Dramma e mistero visti da Cipro

di Aldo Maria Valli | 06 giugno 2010 http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=37

Commentando la morte di Padovese il patriarca di Gerusalemme mi ha detto: “Siamo la Chiesa del Calvario”. Intrisi come siamo di illuminismo, noi invece rischiamo di razionalizzare tutto.

Sono a Cipro al seguito del Papa e nel giorno in cui siamo stati raggiunti dalla notizia dell’uccisione di monsignor Luigi Padovese ho chiesto un giudizio al patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal. La sua risposta mi ha colpito. Riferendosi ai cristiani del Medio Oriente, ma non solo a loro, ha detto: “La nostra è la religione del calvario. Non dimentichiamo ciò che Gesù disse fin dall’inizio: chi mi vuol seguire prenda la propria croce. C’è nella nostra fede questo dramma. Certo, dopo la croce c’è la risurrezione, e per questo non dobbiamo aver paura. Ma ricordiamo che Gesù provò su di sé la solitudine, l’ingiustizia, il dolore. Non dimentichiamo che Gesù pianse!”.

Mentre seguo Benedetto XVI in questo suo pellegrinaggio in un terra così bella e così piena di contrasti, ripenso alle parole di Twal. Che cosa ha voluto dirmi? Significa che il martirio fa parte del dna del cristiano? Significa che non siamo veri cristiani se non subiamo persecuzioni?

Di certo noi cattolici spesso dimentichiamo la dimensione drammatica insita nella nostra fede. Intrisi come siamo di illuminismo, cerchiamo di razionalizzare tutto, e così facendo trasformiamo anche la religione in un meccanismo che deve scattare al momento giusto per dare la risposta adeguata a un bisogno. Qui in Oriente invece si respira un’atmosfera diversa. Basta entrare in una chiesa ortodossa e ascoltare gli inni intonati dai monaci per farsi trasportare là dove al centro non c’è più l’uomo, ma c’è il mistero.

A proposito di ortodossi, l’arcivescovo di Cipro, Chrysostomos II, è stato durissimo, accogliendo il Papa a Paphos, nel denunciare i misfatti della Turchia, che dal 1974 occupa la parte settentrionale dell’isola. “Hanno preso illegalmente una porzione della nostra isola, ci hanno portato via inestimabili tesori artistici, hanno distrutto le nostre chiese, cacciato la nostra gente, praticato la pulizia etnica facendo arrivare dall’Anatolia migliaia di coloni”. Sono stato a trovare l’arcivescovo nella sua residenza, accanto al bel museo bizantino dove in questi giorni c’è una mostra organizzata d’intesa con l’ambasciata italiana, e ho avuto l’impressione che sia una persona mite oltre che molto disponibile. Eppure la sua denuncia è stata tremenda, tanto da suscitare il sospetto di aver voluto un po’ strumentalizzare l’arrivo del Papa per diffondere nel mondo il suo grido di dolore contro la Turchia. Mentre Chrysostomos parlava, nella luce abbacinante di Paphos, il Papa ascoltava senza lasciar trapelare alcuna reazione. Chissà che cosa stava pensando. Lui vuole bene agli ortodossi e pochi sanno che nutre una vera passione per le Chiese orientali, anche perché custodi di quella bellezza liturgica che da noi, in Occidente, è andata largamente perduta e Benedetto tanto rimpiange. Da queste parti Ratzinger è amato e ammirato, e l’arcivescovo lo ha detto esplicitamente. Però era proprio necessario scagliarsi così contro la Turchia? E’ proprio questa la linea da seguire per ricostruire un tessuto di pace in una terra lacerata?

Domande si aggiungono a domande, e se poi si va nel centro di Nicosia, là dove c’è il muro che separa la parte greco-cipriota da quella turca, altri interrogativi si aggiungono. Un varco è stato aperto nel muro nell’aprile del 1984, mettendo in comunicazione le due parti. E’ la principale via commerciale di Nicosia a fare da arteria di collegamento. Così c’è una strana situazione: da una parte un paese membro dell’Unione europea e dove c’è l’euro, dall’altra uno Stato riconosciuto solo dalla Turchia, che nell’Europa vorrebbe entrare ma che non vi è accolta proprio perché, fra le altre cose, occupa una parte di Cipro dopo esserci arrivata con le armi. Chi ha interesse a mantenere in piedi questa divisione? Che senso ha avere guardie di confine nel bel mezzo della città di Nicosia e i soldati dell’Onu a frapporsi fra le due parti, con i loro berretti azzurri e le tute mimetiche? Ero stato qui l’ultima volta nel 2007 e ho notato che alcune porzioni del muro vengono conservate come reperti museali. Perfino una vecchia auto inglese degli anni sessanta, parcheggiata accanto a sacchetti si sabbia e filo spinato, è stata lasciata lì, immobile. Non sarà che perfino il muro, con tutto il suo carico di vergogna, è diventato un’attrattiva per i turisti e, a suo modo, una fonte di reddito?

In termini economici i greco-ciprioti non se la passano male. Si vedono tante banche, tante auto di lusso. La crisi greca non ha colpito. Qui i capitali arrivano da altre parti del mondo. In primis, chi lo direbbe, dalla Russia. Tantissimi i pallidi turisti che parlano la lingua di Checov, tanto che qua e là, a Nicosia, per farli sentire meno lontani da casa sono nati negozi che vendono solo prodotti russi.

Non a caso l’arcivescovo Chrysostomos è molto amico del patriarca di Mosca Kirill. Un’amicizia che forse, si dice, potrebbe essere sfruttata per fare proprio della Chiesa ortodossa cipriota un ponte fra Mosca e Roma, in vista del tanto sospirato abbraccio fra il Papa e il patriarca di tutte le Russie. Sarà mai possibile?

Dramma e mistero visti da Ciproultima modifica: 2010-06-06T15:50:15+02:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento