Il Vangelo contro i boss

di Roberto Saviano, L’ESPRESSO di giovedì 24 settembre 2009

La lezione di monsignor Nogaro, che a Caserta ha voluto sfidare la camorra e la politica corrotta. Un vescovo che ha portato la Chiesa al servizio degli ultimi in una terra senza speranza

 Raffaele Nogaro è, per chi è nato alla fine degli anni Settanta come me ed è cresciuto in Campania, una sorta di figura epica. Un simbolo. Si potrebbe sintetizzare con molta semplicità il suo impegno pastorale. Tutto ciò che di umano è stato fatto a Caserta e dintorni è stato fatto grazie a Nogaro, tutto ciò che è stato fatto di disumano corrotto immondo ha avuto contro Nogaro. Queste mie parole possono sembrare romantiche, apologetiche, e forse lo sono. Possono sembrare persino retoriche. Ma nascono d’istinto. Dall’istinto di chi ha vissuto da vicino ciò che lui è stato, ciò che lui ha fatto in una terra sempre al margine dell’attenzione mediatica, una terra ricca, di una ricchezza che non è mai divenuto sviluppo. Le mie sono parole di parte, parole che non hanno la pretesa dell’obiettività scientifica ma piuttosto un impeto di passione nel riuscire a raccontare Raffaele Nogaro, fino a quattro mesi fa vescovo di Caserta, una delle città e delle province più corrotte del paese. Di una corruzione silenziosa, una provincia che per anni ha avuto record mondiali di morti ammazzati ma che nessuno conosceva come invece accadeva a Corleone o Scampia. Il silenzio era una coltre colpevole che impediva di capire, di sapere, di vedere; andava difeso anche a costo di sfidare il massimo sacerdote. Quando nella primavera del 1992 papa Giovanni Paolo II andò in visita a Caserta, un parlamentare locale lo avvicinò e gli disse: «Santità, mandi via questo vescovo, che è un demonio». Giovanni Paolo non si curò di quell’avvertimento e rispose rivolgendosi agli scout e ai ragazzi della diocesi, alle generazioni a cui era affidata la speranza: «Amatelo, ascoltatelo».

Il Vangelo contro i bossultima modifica: 2009-09-24T15:22:18+02:00da borgosotto
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