Povero Milingo, prigioniero di Moon

Il vescovo ridotto allo stato laicale

di Aldo maria Valli, Europa, 18 dicembre 2009 consultabile anche qui.

Povero Milingo. Mi viene da pensare così dopo l’ultimo atto della sua triste vicenda. A nulla sono serviti i tentativi di ricomposizione.
Un passo dopo l’altro, attraverso scelte sciagurate, è scivolato sempre più lontano non tanto dalla Chiesa (perché in quanto battezzato ci resta dentro), ma dagli impegni che aveva preso con il Signore.
L’ultima volta che l’ho visto di persona, più di un anno fa, ho incontrato un uomo furente e profondamente triste. Niente gioia nel suo sguardo, ma solo risentimento, contro Roma soprattutto. Fece la solita tirata contro il divieto di matrimonio per i sacerdoti cattolici e disse che in questo modo il Vaticano va incontro allo sfascio, perché le vocazioni continuano a diminuire.
Poi sostenne che il papa non ha nessun diritto di stabilire se un sacerdote si debba sposare o no, perché non è materia da affrontare con l’autorità. Ragionamenti ascoltati più volte, e attraverso i quali sarebbe anche stato possibile tirar fuori qualche concetto utile per una riflessione, resa improbabile però dal tono risentito e dall’aggressività. Preso dalla foga, a un certo punto Milingo rimase quasi senza fiato.
Mi sembrò un uomo disperato e prigioniero.
Lì accanto c’era Maria Sung, con il suo solito atteggiamento da casalinga petulante.
Incapace di discrezione, volle ascoltare l’intera intervista e alla fine pretese di dire qualcosa anche lei. Disse che a suo giudizio il Vaticano avrebbe dovuto concedere a suo marito una pensione per il servizio svolto. Rimasi senza parole. Loro due vivevano un dramma e lei pensava ai soldi.

E li chiedeva al Vaticano! Il nostro incontro avvenne in Brasile, dove Milingo era ospite di una delle tante sedi della setta del reverendo Moon, la cosiddetta Chiesa dell’unificazione. Eravamo in un palazzo interamente di proprietà della setta. Fui accolto da quello che mi sembrò un funzionario di partito, coreano, con tanto di tesserino di riconoscimento sulla giacca. Per tutto il tempo della mia permanenza lì il funzionario mi seguì passo passo, sincerandosi di ogni parola pronunciata da Milingo. Il monsignore mi sembrò chiaramente in ostaggio di quella gente, il che accrebbe la mia pena per lui.
La setta di Moon per adescare i nuovi adepti usa quella che è chiamata “love bombing”, tecnica che nel caso di Milingo ha funzionato fin troppo. Attraverso l’agopunturista coreana Maria Sung la setta ha cercato di dividere la Chiesa cattolica usando la questione del celibato dei preti e nello stesso tempo ha cercato di rilanciare se stessa, in profonda crisi a causa di una serie di scandali. Per questo Milingo è stato gestito come un’arma.
Nella sede brasiliana il funzionario mi fece vedere gli uffici, somiglianti a quelli di una multinazionale, e un enorme salone per le cerimonie di massa. La megalomania di Moon si manifesta in queste architetture faraoniche, utilizzate per arringare gli adepti e celebrare i matrimoni di migliaia di uomini e donne accoppiati dallo stesso Moon secondo una sua imperscrutabile logica che richiede soltanto cieca obbedienza.
Quando uscii dalla sede provai un senso di liberazione e capii che Milingo aveva preso una strada senza ritorno. Ripensai a lui sorridente, al suo carattere gioviale, a quando cantava le canzoni africane. Ripensai al Milingo esorcista, capace di lottare contro il maligno grazie a una fede forte. Al suo posto, ecco ora un uomo solo, triste, prigioniero.
Povero Milingo.

Povero Milingo, prigioniero di Moonultima modifica: 2009-12-18T10:09:00+01:00da borgosotto
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