Il crocifisso nelle scuole

“La Civiltà Cattolica” sul ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo

Anticipiamo ampi stralci dell’editoriale dell’ultimo numero de “La Civiltà cattolica” intitolato “Il crocifisso nelle scuole”. L’articolo è interamente dedicato all’esame, fissato per il 30 giugno prossimo, da parte della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo del ricorso presentato dal Governo italiano verso la sentenza della Corte di Strasburgo che vieta l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.

Il ricorso presentato dal Governo italiano contro la sentenza della Corte di Strasburgo del 3 novembre 2009 critica la decisione della Corte, la quale ha affermato che la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche contrasta con la necessaria neutralità che uno Stato dovrebbe avere nell’esercizio delle proprie funzioni pubbliche. Anzi, ha ritenuto che questo simbolo possa essere una fonte di turbamento emotivo per gli alunni che credono in un’altra religione o che non credono affatto. Insomma, per i giudici di Strasburgo l’esposizione del Crocifisso contrasterebbe con le necessarie garanzie di pluralismo educativo di una società democratica.

Per giustificare la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche – scrivevamo nel quaderno del 5 gennaio 2002 – in Italia ci si appella alla laicità dello Stato:  lo Stato italiano, si dice, non riconosce più la religione cattolica come religione di Stato; la Repubblica è diventata uno Stato laico e, perciò, non può accettare che simboli religiosi siano esposti in un luogo pubblico come la scuola. Che valore ha questo argomento?
Il suo valore dipende dal significato che si attribuisce al termine “Stato laico”. Infatti, secondo molti, oggi questo termine significa che lo Stato deve ignorare il fatto religioso, anzi deve positivamente escluderlo; in altri termini deve essere, se non dichiaratamente contro la religione, positivamente areligioso e considerare la religione un fatto privato, senza alcuna rilevanza pubblica. Ma, così inteso, lo Stato non è “laico”, ma “laicista”.
In realtà, la laicità è cosa diversa dal laicismo. Infatti, a differenza di quest’ultimo, la laicità dello Stato significa che lo Stato non fa propria nessuna religione particolare, in quanto è incompetente in campo religioso e non persegue finalità religiose, ma deve riconoscere e rispettare il fatto religioso, promuovere, favorire la più ampia libertà religiosa e facilitare l’esercizio della loro religione a coloro che lo desiderano, nel rispetto dell’ordine pubblico, della pubblica moralità e della legalità. Agendo in tal modo lo Stato laico riconosce e favorisce il diritto dei cittadini a praticare la propria religione.
Carlo Cardia (cfr. Identità religiosa e culturale europea, 2010, p. 23) riconosce che, “anche in termini giuridici, la sentenza costituisce un vero e proprio strappo nei confronti dei cardini essenziali sui quali sono nati e si sono sviluppati i processi di integrazione europea. (…) Uno strappo che ha fatto temere a molti l’incrinatura di quegli equilibri tra Stati membri e istituzioni europee che nessuno fino a oggi aveva messo in discussione”.
Fra gli altri riprendiamo quanto ebbe a dire il professor Francesco Margiotta Broglio nel 2006. “Non esiste – disse – una definizione comune o univoca di laicità. Ciascuno Stato ha la sua storia di libertà religiosa; ciascun sistema giuridico ha, a modo suo, integrato le religioni nella democrazia e definito la neutralità nello spazio pubblico; ciascun sistema giuridico, infine, ha stabilito la propria specificità nella gestione del pluralismo religioso, nella regolamentazione delle confessioni religiose e delle organizzazioni non confessionali”. Perciò in una tale materia è il principio di sussidiarietà che viene messo da parte nella sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Invece, secondo la precedente giurisprudenza della Corte di Strasburgo, agli Stati viene lasciato un ampio margine in tema di libertà religiosa. Citando affermazioni della stessa Corte si può dire:  “In ragione del loro diretto e continuo contatto con le forze vitali dei loro Paesi, le autorità degli Stati sono in linea di principio in una posizione avvantaggiata rispetto al giudice internazionale”.
Fra l’altro, andando contro la propria giurisprudenza più volte confermata e contro quanto scrivevamo nel quaderno del 5 dicembre 2009, la Corte non ha tenuto nel dovuto conto il principio della rilevanza dell’appartenenza della stragrande maggioranza della popolazione italiana alla religione cattolica. La sentenza in tal modo – nota C. Cardia (cfr. ivi, p. 50 s) – evita di riconoscere (come sarebbe stato doveroso) che la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche ha il valore di un semplice e coerente richiamo a questa realtà sociale tanto antica quanto attuale e che esso quindi non assume alcun carattere di imposizione, ma costituisce il riflesso di uno dei caratteri di identità dell’Italia conosciuto in tutto il mondo.
Nella relazione che accompagna la Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione, elaborata dal ministero dell’Interno italiano, si afferma positivamente:  “Il segno, o il simbolo religioso, non è, non può essere mai uno strumento di offesa per chi ha un’altra fede. Esso costituisce un mezzo che esprime le diversità e può arricchire gli altri interlocutori. Se non si afferma questo principio le società multiculturali sono destinate a vivere in un continuo stato di fibrillazione, facile a sfociare in veri conflitti interconfessionali, e rischiano così di ricadere nel passato. Per entrare nel merito, se in un Paese i segni o i simboli della religione tradizionale sono collocati in edifici pubblici non si può chiedere di toglierli per motivi di multiculturalità, perché essi esprimono, secondo le leggi di quell’ordinamento, una identità o una radice storica che meritano rispetto e considerazione. Altrettanto, se in un Paese esistono tradizioni culturali legate a festività religiose – in Italia a festività natalizie, al culto mariano, ad altre ricorrenze – nella scuola, in ambienti giovanili o in altri momenti della vita associativa, volerle eliminare vorrebbe dire proprio intaccare quella ricchezza multiculturale che si vuole invece tutelare e promuovere. D’altronde, nessuno ha mai pensato di eliminare le statue di Buddha nei Paesi nei quali il buddismo vanta una lunga tradizione, o di cancellare festività nazionali che hanno una chiara impronta religiosa riferibile alla religione di maggioranza”.
Infine, conclude il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta:  “Il simbolo della Croce, esposto nelle scuole italiane e in quelle di moltissimi altri Paesi europei, ma anche nelle bandiere delle nazioni del Nord Europa è qualcosa che non appartiene soltanto alla più gran parte dei cittadini europei, né è espressione esclusiva di un indirizzo confessionale, ma è diventato, per usare le parole di Gandhi, un simbolo universale che parla di fratellanza e di pace a tutti gli uomini di buona volontà. Su questa base si può chiedere una giusta revisione della sentenza di Strasburgo del 2009 per tener ferma la coesione e la solidarietà spirituale dei popoli europei che vogliono camminare insieme mantenendo le proprie identità e tradizioni” (cfr. Identità religiosa, cit.)

(©L’Osservatore Romano – 19 giugno 2010)

Il crocifisso nelle scuoleultima modifica: 2010-06-19T08:52:06+02:00da borgosotto
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Un pensiero su “Il crocifisso nelle scuole

  1. E’ una forzatura per tutti quelli che non credono nel Dogma religioso e vedono il crocifisso nelle aule come una violenza psicologica sui loro figli; esiste ancora la libertà di pensiero e di credo ?Dovrebbero fare un referendum anzichè decidere (come al solito) di testa propria, su cosa è giusto o sbagliato per gli altri.

    Ovviamente la mia è una chiara provocazione,
    ma dobbiamo stare attenti nel dichiarare cosa sia giusto o sbagliato;
    ricordiamoci quando definiamo qualcosa facente parte della storia e tradizione,
    e come essa ci sia giunta;
    simbolo che ha perso il suo nativo e pagano significato e che con la forza fisica e psicologica
    nell’arco di quasi 2000 anni gli si è dato un valore ben diverso, come del resto lo sono le festività (a parte la Pasqua, festività che hanno valenze diverse e prettamente pagane, valori che abbiamo perso nel tempo proprio perché assorbite da un Dogma),
    valori che noi tutti ben conosciamo oggi.
    La libertà di credo non deve implicare obbligatoriamente l’imposizione del credo, in quanto ci sono persone che non hanno un credo e per il fatto stesso che siamo
    in uno Stato laico:

    Come sottolineato dall’art. 4 della sentenza n.203 della Corte Costituzionale,
    per la Costituzione Italiana la laicità è un “principio supremo dello Stato”,
    che si struttura negli artt. 7, 8 e 20; “il principio di laicità,
    quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione,
    implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni,
    ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione,
    in regime di pluralismo confessionale e culturale.”
    La Costituzione infatti separa gli ambiti di religioni e Stato,
    garantisce la libertà religiosa (e quindi, implicitamente, il diritto a non avere alcuna fede) e la libertà di pensiero (art. 21), negando alla religione maggioritaria (cattolica) lo status di religione di stato.

    Da questo dovremmo dunque considerare, se sia il caso, nelle scuole (quelle statali),
    di mettere il crocifisso, ed io aggiungerei anche, se sia il caso
    di dare come alternativa l’ora di religione, anziché un’ora di filosofia,
    la quale non guasterebbe affatto, anzi, probabilmente abituerebbe i ragazzi
    a valutare con la propria testa gli stimoli che gli giungono dall’esterno,
    e non per il “sentito da”, “detto da ” o peggio “io credo che…” !

    Se esistesse veramente la libertà di credo, non dovrebbero mettere neanche i simboli delle 3 religioni monoteiste, perchè il credo non si limita solo a quelle (come la filosofia induista, buddista , il Taoismo…) e poi c’è anche la libertà di chi non crede, e come la mettiamo ? Si può ben comprende come sia difficile il riuscire a conciliare tutto questo, quindi quanto sia complesso esporre dei giudizi su cosa sia giusto o sbagliato. Un po’ come con la “democrazia”, che impone le scelte della maggioranza alla minoranza. Bene quando ci sono 3 persone, una delle quali si dovrà accontentare della scelta delle altre 2, ma questo implica anche che 3 persone riescono a convivere bene tra loro; ben diverso è il rapporto su di una popolazione di 70 milioni di persone le quali vivono su di un territorio così vasto che alcuni non conoscono neanche l’esistenza di una parte dell’altro, e quando 34.999.999 persone devono accettare la scelta delle altre 35.000.001 (magari territorialmente della parte opposta, dove non conoscono ne usi ne costumi ne il territorio stesso e quindi l’eventuale impatto che ci potrebbe essere) un po’ le cose tendono a precipitare. Non ci siamo solo noi, siamo in tanti e ricordiamoci che viviamo in un contesto geografico e politico nel quale conviviamo con gli altri (con-vivere = vivere con gli altri, quindi accettarli e rispettarne la libertà).

    “CHI NON HA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA !”

    Guardiamoci magari prima dentro di noi , affrontiamo i nostri scheletri nell’armadio e su questo miglioriamoci, solo poi proviamo a guardaci intorno magari a esporre un nostro giudizio, il quale però deve essere sempre costruttivo, in virtù proprio della con-vivenza con il nostro prossimo.

    Vorrei fare un’altra provocazione:
    non mettere il crocefisso sarebbe come non accettare chi ha fede, il metterlo sarebbe forzare la libertà di chi non crede… il problema si potrebbe benissimo risolvere in un attimo. Siamo un Paese che si fregia di essere “Democratico”, e quindi proprio democraticamente si potrebbe risolvere la questione; basterebbe ad esempio che in ogni classe si richieda ai genitori degli alunni di scegliere se o non metterlo…
    la maggioranza vince.

    E non mi vengano a tirare in ballo le solite storie “MA QUEL PAESE FA COSI’… QUELL’ALTRO RITIENE LE DONNE…”
    … la donna in Italia ha potuto votare solo dal 1946 !
    (vedi antifemminismo della Congregazione per la dottrina della fede)

    Cerchiamo di non rapportarci come sempre agli altri ma impariamo a guardarci in casa (che di problemi ce ne sono così tanti che questo è a dir poco ridicolo); e non ditemi “PERCHE’ LA NOSTRA CULTURA RISALE…”, in quanto penso che abbiamo questa cultura proprio perché per secoli se non la abbracciavamo venivamo bruciati vivi (i quemaderos di Siviglia – quattro enormi forni circolari, ognuno dei quali «ospitava» fino a 40 condannati, introdotti vivi, e che per «giustiziarli» occorrevano dalle 20 alle 30 ore di supplizio; i forni funzionarono ininterrottamente per oltre tre secoli,
    e vennero chiusi da Napoleone nel 1808);
    cultura fondata sul terrore e la paura in nome e per amore di DIO…

    MA QUANTI MORTI CI SONO STATI ?!

    Sia chiaro, io non sono ne per il metterlo ne per il toglierlo il crocifisso, ma voglio solo cercare di far luce su come sia difficile decidere per una o per l’altra soluzione, però, dato che siamo oramai parte d’Europa e siamo oramai un paese multietnico (non siamo un paese di morti, ma di esseri viventi e quindi in continuo mutamento), il restare ancorati alle proprie convinzioni e idee, personalmente ritengo ci porterebbe nel nichilismo più totale. Rispetto il prossimo, anche chi crede nei Dogmi (in quanto essere umano), ma per questo, oggi in un Paese multietnico come il nostro, credo che vadano riviste un pò di cose prima di alzare la mano e parlare di rispetto, cultura, diritti e doveri…
    …sempre e solo da parte degli altri.
    Penso che sia il nostro egoismo che ci porta a giustificare sempre le nostre scelte in base a quello che è stato fatto o detto da altri, e penso questo sia un grosso errore;
    come ho già scritto, noi dagli altri e dal nostro passato possiamo solo imparare
    per cercare di non rifare più gli stessi errori;
    basti guardare che a distanza di 50 anni, ancora oggi, ogni anno c’è la giornata dedicata alla memoria, la Shoah, dove ci sono stati 6.000.000 di ebrei,
    bruciati nei forni crematori (non so se già morti o vivi),
    ma di sicuro durante l’inquisizione, le persone venivano bruciate vive,
    e non raggiungevano altissime temperature in poco tempo,
    ma pian piano e con molta legna.
    Quindi se da una parte non dimentichiamo la Shoah,
    non vedo perchè dimenticare i 50.000.000 di morti che l’inquisizione ha compiuto
    per propria mano o per conto di (in quanto la Chiesa si è sempre mostrata molto compiacente con il potere politico ed economico in primis) nell’arco di svariati secoli.
    Vorrei qua ricordare che i 50 milioni di 4 secoli fa (demograficamente parlando),
    sono come 200 milioni durante il periodo del ventennio nazista.

    Che sia solo ipocrisia la nostra ?
    Siamo sempre pronti ad alzare il dito e a giudicare senza guardarci in casa ?
    Cosa ci ha insegnato il nostro credo ?
    Quanto di quello che ci dice la nostra religione, noi lo prendiamo ad esempio e lo proiettiamo nella nostra vita ?
    Si, penso sia solo ipocrisia la nostra !

    Io ritengo che il fine sia quello del ri-trovare noi stessi,
    e che la spiritualità sia il mezzo corretto per potervi giungere;
    ma per trovare, dobbiamo cercare, e la ricerca è per antonomasia, opposta al Dogma;
    un Dogma poi, che muta nell’arco del tempo e che per celare i suoi “crimini” attua una revisione storica (cambiando la realtà delle cose) , dimostra quanto i suoi valori siano effimeri; immagino quanti siano stati i lasciti (obbligati ?) alla chiesa per paura dell’Inferno
    o per comprarsi un posto in paradiso (come fosse un villaggio vacanze con palafitte sul mare a chi paga di più), e poco tempo fa il Papa ha detto che l’inferno non esiste e si è scusato per le stragi compiute durante l’inquisizione.
    Comodo non vi pare ?
    Spero di essere riuscito a comunicarvi quanto possa essere difficile e complesso asserire se una cosa è giusta o sbagliata, dobbiamo prima ricercare e comprendere;
    troppo facile tirare il sasso e poi nascondere la mano,
    o comunque appoggiarci alla scusante che l’abbiamo visto fare o sentito dire…
    …mi torna in mente quando eravamo bambini ed i genitori ci sgridavano !

    La cosa più interessante ora, è cercare di capire in che modo si possa ritenere che un simbolo religioso appeso in classe, possa essere una “forzatura” per altri.
    Alcuni mi hanno detto che essendo “soltanto” un simbolo (per il non credente), lo stesso non possa in alcun modo venirne danneggiato…
    …niente di più sbagliato !
    Innanzitutto, bisognerebbe capire che cosa significa e da dove deriva il termine “SIMBOLO” e poi cercarne la vera valenza (in questo caso la croce). Il tema è vasto e complesso, e ritengo dunque che per molti, il troppo impegno richiesto a comprendere tutto ciò, giustifichi il “credere” alle parole di qualcun altro, evitando così grandi fatiche; l’abituare una persona sin da giovane età, a considerare “normale” la presenza di un simbolo nella propria vita, porta quest’ultima molto probabilmente ad avvicinarsi poi allo stesso (e al suo significato) in modo troppo avventato, trasfigurandone la sua vera valenza e quindi il rischio di attribuirgli in modo errato il corretto significato e quindi il non comprenderne la motivazione per la quale quel simbolo si trova in un determinato posto piuttosto che in un altro, alterando dunque la percezione stessa della realtà (facendoci credere una cosa per un’altra). Il simbolo, racchiude in se interi e profondi concetti, che non basterebbero fiumi di parole per poterli descrivere, e da tutto questo, si può evincere quanto poco ri-cerchiamo le verità, e quanto prendiamo per oro colato, quello detto da altri. Questo comportamento lo si potrebbe associare ad una mancanza di logica ? Ad ignoranza ?

    Che popolo strano che siamo !
    Quando ci fa comodo, tiriamo in ballo che” l’Italia è il nostro paese e se qualcuno vuol cambiare qualcosa, lo faccia a casa sua”, giustificando la nostra imposizione dal fatto che nel suo paese noi non lo possiamo fare, e poi, in altre circostanze, sempre noi, saremmo pronti a firmare dei referendum per suddividere l’Italia in tanti piccoli “staterelli”…

    …siamo sempre a guardare l’erba del vicino, che poi,
    SARA’ SEMPRE PIU’ VERDE DELLA NOSTRA !

    Ricordo una frase udita in un film, “MR. CROCCODILE DUNDEE 1”, frase che dice :

    D: Che ne pensa del diritto degli Aborigeni nel riavere la loro terra ?

    R: Beh vedi, la terra non è mica degli Aborigeni,
    sono loro della terra, è la loro mamma.
    Vedi la quelle rocce che spuntano ?
    Quelle sono la da 600 milioni di anni, e ci saranno quando saremo morti;
    perciò discutere di chi sono, è come 2 pulci che discutessero di chi è il cane dove stanno !

    A ripensarci, non ci si sente un po’ ipocriti ?!

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