ben aperte secondo la necessità, per facilitare il passaggio della miscela di sangue. Con un procedimento manuale si chiudevano le maglie nelle zone che non si volevano stampare e si lasciavano aperte le maglie nelle zone da stampare, in questo caso la soluzione sanguigna che impregnava lo strano pennello, veniva quasi guidata dalle sapienti mani dell’ artista. Non era necessario fare una pressione forte perché la soluzione acquosa del sangue potesse oltrepassare gli spazi liberi della matrice, in modo che si depositasse per contatto sul supporto da imprimere. In questa maniera, il lenzuolo funebre assorbiva quasi naturalmente la quantità di pigmento sanguigno voluta dall’artista, prendendo le forme e le volumetrie volute da Leonardo. Seguiva ad ogni passaggio del liquido sanguigno, il riscaldamento con un gran numero di candele per asciugare la stesura, e qualche volta per contatto con un attrezzo metallico riscaldato.
    Per riprodurre esattamente la Sindone di Torino non basta un p’ò di polvere e qualche agente chimico, bisogna aver prima conosciuto tutte le verità nascoste che il Sacro Telo cela tra le Sue pieghe.
    Per lasciare una traccia di ciò, Leonardo, trascrisse questo messaggio su un misterioso telaio in seta, rimasto segreto per più di cinque secoli, sul quale dipinse il volto della Sindone, una tempera all’uovo molto particolare, perché non presenta sottofondo, l’immagine dipinta poggia tra filo e filo la cui trama rimane libera, osservando la tela di seta in contro luce si possono vedere tutti gli spazi tra filo e filo, come se fosse dipinta su un telaio a maglie larghe, in controluce dal retro possiamo distinguere perfettamente l’immagine dipinta anteriormente.
    Questa mirabile tempera all’uovo, fu riportata alla luce verso la fine del XX secolo durante un rocambolesco recupero effettuato da alcuni fiduciari per conto del Terzo Reich durante lultimo conflitto mondiale. Questo recupero venne eseguito presso un facoltoso custode, ma non fu mai portato completamente a termine, infatti prima di essere recapitato all’Ordine delle Tenebre, il dipinto venne intercettato da un nuovo ignaro Custode, che lo ospitò nella sua dimora fino al 1972.
    Leonardo, sicuramente anche per le sue capacità tecniche, si è trovato “suo malgrado”, coinvolto in questo artificio solo per caso, e che a causa della sua vena ironica, trasformò un segreto per pochi, in una beffa per molti.
    Gli ultimi tre anni della sua vita Leonardo li trascorse ad Amboise in Francia. Si potrebbe proprio ipotizzare che spirò il 02 maggio 1519 fra le braccia di Luisa di Savoia, la madre del Re di Francia.
    Una situazione di fatto che dovrebbe far riflettere, “i proprietari della Sindone i Savoia, non avrebbero avuto alcuna difficoltà a far sparire uno dei tanti taccuini dove Leonardo prendeva appunti per i sui lavori, nel caso specifico, quelli relativi ai suoi interventi sulla Sindone”. Evidentemente appunti compromettenti, tutte le prove dovevano essere messe al sicuro. Ma i 007 dell’epoca, non si accorsero che un disegno collegato di Leonardo, “Lo studio sul volto e sull’occhio”, si era perso nella Biblioteca Reale di Torino, e che il fantomatico telaio con il quale Leonardo operò sul volto della Sindone, fu nascosto in gran segreto diventando il supporto per un anonimo dipinto, una mirabile tempera all’uovo su seta, “il vero volto della Sindone”, ospitata segretamente, di volta in volta presso facoltosi custodi iniziati alle pratiche esoteriche, protetti da una delle più potenti sette massoniche d’Europa, fuori dalla portata di quanti volevano invece la sua messa in sicurezza per non nuocere.
    Dunque da questa ricerca, risulterebbe che sulla Sindone vi siano state impresse più immagini, un corpo molto antico presumibilmente risalente all’anno 30-33, questa tesi dovrebbe venir confermata da una ulteriore prova con il C14, “se così fosse ci troveremmo difronte al telo di lino che avvolse il corpo di Gesù”, se così non fosse, esisteva già un falso, usato come reliquia dai Templari convinti che fosse autentico; 1281 anni dopo, verso il 1314, sullo stesso telo funebre, fu disteso e avvolto con molta precisione un secondo corpo ancora vivo e febbricitante, che recava anch’esso i segni della passione di Gesù, vi rimase avvolto immobile per molte ore, quasi un giorno intero, si che l’impronta formatasi a contatto diretto, si asciugò quasi completamente; 181 anni dopo, verso il 1495 qualcuno intervenne su commissione, con una mirabile tecnica, per definire il volto e alcune parti sul telo. Quindi sulla Sindone vi sono tre periodi ben distinti, e tre differenti impressioni sul telo, questo è il motivo per il quale la Sindone di Torino non può essere mai riprodotta esattamente come è attualmente, e non dobbiamo dimenticare anche le vicissitudini cruente subite dal telo funebre a causa degli incendi nelle varie epoche.
    La Sindone è un falso o meglio più verità? Dove potrebbe celarsi anche la prova che il telo funebre chiamato Sindone di Torino, avvolse realmente il corpo di Gesù Cristo, ormai nascosto dagli eventi. Quanto rimarrebbe di questa verità dopo tante manipolazioni? Per i credenti Cristiani può rimanere tranquillamente il simbolo della Resurrezione. Per i Cavalieri del Tempio anche il telo funebre del loro ultimo Gran Maestro Molay, mentre Leonardo intervenendo con tanta decisione e poca fede sul volto della Sindone, è diventato suo malgrado il nuovo profeta.

    A.D. 2010
    Rodolfo

  4. Vorrei esortare i duellanti, Barbara Frale e Luciano Canfora, a duellare sulla Sindone nell’anno della Resurrezione, NON 3 o 6 anni dopo!

    A Enigma 2002 tutti hanno riconosciuto l’errore dei 7 anni (già sospettato, e da tempo, e poi noto presso molti studiosi) fatto da Dionigi al momento di fissare la data del 24 / 25 dicembre DCCLIII a.U.c. come nascita di Gesù.

    Tutti sono stati d’accordo nel confermare lo slittamento indietro di 7 anni: dal I a.C. all’VIII a.C. (1° censimento di Quirinio confermato da Mons. Ravasi), al CULMINE, in autunno, della triplice congiunzione Giove-Saturno (confermata dal Prof. Giovanni Bignami).

    DUNQUE: la logica, il comune buon senso. dicono che ANCHE l’anno della Resurrezione (SCOMPARSA) di Gesù, fissata da Dionigi nel suo XXXIV A. D., quando Gesù aveva esattamente i 33 anni e mezzo della Tradizione, dev’essere slittato indietro di 7 anni!!

    XXXIV A.D.– 7 anni = XXVII A.D.

    ovvero :

    34° d.C. – 7 anni = 27° d.C. , detto 27 d.C. , che ha il plenilunio all’equinozio di primavera (v. DIMOSTRAZIONE su Coelestis , con i cicli di Metone e con i Calendari Comparati).

    Il misterioso fenomeno della Resurrezione (SCOMPARSA) del corpo di Gesù, secondo gli studi di Barbara Frale, dovrebbero portare -eventualmente- impronte di monetine e cartigli dell’anno XIII di Tiberio (XIV in settembre) e QUINDI non sono possibili tracce di monetine coniate anni dopo, nell’anno XVI di Tiberio, corrispondente all’anno 30 d.C., trovate o sperate da Barbara Frale (alla quale va bene anche l’anno 33 della Tradizione, in quanto per il calendario ebraico quell’anno era una specie di anno bisestile…) :

    < Se veramente è una cifra corrispondente al 16 … i nostri dubbi non avrebbero più molto senso di esistere …> ( a Radio 24 , 6 gennaio 2010 , Oscar Giannino ha intervistato Barbara Frale).

    DUNQUE : se veramente Barbara Frale legge (con i moderni strumenti ogni giorno sempre più sofisticati) l’anno XVI di Tiberio, ALLORA è una conferma che si tratta di un falso, essendo Gesù risorto nell’anno corretto 27 d.C., al plenilunio all’equinozio di primavera, quindi in marzo, a 33 anni e mezzo esatti; e NON in un banale 7 aprile del 30 d.C., a circa 36 anni; o 3 aprile del 33 d.C., a circa 39 anni!

    Grazie.

    Le DIMOSTRAZIONI si trovano in:

    Coelestis – Il Forum Italiano di Astronomia – Powered by vBulletin

    Domande alla Redazione

    I Calendari Comparati dimostrano che “la Sindone è un falso” (Barbara Frale) ( 1 2)

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    http://www.trekportal.it/coelestis/showpost.php?p=329942&postcount=5

  5. LA RESURREZIONE ( SCOMPARSA ) DI GESU’ E’ AVVENUTA NEL 27 d.C. , NON NEL 30 d.C. ! !

    Ho il piacere di annunciare, su questo sito, che esiste un metodo di datazione più preciso di quello col Carbonio 14:
    è il metodo astronomico-logico-matematico-storico…

    Gli “Anni fa” sono conteggiati a partire dall’Anno corrente con i pallottolieri:

    1) Metone, con i pleniluni all’equinozio di primavera;

    2) Keplero Corretto, con le congiunzioni Giove-Saturno (con la KCg = 19,98…+/- mesi per il cronista);

    3) Cometa di Halley (periodo medio costante di 76 anni +/- mesi per il cronista).

    -/+ . . . . 7 . . . . . . . . . . . . . . 22 . . . . . . . . . . . . . . 22

    d./ a.M. . | . a./ d.C. | .. A. D. . | .. A.D.*. | d./ a.C.*. | d./ a.C.** | Anni fa
    . . CMN . .. . CGC . . . Ab I.D. c…di Dionigi. . .. C.U. . . . . . SVA

    . 2039° . | . 2032° . |. 2032° .| .2010°* |. 2010* d.| 1988°** . | 0 – Anno corrente

    D 24

    .. 2015° .| . 2008° . |. 2008° .| .1986°* |. 1986* d.| 1964°** . | 24 – Cometa Halley N. 1

    D 1976

    . . . 39° . | . . . 32° . | … 32° ..|. . 32° … | . . 10* d. | . .-13°** ..| 2000 – Congiunzione Giove-Saturno N. 101 ; Cometa Halley N. 27

    . . . 38° . | . . . 31° . |.. . 31° . | . . 31° .. | . . . 9* d. | . .-14°** ..| 2001 – …

    . . . 37° . | . . . 30° . | . . 30° . | . . 30°. . | . . . 8* d. | . .-15°** ..| 2002 – XVII Tiberio; V Pilato

    . . . 36° . | . . . 29° . |. .. 29° ..|. . 29° … | . . . 7* d. | . .-16°** ..| 2003 – XVI Tiberio; IV Pilato

    . . . 35° . | . . . 28° . |.. . 28° . | . . 28° .. | . . . 6* d. | . .-17°** ..| 2004 – XV Tiberio; III Pilato

    . . . 34° . | . . . 27° . |.. . 27° . | . . 27° .. | . . . 5* d. | . .-18°** ..| 2005 – XIV Tiberio; II Pilato – Plenilunio all’equinozio di primavera N. 106 – Resurrezione (SCOMPARSA) di Gesù. XIII di Tiberio (XIV in settembre) :
    Coelestis – Il Forum Italiano di Astronomia – Visualizza un messaggio singolo – I Calendari Comparati dimostrano che “la Sindone è un falso” (Barbara Frale)
    Coelestis – Il Forum Italiano di Astronomia – Visualizza un messaggio singolo – I Calendari Comparati dimostrano che “la Sindone è un falso” (Barbara Frale)

    . . . 33° . | . . . 26° . | . . 26° . | . . 26° .. | . . . 4* d. | . .-19°** ..| 2006 – XIII Tiberio; I Pilato

    D 3

    . . . 30° . | . . . 23° . | . . 23° . | . . 23° ., | . . . 1* d. | . .-22°** ..| 2009 – Anno I per il nostro C.U. (ignorato a Enigma 2002 ! – N.B. usare sempre i p.a. quando si scavalca lo Zero…)

    D 22

    . . . . 8° . | . . . . 1° . | . . . 1° . | .. .. 1° .. | . . 22* a. | . .-44°** ..| 2031 – I A.D. – Anno I d.C. , Anno Zero, per il Calendario Gregoriano Corretto ( v. altrove su Coelestis ) .

    . . . . 7° . | . . . .-1° . | . – .- .- . | . – . -.- .. |. . 23* a.. | . .-45°** ..| 2032 – Anno I a.C. per il Calendario Gregoriano Corretto.

    . . . . 6° . | . . . .-2° . | . – .- .- . | . . – – – .. |. . 24* a.. | . .-46°** ..| 2033

    . . . . 5° . | . . . .-3° . | . – .- .- . | . – – – – .. |. . 25* a.. | . .-47°** ..| 2034

    . . . . 4° . | . . . .-4° . | . – .- .- . | . – – – – .. |. . 26* a.. | . .-48°** ..| 2035

    . . . . 3° . | . . . .-5° . | . – .- .- . | . – – – – .. |. . 27* a.. | . .-49°** ..| 2036

    . . . . 2° . | . . . .-6° . | . – .- .- . | . – – – – .. |. . 28* a.. | . .-50°** ..| 2037

    . . . . 1° . | . . . .-7° . | . – .- .- . | . – – – – .. |. . 29* a.. | . .-51°** ..| 2038 – Anno I d.M. , Anno Zero – Inizio della Nuova Era (riconosciuto e ammesso a Enigma 2002 -come 6 / 7 / 8 a.C.- da Mons. Gianfranco Ravasi, Prof. Giovanni Bignami, Prof. Piergiorgio Odifreddi (con indifferenza) , Vittorio Messori (a mezza bocca e a denti stretti, cercando di “frenare”) …

    D 1

    . . . .-1° . | . . .-8°. .. | . – .- .- . | . — – – . . | … 30* a..|. .-52°** …| 2039 – CULMINE della Congiunzione Giove-Saturno N. 103 – Nascita di Gesù, il promesso messia. Pastori e pecore ancora fuori all’aperto di notte – Data di censimento (1° di Quirinio) – Arrivo dei Re Magi a Gerusalemme.

    D 1

    . . . .-2° . | . .. .-9° …|. – .- .- .. | . – – – – .. |. . 31* a.. |. .-53°** …| 2040 – Congiunzione Giove-Saturno N. 103 eliocentrica al solstizio d’inverno dell’ Anno IX a.C. in Acquario / Pesci – ESULTANZA di Astrologi e Magi : < E' nato il messia... il " Soccorritore " ... il re d'Israele!... > … – Concepimento di Gesù, il promesso messia, nella notte più lunga dell’ anno – Prima Venuta – … – < M A G N I F I C A T > – Preparativi dei Re Magi per la partenza verso Gerusalemme .

    D 188

    . .-190° . |.. .-197° .. |.- .- .- .. | . – .-. – .- |. . 219* a..|. -241°** .| 2228 – Cometa di Halley N. 30.

    =================================================.

    Nota:

    rispetto al passaggio N. 27 , seguendo un qualsiasi calendario e RICORDANDOSI di usare i p.a., progressivi algebrici, oppure con gli “Anni fa”- si ha:

    [38 – (-190)] CMN = [31 – (-197)] CGC = [9 – (-219)] CGT o C.U. = [-13 – (-241)] = … = -2000 – ( -2228] Anni fa = 228 = 76 anni ciclo * 3 cicli.

    Come pure rispetto al passaggio N. 1 , dimostrazione già fatta e ripetuta su Coelestis:

    [2014 – (-190)] CMN = [1985 – (-219)] CGT o C.U. = [1963 – (-241)] SVA = … = [-24 – [-2228] Anni fa = 2204 anni = 76 anni/ciclo * 29 cicli .

    Le dimostrazioni si trovano su Coelestis – Il Forum Italiano di Astronomia – Powered by vBulletin e sul Corriere della Sera, forum di Magdi, nickname “il fanciullo”, p.e.
    PASQUA DI RESURREZIONE: scomparsa del corpo di Gesù.
    il fanciullo – 17-04-2006 18:58

    A) Calendari Comparati , su Coelestis – Il Forum Italiano di Astronomia – Powered by vBulletin :

    1) Archeoastronomia: I Calendari Comparati dimostrano che “la Sindone è un falso” (Barbara Frale) ( 1 2)

    2) Domande alla Redazione:

    Chiedo aiuto su Calendari Comparati e conferma cicli di Metone ( 1 2 3 … Ultima pagina)

    Il BUCO di Dionigi (anno per anno, alla moviola…) ( 1 2 3 … Ultima pagina)

    La cometa di Halley nei CALENDARI COMPARATI ( 1 2 3 … Ultima pagina)

    Calendari Comparati. Periodicità delle Congiunzioni Giove-Saturno ( 1 2 3 … Ultima pagina)

    Il novilunio dell’Egira nei CALENDARI COMPARATI ( 1 2 3)

    3) Altre considerazioni nella sezione Sondaggi: Credete in Dio?( 1 2 3 … Ultima pagina) – v. dalla pag. 189..192..201-202-209…216… in poi … 238.. …

    B) I Calendari Comparati (edizione semplificata, ancora incompleta e senza colori) spero si possano cliccare, ad es., su queste pagine: Coelestis – Il Forum Italiano di Astronomia – Visualizza un messaggio singolo – I Calendari Comparati dimostrano che “la Sindone è un falso” (Barbara Frale)
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    C) Calendari Comparati – calendari comparati con i pleniluni all’equinozio di primavera e i passaggi della cometa di Halley (il caricamento richiede circa 30 secondi di attesa) .

    Aggiornamenti sul duello Barbara Frale / Luciano Canfora, in: I Calendari Comparati dimostrano che “la Sindone è un falso” (Barbara Frale)

    =============================================.

    Chiunque può indietreggiare a piacere, fino al tempo dei faraoni ed oltre, con il nuovo metodo di datazione che non può sbagliare l’anno, grazie agli eventi astronomici, alla Logica matematica, al comune buon senso, alla regola elementare universale “ogni anno passa un anno” per tutti i calendari seri, senza buchi…

    ( v. Rivista Coelum, Settembre 2008, Adriano Gaspani dell’ Osservatorio astronomico di Brera, … Una lettera del lettore Maurizio Masetti, che propone un nuovo metodo di calcolo per la determinazione della data esatta della nascita e della crocifissione di Cristo, mi offre la possibilità di parlare di un problema che continua a rivestire un notevole fascino, e che induce ancora oggi molti appassionati a tentare complessi calcoli computistici … )

    Non ci sono diritti d’Autore. Chiunque intuisce la cosa, può far suo il nuovo metodo.

    Se si troveranno errori, basterà correggerli!

    ==============================

    Le DIMOSTRAZIONI si trovano in:

    Coelestis – Il Forum Italiano di Astronomia – Powered by vBulletin

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    I Calendari Comparati dimostrano che “la Sindone è un falso” (Barbara Frale) (1 2)

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  6. Salute e pace a te!

    Ti spiego in pochi semplici passi perchè invece la sindone è un falso

    1° Se tu conosci la Bibbia che è Parola di Dio sai che Dio odia che l’uomo si faccia immagini,sculture,statue e quindi anche le reliquie,e che a queste cose si renda un culto. Dio vuole essere adorato in spirito e verità.

    2° I vangeli attestano chiaramente che i buchi dei chiodi erano nelle mani di Gesu’ e non sui polsi come la sindone.

    Dunque, solo chi non conosce appieno la SAcra Scrittura può credere che la sindone sia vera. Saluti

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