La barca di Pietro nel mare del web

Vai al sommarioInternet è una grande opportunità per tutto il mondo ecclesiale, chiamato a coniugare mezzi elettronici e pastorale. Il punto alla vigilia del grande convegno organizzato dalla Cei a Roma.

di don Marco Sanavio e padre Paolo Floretta Il Messaggero di Sant’Antonio aprile 2010

Fu proprio Assisi, luogo della fisicità per eccellenza dove legno e pietra seguono le forme dell’anima, a ospitare il primo convegno su Chiesa e internet nel marzo del 2000. I siti cattolici allora erano 2600, contro gli oltre 13.500 di oggi, e i contenuti erano prevalentemente alfabetici. Non era ancora il tempo dei video fruibili mediante internet e delle relazioni filtrate attraverso i bit, gli accessi a banda larga apparivano come un miraggio lontano. Lo sforzo di quel primo incontro ufficiale fu di accogliere e rileggere la vivacità del mondo ecclesiale che da subito aveva dimostrato omogeneità e simpatia nei confronti del popolo della rete. Dopo pochi mesi ci fu il giubileo dei giovani a Tor Vergata, un evento che vide convergere a Roma due milioni di giovani attorno all’anziano Papa. E proprio in quell’occasione internet emerse come una straordinaria opportunità per legare insieme incontro in presenza e contatto a distanza. I punti in comune tra comunicazione elettronica e vita ecclesiale erano più di uno: linguaggio simbolico, condivisione di beni spirituali, concetto di comunità. La pastorale giovanile nazionale suggerì la nascita di un sito per mantenere i contatti tra i partecipanti al termine dell’evento di Tor Vergata, www.giovani.org .

Fu interessante scoprire come fossero i giovani stessi a volersi incontrare oltre lo schermo, inventando e organizzando per alcuni anni i modem days, appuntamenti in varie città d’Italia combinati tramite il sito e basati sull’ospitalità gratuita dei residenti. Nel 2001 la Chiesa italiana ha avviato il progetto Webdiocesi, con l’obiettivo di favorire l’ingresso in internet di tutte le diocesi italiane. Le tecnologie utilizzate e il sistema di integrazione tra programmi di gestione diocesana, parrocchiale e dati pubblicati in rete pongono www.webdiocesi.it in una posizione di eccellenza nel panorama mondiale. Si va dalla possibilità di utilizzare una intranet (rete interna riservata) tra Cei e diocesi, alla firma digitale dei documenti, all’erogazione di formazione a distanza.
 


Da Parabole a Testimoni

Nel novembre 2002 è stato il convegno nazionale «Parabole mediatiche» a catalizzare la presenza di chi desiderava coniugare mezzi elettronici e pastorale. La consegna affidata ai partecipanti era quella di fiutare gli indizi della nuova cultura generata dalla presenza dei media digitali e indicare nuove strade per comunicare il Vangelo in un mondo che sta cambiando rapidamente come il nostro. L’incontro degli operatori della comunicazione con Giovanni Paolo II fu un’iniezione di entusiasmo alimentata anche dalla pubblicazione, di poco precedente, dei documenti del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali La chiesa e Internet ed Etica in Internet.

A distanza di otto anni sarà Benedetto XVI a gettare uno sguardo pastorale su questi nuovi mezzi nell’evento di chiusura del convegno «Testimoni digitali», che si terrà a Roma dal 22 al 24 aprile 2010. «Testimoni perché non bisogna subire i cambiamenti dovuti all’impatto delle nuove tecnologie sulla persona – ha spiegato monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali – ma è necessario interpretarli e possibilmente orientarli. Digitali perché questo nuovo scenario costituisce una sfida ma anche un enorme potenziale di comunicazione e connessione». Il cammino di avvicinamento al convegno è stato coordinato con il supporto del sito www.testimonidigitali.it, una vera miniera di contributi testuali e multimediali utili all’approfondimento dei nuovi stili di comunicazione. Sul podio dei relatori si alterneranno una trentina di voci; tra le tante segnaliamo quella del futurologo Nicholas Negroponte e del portavoce del Papa, padre Federico Lombardi. Le attese sono tante, ma un risultato importante il convegno lo ha già ottenuto nella fase preparatoria, costringendo gli operatori della comunicazione a fermarsi per riflettere sul continente digitale, ovvero su quell’intricato spazio antropologico che pone proprio nell’accelerazione uno dei suoi capisaldi.

Sant’Antonio digitale

Web, laboratorio di pastorale. Nell'esperienza del «Messaggero», internet è stato usato come strumento per richiedere sostegno spirituale, ascolto, talvolta consiglio e quasi sempre preghiere.
Web, laboratorio di pastorale. Nell’esperienza del «Messaggero», internet è stato usato come strumento per richiedere sostegno spirituale, ascolto, talvolta consiglio e quasi sempre preghiere.

Per il «Messaggero di sant’Antonio» la testimonianza in rete è iniziata nel 1995. Nel 2000 uno sforzo più convinto ha visto nascere sia il portale www.santantonio.org che il sito www.carosantantonio.it, partito dall’omonima cartolina dedicata alla preghiera al Santo. È da qui che è maturata l’esperienza dell’ascoltare quanto il devoto scrive al Santo e ai frati. Un gesto di accoglienza, anzitutto, di quelle straordinarie sintesi di vita consegnate talvolta a poche righe scritte in fretta in Basilica o lasciate sul sito. La scoperta è stata che tra la carta e il web, quando c’è di mezzo la fede e più ancora la devozione, le differenze scompaiono. Stesso l’affetto espresso, stessi i temi affrontati, stessa anche l’indubitabile certezza dell’aiuto efficace del Santo, stesso il tono imperativo tipico della robustezza delle relazioni consolidate. Da una ricerca recente – che condensa le circa 300 mila e-mail che in questi dieci anni ci sono pervenute – emerge il profilo del devoto: attento più alla famiglia che a sé, concreto, in cerca di aiuto per stare nei problemi senza sfuggirvi. È una persona che scrive ai frati anzitutto per rompere l’isolamento e riscoprire, grazie alla relazione via e-mail, alcune risorse interiori, veri e propri giacimenti spirituali cui attingere per vivere un’esistenza piena.

Questi dieci anni, per i frati e per i loro collaboratori, sono stati una sfida. Come aiutare al meglio le persone che hanno usato il web quale sentiero di pellegrinaggio interiore? Internet è stato utilizzato come strumento per nulla virtuale di relazione, diretto e immediato, che consente più comunicazioni successive in tempi ridotti, spazio dove richiedere un sostegno spirituale, ascolto, conforto, riflessione, talvolta consiglio e quasi sempre preghiere per riuscire a vivere in comunione di fede i problemi della vita quotidiana. È stata una sfida, anche formativa, diventare abbraccio accogliente e insieme specchio intelligente per rimandare vissuti un po’ più ordinati, ispirati alla parola di Dio e attenti ai pensieri di chi scrive. Per rimettersi in movimento, fuori dalle secche della disperazione o del buio che la vita riserva in certi momenti. È stata occasione per formarsi a queste attenzioni, fedeli alla Parola che si incarna nelle situazioni e nei modi di pensare delle persone.

Il web è stato ed è un laboratorio di pastorale: le occasioni di condividere difficoltà hanno permesso a tanti di distillare nuovi significati, nuove prospettive, cammini veri e propri dove le distanze percorse e i passi interiori sono stati affidati alle parole. La pastorale nel web, come nella vita fuori dalla rete, ha bisogno di ascolto, anzitutto, e poi di preparazione, perché un’occasione anche casuale di relazione diventi arricchimento reciproco. Del resto «Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Non importa se i due sono sulla strada di Emmaus o sui sentieri del web. Gesù non si formalizza di fronte a un cuore che lo cerca. Semmai cerca operai per le messi sempre più abbondanti che popolano, talvolta dubbiose e doloranti, anche questi campi digitali.

Zoom

webpastore.it

Domande, provocazioni, proposte. Ma soprattutto domande. È il sito www.webpastore.it, strumento messo a punto in vista del convegno «Testimoni digitali» da padre Paolo Floretta e don Marco Sanavio, on line per un mese a partire dal giovedì santo. Si parte da un dato certo: in internet occorre starci, arricchendo di significati la vita che scorre in rete. Il sito si propone di fare da imbuto di raccolta per ciò che ci si attende da parte dei siti cattolici e dai pastori che li curano. Ai webpastori e ai webfedeli che lo visitano non offre risposte, bensì quesiti: cosa vorresti trovare in un sito cristiano? Spunti o trattazioni? Cattedra o piazza? Parole o fatti? Insegnamento o relazione? I veri protagonisti sono gli inventori di domande più che gli erogatori di risposte. Istanze e richieste saranno poi a disposizione dei navigatori, per sviluppare il senso critico e, ascoltando, attrezzarsi a essere presenti in maniera sapiente sul web.

La barca di Pietro nel mare del webultima modifica: 2010-04-06T10:59:47+02:00da borgosotto
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