Omelia: XVII domenica del t.o./B 26.7.09

ImageLetture: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20090726.shtml

 

Siamo passati dall’evangelista Marco, che ci guida in quest’anno liturgico, a Giovanni che invece ci viene riproposto in questo periodo estivo per ben 5 domeniche nelle quali siamo invitati ad approfondire il capitolo giovanneo, il 6°,  su Gesù pane di vita.

Il capitolo ha uno schema che intende manifestare la vera identità del Cristo. La liturgia la riprende in cinque puntate: Cristo che come Eliseo moltiplica il pane, Cristo che come Mosè offre il vero nutrimento celeste, Cristo che come per Elia è pane di vita, Cristo che nell’eucaristia è carne e sangue, Cristo che solo ha parole di vita eterna. Eventi biblici che indicano in Gesù il Messia promesso.

Abbiamo lasciato Gesù, nelle domeniche precedenti, che inviava i 12 per una prima esperienza missionaria e poi, domenica scorsa, che li ritrovava desiderosi di condividere la loro esperienza e bisognosi di un momento di intimità con Gesù, in un luogo in disparte.

Il progetto di Gesù “falliva” a causa della folla che si era messa a cercarli e che, come pecore senza pastore, provoca la commozione di Gesù il quale si ferma per donare a loro parole di vita.

Qui i racconti si intersecano: Giovanni descrive la folla che raggiunge Gesù incurante del vitto e dell’alloggio, avida di ascoltare la parola del maestro. E Gesù si mise ad insegnare loro molte cose e si fece sera. La folla non si stancava e non si staccava.

Più che di miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, si dovrebbe parlare del miracolo della CONDIVISIONE: è sufficiente che un giovane metta a disposizione quello che ha con sé (insufficiente per sfamare la folla, ma più che abbondante per sfamare sé stesso) per sfamare la folla. Abbiamo a disposizione risorse (materiali e spirituali) molto abbondanti, superiori al nostro fabbisogno, ma è solo condividendole che queste possono sfamare tutti.

Questo discorso è vero sia a livello socio-politico che a livello spirituale: nel mondo abbiamo risorse economiche e alimentari ben superiori al fabbisogno di ciascuno. Eppure permane lo scandalo della fame che coinvolge quasi 2 miliardi di persone, mentre nel nostro mondo continuiamo a morire per problemi legati alla sovralimentazione, semplicemente perché mangiamo troppo (e troppo male). Basterebbe condividere il sovrappiù per avere tutti ciò di cui abbiamo bisogno.

A livello nazionale questo discorso ci riporta a riflettere sulle grandi folle di stranieri che approdano sulle coste italiane chiedendo pane e lavoro (spesso sottratti loro dal nostro sistema economico che si alimenta delle loro risorse primarie per poter reggersi). Come Filippo siamo anche noi scettici sulle risorse che possiamo trovare per soddisfare le loro esigenze: “dove dovremmo trovare cibo e lavoro sufficiente per tutti quando siamo nelle ristrettezze anche noi?”. Al di là delle lecite richieste di sicurezza e di rispetto delle regole, Dio ci mostra un modo ben diverso di ragionare: fidatevi e affidatevi come quel giovane che mette a disposizione quel poco che ha: Dio compie con la nostra piccola generosità grandi miracoli.

Questo discorso, infine, coinvolge  anche il livello spirituale e liturgico. Come il padre di famiglia nella cena giudaica, Gesù presi i pani, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti. E lo stesso fece con i pesci. E tutti ne furono saziati.

Cinque gesti di Gesù nella moltiplicazione, cinque i gesti di Gesù nella cena pasquale, cinque gesti che ricordiamo e rinnoviamo in ogni celebrazione eucaristica: prese il pane, alzò gli occhi, rese grazie, lo spezzò e lo diede. Gesti che hanno una finalità istituzionale: mangiate e bevetene, tutti.

Dodici ceste sempre piene a disposizione di tutti. Il fatto che gli avanzi debbano essere tenuti in riserva perché nulla vada perduto, lascia pensare che dovranno essere dati ad altri che ne abbiano desiderio e bisogno – segno di un alimento destinato a non esaurirsi mai – e che bisogna dispensare ad altri la luce e la forza attinti al banchetto (Dio non vuole l’egoismo e l’individualismo).

Il discorso ora ci deve coinvolgere pienamente. Scrive San Paolo: “comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto” vivete cioè “con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”. Ricordatevi sempre che ciò che vi unisce è molto di più (e ben più importante) di ciò che può dividervi. Infatti avete “Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti”.

 

Noi che cibo cerchiamo? Di cosa ci sfamiamo? Quanto e come condividiamo ciò che ci è stato dato in dono e non ci appartiene? Siamo amministratori dei beni di Dio o padroni egoisti e ribelli? Che rapporto abbiamo con Gesù Parola ed Eucaristia? E’ alimento settimanale di cui non posso fare a meno? Cerco momenti di adorazione davanti al Tabernacolo?

Insegnami, Gesù,

ad offrire quello che ho,

a condividerlo con gli altri,

a donarlo generosamente.

 

Insegnami, Gesù,

a dare i miei cinque pani e i due pesci.

a condividere i miei beni,

a vivere con il necessario,

ad essere generoso e magnanimo.

 

Insegnaci ad essere solidali,

insegnaci a condividere,

insegnaci la gioia del dare,

per costruire il Regno,

per vivere l’amore,

per cambiare il mondo

e avvicinarlo di più a Dio.

O Gesù, la folla ti cerca, ti segue,

viene a te con i cuori feriti, la loro angoscia,

i loro malati, sicura che tu li avresti sollevati

dai loro pesi.

Davanti alle sofferenze

che gli uomini hanno nel corpo e nello spirito,

vieni incontro ai loro bisogni,

moltiplichi quel poco di buono che hanno,

come hai fatto con i pochi pani e pesci;

dimostri che non sei assente dall’umanità

e non ti disinteressi di loro.

Siamo chiamati ad amare il prossimo,

ancor più quando questo è povero, in difficoltà.

Fa’ o Signore Gesù,

che tutti trovino in noi una porta aperta

ed un cuore disponibile

e che nessuno di noi chiuda il cuore e il portafoglio

di fronte a chi è nel bisogno.

Il cristiano non dovrebbe mai cenare da solo, ma sempre con i fratelli bisognosi.

Nell’Eucaristia, per Amore doni tutto te stesso

come sacrificio di salvezza

e con ogni credente che incontri  condividi tutto il tuo Amore.

 

CANTI: il tuo popolo in cammino Se qualcuno ha dei beni, Ecco quel che abbiamo, Il Signore è il mio pastore, Pane del cielo…

Omelia: XVII domenica del t.o./B 26.7.09ultima modifica: 2009-07-25T11:49:32+02:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Omelia: XVII domenica del t.o./B 26.7.09

Lascia un commento