La perdonanza mediatica (V.Mancuso)

di VITO MANCUSO

Nella Chiesa antica la penitenza era una cosa seria. Riguardava peccati come l’omicidio, l’apostasia, l’adulterio e veniva amministrata in forma pubblica.
Dopo che il peccatore era stato escluso dalla comunità liturgica per un congruo periodo di tempo e aveva confessato al vescovo il proprio peccato.
Il perdono liturgico si poteva ottenere solo una volta nella vita, e se poi si peccava di nuovo non c’era più possibilità di essere riammessi a pieno titolo nella comunità cristiana. All’inizio del medioevo la penitenza divenne reiterabile, ma non per questo perse di rigore: i confessori (ruolo che prese a essere esercitato anche dai semplici sacerdoti) avevano a disposizione appositi libri, i cosiddetti “penitenziali”, dove a determinati peccati si facevano corrispondere determinate pene secondo un tariffario oggettivo per evitare favoritismi e disposizioni “ad personam”, possibili anche a quei tempi. Per esempio il penitenziaro di Burcardo di Worms, databile intorno all’anno Mille, stabiliva che per un omicidio ci fossero 40 giorni consecutivi di digiuno a pane e acqua e poi 7 anni costellati da privazioni di ogni sorta, soprattutto astinenze sessuali; per un giuramento falso, sempre i canonici 40 giorni di digiuno da estendere poi a tutti i venerdì della vita; per un adulterio “penitenza a pane e acqua per due quaresime e per 14 anni consecutivi”. E’ importante notare che nel primo millennio l’assoluzione dei peccati veniva concessa solo dopo aver compiuto le opere penitenziali.

La perdonanza mediatica (V.Mancuso)ultima modifica: 2009-08-28T16:50:49+02:00da borgosotto
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