«Task force» di oratori in difesa del Papa

di Gian Guido Vecchi e Fabio Cavalera, CORRIERE DELLA SERA di sabato 11 settembre 2010

La Chiesa si prepara ad affrontare le critiche con gli stessi mezzi usati per ribattere al «Codice Da Vinci» di Dan Brown. La squadra, ispirata dall’Opus Dei, presidierà radio e tv durante il viaggio britannico. La paladina delle donne-prete: «Lo accoglierò con rispetto». 

Città del Vaticano – Padre Federico Lombardi mostra l’abituale serenità olimpica, spiega che durante il viaggio nel Regno Unito della prossima settimana il Papa proporrà come sempre una «Chiesa amica, non ostile, che umilmente vuole dare il suo contributo per la società e il mondo di oggi» e invita a non lasciarsi impressionare dalle polemiche e proteste annunciate da mesi, «è normale in una società molto pluralista e libera, dove la Chiesa è in relativa minoranza: non c’è da stupirsene o preoccuparsene, anche perché la nostra impressione è che la eco sia superiore alla realtà, e del resto ci sono state tante voci assai attive nel rispondere, direi, in modo spesso molto adeguato». Voci come quella di Ella Leonard, avvocato e madre di tre figli, imperturbabile mentre alla Bbc, accanto a una sostenitrice dell’ordinazione sacerdotale femminile, replicava «da semplice cattolica» di non sentirsi per nulla discriminata, «non mi sento assolutamente frustrata in quanto donna, ho il mio posto nella Chiesa». Chiara, sintetica, efficace: sei mesi di corso intensivo con professionisti della comunicazione non sono passati invano. Perché i cattolici inglesi si sono preparati per tempo. E in forma «non ufficiale», ma «con la benedizione» dalla conferenza episcopale inglese, hanno selezionato un centinaio di candidati e preparato da marzo un gruppo di 21 «speaker» sempre disponibili a spiegare l’abc dell’essere cattolici ed affrontare davanti a telecamere, microfoni e taccuini le questioni più delicate nell’arena mediatica: pedofilia, diritti dei gay, contraccezione e preservativi, donne prete eccetera, il classico catalogo delle proteste.

Del resto il modello dichiarato ha avuto successo: il «team» di «Catholic Voices» è nato dall’esperienza del «Da Vinci Code Response Group», la squadra che nel 2006, quando uscì il film tratto dal best seller di Dan Brown, imperversò nei media britannici per distinguere realtà e finzione e chiarire ad esempio che non esistevano discendenti di Gesù e della Maddalena o che nell’Opus Dei non ci sono monaci assassini, anche perché non ci sono neppure dei monaci. Siccome non si sa mai, il modello è stato riproposto e potenziato in vista del viaggio di Benedetto XVI: la squadra di «Catholic Voices» è coordinata dal portavoce dell’Opus Dei britannica Jack Valero – che è anche portavoce della beatificazione del cardinale John Henry Newman – e dal giornalista Austen Ivereigh, cioè dagli stessi due professionisti che avevano organizzato il gruppo sul «Codice da Vinci». Al loro si aggiunge Kathleen Griffin, già produttrice della Bbc. Un’operazione da 70 mila sterline – sostenuta dalla «Catholic Union», lanciata a febbraio e finanziata da «fondazioni caritative e donazioni – duecento volontari, un sito (www.catholicvoices.org.uk) per t e ner d’occhio e registrare ciò che si dice sui media, un blog collegato. E soprattutto loro, ventun cattolici dai venti ai quarant’anni scelti fra studenti, insegnanti, ricercatori e professionisti vari per coprire un vuoto: qualcuno che rappresentasse i fedeli cattolici negli innumerevoli dibattiti di questi giorni. Lezioni teoriche, prove davanti alle telecamere e via, gli «speaker» hanno già cominciato a dare prova di sé. Il miglior apologeta, del resto, è Benedetto XVI. Dalla Francia a Malta, è accaduto più volte che viaggi ritenuti difficili si risolvessero in un successo. Il Papa tedesco, tra l’altro, arriverà nei giorni in cui si ricordano i settant’anni dall’attacco dei nazisti e la Battaglia d’Inghilterra: e renderà omaggio ai soldati inglesi caduti e a tutte le vittime dei bombardamenti della Luftwaffe su Londra. Il momento forse decisivo sarà quello di venerdì nella Westminster Hall, dove Thomas More venne condannato a morte: lì Benedetto XVI si rivolgerà alla società civile, al mondo della cultura e dell’impresa, ai parlamentari: «Sarà il discorso alla popolazione inglese in cui si esprimerà l’idea cattolica di un dialogo fecondo in un Paese ampiamente secolarizzato», scrive sull’Osservatore Romano il cardinale Cormac Murphy-O’ Connor. Il Papa lo ha detto in Portogallo: la «missione dell’Europa» è «trovare un dialogo» tra ragione e fede. La scelta di beatificare il teologo e filosofo Newman non è casuale. «La presenza del secolarismo è normale, ciò che è anomalo è la separazione e il contrasto con la fede».

 

Londra – Che cosa è la castità? «Castità è una parola che facilmente fraintendiamo». Ad esempio ci si può riferire «alle cinture di castità dei tempi passati che impedivano alle donne di avere rapporti sessuali mentre i loro mariti erano lontani a combattere le guerre». Oppure ci riporta «al voto formulato da suore e monache con la promessa di una vita lontana dalle tentazioni terrene». In generale «la nozione di castità ci rimanda all’astinenza dal sesso» ma nasconde un altro significato: «La castità non è necessariamente astinenza. La castità è fedeltà». La reverenda Jane Hedges il 14 febbraio scorso, festa di San Valentino, tenne il suo sermone nell’abbazia di Westminster. Parlò, vista la ricorrenza, di uno dei sette peccati capitali, la lussuria: «Non dobbiamo confondere la lussuria con il naturale desiderio che, in quanto esseri umani, ci è stato donato». E riprese una predica tenuta una settimana prima in cui aveva affrontato temi delicati per la dottrina cristiana. «Personalmente non mi sento a mio agio con il concetto che certi peccati ci condannano e ci escludono dalla salvezza. Il Nuovo Testamento ci insegna che comunque seria sia la nostra immoralità, se ci volgiamo a Dio, egli è benevolo e misericordioso e sempre perdona il peccatore pentito». Non era un’assoluzione per coloro che tradiscono, per coloro «che vedono il sesso come piacere e non come compimento di un atto d’amore». Era, semmai un’esortazione ad affrontare «con energia» tutti quei problemi, «compreso quello delle persone abusate», che sono nella storia quotidiana del mondo. Abbiamo il desiderio di parlarne? O «resteremo silenti, affondati nelle acque del peccato dell’ignavia»? Cinquantaquattro anni, sposata con Chris e madre di due adolescenti, Jane Hedges è una donna-prete molto particolare, una delle 4 mila donne-prete inglesi ordinate dal 1994, la data della svolta. E non solo perché sarà a lei che il Papa andrà a stringere la mano, venerdì prossimo nel corso della visita-incontro con i vertici della Chiesa anglicana d’Inghilterra. Circostanza del resto inevitabile, essendo Jane Hedges «Canon Steward» dell’abbazia di Westminster, prima responsabile femminile delle cerimonie e dell’accoglimento dei fedeli nella abbazia che è «Royal Peculiar», luogo di fede sotto la diretta giurisdizione della corona. Jane Hedges ha una sua importanza nel mondo anglicano inglese per almeno altri due motivi. Uno è formale ed è relativo alla «carica» che le fu attribuita nel settembre 2005 con atto firmato dal premier, allora Tony Blair, e approvato da Buckingham Palace. Lei, nativa della contea del Devon in Cornovaglia, era il primo «canonico» donna di Westminster, e per di più «Steward», quindi in un posizione che l’avrebbe messa a diretto contatto con la regina, con i Lord e con l’establishment londinese. Una posizione di rilievo. Il secondo motivo è invece sostanziale: Jane Hedges è la battagliera sostenitrice del sacerdozio femminile e soprattutto dell’apertura alle donne delle cariche vescovili: «E’ tempo di nominare la prima donna vescovo del Regno Unito». Lo scrisse in un documento nel maggio del 2008 ai vescovi anglicani inglesi. E si portò dietro almeno 700 colleghe, ordinate prete, costringendo l’anglicanesimo inglese a una seria riflessione. E lo disse in una intervista al Times il 3 gennaio 2009 dopo l’annuncio che la strada per la consacrazione di una donna-vescovo era stata aperta. Il suo pensiero, condiviso dal 78 per cento delle donne prete inglesi, si riassume così: «Ho sempre creduto che uomini e donne devono lavorare assieme e che se le donne sono consacrate all’episcopato e dunque incluse nella Casa dei Vescovi, questo corpo rappresenterà l’interezza dell’umanità». Avverrà, probabilmente, nel 2012 che gli anglicani d’Inghilterra avranno la loro prima donna-vescovo. Ed è possibile, se non certo, che toccherà proprio a Jane Hedges ricevere la consacrazione. Ecco perché la stretta di mano con il Papa avrà valore simbolico molto alto. La «Canon Steward» di Westminster rimanda ogni commento al dopo. «Mi perdoni ma la consegna che ci siamo dati è di aspettare di accogliere il pontefice col massimo del calore». Nell’udienza dell’8 settembre Benedetto XVI ha detto che le donne «sono capaci di parlare di Dio con peculiare intelligenza e sensibilità». Il riavvicinamento fra cattolici e anglicani passerà anche dal semplice gesto di pace fra un Papa e una futura donna-vescovo.

«Task force» di oratori in difesa del Papaultima modifica: 2010-09-13T20:46:43+02:00da borgosotto
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