Il papa, i cardinali, i gesuiti. Tre risposte allo scandalo

La via maestra tracciata da Benedetto XVI. Gli affondo di Schönborn e O’Malley contro Sodano. Il ruolo di Bertone e di padre Lombardi. La battaglia della “Civiltà Cattolica” contro la “cultura della pedofilia”

 di Sandro Magister, http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1343359

ROMA, 20 maggio 2010 – Allo scandalo degli abusi sessuali commessi da sacerdoti, la gerarchia cattolica sta reagendo in tre modi.

Il primo per iniziativa del papa. Il secondo ad opera di alcuni cardinali. Il terzo grazie ai dotti gesuiti della “Civiltà Cattolica”, con l’imprimatur della segreteria di Stato vaticana.

1. LA STRADA MAESTRA

La strada maestra è quella tracciata dal papa. La Chiesa – ha detto Benedetto XVI in più occasioni, a partire dalla sua lettera del 19 marzo ai cattolici dell’Irlanda – deve capire che la sua più grande tribolazione non nasce da fuori, ma dai peccati commessi dentro di lei. E quindi la penitenza è il suo primo dovere, per aprirsi alla conversione e infine alla grazia rigenerante di Dio.

Le sollecitazioni più forti a percorrere questa strada il papa le ha date in coincidenza con il suo pellegrinaggio a Fatima. Il messaggio delle apparizioni di Maria ai pastorelli si riassume infatti proprio in questa parola: “Penitenza!”. E il papa teologo non ha avuto timore, anzi, di congiungersi lì alla pietà popolare.

Ma anche dopo il suo ritorno a Roma dal Portogallo papa Joseph Ratzinger ha insistito nel battere questa strada. L’ha fatto con un messaggio e con un saluto.

Il messaggio era quello indirizzato al Kirchentag, la kermesse ecumenica di cattolici e protestanti tedeschi tenuta a Monaco di Baviera dal 12 al 16 maggio. Il testo papale porta la data del 10 maggio ed è stato letto in apertura dell’evento. Ma vista la scarsa attenzione che esso ha ricevuto in Germania, la sala stampa vaticana ha provveduto a distribuirlo ai media di tutto il mondo sabato 15 maggio, con tanto di traduzione italiana dall’originale tedesco.

Il messaggio è visibilmente scritto di suo pugno dal papa. È un invito a “esser lieti in mezzo a tutte le tribolazioni”, perché se nella Chiesa c’è tanta zizzania, questa non riuscirà comunque a soffocare il buon grano. E se bastavano dieci giusti per risparmiare Sodoma dal fuoco, “grazie a Dio nelle nostre città ci sono molto più di dieci giusti”.

Quanto al saluto, è quello che Benedetto XVI ha rivolto domenica 16 maggio a mezzogiorno, dopo la recita del “Regina Cæli”, ai 200 mila fedeli che gremivano piazza San Pietro e le vie adiacenti, accorsi da tutta Italia a manifestare la loro adesione al papa (vedi foto).

“Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni”, ha detto loro Benedetto XVI, perché “il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa”.

I due testi sono riprodotti integralmente più sotto e il primo, in particolare, è di assoluto rilievo.

È sicuro che Benedetto XVI tornerà sull’argomento il 10 e 11 giugno prossimi, nella veglia di preghiera e nella messa con cui chiuderà l’Anno Sacerdotale da lui voluto proprio per ridare forza spirituale al clero.

2. LO SCONTRO NEL SACRO COLLEGIO

Mentre papa Benedetto traccia la linea maestra, tra i suoi cardinali c’è però anche chi ne trae le conseguenze a livello di governo della Chiesa.

I porporati usciti allo scoperto sono l’austriaco Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, e l’americano Sean O’Malley, arcivescovo di Boston. Il primo con dichiarazioni diffuse il 4 maggio dall’agenzia Kathpress, il secondo con un’intervista del 14 maggio a John L. Allen per il “National Catholic Reporter”.

Sia l’uno che l’altro hanno colpito duro il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato di Giovanni Paolo II e poi dello stesso Benedetto XVI nel primo anno di pontificato. L’hanno accusato di aver a lungo ostacolato l’opera di pulizia intrapresa dell’allora cardinale Ratzinger nei confronti di personalità del peso di Hans Hermann Gröer, arcivescovo di Vienna, e di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, entrambi accusati di abusi sessuali e infine, troppo tardi, riconosciuti colpevoli.

In più, Schönborn e O’Malley hanno rimproverato a Sodano di aver declassato a “chiacchiericcio” le accuse scagliate dai media contro la Chiesa a motivo della pedofilia, con ciò facendo un “danno immenso” alle vittime degli abusi. Sodano si era espresso effettivamente così, nell’atto di omaggio da lui letto a Benedetto XVI il giorno di Pasqua a nome dell’intero collegio cardinalizio: atto di omaggio non richiesto nè tanto meno “mendicato” dal papa, come ha tenuto a precisare padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede.

Queste accuse all’insipiente Sodano, contrapposto al lungimirante Ratzinger, gettano un’ombra anche sul pontificato di Giovanni Paolo II, durante il quale gli abusi sessuali tra il clero toccarono il picco, senza un’efficace opera di contrasto.

Ma Schönborn e O’Malley non arrivano a questo. Papa Karol Wojtyla, dicono, era troppo vecchio e malato per prendere in pugno la questione. E attorno “gli facevano da scudo protettivo” i suoi collaboratori, i quali si illudevano che la faccenda riguardasse l’America e non il resto del mondo. A giudizio di O’Malley, Sodano e altri capi di curia agivano così “più per ignoranza che per malizia”.

Sta di fatto che Sodano è oggi il decano del collegio cardinalizio, come lo fu Ratzinger quando morì Wojtyla. Nell’eventualità di un conclave, sarebbe quindi lui a presiedere l’interregno, con i media di tutto il mondo che implacabili lo metterebbero alla gogna, con disastro d’immagine per tutta la Chiesa. È anche per scongiurare questo esito che due cardinali di primo piano come Schönborn e O’Malley hanno sferrato l’affondo. Vogliono che Sodano esca definitivamente di scena, il più presto possibile.

Ma non è tutto. L’offensiva dei due cardinali trova in curia il sostegno, di fatto, del successore di Sodano alla segreteria di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone.

Bertone era segretario della congregazione per la dottrina della fede, al fianco di Ratzinger, quando questi era “ostacolato” da Sodano e sodali. E oggi mostra di voler arrivare anche lui a una resa dei conti, contro la vecchia guardia curiale.

Lo si vede dalla severità con cui Bertone sta conducendo l’operazione di “pulizia” dei Legionari di Cristo, la congregazione fondata dall’indegno Maciel, difeso ed esaltato fino all’ultimo non solo da Sodano, ma anche dall’allora segretario personale di Giovanni Paolo II, Stanislaw Dziwisz, e da altri capi di curia.

Lo si è visto, inoltre, da come il 15 aprile Bertone ha sconfessato – con un tagliente comunicato del portavoce vaticano Lombardi – una lettera scritta nel 2001 dall’allora prefetto della congregazione per il clero, cardinale Darío Castrillón Hoyos, a sostegno di un vescovo francese condannato per aver rifiutato di denunciare un suo prete colpevole di pedofilia.

Castrillón Hoyos si è difeso dicendo di aver fatto leggere quella sua lettera a Giovanni Paolo II e di averne avuto l’approvazione. Ma sta di fatto che oggi quel suo comportamento non è più ammesso. Sul penultimo numero della “Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti stampata con il controllo previo della segreteria di Stato vaticana, sono portate ad esempio di buona condotta le diocesi di Monaco, Colonia e Bolzano, “dove i vescovi hanno assunto un atteggiamento che si potrebbe definire ‘proattivo’, cioè preventivamente collaborativo nei confronti delle autorità civili”.

E con questo articolo della “Civiltà Cattolica” siamo alla terza modalità di reazione allo scandalo della pedofilia.

3. LA BATTAGLIA CULTURALE

Gli articoli propriamente sono due, in apertura dei numeri del 1 maggio e del 15 maggio 2010 della rivista. Gli autori, i padri gesuiti Giovanni Cucci e Hans Zollner, insegnano psicologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e affrontano la questione della pedofilia sotto il profilo psicologico-sociale.

Nel primo dei due articoli, intitolato “Osservazioni psicologiche sul problema della pedofilia”, gli autori descrivono, sulla base della letteratura scientifica, le caratteristiche della pedofilia, la personalità degli autori di tali atti – che spesso da bambini sono stati vittime di abusi – e la loro incidenza tra il clero cattolico, in drammatico contrasto con l’alto profilo morale ed educativo che dovrebbe contraddistinguere tale vocazione.

Fra le lezioni da trarre dallo scandalo, gli autori insistono sulla preparazione dei candidati al sacerdozio, il cui equilibrio e maturità devono essere seriamente accertati.

Smentiscono che vi sia un nesso di causa ed effetto tra il celibato e la pedofilia.

E quanto alla richiesta di ridurre allo stato laicale i sacerdoti colpevoli di pedofilia osservano:

“Certo, questa può anche essere una procedura doverosa, prevista dal codice di diritto canonico, ma non è detto che sia la cosa migliore per le potenziali vittime, i bambini, e per lo stesso abusatore, che spesso ritorna in società senza alcun controllo e, lasciato a se stesso, torna a commettere abusi. Questo è stato il caso di James Porter, sacerdote della diocesi di Fall River (Massachusetts): una volta dimesso, non fu affatto perseguito dalle autorità civili, si sposò e poco dopo venne incriminato per le molestie commesse verso la baby siiter dei suoi figli”.

Nel secondo articolo, intitolato “Contrastare la cultura della pedofilia”, Cucci e Zollner denunciano lo “strano silenzio” che si registra sulla questione non solo da chi opera nel mondo dell’educazione (genitori, insegnanti, eccetera) ma soprattutto da chi sarebbe più titolato a parlarne con cognizione di causa: psicologi, psichiatri, psicoterapeuti.

La letteratura scientifica sul tema appare reticente e incerta. I maggiori dizionari ed enciclopedie dedicano alla pedofilia poche righe in migliaia di pagine. E altrettanto succede per l’efebofilia. Nel dibattito pubblico, di conseguenza, si sostituisce alla competenza il “sentito dire”. E si alimenta quel “panico morale” che distorce le reali dimensioni del problema.

In un’opinione pubblica così confusa, Cucci e Zollner rimarcano che “si oscilla tra la criminalizzazione e la liberalizzazione”. Citano numerosi casi in cui si è difesa la pedofilia in nome della libertà sessuale. Ricordano un documento e un convegno finalizzati a questo, ad opera del partito radicale italiano, nel 1998. Richiamano la costituzione in Olanda, nel 2006, di un partito pro-pedofilia. Fanno notare che l’attuale ministro della giustizia del governo federale tedesco, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, oggi tra i più accesi critici della Chiesa, faceva parte del direttivo della Humanistische Union quando questa organizzazione si batteva per liberalizzare tutti gli atti sessuali “consensuali”, inclusi quelli con minorenni.

“Queste osservazioni – concludono i due autori – richiederebbero di rimettere in discussione un contesto culturale più ampio e spesso acriticamente accettato, che approva le trasgressioni e le perversioni come manifestazioni di libertà e di spontaneità”. Per essere riconosciuta come una perversione e contrastata, la pedofilia “richiede il riconoscimento di una norma etica e psicologica, prima che giuridica”.

Quindi la battaglia deve essere anche culturale. Una battaglia nella quale la Chiesa di papa Benedetto è in prima fila.

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MESSAGGIO AL KIRCHENTAG ECUMENICO DI MONACO DI BAVIERA DEL 12-16 MAGGIO 2010

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

da Roma saluto tutti coloro che si sono riuniti sulla Theresienwiese a Monaco per la celebrazione liturgica in apertura del secondo Kirchentag ecumenico. Ricordo volentieri gli anni in cui ho vissuto nella bella capitale della Baviera, come arcivescovo di Monaco e Frisinga. Rivolgo, quindi, un saluto speciale all’arcivescovo di Monaco e Frisinga Reinhard Marx, e al vescovo regionale luterano Johannes Friedrich. Saluto tutti i vescovi tedeschi e di molti paesi del mondo, e, in modo speciale, anche i rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali e tutti i cristiani che partecipano a questo evento ecumenico. Saluto inoltre i rappresentanti della vita pubblica e tutti coloro che sono presenti attraverso la radio e la televisione. La pace del Signore risorto sia con tutti voi!

“Affinché abbiate speranza”: con questo motto vi siete riuniti a Monaco. In un tempo difficile, volete inviare un segnale di speranza alla Chiesa e alla società. Per questo vi ringrazio molto. Infatti, il nostro mondo ha bisogno di speranza, il nostro tempo ha bisogno di speranza. Ma la Chiesa è un luogo di speranza? Negli ultimi mesi ci siamo dovuti confrontare ripetutamente con notizie che ci vogliono togliere la gioia nella Chiesa, che la oscurano come luogo di speranza. Come i servi del padrone di casa nella parabola evangelica del regno di Dio, anche noi vogliamo chiedere al Signore: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?” (Mt 13, 27).

Sì, con la sua Parola e con il sacrificio della sua vita il Signore ha davvero seminato del buon seme nel campo della terra. È germogliato e germoglia. Non dobbiamo pensare solo alle grandi figure luminose della storia, alle quali la Chiesa ha riconosciuto il titolo di “santi”, ovvero completamente permeati da Dio, risplendenti a partire da Lui. Ognuno di noi conosce anche le persone comuni, non menzionate in alcun giornale e non citate in alcuna cronaca, che a partire dalla fede sono maturate raggiungendo una grande umanità e bontà. Abramo, nella sua appassionata disputa con Dio per risparmiare la città di Sodoma ha ottenuto dal Signore dell’universo l’assicurazione che se ci saranno dieci giusti non distruggerà la città (cfr. Gen 18, 22-33). Grazie a Dio, nelle nostre città ci sono molto più di dieci giusti! Se oggi siamo un po’ attenti, se non percepiamo solo il buio, ma anche ciò che è chiaro e buono nel nostro tempo, vediamo come la fede rende gli uomini puri e generosi e li educa all’amore. Di nuovo: La zizzania esiste anche in seno alla Chiesa e tra coloro che il Signore ha accolto al suo servizio in modo particolare. Ma la luce di Dio non è tramontata, il grano buono non è stato soffocato dalla semina del male.

“Affinché abbiate speranza”: questa frase vuole prima di tutto invitarci a non perdere di vista il bene e i buoni. Vuole invitarci a essere noi stessi buoni e a ridiventare buoni sempre, vuole invitarci a discutere con Dio per il mondo, come Abramo, cercando noi stessi, con passione, di vivere dalla giustizia di Dio.
La Chiesa è dunque un luogo di speranza? Sì, poiché da essa ci giunge sempre e di nuovo la Parola di Dio, che ci purifica e ci mostra la via della fede. Lo è, poiché in essa il Signore continua a donarci se stesso, nella grazia dei sacramenti, nella parola della riconciliazione, nei molteplici doni della sua consolazione. Nulla può oscurare o distruggere tutto ciò. Di questo dovremmo essere lieti in mezzo a tutte le tribolazioni. Se parliamo della Chiesa come luogo della speranza che viene da Dio, allora ciò comporta, allo stesso tempo, un esame di coscienza: Che cosa faccio io della speranza che il Signore ci ha donato? Davvero mi lascio modellare dalla sua Parola? Mi lascio cambiare e guarire da Lui? Quanta zizzania in realtà cresce dentro di me? Sono disposto a sradicarla? Sono grato del dono del perdono e disposto a perdonare e a guarire a mia volta invece che a condannare?

Domandiamo ancora una volta: Che cos’è veramente la “speranza”? Le cose che possiamo fare da soli non sono oggetto della speranza, bensì un compito che dobbiamo svolgere con la forza della nostra ragione, della nostra volontà e del nostro cuore. Ma se riflettiamo su tutto ciò che possiamo e dobbiamo fare, allora notiamo che non possiamo fare le cose più grandi, le quali ci giungono solo come dono: l’amicizia, l’amore, la gioia, la felicità.

Vorrei osservare ancora una cosa: tutti noi vogliamo vivere, e anche la vita non ce la possiamo dare da soli. Quasi nessuno, però, oggi parla ancora della vita eterna, che in passato era il vero oggetto della speranza. Poiché non si osa credere in essa, bisogna sperare di ottenere tutto dalla vita presente. L’accantonare la speranza nella vita eterna porta all’avidità per una vita qui e ora, che diventa quasi inevitabilmente egoistica e, alla fine, rimane irrealizzabile. Proprio quando vogliamo impossessarci della vita come di una sorta di bene, essa ci sfugge.

Ma torniamo indietro. Le cose grandi della vita non possiamo realizzarle noi, possiamo solo sperarle. La buona novella della fede consiste proprio in questo: esiste Colui che può donarcele. Non veniamo lasciati soli. Dio vive. Dio ci ama. In Gesù Cristo è diventato uno di noi. Mi posso rivolgere a lui e lui mi ascolta. Per questo, come Pietro, nella confusione dei nostri tempi, che ci persuadono a credere in tante altre vie, gli diciamo: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6, 68s).

Cari amici, auguro a tutti voi, che siete riuniti sulla Theresienwiese a Monaco, di essere di nuovo sopraffatti dalla gioia di poter conoscere Dio, di conoscere Cristo e che Egli ci conosce. È questa la nostra speranza e la nostra gioia in mezzo alle confusioni del tempo presente.

Dal Vaticano, 10 maggio 2010

Benedictus PP. XVI

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SALUTO DOPO IL “REGINA CÆLI” DI DOMENICA 16 MAGGIO 2010

Cari fratelli e sorelle,

quest’oggi il mio primo saluto va ai fedeli laici venuti da tutta Italia – la vediamo presente tutta l’Italia! – e al cardinale Angelo Bagnasco che li accompagna come presidente della conferenza episcopale. Vi ringrazio di cuore, cari fratelli e sorelle, per la vostra calorosa e nutrita presenza! Grazie! Raccogliendo l’invito della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, avete aderito con entusiasmo a questa bella e spontanea manifestazione di fede e di solidarietà, a cui partecipa pure un consistente gruppo di parlamentari e amministratori locali. A tutti vorrei esprimere la mia viva riconoscenza. Saluto anche le migliaia di immigrati, collegati con noi da Piazza San Giovanni, con il Cardinale Vicario Agostino Vallini, in occasione della “Festa dei Popoli”. Cari amici, voi oggi mostrate il grande affetto e la profonda vicinanza della Chiesa e del popolo italiano al papa e ai vostri sacerdoti, che quotidianamente si prendono cura di voi, perché, nell’impegno di rinnovamento spirituale e morale possiamo sempre meglio servire la Chiesa, il popolo di Dio e quanti si rivolgono a noi con fiducia.

Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (cfr. Giovanni 17, 14). Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore, nel servizio. È quello che la Chiesa, i suoi ministri, unitamente ai fedeli, hanno fatto e continuano a fare con fervido impegno per il bene spirituale e materiale delle persone in ogni parte del mondo. È quello che specialmente voi cercate di fare abitualmente nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti: servire Dio e l’uomo nel nome di Cristo. Proseguiamo insieme con fiducia questo cammino, e le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e coerenza. È bello vedere oggi questa moltitudine in piazza San Pietro come è stato emozionante per me vedere a Fatima l’immensa moltitudine, che, alla scuola di Maria, ha pregato per la conversione dei cuori. Rinnovo oggi questo appello, confortato dalla vostra presenza così numerosa! Grazie! Ancora una volta, grazie a voi tutti!

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La lettera di Benedetto XVI ai cattolici dell’Irlanda

> “Dovete rispondere di ciò davanti a Dio”

E i successivi interventi del papa sullo scandalo della pedofilia:

> Chiesa perseguitata? Sì, dai peccati dei suoi figli

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La rivista dei gesuiti di Roma stampata con il controllo della segreteria di Stato vaticana:

> La Civiltà Cattolica

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L’agenzia cattolica austriaca che il 4 maggio 2010 ha diffuso dichiarazioni del cardinale Schõnborn del 28 aprile precedente, contro il cardinale Sodano:

> Kathpress

Il dispaccio del 4 maggio è stato poi rimosso.

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L’intervista del 14 maggio 2010 nella quale il cardinale O’Malley ha anche lui criticato Sodano:

> O’Malley on the crisis

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L’indirizzo di omaggio del cardinale Sodano al papa prima della messa di Pasqua:

> “Padre Santo, è con Lei il popolo di Dio, che non si lascia impressionare dal ‘chiacchiericcio’ del momento…”

E l’intervista da lui rilasciata a “L’Osservatore Romano” del 6-7 aprile 2010:

> Con la Chiesa a fianco del Papa

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Il commento di padre Federico Lombardi all’indirizzo di omaggio del cardinale Sodano:

> “Benedetto XVI non aveva chiesto assolutamente nulla…”

In esso padre Lombardi scrive tra l’altro: “Ritengo mio dovere mettere in chiaro che Benedetto XVI, anche nei tempi difficili, non mendica e non organizza manifestazioni di difesa e sostegno per puntellare la sua serenità spirituale nella fede e la sua autorità”.

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In campo giornalistico, il colpo più duro all’immagine del cardinale Sodano, per i suoi legami con il fondatore dei Legionari di Cristo, è stato inferto da Jason Berry sul “National Catholic Reporter” del 6 e del 12 aprile 2010:

> Money paved way for Maciel’s influence in the Vatican

> How Fr. Maciel built his empire

Anche in seguito a questi due articoli, sull’ultimo numero di “First Things”, rivista del cattolicesimo conservatore americano, il direttore Joseph Bottum ha scritto senza mezzi termini che il cardinale Sodano “has to go”:

> The Cost of Father Maciel

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Circa la dichiarazione vaticana del 15 aprile 2010 contro il cardinale Darío Castrillón Hoyos:

> Fuori uno. Il Vaticano sconfessa il cardinale Castrillón Hoyos

E questa è la ricostruzione del caso fatta da Jason Berry sul “National Catholic Reporter” del 22 aprile 2010:

> Vatican cardinal bucked US bishop on abuse

Il papa, i cardinali, i gesuiti. Tre risposte allo scandaloultima modifica: 2010-05-21T09:54:39+02:00da borgosotto
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