Evangelizzare? Da cuore a cuore

di Francesco Antonioli | 08 setembre 2010 http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=117

È il motto del viaggio del Papa in Gran Bretagna. Ma prenderlo sul serio significa anche fare i conti con il disagio espresso da Susanna Tamaro

Leggendo sul Foglio di ieri l’ampio reportage di William Ward dedicato all’attesa britannica per l’imminente visita di Papa Ratzinger oltre Manica, mi è tornata alla mente una riflessione di Susanna Tamaro pubblicata in agosto dal Corriere della sera. Sì, l’autrice del best-seller Va dove ti porta il cuore. Perché Ward cita il motto scelto da Benedetto XVI per questo suo viaggio: heart speaks unto heart, cor ad cor loquitur, «il cuore parla al cuore». Un buon biglietto da visita: il famoso detto di Francesco di Sales (non a caso patrono dei giornalisti) poi ripreso dal cardinale John Henry Newman è il nocciolo della vera comunicazione, il dna di un modo di essere presenti nel mondo. Almeno per coloro che pensano di essere stati «cambiati» al pozzo di Sichar, abbandonando la brocca e sentendo il desiderio di correre in città per raccontare di un incontro – con l’errante rabbi della Galillea – che può cambiare la vita.

Ebbene, lungo il Tamigi ci sono aspettative da popstar per l’arrivo del Pontefice: politici atei, televisioni, gente comune, persino gli islamici. Serviranno questi incontri per scalfire secolarizzazione e laicismo? Sarà utile, nella Curia romana, un consiglio per la nuova evangelizzazione? Secondo la Tamaro, no: «Non occorrono nuovi input, nuovi dicasteri, nuove sfide, nuovi raduni oceanici», osserva. Semplicemente, «occorre soltanto ricordarsi che nell’uomo esiste una parte di mistero e che questa parte va nutrita». Spiega così il fascino intonso di figure come Francesco d’Assisi, persona integra, totale, senza doppiezze e fraintendimenti. «Sono così la maggior parte delle persone di Chiesa che ci vengono incontro, che parlano dai pulpiti delle parrocchie, in televisione, sui giornali? – attacca la scrittrice –. Hanno sguardi luminosi? Le loro bocche parlano davvero della pienezza del cuore? Sono forze di santità? E se lo sono, perché non arrivano, perché le loro parole lasciano indifferenti, se non irritati? Perché non faccio altro che incontrare persone buone, rette, etiche, che si sono allontanate per sempre dalla Chiesa dopo esperienze deteriori con i suoi rappresentanti? Dove “deteriore” non è solo il caso estremo del pedofilo, ma anche quello più semplice del sordido, dell’ignavo, del gretto, comunque del doppio?».

Difficile non condividere. Il rovello è drammaticamente vero. Chi di noi non lo vive – o non lo ha vissuto – in prima persona? «Perché, nel cattolicesimo, è concessa questa doppiezza? La bocca si riempie di parole alte, ma la vita, spesso, non le manifesta – per la Tamaro è uno sfogo –. La coerenza sembra non essere richiesta. Eppure, dove la coerenza c’è, dove c’è testimonianza della pienezza della vita di fede, le chiese sono piene, i nuovi eremiti sparsi per l’Appennino hanno il problema di gestire il flusso delle persone che ininterrottamente va da loro. Già, perché questi sono tempi di grande inquietudine e di grande ricerca. L’uomo in cammino non si accontenta più di formule, di luoghi comuni, di convenzioni sociali». C’è una sete di verità e di bellezza, secondo Susanna Tamaro, «che non può venire soddisfatta dalla medicorità delle vite e delle testimonianze né da una liturgia che ha abbandonato il sacro diventando sempre più simile a una sorta di intrattenimento televisivo».

Mancano i padri. Quelli veri (non a caso, pochi giorni fa, sempre lei si è occupata di recensire con passione l’ultimo volume di Isabella Bossi Fedrigotti, Se la casa è vuota) e quelli spirituali. Per questa sua riflessione – e anche per il suo invito («Se una nuova evangelizzazione ci deve essere, dovrebbe dunque riguardare prima di tutto gli uomini e le donne della Chiesa, responsabili purtroppo – in molti, troppi casi – dell’allontanamento dalla fede di tante persone di valore») – la Tamaro ha scatenato discussioni estive sui blog, critiche feroci, consensi. Il personaggio può piacere o non piacere, insomma, ma la sua provocazione meriterebbe di essere ulteriormente approfondita: le piazze piene e le chiese vuote – da troppo tempo ormai – indicano il paradosso bruciante della domanda affannosa del sacro (di giovani e meno giovani) cui una certa fede tradizionale, logora, talvolta persino grigia e sciatta, non riesce più a fornire una risposta convincente. Perché non sa più parlare «da cuore a cuore».

Evangelizzare? Da cuore a cuoreultima modifica: 2010-09-09T20:47:58+02:00da borgosotto
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