Omelia: IV di Avvento, C (20.12.09)

Protagonista di quest’ultima tappa di Avvento è Maria, la madre di Gesù che ci apre e ci prepara al mistero dell’incarnazione del figlio di Dio in mezzo a noi.

Cosa dice la Parola di oggi a noi? Essa deve poter essere applicata alla nostra vita concreta, alle nostre comunità!

– Allora siamo noi Betlemme, piccolissima realtà, scelta da Dio per farvi USCIRE (e non solo per “contenere”) il Salvatore atteso, il Pastore che dona la Pace.

– Siamo noi ad essere stati santificati una volta per sempre per mezzo dell’offerta fatta da Gesù Cristo. Cosa significa? Che non ci sono più colpe imperdonabili, catene irresistibili: abbiamo strumenti e forza per realizzare la nostra umanità, a noi utilizzarli!

– Siamo noi, come Maria, invitati ad alzarci, incontrare, condividere, aiutare…

Con questo episodio della Visitazione, la Parola di Dio ed in particolare Maria ci invitano:

– a prendere in seria considerazione tutti i collaboratori, tutti i cristiani: Maria ed Elisabetta erano donne e dunque persone di serie B; erano in “condizioni” non corrette, non ideali: la prima è una ragazza madre (adolescente) che ancora non è sicura del “matrimonio riparatore”; l’altra è una anziana che era stata punita da Dio per qualche colpa rendendola sterile e dunque inutile. Il Nuovo Testamento ribalta la visione sociale che vuole la donna ai margini: sono due donne le protagoniste del più grande evento che sta per accadere, gli uomini rimangono ai margini (entrando in seguito anche loro nel piano di salvezza predisposto da Dio). I primi profeti del Nuovo Testamento sono due donne (e donne saranno anche i primi missionari dell’annuncio della Resurrezione). Due donne che hanno ricevuto e accolto un dono di Dio, che attendono di essere madri.

– ad ALZARCI ed USCIRE dalle nostre realtà, a portare quel Gesù che abbiamo sperimentato dentro di noi e in mezzo a noi anche agli altri; era l’invito primo di tutto l’Avvento: metterci in piedi, levare il capo e rivolgerlo a Dio e poi ancora cambiare tanti atteggiamenti e cattive abitudini, preparare la strada…

– a farlo “IN FRETTA”, con l’urgenza di una missione da compiere. La fede autentica non è un sonnifero che assopisce, ma energia che mette in movimento. Ad essere solleciti negli impegni presi, a fare con premura tutto ciò che Dio chiede, ad attraversare anche le montagne per giungere al luogo dove fare esperienza di Dio. Per arrivare a tale meta occorre attraversare le montagne degli ostacoli, dell’indifferenza, dei pregiudizi.

– Maria fa questo viaggio per poter verificare i segni indicati da Dio, per rinforzare la sua fede (non sembra poi così determinante la sua presenza per aiutare la cugina, considerando anche il fatto che Maria riparte – stando al Vangelo- alla nascita di Giovanni, cioè proprio nel momento in cui ci sarebbe stato più bisogno di lei). Maria è IN RICERCA e insieme aperta, accogliente disponibile.

– Maria ci invita a CONDIVIDERE l’esperienza che facciamo di Dio e che ci fa “sussultare il grembo”, partecipare anche interiormente, fisicamente. La fede ci smuove dentro o rientra nello scontato? L’incontro e la condivisione tra due o più persone dell’esperienza di Dio è fonte di gioia, di entusiasmo. E quanto sarebbe auspicabile che ciò possa avvenire anche tra due coniugi, tra due amici, tra due parenti: condividere ciò che si ha di più personale, più prezioso. La due donne esplodono di GIOIA. Chi ha in sè Cristo è una creatura luminosa, dinamica, aperta alla vita e dotata di forti motivazioni

– Maria ci insegna anche ad essere ATTENTI A COLORO CHE HANNO BISOGNO, ad entrare nelle loro case, penetrare con tatto e gentilezza nei loro problemi, condividere i segreti che portano nel cuore.

– Elisabetta ci insegna a BENEDIRE. Dire a qualcuno «ti be­nedico! » significa vedere il bene in lui, senza rivalità, senza invidia, significa dire “sono dalla tua parte”, sono con te con quanto hai in mente di fare, ti appoggio, ti sostengo e invoco su di te la benedizione del Signore. E forse verrà pronun­ciata anche per me la paro­la: Benedetto sei tu perché porti il Signore, come Ma­ria.

 

– Maria ci insegna a RINGRAZIARE. Ogni prima parola con Dio abbia il primato del ringra­ziamento. Come fa Maria con il suo Magnificat, che è il suo Vangelo: la lieta noti­zia dell’innamoramento di Dio, che ha posto le sue ma­ni nel folto della vita. Per dieci volte Maria ripete: è lui, è lui che guarda, è lui che innalza, è lui che riem­pie, è lui. Il centro del cri­stianesimo è ciò che Dio fa per me, non ciò che io fac­cio per Dio.

 

– “Beata perché hai creduto” (in Dio, in un annuncio che le stravolge la vita ed è così poco razionale, umanamente credibile). Maria è beata perché ha imparato a generare Dio nella FEDE ancora prima che nella carne. Perché ha imparato ad ASCOLTARE e a mettere in pratica la Parola di Dio. Per questo Maria diventa il MODELLO UNIVERSALE per tutti i credenti e per questo la beatitudine è espressa in terza persona (“beata colei”): indica la strada da preparare e da percorrere: la strada dell’ascolto della Parola di Dio, dell’obbedienza, dell’accoglienza. Fargli spazio nella nostra vita e lasciare che anche in noi generi vita, una vita che và accolta, fatta crescere e donata al mondo perché a sua volta l’accolga e si lasci plasmare e rivitalizzare da essa. Questo è il Natale: vita donata da Dio, da accogliere, da donare a nostra volta. Vita che è motivo e fonte di speranza, luce, calore, amore. Tutte le cose di cui abbiamo disperatamente bisogno.

 

AUGURI!

Omelia: IV di Avvento, C (20.12.09)ultima modifica: 2009-12-18T10:21:00+01:00da borgosotto
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