La Chiesa di Roma e la guerra

Nell’estate del 1939 l’Europa percorse l’ultimo tratto che la portò a precipitare nell’abisso della guerra.
Un abisso che, solo un ventennio dopo la prima catastrofe bellica mondiale, si spalancò con una sequela di orrori inimmaginabili. Dallo smembramento della Polonia – in seguito al patto, troppo spesso dimenticato, tra la Germania nazista e la Russia sovietica – prese infatti avvio il rogo che incendiò gran parte del vecchio continente, il bacino mediterraneo e l’immensa area del Pacifico. Con il mostruoso sterminio del popolo ebraico, distruzioni senza precedenti di civili e di molte città del vecchio continente, fino all’epilogo nucleare, gravido di nuovi incubi, che con l’annientamento di Hiroshima e Nagasaki pose fine al conflitto scatenato dal Giappone e, in questo modo, ai sei anni della guerra più sanguinosa mai vista sulla terra.
La lezione della prima guerra mondiale non servì a nulla e, anzi, ne scaturirono un succedersi di ingiustizie e soprattutto l’affermazione dei totalitarismi – sovietico, fascista, nazista – che portarono l’Europa e buona parte del mondo a soffrire inauditi mali. Di fronte alla guerra la Chiesa di Roma non abbandonò quelle frontiere della pace che faticosamente aveva iniziato a presidiare agli inizi dell’Ottocento e soprattutto a partire dall’ultimo trentennio del secolo, quando la perdita del potere temporale aveva di fatto favorito l’estendersi della sua influenza internazionale.

La Chiesa di Roma e la guerraultima modifica: 2009-08-25T11:15:10+02:00da borgosotto
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