OMELIE: III di Avvento (C), 13.12.09

Letture: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20091213.shtml

Questa domenica, la III di Avvento, ritroviamo Giovanni Battista, l’annunciatore della venuta del Messia, colui che, più di ogni altro, ci invita a prepararci, attendere, convertirci.

Domenica scorsa lo abbiamo lasciato mentre ci esortava a preparare la strada alla venuta del Signore. Molti si sono battezzati da lui e ora, gli stessi (e noi con loro), chiedono:

“Ma adesso, praticamente, che cosa dobbiamo fare?”. La Parola di Dio ci offre almeno 3 preziose indicazioni:

1-   RALLEGRATEVI!

“Siate lieti! Vivete nella gioia! Rallegrati, grida di gioia, esulta ed acclama (Dio) con tutto il cuore” E’ quanto ci raccomanda il profeta Sofonia (1L). E ribadisce l’apostolo Paolo: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti!”.

* C’è ovviamente da distinguere la “gioia del mondo” da quella che viene dal Signore. Il “divertimento” è, etimologicamente, un “distogliere, distrarre l’animo da pensieri o situazioni molesti”:  è una gioia carnevalesca, rumorosa, superficiale e di breve durata. Spesso è artificiale: frutto di sostanze chimiche o di altri sballi indotti. Questa è una gioia che svanisce presto e ci lascia intontiti, svogliati e, in fondo, con la bocca amara e, soprattutto, con le difficoltà di prima. La gioia di cui ci parla la Parola di Dio riempie invece il cuore di pace, è duratura, è una serenità di fondo, diffusa, è una sicurezza tranquilla che nemmeno il dolore e gli imprevisti negativi può sommergere, perché è fondata su qualcosa di solido:

* MOTIVO della gioia è Dio, il suo amore per noi, la sua presenza. Siate nella gioia perché “il Signore non ti condanna…è in mezzo a te, è un salvatore potente” (1L). “Il Signore è vicino!” (2L). Dio è vicino a noi come amico, come un padre che dà sicurezza, come una madre che mostra tutto il suo affetto. Dio perdona chi si sente peccatore e si pente. “Viene colui che ci battezza in Spirito Santo e fuoco” (V).

* Ma si può chiedere di essere nella gioia? Non dovrebbero essere una cosa spontanea? La gioia deve essere ALIMENTATA e il suo alimento è la PREGHIERA, la fede, la speranza, la carità. Paolo ci esorta: “In ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti” (2L). E dice: “La vostra AMABILITA’ sia nota a tutti”: imparate ad essere amabili, cioè positivi, sorridenti, sereni, gioiosi. Pronti ad apprezzare gli altri più che criticarli, capaci di guardare il positivo degli altri, disponibili nei loro confronti, desiderosi di relazionarci per costruire comunione e fraternità. Entusiasti, cioè, come dice etimologicamente la parola, “pieni di Dio”, propositivi. Sono atteggiamenti che dobbiamo imporci a vivere. All’inizio può sembrare una cosa imposta, ma poi diventa uno stile di vita, una virtù che ci rende migliori e rende migliori le persone che ci incontrano. “L’OTTIMISMO è il profumo della vita” (Tonino Guerra), ma l’ottimismo non si acquista in un supermercato: è il frutto di una fede matura.

2-   SIATE SOLIDALI!

“Non lasciarti cadere le braccia”, non SCORAGGIARTI di fronte alle difficoltà, piuttosto “chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto”: c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Siamo invitati alla solidarietà, alla condivisione, a rompere ogni egoismo tra gli individui e tra i popoli.

3-   SIATE CRISTIANI COERENTI!

A chi chiede al Battista cosa fare concretamente egli non indica cose difficili, eroiche, quasi impossibili, ma cose concrete, alla portata di tutti: solidarietà e giustizia. In particolare a chi ha ruoli pubblici e può approfittare del proprio potere (coloro che raccolgono tasse, i pubblicani, e coloro che devon far rispettare le leggi in maniera coercitiva, i soldati) chiede giustizia, rispetto, coerenza.

Quante volte anche noi approfittiamo dei ruoli che abbiamo, cerchiamo raccomandazioni, cerchiamo di fare i furbi, di avanzare a spintoni, di trovare scorciatoie a danno di chi rispetta le regole. Magari siamo STUDENTI e cerchiamo di ottenere il massimo con il minimo sforzo, di copiare, frodare, ingannare. Mettiamo all’angolo chi è più debole, emarginiamo chi è meno fortunato.

L’invito che ci viene fatto è quello di vivere cristianamente ogni momento e ogni situazione della nostra vita. Non possiamo dimenticarcene quando svolgiamo i nostri impegni, il nostro lavoro, i nostri ruoli. Essere cristiani significa amare gli altri, perdonarli, metterci al loro servizio, cercare il loro bene insieme al nostro, privilegiare chi è emarginato, stare accanto a chi è povero, deluso, malato.

Non dobbiamo allora fare nulla di eccezionale, ma vivere la nostra vita correttamente e coerentemente. Nella gioia, nella solidarietà. Essere amabili e rendere migliore il mondo in cui viviamo, costruire comunione e fraternità, disposti a pagarne il prezzo personale per realizzare tutto ciò.

“Ecco, viene colui che vi BATTEZZA in Spirito Santo e fuoco”, che vi immerge in questa realtà di amore, di comunione, di fraternità. Che scalda i vostri cuori purificandoli col fuoco da tutte le impurità, dai compromessi, dalle mezze misure, dal tiepidume e dallo scoraggiamento.

Dobbiamo essere FRUMENTO del suo granaio, disposti a farci bruciare la paglia, disposti a farci macinare, a renderci farina, a lasciarci cuocere col fuoco, perché diventiamo PANE, cibo che sfami le folle affamate. Così ha fatto lui e così dobbiamo fare noi. Lasciamoci infuocare dal suo amore e lasciamo che, attraverso di noi, questo fuoco si propaghi nel mondo e incendi tutte le nostre realtà. Anche per questo: rallegriamoci sempre!

p.Stefano Liberti

OMELIE: III di Avvento (C), 13.12.09ultima modifica: 2009-12-12T11:43:00+01:00da borgosotto
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