Da Cl all’Opus Dei e alle Acli: così i movimenti cattolici tornano in politica. Da protagonisti

di Ignazio Ingrao,  PANORAMA di giovedì 30 settembre 2010

Trionfale a modo suo, il 20 settembre del cardinale Tarcisio Bertone a Pona Pia. Incurante dei fischi di radicali e massoni, il segretario di Stato vaticano ha festeggiato la sua personale presa di Roma. A un anno dal caso Boffo, la passeggiata di Bertone a porta Pia segna la definitiva uscita di scena del padre padrone della Chiesa italiana, il cardinale Camillo Ruini. Come sempre la Chiesa si affida ai simboli: la passeggiata del segretario di Stato marca la fine di un’epoca. Al neotemporalismo intervista del «cardinale sottile» Bertone sostituisce il pragmatismo concordatario. «Legittimista» dicono i critici più velenosi del braccio destro del Papa, disposto a negoziare con tutti e a riconoscere qualsiasi potere costituito pur di portare vantaggio alla Chiesa. Ripercorrendo le orme di Pio IX, Bertone ha dato l’impressione di voler impersonare la nuova figura del papa-re che porta a termine la conciliazione tra Chiesa e Stato. Ma intanto, frammentati e smarriti nei diversi schieramenti politici, i cattolici sono alla ricerca di una nuova identità, Non è un caso che appena un anno fa, mentre infuriava la vicenda di Dino Boffo, Benedetto XVI proclamasse le «virtù eroiche» di Pio XII, alfiere della politica concordataria della Santa sede e protagonista, da segretario di Stato, delle trattative per il concordato con la Germania che sdoganò Adolf Hitler di fronte alla comunità internazionale. Tanti gli uomini di Chiesa sacrificati sull’altare del legittimismo bertoniano negli ultimi mesi: dal direttore di Avvenire al presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, Renato Martino, fino al difensore degli immigrati, monsignor Agostino Marchetto.

Il prossimo potrebbe essere l’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi. L’obiettivo è semplice: sgombrare il campo dai «disturbatori» e dialogare in prima persona con il potere politico. la posta in gioco è quella di sempre: scuola cattolica, difesa della vita e della famiglia, sostegno alle attività di culto e pastorale, politiche economiche e fiscali, promozione dell’imprenditoria cattolica e della finanza bianca. Senza dimenticare la questione del crocifisso finita di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo. In fondo anche nell’epoca Ruini la regola aurea era «Non disturbare il manovratore». Ma si illude chi pensa che Tarcisio Bertone possa essere un punto di riferimento stabile per il centrodestra, come lo era stato l’ex presidente della Cei. Lo sa bene anche Gianni Letta, che sente spesso il segretario di Stato e con lui ha ricucito lo strappo con Silvio Berlusconi dopo la vicenda Boffo. Lo dimostra l’asse di ferro tra Bertone e il capo dello Stato Giorgio Napolitano, al pari dell’ostentata neutralità della Santa sede e della Cei nella guerra tra Gianfranco Fini e Berlusconi. E lo sanno bene anche Maurizio Sacconi, che ha cercato di riaprire l’agenda biopolitica del governo, così come Giulio Tremonti, messo di fronte all’imperiosa richiesta dei vescovi di introdurre il “quoziente familiare”;. il principio guida del Vaticano è chiaro: dialogare con chiunque è in grado di portare risultati concreti sui temi che contano, con buona pace dei moralisti alla Vito Mancuso. Come spesso accade, il tramonto del ruinismo è iniziato nel giorno del suo apparente maggior successo: il Family day. Un milione di persone in piazza per dire Sì alla famiglia e no al governo Prodi, il 12 maggio 2007. Quel giorno Bertone, da poco entrato nella stanza dei bottoni della Santa sede, ha capito che occorreva smantellare anche l’ultima intuizione del ruinismo, l’eredità che il «cardinal sottile» intendeva lasciare ai suoi successori: le reti di associazioni. Vale a dire Forum delle famiglie, associazione Scienza e vita, Retinopera, sorte su iniziativa di associazioni e movimenti di laici, ma dietro chiara ispirazione della Cei. Forum e comitati che puntavano a riunire le diverse realtà cattoliche del Paese per fare lobbying in un’osmosi continua tra palazzo e società civile. Una vera novità nel contesto cattolico italiano. Ma durata una breve stagione. Il primo a fame le spese è stato l’artefice del successo del Family day: Mimmo Delle Foglie, portavoce di Scienza e vita. Già vicedirettore di Avvenire, Delle Foglie era il candidato alla burrascosa successione di Boffo. Ma il veto sul suo nome, giunto dalla segreteria di Stato, non poteva essere più netto e deciso. La crociata sul caso Englaro e i dissidi sulla proposta di legge per il fine vita hanno fatto il resto: l’associazione Scienza e vita si è spaccata e due figure di primo piano si sono dimesse, Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell’Università Cattolica, e Lucetta Scaraffia, vicinissima a Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore romano e braccio destro di Bertone. Lo stesso sta accadendo ora con gli scontri in seno al Movimento per la vita per scalzare l’inossidabile presidente Carlo Casini. Così rischiano di finire in disarmo quelli che sarebbero dovuti essere i fortini del mondo cattolico per la difesa dei cosiddetti valori non negoziabili. Costretto ad accettare il primato di Bertone, il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, fatica ormai a tenere insieme le tante anime della Conferenza episcopale. La Cei, un tempo vera cabina di regia dei rapporti fra Chiesa e politica, non riesce a stare dietro alla complessità di questa fase. Bagnasco ripete come un mantra la necessità di una nuova classe di politici cattolici, guidata dai principi della dottrina sociale cristiana. Un’affermazione che risulta paradossale se, come ha fatto Panorama, ci si ferma a contare quanti sono politici e sindacalisti in posizioni di primo piano che provengono direttamente dai quadri di associazioni e movimenti cattolici: da Rosy Bindi dell’Azione cattolica a Raffaele Bonanni, neocatecumenale Passando per Paola Binetti dell’Opus Dei e Maurizio Lupi di Comunione e liberazione. Secondo Giuseppe De Rita, manca una cinghia di trasmissione tra il mondo cattolico e la leadership politica, cioè realtà intermedie capaci di convogliare al vertice richieste e progetti che nascono dalla base. Ma è difficile essere d’accordo con il sociologo guardando per esempio i ruoli che hanno nel Pdl figure come Raffaello Vignali, già presidente della Compagnia delle opere, e Roberto Formigoni, fondatore del Movimento popolare, o l’ex presidente delle Acli, Luigi Bobba, nel Pd. Con l’attuale legge elettorale il terzo polo appare una chimera agli occhi di gran pane dei vescovi italiani. E l’esperienza dell’Api di Francesco Rutelli viene giudicata un mero tatticismo. Qualche speranza in più la risveglia l’Udc di Pier Ferdinando Casini, ma solo nella prospettiva di forza moderatrice degli eccessi della Lega in una futura alleanza elettorale con Berlusconi. Nichi Vendola e Fini sono accomunati dal ruolo di nemici giurati dei vertici della Chiesa per le loro posizioni apertamente laiche e progressiste, mentre incontrano qualche favore nella base cattolica, soprattutto sui temi dell’immigrazione e della difesa dei diritti. L’ipotesi di un passaggio di Paola Binetti e Dorina Bianchi al Pdl ha riacceso invece in alcuni vescovi il sogno di portare in Italia il modello spagnolo, con tutti, o quasi, i politici cattolici schierati nel centrodestra. Serbatoio di voti o di valori? I cattolici si interrogano sul proprio destino. Ma nel frattempo vengono corteggiati dalla nuova galassia delle fondazioni. Massimo D’Alema ha dedicato il penultimo fascicolo di Italianieuropei all’Europa cristiana e si prepara a presentarlo il 28 ottobre con monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, su iniziativa dell’Elea, ente di formazione dei Padri concezionisti. La Fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliarlello, a sua volta, il 9 ottobre chiama il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, a discutere con Luciano Pellicani di capitalismo e dottrina sociale della Chiesa. Mentre Fare futuro a giugno ha invitato il cardinale Peter Turkson a parlare di Africa e cooperazione allo sviluppo. Ascoltati, coccolati, blanditi da tutte le forze politiche, presenti nei quadri dirigenti dei partiti attivi. nelle fondazioni, perché allora i cattolici riescono a incidere così poco in politica? Una gerarchia divisa e indebolita dagli scandali, un Paese secolarizzato, una crescente frammentazione unita alla mancanza di un progetto comune sono alcune delle ragioni che spiegano l’oggettiva debolezza dei cattolici italiani. Ma forse anche l’errore di avere puntato tutto sulla questione antropologica (bioetica, famiglia, scuola e libertà religiosa), mettendo in secondo piano la questione sociale (lavoro, crisi economica, imprese, diritti). Nonostante l’impegno di Bertone a rendersi presente e visibile, a nome e per conto del Papa, la voce dei cattolici si perde nei palazzi della politica. Tuttavia si intravedono i primi, timidi accenni di un risveglio. E, come spesso accade nella storia della Chiesa, la svolta comincia dalla periferia. Non a caso i segnali di una rinascita sono apparsi in un piccolo paese in provincia di Roma, Carpineto Romano, patria di Leone XIII. Nella messa perii bicentenario della nascita del Papa della Rerum novarum, di fronte a qualche centinaio di fedeli, Benedetto XVI ha indicato ai cattolici italiani la via per riprendere in mano le sorti del Paese: ridare vita al movimento cattolico che tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 ha creato una rete straordinaria di iniziative sociali, imprese, banche, cooperative, scuole, patronati che hanno fatto da base alla crescita e alla modernizzazione dell’Italia. Un tessuto orizzontale, ispirato al principio della sussidiarietà, che sia capace di dare una risposta alla crisi economica e costruire il futuro del nostro Paese. Gli esempi ci sono già, dalle Acli di Andrea Olivero alla nuova Compagnia delle opere di Berhard Scholz, passando per la Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi e tante altre iniziative dei privato sociale. L’importante è che si tratti di iniziative che si muovono dal basso, dalla società civile. I progetti calati dall’alto sono destinati al fallimento. Come dimostra il flop del «prestito della speranza», promosso dalla Cei in collaborazione con l’Intesa Sanpaolo. Questo fondo straordinario di garanzia di 30 milioni di euro, voluto dalla Cei per offrire prestiti alle famiglie in difficoltà, è rimasto finora in gran parte inutilizzato perché non rispondeva alle effettive condizioni dei nuclei poveri. Si avvertono insomma i segni di una nuova stagione per la presenza dei cattolici in Italia, capace di ridare orgoglio e credibilità al mondo della Chiesa ripartendo dal basso. Il primo appuntamento del nuovo movimento cattolico è a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre prossimi, con la Settimana sociale dei Cattolici italiani. Rappresentanti di tutta la realtà ecclesiale stileranno una «agenda per riprendere a crescere» indirizzata all’Italia. Lavoro, impresa, educazione, cittadinanza, solidarietà, immigrazione, federalismo, riforme istituzionali: saranno i capitoli principali di questa agenda. Per i cattolici italiani è l’opportunità di tornare a ragionare da protagonisti e non più da semplici gregari.

Da Cl all’Opus Dei e alle Acli: così i movimenti cattolici tornano in politica. Da protagonistiultima modifica: 2010-09-25T20:08:30+02:00da borgosotto
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