Dall’apocalisse alla speranza, così Ratzinger rilegge il mito

di Giancarlo Zizola, La repubblica 12.5.10 

Il messaggio di Fatima come “finestra di speranza che Dio apre quando l´uomo gli chiude la porta”, ha assicurato Benedetto XVI mettendo piede in Portogallo. Ma per decenni le visioni della Vergine Maria asserite dai tre bambini alla Cova de Iria nel 1917 erano state confiscate dai tradizionalisti cattolici, incluso Marcel Lefebvre, per spacciare la metafisica nera dei catastrofisti, preannunciare sciagure, minacciare la vendetta di un Dio sadico sull´umanità. L´operazione revisionista del mito di Fatima, cominciata dal cardinale Ratzinger con la pubblicazione del “terzo segreto” nel 2000, si prolunga dieci anni dopo col suo pellegrinaggio da papa. Allora aveva detto: «Chi aveva atteso eccitanti rivelazioni apocalittiche sulla fine del mondo o sul futuro corso della storia deve rimanere deluso. Fatima non ci offre tali appagamenti della nostra curiosità». E di fronte alle ipotesi che il “terzo segreto” si riferisse ad una divisione della Chiesa causata dal Concilio Vaticano II e da Giovanni XXIII, aveva tagliato corto: «Menzogne e fantasie». Ora cerca di dare un nuovo contributo alla purificazione della devozione mariana, insistendo su una chiave di lettura simbolica, non più ideologica come in alcune potenti rappresentazioni mediatiche in passato. Arriva anche a dire che il Cielo si era aperto sul Portogallo «per ricucire i vincoli della solidarietà fraterna» nella famiglia umana.

Ma c´è una storia politica di Fatima, una cattiva mistica che usava la Vergine del Magnificat – canto di liberazione dei poveri e di detronizzazione dei potenti – per la crociata anti-comunista, l´attacco alla Russia della Rivoluzione d´Ottobre e le imprese del colonialismo portoghese per soffocare nel sangue i movimenti di liberazione in Africa. Fu in nome della Bella Signora vestita di azzurro che le dittature iberiche giustificavano la repressione sulle organizzazioni cattoliche liberali, era a Fatima che pellegrinavano i più illustri esponenti del fascismo internazionale, a cominciare dal devoto pellegrinaggio del 1951 dei ministri di Salazar e degli emissari del caudillo Franco. Una Vergine dei poveri, immensamente popolare, amata anche nell´islam, in uno dei primi cinque santuari    del mondo, ma anche abbandonata per gran parte del Novecento agli usi partigiani della galassia internazionale della destra. Le profezie apocalittiche che le erano attribuite riguardavano principalmente le persecuzioni mosse dalle potenze secolari contro la Chiesa. Nella rilettura attuale di Papa Ratzinger, le persecuzioni più terribili irrompono dal suo peccato interno, non dall´esterno. La sua interpretazione non fa sconti: smantella sia la tesi pigra del vittimismo curiale che scarica lo scandalo della pedofilia nel clero su un presunto complotto secolarista, – sia le versioni fondamentaliste dei “segreti” di Fatima, riciclati come corpi contundenti all´interno delle lotte ecclesiali sulla riforma cattolica. In realtà proprio agli anni del Concilio risalgono le prime fasi del processo per la purificazione di questo alto luogo della spiritualità mariana dai suoi aspetti troppo miracolistici e magici, di più immediata suggestione per le masse. Che un Papa di alta taglia intellettuale si inginocchi nello spazio tipico della pietà popolare, descrive una prospettiva critica nei riguardi di una Chiesa elitaria, stretta nell´identificazione ad un modello unico di adesione cristiana. Ma rispetto a Wojtyla, la mobilitazione delle masse cattoliche intorno a Ratzinger non sembra riprodurre una logica solo utilitaria, consolatoria in un´ora di tempesta o funzionale al successo immediato dell´istituzione ecclesiastica. L´obiettivo principale resta formativo, estrarre Fatima dal mito di Fatima e dai suoi inquinamenti ideologici, liberare i valori evangelici impliciti nella fede dei poveri, per assicurare la loro adesione a quel cristianesimo ormai minoritario che si affida alla testimonianza e alla convinzione personale più che alle adesioni per tradizione sociale come nel vecchio regime della cristianità. Per questo anche i quattro fogliettini con la scrittura incerta di una delle veggenti, suor Lucia, custode di una antica ispirazione, non valgono tanto per le immagini delle guerre, delle distruzioni, del mare di sangue e dei castighi infernali in agguato sull´umanità, quanto come un appello anzitutto alla Chiesa a usare la propria catastrofe per un ritorno al Vangelo.

 

LA STAMPA

Il primo mea culpa sulla chiesa di oggi di Michele Brambilla

 

Non si può non restare colpiti dalla differenza tra le parole pronunciate dieci anni fa in Portogallo da Wojtyla e di ieri di Ratzinger. Giovanni Paolo II identificò di fatto il terzo segreto di Fatima con l’attentato compiuto contro di lui il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro: solo un provvidenziale intervento della Vergine, disse il pontefice, fece deviare la pallottola che avrebbe dovuto essere mortale. Ieri invece papa Ratzinger ha confermato che il terzo segreto riguarda sì le persecuzioni contro la Chiesa, ma ha aggiunto che «oggi» queste persecuzioni vengono «soprattutto» dai peccati compiuti all’interno della Chiesa. Il riferimento ai casi di pedofilia è apparso evidente quando Benedetto XVI ha spiegato come e perché il perdono e la penitenza «non possono soddisfare la sete di giustizia». Possiamo dire che ieri il papa ha contraddetto il suo predecessore? O che c’era del vero in quella «dietrologia fatimista» secondo la quale non tutto era stato rivelato, del misterioso messaggio comunicato nel 1917 a suor Lucia? No, non è così. Nel senso che il celeberrimo «terzo segreto» annuncia molte prove per la Chiesa, e in quel «molte» ci stanno le persecuzioni che vengono dall’esterno (e quindi anche l’attentato a Wojtyla), e ci stanno pure i peccati commessi all’interno: anche questo ieri papa Ratzinger lo ha chiarito bene. Vittorio Messori, che ha nel curriculum un libro scritto con Ratzinger e uno scritto con Wojtyla, commenta: «Se qualcuno dice che Benedetto XVI ha smentito Giovanni Paolo II (e anche se stesso, visto che fu lui, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a diffondere il testo integrale del terzo segreto), si sbaglia. La sua lettura di ieri è perfettamente coerente con il testo che conosciamo e con quello che sta succedendo». La differenza sta semmai nello stile dei due pontefici, o meglio ancora nell’immagine che ciascuno di noi ha percepito prima dell’uno e poi dell’altro. Lo scorso papato è stato fortemente incentrato sullo straripante carisma di Wojtyla (e sulla sua testimonianza eroica): se dieci anni fa passò il messaggio che il terzo segreto di Fatima riguardava soprattutto lui, fu anche per una sorta di eccessiva personalizzazione del pontificato. Ratzinger ha invece un carattere e un profilo che molto meno si prestano alla costruzione di un’immagine quale quella che è stata costruita sul suo predecessore. E questo lo sappiamo. Quel che invece non tutti hanno ancora colto è quanto sia fasullo il luogo comune su un Ratzinger «reazionario» e burbero censore. Le sue parole di ieri sono al contrario indice di un comportamento, se ci si passa il termine, «rivoluzionario». È forse la prima volta che un papa pronuncia un «mea culpa» sulla propria Chiesa: quella di oggi, non quella del passato. Al tempo stesso, sul tema della pedofilia Ratzinger spazza via la teoria del complotto: che qualcuno su questo scandalo ci marci, anche amplificandolo e strumentalizzandolo, è un fatto; ma che all’interno del clero sia accaduto qualcosa di molto grave, è il fatto. «Sono lieto per quel che ha detto Benedetto XVI», dice lo scrittore Antonio Socci, che al tema di Fatima ha dedicato molti scritti: «È il papa della verità, ci sta insegnando che non bisogna avere paura della verità. Sbaglia chi crede di combattere per Dio con la menzogna: Dio non ha bisogno delle nostre menzogne». Socci, poi, non è sorpreso dal sapere che lo scandalo della pedofilia è parte del terzo segreto: lo aveva già scritto il 2 aprile scorso su Libero («Il calvario del Papa predetto a Fatima») e poi su Panorama. «Ratzinger – spiega – ieri ha detto chiaramente che le sofferenze del Papa non si sono esaurite con l’attentato a Wojtyla, ma continuano e continueranno nel futuro». È della stessa idea padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria: «Il terzo segreto di Fatima, e anche i messaggi di Medjugorje, annunciano una via crucis della Chiesa che ha al centro il papa e che riguarda anche il domani: credere che tutto si fosse esaurito con l’attentato a Wojtyla fu una prospettiva ristretta». Continua: «L’attacco alla Chiesa è su due versanti. Dall’esterno con persecuzioni e seduzioni. Dall’interno con i tradimenti: e questo è il versante più pericoloso». Sulla gestione dei casi di pedofilia, dice padre Livio, si è indubbiamente sbagliato: «Nel Codice di diritto canonico erano già previste sanzioni severissime, come la riduzione allo stato laicale, ma queste norme spesso non sono state applicate perché è prevalsa la prassi di cercare di coprire per recuperare il sacerdote che aveva sbagliato. E i bambini, dico io? Adesso si è aggiunto l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria civile, e per me questo è giustissimo». Ma attenzione, dice padre Livio: «Nei peccati interni alla Chiesa non c’è solo la pedofilia. C’è anche la tentazione di diffondere un pensiero non più cattolico». Un rischio di cui aveva già parlato un altro papa: Paolo VI.

CORRIERE DELLA SERA

Pag 18 “Terrificanti i peccati dentro la Chiesa” di Gian Guido Vecchi

Il Papa: nel terzo mistero di Fatima anche la tragedia della pedofilia

 

Lisbona – «Non so cosa il domani recherà», si congedò Fernando Pessoa, e quando Benedetto XVI raggiunge il monastero dos Jerónimos, dove il poeta riposa nella cappella del chiostro, ha appena detto la stessa cosa a proposito del Terzo segreto di Fatima: «Solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità» della visione raccontata dai tre pastorelli. Nell’aereo che lo ha portato ieri a Lisbona, il Papa ha spiegato che la terza parte del segreto, rivelata dieci anni fa, non si esaurisce nel passato né nell’attentato a Giovanni Paolo II. La «sofferenza del Papa» e la «passione della Chiesa» sono anche nel presente, la «novità» che ora «scopriamo nel messaggio» riguarda lo scandalo dei preti pedofili: «Oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa». Nessun alibi per chi nella Curia, come denunciava il cardinale Schoenborn, insabbiò i casi pensando di difendere l’istituzione da «attacchi» esterni. L’allora cardinale Ratzinger voleva fare pulizia, fu bloccato ma non mancò di denunciare la «sporcizia» nella Chiesa. E se la «parola chiave» del segreto è il triplice grido «penitenza, penitenza, penitenza!», spiegava nel 2000, ora Ratzinger ripete che «la Chiesa ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia». E sillaba: «Il perdono non sostituisce la giustizia». Oggi il Papa sarà a Fatima. E le sue parole sul segreto, che pure seguono il filo di ciò che disse dieci anni fa, faranno discutere. Wojtyla rese pubblica la terza parte e lesse l’immagine del «vescovo vestito di bianco» ucciso «a colpi d’arma da fuoco e frecce» riferendola all’attentato subito in San Pietro – il 13maggio ‘81, anniversario dell’apparizione del ‘17 – tanto da pensare che la Vergine avesse deviato il colpo e fare incastonare il proiettile nella corona della statua della Madonna a Fatima. Benedetto XVI spiega che «oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in sostanza riferire a Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano». Il messaggio si rivela ogni volta nel corso del tempo e non è una banale predizione, il futuro non è ipotecato. Se la «rivelazione pubblica» è definitiva e «conclusa» con Gesù, nelle «rivelazioni private» come a Fatima «il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali». Nella visione di Fatima «si vede la necessità di una passione della Chiesa», perché «il Papa sta nella Chiesa», e «il Signore ci ha detto che la Chiesa sarà per sempre sofferente, in modi diversi fino alla fine del mondo». Benedetto parla di realismo, «sempre il male ci attacca dall’interno e dall’esterno», ma ricorda: «La bontà di Dio è sempre l’ultima parola della storia». Per questo è necessaria la conversione. La «missione dell’Europa» è «trovare un dialogo» tra ragione e fede: «La presenza del secolarismo è normale, ciò che è anomalo è la separazione e il contrasto con la fede». La stessa crisi economica, in Portogallo drammatica, dimostra che «le due correnti culturali separate devono incontrarsi, altrimenti non troviamo la strada verso il futuro», perché un «positivismo economico senza la componente etica» è destinato allo scacco. Ma nella Praça do Comercio, davanti al fiume Tago e a centomila persone, il Papa ammonisce anzitutto la Chiesa: «Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista». E aggiunge: «Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni». Niente paura, però: «La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa».

 

Due giorni di vacanza in occasione della visita del papa. Non si è lavorato ieri in Portogallo. E così sarà anche domani. L’ha deciso il governo, guidato dal socialista José Socrates, ma sembra che la notizia non sia stata accolta da tutti con uguale entusiasmo. I primi a insorgere, come ha spiegato il quotidiano spagnolo El Mundo, sono stati i sindacati e gli industriali che considerano una follia lo stop imposto al Paese in un momento difficile per l’economia portoghese. Oggi, dopo una messa nella cappella della Nunziatura Apostolica di Lisbona, il Papa incontrerà il mondo della cultura al Centro Cultural di Belém, pronunciando un discorso. Successivamente è previsto l’incontro con il primo ministro portoghese, José Sócrates, nella Nunziatura Apostolica. Nel pomeriggio, il decollo in elicottero alla volta di Fatima dove il pontefice si tratterrà anche domani e la mattina di venerdì, prima di tornare a Roma.

 

Pag 19 Gli abusi dei sacerdoti come “frecce e pallottole” di Vittorio Messori

 

Adesso, nella schiera vasta, talvolta inquietante dei «fatimisti» ci sarà fermento per mostrare che papa Benedetto XVI si è tradito, che ha smentito il cardinal Ratzinger quando fiancheggiò Giovanni Paolo II nella rivelazione del mitico Terzo Segreto. In effetti, molte parole si sono accumulate da quel 2000 in cui il Segretario di Stato, Sodano, diede lettura del testo, accanto al Papa che aveva appena beatificato i piccoli Francisco e Giacinta. Libri, pamphlet, articoli, inchieste televisive hanno sostenuto, con scialo di argomentazioni, che il duo Wojtyla-Ratzinger ci ha ingannati, che il Segreto era ben altro e riguardava la crisi della Chiesa dopo il Concilio. Qualcuno, per attenuare la responsabilità degli illustri «falsari» – il Pontefice, il Prefetto della fede, suor Lucia stessa che confermò per scritto la loro versione – hanno ipotizzato, più che un inganno, una reticenza. Il testo, cioè, sarebbe stato amputato. Vera la parte rivelata, ma un’altra esiste ed è stata nascosta, per non appannare il prestigio del Vaticano II, per non farlo responsabile della catastrofe ecclesiale. Catastrofe venuta dall’interno, dunque, mentre si vorrebbe farci credere, con il testo pubblicato, che i nemici della Chiesa siano solo all’esterno. Si ricorderà, in effetti, la scena drammatica descritta da suor Lucia: «Il Santo Padre, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce, venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni». Ecco che ora, rispondendo alle domande dei giornalisti, Benedetto XVI mette lo scandalo della pederastia clericale tra ciò che in qualche modo sarebbe stato predetto nel messaggio di Fatima. Un attentato al Vangelo ma venuto da dentro, dal clero, talvolta dalla Gerarchia stessa: dunque, una crisi di fede, un disastro frutto della Catholica devastata dal Concilio. Proprio ciò che starebbe nel Terzo Segreto «vero» e che ci sarebbe stato nascosto. Chi darà questa lettura non avrà visto le parole di papa Ratzinger nella loro interezza. La persecuzione di cui parla Fatima, rileva il Papa, può venire da fuori, come è annunciato nel testo noto, ma anche dall’interno. Le sofferenze della Catholica, a cominciare dallo strazio del Papa, sono inflitte da chi sta «fuori» ma pure da chi sta «dentro». Questi abusi di sacerdoti sono per il Capo della Chiesa comparabili alle «pallottole e alle frecce» tirate dai miscredenti. I persecutori sono spesso quei sedicenti seguaci del Vangelo che in realtà lo tradiscono, sfidando le parole di Gesù. Dunque, dice papa Ratzinger, proprio la parola «penitenza» ripetuta per tre volte dagli angeli del Terzo Segreto, è un appello alla Chiesa perché non tema soltanto i nemici esterni ma provveda pure a purificare se stessa. Parole di precisazione vane, per i sostenitori della mistificazione vaticana. Mi si permetta allora, per capire il milieu, una testimonianza personale. Durante le 24 ore di colloquio a tu per tu da cui nacque Rapporto sulla fede, chiesi all’allora cardinal Ratzinger se avesse letto il Terzo Segreto. «Sì, l’ho letto», fu la risposta secca e immediata. Come naturale, su questo lo incalzai, non ottenendo, ovviamente, la rivelazione del contenuto ma alcune frasi significative. Il libro uscì nel giugno del 1985, ma nel novembre precedente alcune anticipazioni – tra cui quella su Fatima – comparvero sul mensile Jesus. Nel passaggio dal giornale al volume, rividi tutto il testo e lo feci completamente da solo, in piena libertà, visto che il Cardinale avrebbe esaminato con attenzione ogni riga prima dell’imprimatur. Così, anche a proposito di Terzo Segreto, a vantaggio dello stile e della leggibilità cambiai un aggettivo, soppressi una parola, un’altra la aggiunsi, inserii un particolare e così via. Alla fine, Ratzinger lesse, si riconobbe, approvò e, nel caso specifico, senza alcun ritocco. Ebbene: molti anni sono passati da allora e ancor oggi cresce una massa di libri, inchieste, articoli in molte lingue dove infinite pagine sono dedicate al confronto tra le parole del cardinale stampate sul giornale e la versione delle stesse sul libro. Differenze che rivelerebbero strategie, trame, occultamenti, vendette, da parte di potenti «cupole»… È solo un esempio. Fatima attira devoti ma anche visionari, complottardi, dietrologi. Finendo, così, per dimenticare che tutto, alla fine, è molto semplice e si riassume in due sole parole: «Preghiera, penitenza».

Dall’apocalisse alla speranza, così Ratzinger rilegge il mitoultima modifica: 2010-05-13T08:36:09+02:00da borgosotto
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