Il Vaticano contestato

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Sul sito cremasco A Occhi Aperti con cui collaboro, è comparso un commento di un giovane prete sulle contestazioni nella Chiesa cattolica. Segue la mia risposta.

E’ impressionante il fastidio che tanti cattolici provano davanti al “mostro” vaticano. Come se fosse un organo invasivo e fastidioso che vuole mettere il naso dappertutto.
Il vaticano non da direttive concrete e puntuali sul lavoro pastorale che ogni chiesa svolge. Sottolinea piuttosto le esigenze più grandi che tutte le chiese devono tenere presenti, poi stà al vescovo e alla comunità locale incarnarle. Il vero problema è, a mio parere, un altro: si tenta di porre un problema teologico per non dire apertamente che non si è affatto d’accordo con la linea del Vaticano. Forse occorre un supervisore vaticano perchè preti, e talvolta vescovi, pensano che ciò che hanno in testa loro sia la cosa giusta, come se lo spirito suggerisse direttamente le soluzioni intelligentemen te ricercate. A mio avviso il cristianesimo è anzitutto una sequela. E Cristo ha posto un punto storico di sequela che è Pietro. Tutti nella chiesa devono fare i conti con il suo magistero, che è una delle cose meno lette anche nel clero. Penso che la questione del primato di Pietro sia uno dei nodi più problematici della chiesa odierna.

Caro Francesco,
da parte mia, siccome posso parlare solo per me stesso, non c’è nessun fastidio davanti al Vaticano. Piuttosto, credo che il Vaticano, in quanto organizzazione, struttura, sia qualcosa di cui la Chiesa ha anche bisogno (in quanto ha una dimensione sociale), ma non è un assoluto. La mia fede (o la mia ricerca di fede) è nel crocifisso risorto, non certo nel Vaticano. Credo sarebbe improprio identificare il Vaticano con la Chiesa o con il cristianesimo tout court. Quindi, non ho nessun problema a dire che ci possono essere delle questioni su cui non mi trovo d’accordo con la linea del Vaticano, come dico tranquillamente che il Vaticano è una realtà che potrebbe essere “ripensata”. Se la Chiesa è comunione, allora non è detto che tutte le cose buone seguano la direzione che va dall’alto verso il basso, per cui basta attenersi alle indicazioni dei superiori per essere nel senso del Vangelo.

Faccio l’esempio della regola di San Benedetto (III,1-6):
Ogni volta che in monastero è necessario trattare questioni importanti, l’abate convochi tutta la comunità, ed esponga egli stesso l’argomento. Dopo aver ascoltato il parere dei fratelli, consideri bene la cosa tra sé, quindi faccia ciò che ritiene meglio per il bene comune. Abbiamo detto di chiamare a consiglio tutti i fratelli perché spesso proprio al più giovani il Signore manifesta ciò che è meglio fare. I fratelli espongano il loro parere con tutta la sottomissione che l’umiltà ispira, e non abbiamo la presunzione di sostenere con arroganza il loro punto di vista. La decisione, invece, dipenda dall’abate; e in ciò che egli avrà giudicato più opportuno, tutti obbediscano. Tuttavia, come è giusto che i discepoli obbediscano al maestro, così pure si richiede che il maestro, da parte sua, disponga ogni cosa con saggezza ed equità.

In questi anni, mi sembra che nella Chiesa cattolica prevalga un eccesso di omologazione, piuttosto che un eccesso di “autodeterminazione”. E lo ritengo proprio un problema teologico, perché entrambi gli eccessi indeboliscono la comunione.

Distinguerei poi il discorso del Vaticano da quello del papa. Sono d’accordo che Pietro è un punto di sequela, ma non è certamente l’unico posto da Cristo. Il ministero di Pietro è un ministero di unità; unità non significa né unicità né uniformità. “Cristo stesso è la roccia, e Cristo edifica la sua Chiesa su Pietro. Su Pietro, Paolo e gli apostoli” (Giovanni Paolo II).

E nelle stesse pagine aggiunge:
“Il Papa è detto anche Vicario di Cristo. Questo titolo va visto nell’intero contesto del Vangelo. Prima di salire al cielo, Gesù disse agli apostoli: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20). Egli, sebbene invisibile, è dunque personalmente presente nella Sua Chiesa. Lo è pure nel singolo cristiano, in virtù del Battesimo e degli altri sacramenti. Per questo, già al tempo dei Padri, si era soliti affermare ‘Christianus alter Christus’ (il cristiano è un secondo Cristo), intendendo con ciò sottolineare la dignità del battezzato e la sua vocazione, in Cristo, alla santità.
Cristo, inoltre, realizza una speciale presenza in ogni sacerdote, il quale, quando celebra l’Eucaristia o amministra i sacramenti, lo fa in persona Christi.
In questa prospettiva, l’espressione Vicario di Cristo assume il suo vero significato. Più che una dignità, allude a un servizio: intende ciè sottolineare i compiti del Papa nella Chiesa, il suo ministero petrino, finalizzato al bene della Chiesa e dei fedeli. Lo aveva capito perfettamente Gregorio Magno il quale, tra tutte le qualifiche connesse con la funzione di Vescovo di Roma, prediligeva quella di Servo dei servi di Dio.
Del resto, non soltanto il Papa viene insignito di questo titolo. Ogni vescovo è Vicario di Cristo nei confronti della Cheisa affidatagli”.

Giovanni Paolo II concludeva queste sue considerazioni consigliando la lettura di sant’Agostino il quale soleva ripetere: “Vobis sum episcopus, vobiscum christianus” (Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano) glossando: “A ben riflettere, significa ben più christianus che non episcopus, anche se si tratta del Vescovo di Roma”.

La comunione è anche comunione con Pietro e il suo ministero che certo richiede di fare i conti con il suo magistero, come dici tu. Ma ci sono anche altri aspetti da considerare, come quelli che ricordava Joseph Ratzinger in un’intervista di qualche anno fa: “Si può ragionare sul contributo che forme di decentramento potrebbero dare all’alleggerimento delle funzioni papali. Il papa stesso, nella sua enciclica ecumenica, ha chiesto che venissero avanzati suggerimenti e proposte su una possibile riforma dell’istituziona papale. E già si sono levate diverse voci. L’arcivescovo emerito di San Francisco, Quinn, ha sostenuto con vigore la necessità del decentramento. Si può sicuramente fare molto in questo ambito”.

Il Vaticano contestatoultima modifica: 2010-08-11T08:21:17+02:00da borgosotto
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