Un Paese smarrito e il dialogo impossibile

di Andrea Riccardi, Corriere della Sera, 28.6.10 

La Santa Sede deplora la perquisizione-spettacolo alla Conferenza episcopale in Belgio. Il cardinal Bertone ha stigmatizzato l’episodio. «Non ci sono precedenti – ha detto il Segretario di Stato – nemmeno nei regimi comunisti». Ieri Benedetto XVI, in una lettera a monsignor Léonard, presidente dei vescovi belgi, ha avuto parole severe «per le sorprendenti e deplorevoli modalità con cui sono state condotte le perquisizioni nella cattedrale di Malines e nella sede dove era riuniti l’episcopato belga». Il Papa ha fatto pervenire con molta rapidità la sua solidarietà ai vescovi belgi «in questo triste momento». L’incalzare degli autorevoli interventi mostra come la Santa Sede sia convinta che l’atteggiamento dei magistrati abbia superato il limite e che non si può – come diceva Pio XI – «lasciar prendere in giro la Chiesa». In questi giorni, però, gran parte della stampa belga non sembra capire le reazioni di Roma. Si va da chi chiede che cosa c’entra il Vaticano con le indagini belghe a chi denuncia la volontà di «coprire» le responsabilità del clero nei casi di pedofilia. Sono commenti che non tengono conto del fatto che la Chiesa è una comunità che, pur vivendo in uno Stato, non si esaurisce in un destino nazionale. La presenza del Papa, che la sostiene o la spinge al rinnovamento, è nei cromosomi del cattolicesimo. Lo si è visto nelle vicende della pedofilia e in moltissime altre situazioni. La Chiesa cattolica è una comunità che non è definita dalle frontiere nazionali. Benedetto XVI nella lettera ai vescovi belgi, parlando dell’ordinamento civile, ha affermato la necessità del «rispetto della reciproca specificità e autonomia».

La Chiesa ha un suo spessore sociale specifico, con un ordinamento caratterizzato da una sua autonomia, perché i suoi fini non sono né quelli dello Stato né quelli della società civile. L’articolo 7 della Costituzione italiana recita: «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel suo proprio ordine, indipendenti e sovrani». Questo tipo di affermazione non significa che la Chiesa vuole sottrarre i colpevoli alla giustizia, ma cooperare nella sua autonomia. Il Papa non vuole «coprire». «Che la giustizia faccia il suo corso» – auspica anche nella lettera a monsignor Léonard. A esaminare la perquisizione-spettacolo alla Conferenza belga, si potrebbe parlare di metodi «sovietici», se non venissero da uno Stato stanco e in crisi. Il nutrito gruppo di investigatori, che blocca i vescovi, prende le loro agende e i telefonini, sequestra una gran massa di carte della Conferenza, arrivando perfino a cercare nella tomba del cardinal Mercier in cattedrale, in sostanza mostra – nel metodo di intervento – che i vescovi sono considerati una pericolosa «cupola» criminale. Il ministro della giustizia De Clerck (cattolico) ha difeso le indagini rispondendo alle parole di Bertone: «I vescovi sono stati trattati normalmente». Qual è la normalità dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica in Belgio? C’è, a dir poco, un’incomprensione tra una parte dell’opinione belga e la Chiesa. Indubbiamente i casi di pedofilia hanno aumentato l’incomprensione; ma molto viene dal processo profondo che travaglia il Paese. Innanzi tutto il Belgio è nato da un accordo tra cattolici e liberali nel 1830, che ha reso indipendente lo Stato dei francofoni e dei fiamminghi, tutti cattolici. La Chiesa cattolica è stato un grande collante in un Paese in cui, nel corso del Novecento, la comunità fiamminga ha preso sempre più coscienza della sua particolarità. Il cardinal Mercier, la cui tomba è stata visitata alla ricerca di documenti, un precursore dell’ecumenismo (con le conversazioni di Malines, probabilmente nei locali perquisiti), ha rappresentato il simbolo della resistenza morale del piccolo popolo belga all’occupazione tedesca nella prima guerra mondiale. Infatti la Chiesa belga, nel corso delle due guerre mondiali, è stata l’anima di un Paese vessato. Oggi la Conferenza episcopale è una delle poche istituzioni che ha resistito alla separazione della parte fiamminga e di quella francofona. Il Belgio va progressivamente in frantumi. Non è solo un fatto etnico e linguistico, ma qualcosa di profondo. Il trattamento della Chiesa lo mostra. Qui non c’è un concordato, perché la Chiesa non ne aveva mai avuto bisogno, essendo il Belgio nato dal primo accordo europeo tra cattolici e liberali. La Chiesa ha una grande storia di azione e di amicizia con la libertà in Belgio. Questo Paese è stato un mito per i liberali dell’Ottocento (specie cattolici), che agitavano lo slogan: «Libertà come in Belgio». È tra i fondatori della Comunità europea. Ma sono storie lontane in un Paese stanco, che smonta le sue istituzioni. Negli ultimi decenni la Chiesa è divenuta più silenziosa e ripiegata, non solo per la secolarizzazione ma anche per il processo di rassegnazione. Tuttavia rappresenta, nonostante le ombre, una riserva di speranza in un Paese in difficoltà. Perché il Belgio ha bisogno di speranza e di futuro.

Un Paese smarrito e il dialogo impossibileultima modifica: 2010-06-29T16:35:50+02:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento