Il Pontefice e i relativisti, riflessioni sulla visita

di Armando Torno, Corriere della Sera, 20.09.10

Intervista a Giovanni Reale 

Se Giovanni Paolo II è stato il papa che ha saputo combattere il comunismo, Benedetto XVI passerà alla storia probabilmente come il pontefice che ha mosso guerra al relativismo. Ovvero a quella prospettiva che – secondo una lettura cattolica – è figlia dell’illuminismo, nella quale la ragione viene separata dalla fede e i valori che ne derivano sono, appunto, quelli chiamati laici. Per questo la sua visita in Inghilterra, patria di filosofi come John Locke e David Hume, se da un lato ha posto al centro dell’attenzione una figura come il beato John Henry Newman (il più fascinoso e profondo tra gli avversari del relativismo), dall’altro ha dato via a nuove incomprensioni tra il papa teologo e quegli intellettuali – come ha dichiarato ieri su queste colonne Martin Amis – per i quali la religione resta un fatto privato. Di questo abbiamo parlato con Giovanni Reale, che ben ha conosciuto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Professor Reale, perché la religione non potrebbe essere considerata semplicemente un fatto privato?

«È tale soltanto per chi non crede. Per chi ha fede, Dio è verità. E il compito del successore di Cristo non potrebbe essere diverso da quello di Benedetto XVI».

E perché il relativismo è così avversato dall’attuale papa?

«Perché è giunto il momento di dire al mondo che alla base del relativismo c’è il nichilismo mascherato. Una pagina di Camus ricorda che tutti i valori sono come una piramide agganciata nel vertice a Dio. L’illuminismo ha cercato di sganciare questa costruzione avvenuta nei secoli. E cosa è successo? La piramide si è frantumata. Ancora Camus ricorda inoltre che la vita di Napoleone o di uno scaricatore sono eguali. Perché? Lo spiega sottolineando come, senza quei valori che ora hanno perso consistenza, ognuna di esse equivalga a zero. E zero è uguale a zero».

Qualcuno ha creduto che il papa volesse andare in Inghilterra a tenere una lezione e ha reagito…

«Si, ho letto e sentito. Non si è ancora ben spiegato che la nuova forma di razionalismo, che presiede l’illuminismo a oltranza, è un integralismo. E questi laici negano qualunque cosa esca fuori dalla ragione come la intendono loro. Il cardinale Newman, ora beatificato, ha compreso perfettamente come la ragione non possa delimitarsi alle scienze sperimentali e matematiche, sostenendo la grande tesi della ragionevolezza della fede».

Lei pensa che in futuro la ragione degli eredi dell’Illuminismo e quella degli uomini di fede potranno dialogare?

«La speranza, come recita un proverbio, è l’ultima a morire. Ma per instaurare qualunque tipo di dialogo con gli eredi dell’illuminismo a oltranza occorrerebbe in primo luogo far capire loro che la ragione ha due forme molto differenti. La prima è quella che potremmo chiamare scientifica, la seconda filosofica o metafisica. La prima è delimitata dall’ambito dell’oggetto che indaga e dalle leggi determinate che lo riguardano. Questo tipo di ragione non desidera colloquiare. La seconda, quella filosofica, invece, non è chiusa a determinati ambiti del reale ma affronta problemi – dicevano i greci – dell’intero, della totalità del reale. Quest’ultima colloquia con la fede, perché tocca gli stessi problemi».

Restano, secondo lei, delle mosse che la fede può tentare per avvicinarsi alla ragione? E il papa con esse potrebbe…

«La prima risposta a questa e a simili domande la diede Agostino con le seguenti parole, che ebbero molta fortuna nella storia della filosofia: “credo per capire e capisco per credere”. È la formulazione del “circolo ermeneutico” in cui fede e ragione hanno un rapporto dinamico strutturale incontrovertibile. Certo, oggi si potrebbe dire che la ragione sia più sorda della fede per dar vita a un dialogo».

Ma per chi non ha fede, e oggi sono in molti, a cosa serve la formula di Agostino?

«Mi ha molto colpito l’epistemologia di Kuhn, il quale ricorda che gli scienziati passano da un paradigma vecchio a uno nuovo in forza di una fede; anzi, si tratta addirittura di una sorta di “conversione”. Lo sappiano o no gli eredi dell’illuminismo a oltranza, la fede ha sempre una forza determinante di straordinaria portata»

Ci sono dei «valori che non è possibile discutere» sui quali potrà avvenire quel dialogo che molti attendono?

«Per ora la cosa mi sembra problematica e difficile. Quella piramide, come ricordavo, se si sgancia da Dio produce frammentazione e distruzione dei valori, ossia il nichilismo. Per il quale non esiste la verità e nemmeno un fine: dunque nessuna cosa ha validità. Ma il papa crede nella verità e nei valori. Non potrebbe agire diversamente».

Il Pontefice e i relativisti, riflessioni sulla visitaultima modifica: 2010-09-20T15:39:32+02:00da borgosotto
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