Il bipolarismo in salsa ecclesiale

Vino NuovoDal sito Vino Nuovo, un’interessante novità, riporto un articolo di Gerolamo Fazzini, direttore di MissiOnline.org.

di Gerolamo Fazzini | 31 maggio 2010
Sta diventando normale passare dichiarazioni e prese di posizione allo scanner delle appartenenze prima che giudicare nel merito delle questioni

«Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido? Affinché ciò non accada, bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi dubbio e calcolo umano».

Queste frasi sono state pronunciate da Benedetto XVI durante la Messa celebrata in Piazza del Commercio a Lisbona. Frasi bellissime e al contempo dure, che nessuno si sarebbe meravigliato – che so? – di leggere in un libro del cardinale Carlo Maria Martini o di ascoltare dalle labbra di Enzo Bianchi, priore di Bose. 

Dico questo perché il bipolarismo culturale instauratosi anche all’interno della comunità cattolica nostrana, parallelamente all’avvento di quello politico, ha portato – come pericoloso effetto collaterale – a schedare ogni protagonista della vita ecclesiale entro precise “gabbie” che grossomodo corrispondono alle etichette politiche. Così, secondo una vulgata superficiale e ingiusta, Papa Benedetto va annoverato fatalmente nella destra (in quanto difensore della tradizione, custode del depositum fidei ecc.) mentre il cardinale Martini e il suo successore, Dionigi Tettamanzi, sarebbero ipso facto di sinistra per via delle loro “aperture” (si tratti dei non credenti, dei divorziati risposati o degli immigrati). E via di questo passo.

È chiaro che sto facendo una caricatura di una situazione complessa. Che però, a sua volta, è la caricatura della realtà. Perché quello su cui vorrei portare l’attenzione dei navigatori di Vino Nuovo è l’assurdità di un’abitudine mentale per cui, nel mondo cattolico, sta diventando normale passare dichiarazioni, prese di posizione ecc. allo scanner delle appartenenze prima che giudicare nel merito delle questioni.

Il corollario di questo atteggiamento è che si dà credito, a prescindere, a chi appartiene al tuo movimento, gruppo, associazione; mentre – per converso – si adotta uno stile di sospetto e diffidenza per quanto proviene da “fuori”. Il risultato a  volte sfiora il comico, se non fosse drammatico per la miopia che rivela: c’è il ciellino che scopre il grande romanziere russo solo perché Carron lo cita in un suo intervento, a fronte dello scout che non ha mai preso in mano un libro di Giussani e via dicendo. Posso permettermi il lusso di fare considerazioni del genere perché la Provvidenza mi ha dato la possibilità di accostare, per storia personale e per lavoro, moltissime persone che appartengono a percorsi ecclesiali diversi. Da giovane sono cresciuto in oratorio e in Azione cattolica, ho incontrato l’esperienza di Comunione e Liberazione in Università Cattolica, ho diversi amici scout, conosco e stimo alcuni focolarini. Posso continuare? Ho fatto una settimana teologica a Bose con mia moglie e tuttora mantengo rapporti di amicizia con più di un membro della Comunità. E ritrovo all’interno del Pontificio Istituto Missioni Estere, l’istituto di cui la rivista che dirigo è espressione, questa varietà di carismi e appartenenze ecclesiali. I miei figli frequentano una scuola gestita da una cooperativa vicina a Cl; considero il Meeting di Rimini l’evento culturale cattolico più significativo nel corso dell’anno, ma tutto ciò non mi priva della libertà di giudicare severamente talune scelte politiche di persone legate a quel mondo, così come non mi ha impedito di appoggiare in maniera convinta ed esplicita alle ultime elezioni amministrative di Lecco il candidato del centro-sinistra, Virginio Brivio.

Il senso di questo “outing”, che ai lettori potrebbe interessare ben poco, sta nell’affermare che forse è tempo, nella Chiesa, di cominciare ad apprezzarci per quello che siamo, prima di giudicarci per le differenze che pure ci distinguono.
Talora ho l’impressione che, al di là di alcuni momenti particolari – vedi “chiamata alle armi” in difesa di Benedetto XVI (condivido molte delle considerazioni espresse da Roberto Beretta su questo blog) – le varie realtà del mondo cattolico procedano ciascuna sulla sua strada, preoccupate più della loro esistenza e sopravvivenza che del destino della fede nel mondo, al servizio del quale – in quanto parte della Chiesa – dovrebbero mettersi.
Diciamolo: è come se si stesse discutendo sulla qualità dell’argenteria mentre il Titanic, pian piano, affonda inesorabilmente. Non lo dico io, cito di nuovo il Papa di Fatima: «dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista».

Per le ragioni che ho provato a esprimere, mi sento a casa in un blog come VinoNuovo.it che prova a rompere schemi logori, a rimescolare le carte, a discutere seriamente, senza accendere roghi.
Buona strada a tutti!

http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=26

Il bipolarismo in salsa ecclesialeultima modifica: 2010-06-01T09:03:45+02:00da borgosotto
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