Nobel per la Medicina assegnato al biologo ed embriologo britannico Robert Edwards. Pro e contro (della Chiesa)

A 32 anni dalla nascita della prima bambina in provetta, le ricerche sulla fecondazione artificiale sono state premiate con il Nobel per la Medicina assegnato al biologo ed embriologo britannico Robert Edwards. La scelta, di grande scalpore, suscita ora molte discussioni che vanno a toccare quegli aspetti di bioetica oggi tanto delicati e fondamentali. “La sua tecnica ci ha resi più liberi” commenta, entusiasta, in prima pagina sul Corriere Edoardo Boncinelli che scrive tra l’altro: “Era ora che assegnassero il Nobel per la Medicina a Bob Edwards. E’ un Nobel strameritato. Chi si stupisce e contesta questa scelta non si rende conto del fatto che Edwards ha dato un contributo fondamentale alla promozione della via de al miglioramento della salute dell’uomo. Affermare, come fa la Pontificia Accademia per la vita, che lo scienziato inglese ha superato un livello etico vuol dire ignorare gli aspetti positivi legati al suo lavoro di scienziato e ricercatore. Chi oggi si scandalizza mette sullo stesso piano un potenziale individuo con un individuo vero e proprio, ignorando che Edwards ha curato un difetto, aiutando, e non danneggiando, milioni di persone”.

Su Repubblica, sotto il titolo “L’ultimo anatema sulla scienza maligna”, Miriam Mafai la butta in (aspra) polemica: “Si chiudano dunque i laboratori. Dietro ogni scienziato chino sulle sue provette è riconoscibile il Maligno. In particolare quando lo scienziato si permetta di indagare su quello che per millenni è stato un mistero imperscrutabile, il mistero della procreazione. Questo era e resta il giudizio della Santa Sede. Questo è il giudizio della Santa Sede anche nel momento in cui a Robert Edwards viene conferito il premio Nobel per la medicina. Ma, se la Santa Sede protesta, centinaia di migliaia di donne saluteranno con soddisfazione questo riconoscimento al medico che ha regalato loro la gioia della maternità…

Dietro Robert Edwards non c’era il demonio, come sembra sospettare la Chiesa. C’era una grande passione per la scienza, e il tentativo di soddisfare il desiderio di maternità di donne che, per vari motivi, non riuscivano a soddisfare in modo naturale questo loro legittimo, spesso disperato desiderio… Sia benvenuta dunque la scienza quando ci aiuta a superare un ostacolo naturale, quando ci offre una nuova possibilità. “Fatti non foste a viver come bruti”, ci ricorda il Poeta, “ma per seguir virtute e canoscenza“. Il premio Nobel a Robert Edwards non certifica solo il valore scientifico della sua opera, che del resto nessuno ha messo in dubbio, ma anche il valore etico di una scoperta: la sua tecnica viene sempre più spesso usata in una società che vede allungare i tempi di vita, slittare il momento dell’autonomia economica, ritardare le scelte di maternità. La scoperta di Edwards ha lasciato aperta una possibilità, e quindi ha esteso la libertà di scelta delle donne in materia riproduttiva. Ed è proprio questa libertà di scelta, che le donne debbono a Robert Edwards, che indigna monsignor Carrasco, presidente dell’Accademia per la Vita. È questa libertà di scelta lo scandalo vero, la possibilità per le donne di decidere, di andare oltre il limite loro imposto, in molti casi, dalla natura. Si chiudano dunque i laboratori, dietro ogni scienziato si intravede il Maligno (che del resto ispirò già a suo tempo persino Galileo)”. Decisamente controcorrente rispetto alla quasi totalità dei giornali è il giudizio di Avvenire che, invece, titola: “Vince l’ideologia della provetta”. Osserva Carlo Bellieni: “L’inventore della fecondazione umana in vitro riceverà dunque il premio Nobel 2010 per la medicina. Certamente premiare un ambito di ricerca che suscita cospicui e fondati turbamenti etici significa una netta scelta di campo. E i turbamenti nascono dal fatto che la fecondazione in vitro è fortemente criticata per l’irrefrenabile voglia che genera di mettere le mani in quello che Enzo Tiezzi – uno dei padri dell’ecologismo in Italia – chiamava blue print, il cuore pulsante della vita. E dato che la procreazione in provetta genera inquietudine tra chi si rende conto che la vita di un embrione d’uomo è una vita pienamente umana – quanti embrioni finiscono distrutti o congelati in seguito alle tecniche fecondative? –, sinceramente ci sarebbe piaciuto che il Nobel fosse andato a chi segue ricerche di minor impatto mediatico, spesso emarginate e senza fondi, quali quelle sulle malattie rare o sulla terapia per la sindrome di Down… Che occasione sprecata: non si poteva finalmente dare un Nobel a chi si impegna eroicamente in un campo che non assicura un ritorno economico come quello garantito dalla procreazione artificiale? Assegnazioni di premi come questa sono scelte che fanno riflettere, proprio per lo scarso valore che riconoscono a un tipo di ricerca non da prima pagina e per l’alto valore che invece affermano nella ricerca di tecniche che implicano la morte di embrioni umani. Attenzione tuttavia agli equivoci: non è in questione il progresso scientifico, che va disciplinato ma non certo scoraggiato… Anche perché bisognerebbe ricordare come, in barba alla vulgata che vuole la Chiesa ‘nemica’ della scienza, era stato un prete, l’abate Lazzaro Spallanzani, a scoprire e sperimentare gli accoppiamenti artificiali prima tra rane, poi tra mammiferi. Solo che Spallanzani governava, manipolava e muoveva nella sua ricerca i gameti di cani e rane, e non interferiva con la vita umana; e se si perdeva un embrione non era poi così grave, almeno non come la perdita di un essere umano. Ecco la differenza, che pare essersi perduta nella percezione della nostra cultura impregnata di tecnoscientismo. Chi si scandalizza allora se chiediamo un po’ di prudenza sulla strada della provetta applicata all’uomo? In quest’ambito abbiamo visto di tutto: impianti multipli fino a otto embrioni, magari poi seguiti da aborti selettivi; inseminazione con seme di persone defunte senza un loro esplicito consenso da vivi; figli con una madre biologica e una ‘portatrice’ che poteva essere la zia, o la nonna; embrioni congelati per poi chiamare i genitori a firmare per autorizzarne la morte; compravendita di ovociti; e ancora, le conseguenze delle pesanti stimolazioni ormonali sulle donne, fino ai rischi per i bambini. Può bastare? Non va demonizzato nessuno, ma ci si permetta almeno di chiedere un po’ di sobrietà, realismo e completezza informativa evitando esaltazioni del tutto fuori luogo per un Nobel quantomeno discutibile”.

CORRIERE DELLA SERA

Pag 1 La sua tecnica ci ha resi più liberi di Edoardo Boncinelli

Premio Nobel per la fecondazione in provetta. La Chiesa: “Inaccettabile”

Era ora che assegnassero il Nobel per la Medicina a Bob Edwards. E’ un Nobel strameritato. Chi si stupisce e contesta questa scelta non si rende conto del fatto che Edwards ha dato un contributo fondamentale alla promozione della via de al miglioramento della salute dell’uomo. Affermare, come fa la Pontificia Accademia per la vita, che lo scienziato inglese ha superato un livello etico vuol dire ignorare gli aspetti positivi legati al suo lavoro di scienziato e ricercatore. Chi oggi si scandalizza mette sullo stesso piano un potenziale individuo con un individuo vero e proprio, ignorando che Edwards ha curato un difetto, aiutando, e non danneggiando, milioni di persone. Come è noto i premi Nobel sono dati più facilmente a chi ha fatto un’invenzione o ha escogitato un’applicazione che alle ricerche di carattere teorico. Non si capisce quindi come non si potesse non dare il riconoscimento a Edwards, che ha fatto nascere milioni di bambini a partire dalla prima, Louise Brown. Che cosa ha fatto Edwards? Ha inventato la fecondazione in vitro per venire incontro ai disagi e ai dolori di chi non poteva avere figli per via naturale. Con l’aiuto del ginecologo Patrick Steptoe, ha messo a punto più di vent’anni fa questa tecnica rivoluzionaria, che nelle sue linee essenziali è usata anche oggi: si prendono delle cellule uovo della futura mamma e si fecondano in provetta con gli spermatozoi di chi dovrà essere il padre; si tengono queste cellule di uovo fecondate qualche giorno in provetta e poi si impianta quello che nel frattempo è diventato un piccolo embrione nell’utero della futura mamma. Enorme è stato l’impatto e la risonanza di questa tecnica, che ormai si è affermata in tutto il mondo. Tutti i bambini sono nati perfettamente sani e qualcuno ormai è un adulto. Io ho conosciuto personalmente Edwards, persona simpaticissima, tipico inglese nei modi e nella cultura, ricercatore sempre perfettamente consapevole dei problemi tecnici ed etici della sua rivoluzionaria sperimentazione. Anche all’inizio ci furono critiche e ostilità da varie sedi, la fecondazione avviene in provetta e presenta degli aspetti «non naturali». Ma se si prescinde da questa mancanza di naturalità, non si possono vedere altro che lati positivi e costruttivi della tecnica e dei suoi successivi perfezionamenti. In questa maniera l’uomo si è affrancato sempre di più dai vincoli naturali che concedono salute e fertilità a qualcuno e malattia o infertilità ad altri. La tecnica insomma ci ha reso più liberi.

Pag 2 Nobel al padre della provetta, la condanna del Vaticano di Mario Pappagallo e Gian Guido Vecchi

Il premio a Edwards, pioniere delle fecondazione in vitro. Il genetista Dellapiccola: “E’ accanimento riproduttivo, lo spirito iniziale è stato tradito”

Milano – Trentadue anni fa il ginecologo Patrick Steptoe (morto nel 1988) applicava per la prima volta con successo la tecnica di fecondazione artificiale (Ivf o Fivet) messa a punto dal fisiologo britannico Robert Edwards, oggi 85enne professore emerito dell’università di Cambridge. Il 25 luglio 1978 nasceva Louise Brown, che ieri ha festeggiato il suo «papà» vincitore del Nobel 2010 per la medicina. Non solo lei. Ad oggi, circa 4,3 milioni di bambini nel mondo (oltre 10 mila all’anno in Italia) sono nati grazie alla tecnica di Edwards. Il comitato dei «saggi» del Karolinska, l’istituto svedese che decide i Nobel, ha così motivato: «I suoi lavori hanno reso possibile la cura dell’infertilità, una condizione medica che affligge larga parte dell’umanità, tra cui oltre il 10% delle coppie in tutto il mondo». Edwards ha così vinto il premio di 10 milioni di corone svedesi (oltre un milione di euro). Non gode buona salute, ma dovrebbe essere presente il 10 dicembre a Stoccolma per la cerimonia di premiazione. E di sicuro ribadirà la sua filosofia: «La cosa più importante nella vita è avere un figlio: nulla è più speciale di un bambino». Scienziato «battagliero», nonno di 11 nipoti, scatenò polemiche negli anni ’70, quando cominciò i suoi esperimenti in vitro, ne ha scatenate ieri all’annuncio della scelta degli accademici svedesi. D’altra parte, il padre della prima bambina in provetta ha partecipato direttamente ad altre battaglie importanti, come quella sulle cellule staminali. E ha spesso sollevato forti perplessità di carattere etico. Essere la causa del «mercato degli ovociti», degli embrioni abbandonati che «finiranno per morire» ed anche dello «stato confusionale della procreazione assistita» con «figli nati da nonne o mamme in affitto»: sono le accuse che il presidente della Pontificia Accademia della Vita, monsignor Ignacio Carrasco, muove al neo premio Nobel. Ma subito precisa che sono «considerazioni a titolo personale». E riconosce a Edwards alcuni meriti scientifici, ma non tali da giustificare un Nobel. Continua Carrasco: «Edwards non ha in fondo risolto il problema dell’infertilità. Bisogna aspettare che la ricerca dia un’altra soluzione, anche più economica e quindi più accessibile della fecondazione in vitro». Le dichiarazioni di Carrasco «vanno lette integralmente», subito affermano autorevoli fonti vaticane: «Carrasco ribadisce le forti e motivate perplessità della Chiesa in merito alle tecniche di fecondazione artificiale, ma spiega anche che lo scienziato inglese non è un personaggio che si possa sottovalutare». Lo stesso Carrasco esclude, infine, che l’Accademia di Svezia abbia preso una decisione contro la posizione cattolica: «Edwards non va demonizzato, non credo avesse previsto la commercializzazione degli embrioni. Ma io avrei votato per un altro candidato al Nobel per la medicina. Personalmente avrei scelto McCullock e Till, scopritori delle cellule staminali, o Yamanaka, il primo a creare una cellula pluripotente indotta». Più duro il copresidente dell’Associazione Scienza e Vita, Lucio Romano: «Nobel inaccettabile». Il sottosegretario alla Bioetica, Eugenia Roccella, distingue: «Ciò che è messo in discussione è come sono state usate le tecniche di fecondazione assistita». Per Paolo Ferrero, segretario nazionale della Federazione della Sinistra, invece «ci vuole il più tetro oscurantismo del Vaticano per sollevare dubbi morali su chi ha premiato il diritto alla procreazione, facendo la felicità di milioni di coppie». Felice la senatrice a vita e Nobel nel 1986, Rita Levi Montalcini: «Grazie Edwards». Infine Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale: «Un Nobel che riapre la discussione sulla legge 40».

Città del Vaticano – «Vede, il problema è che viviamo in un mondo nel quale il principio di precauzione viene invocato e applicato ovunque, o-vun-que!, a cominciare dagli ogm che per quanto mi riguarda sono una grandissima cosa. Però quando andiamo a toccare la vita embrionale no, non se ne può parlare, guai, sei oscurantista!». Il professor Bruno Dallapiccola, genetista di fama internazionale e direttore scientifico dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, insiste su un punto: «Io non mi permetto di giudicare ciò che dice la Chiesa, però mi pare evidente che sia anzitutto una posizione di prudenza: ed è bene che qualcuno ci pensi, visto che parliamo di vita».

Rispetto alla fecondazione in vitro, però, più che prudenza dalla Chiesa arriva un no secco. Lei che cosa direbbe a chi la taccia di oscurantismo?

«A parte che la Chiesa ha diritto di parlare come tutti e poi ciascuno, liberamente, si regola come crede, io in tanti anni non mi sono mai sentito bloccato nelle mie ricerche da pareri o veti di sorta. Del resto, prendiamo le ricerche “necessarie” sulle staminali embrionali: nel 2005 le perplessità della Chiesa furono tacciate di antiscientificità e i fatti hanno dimostrato che aveva ragione, ci sono ricerche successive che hanno riprogrammato cellule adulte con caratteristiche embrionali».

Ma dire che l’embrione «ha la dignità propria della persona» non è forse un muro ad ogni ricerca?

«Il concetto di persona è arduo, e io non ne parlerei. Però da medico e ricercatore – non da cattolico – le posso dire che sicuramente è un progetto unico e irripetibile, destinato almeno in potenza a divenire una persona. E di questo ci sono tre evidenze scientifiche: all’osservazione microscopica e all’analisi biologica e genetica. Poi uno può pure sostenere sia – solo un ammasso di cellule, solo che non è vero».

Parlava di prudenza: a cosa si riferisce?

«Premessa: che Edwards abbia inciso sulla storia della medicina, non ci piove. Detto questo, a distanza di decenni possiamo dire che oggi, nelle applicazioni concrete, siamo assai lontani dallo spirito iniziale della ricerca».

In che senso?

«In principio si trattava di superare problemi “meccanici” all’incontro tra ovulo e spermatozoo, ad esempio nel caso delle donne che hanno le tube chiuse. Ma le tecniche si sono sviluppate, il ricorso è aumentato anche con l’abbassamento progressivo della fertilità. E molto spesso tali tecniche sono diventate un abuso e una forma di accanimento riproduttivo».

E perché?

«Perché c’è una pressione commerciale drammatica. D’altra parte, perché ci sono venticinquenni che vanno a fare l’amniocentesi? Se fai un’analisi costi-benefici, è una follia. Allo stesso modo, coppie che non riescono ad avere figli da un anno vengono spinte a provare una tecnica che costa migliaia di euro…». C’è anche un problema di selezione?

“Certo, quando l’embrione sta nell’unico posto dove non deve stare, fuori dall’utero, ce l’hai in mano e ne fai quel che vuoi. Molti, ad esempio, vogliono scegliere il sesso del bimbo: e in vitro nascono più maschi, anche se spontaneamente prevalgono le femmine».

E cosa si dovrebbe fare?

«Un medico deve dare un’informazione onesta e obiettiva, non viziata dalle sue convinzioni o dal commercio. lo non dico alle coppie: guai, commettete un peccato! Però le avverto: non è una passeggiata».

Ci possono essere dei problemi?

«Si: le gravidanze multiple con relativi rischi, le patologie indotte nel bambino in misura superiore alla media, le conseguenze di una eventuale stimolazione alterata… E come un intervento chirurgico: bisogna valutare il rischio. Queste tecniche meriterebbero una condivisione di controlli e di consensi informati. E un sano principio di precauzione».

 LA REPUBBLICA:

Pag 1 L’ultimo anatema sulla scienza maligna di Miriam Mafai

 Si chiudano dunque i laboratori. Dietro ogni scienziato chino sulle sue provette è riconoscibile il Maligno. In particolare quando lo scienziato si permetta di indagare su quello che per millenni è stato un mistero imperscrutabile, il mistero della procreazione. Questo era e resta il giudizio della Santa Sede. Questo è il giudizio della Santa Sede anche nel momento in cui a Robert Edwards viene conferito il premio Nobel per la medicina. Ma, se la Santa Sede protesta, centinaia di migliaia di donne saluteranno con soddisfazione questo riconoscimento al medico che ha regalato loro la gioia della maternità. Robert Edwards è infatti lo scienziato inglese che, nel 1978, dopo un lungo periodo di ricerca e di tentativi, è riuscito, per la prima volta a far incontrare in provetta uno spermatozoo e un ovulo. Da quell’incontro nasceva Louise Brown. Oggi Louise è una giovane donna, sana e felice, che ha dato vita, in modo naturale, ai suoi bambini. E in tutto il mondo, grazie al lavoro di Edwards vivono, sani e felici, centinaia di migliaia di bambini “figli della provetta”. Dietro Robert Edwards non c’era il demonio, come sembra sospettare la Chiesa. C’era una grande passione per la scienza, e il tentativo di soddisfare il desiderio di maternità di donne che, per vari motivi, non riuscivano a soddisfare in modo naturale questo loro legittimo, spesso disperato desiderio. Da allora ad oggi centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo hanno provato la gioia di stringere tra le braccia un neonato, di cullarlo, di allattarlo, di crescerlo. La gioia di essere madri, che per qualche motivo era stato loro negato. Non sempre la natura è benigna. Lo sappiamo. Sia benvenuta dunque la scienza quando ci aiuta a superare un ostacolo naturale, quando ci offre una nuova possibilità. “Fatti non foste a viver come bruti”, ci ricorda il Poeta, “ma per seguir virtute e canoscenza“. Il premio Nobel a Robert Edwards non certifica solo il valore scientifico della sua opera, che del resto nessuno ha messo in dubbio, ma anche il valore etico di una scoperta: la sua tecnica viene sempre più spesso usata in una società che vede allungare i tempi di vita, slittare il momento dell’autonomia economica, ritardare le scelte di maternità. La scoperta di Edwards ha lasciato aperta una possibilità, e quindi ha esteso la libertà di scelta delle donne in materia riproduttiva. Ed è proprio questa libertà di scelta, che le donne debbono a Robert Edwards, che indigna monsignor Carrasco, presidente dell’Accademia per la Vita. È questa libertà di scelta lo scandalo vero, la possibilità per le donne di decidere, di andare oltre il limite loro imposto, in molti casi, dalla natura. Si chiudano dunque i laboratori, dietro ogni scienziato si intravede il Maligno (che del resto ispirò già a suo tempo persino Galileo). 

 

Pag 1 Tra Chiesa e scienziati un conflitto di venti secoli di Gianfranco Zizola

Pio XII condannò per quattro volte la fecondazione artificiale, anche col seme del marito. Ma il no di fronte alla speranza di tante coppie crea disagio anche ai credenti

 “Io vi supplico, Padri. Non facciamo un nuovo processo di Galileo. Uno basta alla storia”. La voce del primate del Belgio cardinale Leo Joseph Suenens risuonava più grave nell’aula del Concilio, in quel 30 ottobre 1964, mentre invocava un riequilibrio della dottrina cattolica tradizionale sull’amore umano, il matrimonio e la famiglia. E l’argomento principale su cui la sua proposta si fondava era che il progresso scientifico contribuiva a mettere in valore aspetti dell’amore umano: “Ai tempi di Aristotele e Sant’Agostino noi non avevamo la stessa conoscenza delle leggi naturali. Oggi capiamo meglio la finalità dell’unione coniugale. Si ha una concezione più giusta dell’unione tra anima e corpo”. Il monito lanciato allora alla Chiesa è tornato a rimbalzare successivamente. Il ritardo a recepire i risultati delle ricerche della psicanalisi è uno dei nuovi incidenti galileiani che ha portato il Vaticano, solo tre anni fa, a emarginare l’intervento sistematico della psicanalisi nella formazione e selezione dei candidati al sacerdozio: un’esclusione che è stata ripensata solo sotto la bufera della pedofilia del clero. Ma è principalmente sui grandi nodi di ogni esistenza umana, rappresentati dalla vita nei suoi primi e nei suoi ultimi momenti, che le relazioni tra Chiesa e mondo scientifico hanno conosciuto negli ultimi decenni fasi di malessere, talora di esplicito conflitto. Un cattolico di fede tradizionale, anzi neo-tomista come il filosofo Pietro Prini, non esitava anzi a denunciare “uno scisma sommerso” nella Chiesa, ormai incapace – diceva – di far comprendere i suoi dogmi ad una cultura lavorata strutturalmente dalla scienza moderna. I fronti critici citati sono il mito creazionista e quello del peccato originale, la condanna del piacere sessuale, la riproduzione di pretese dottrinarie fondate sull’essenzialismo religioso, tendenzialmente negatore della dimensione storica e della struttura relazionale dell’embrione umano, e pertanto lanciato sulla retorica fumosa e scomposta della denuncia di “olocausti in provetta” o di “deliri del ventre”. D’altra parte anche ai tempi dell’enciclica “Humanae vitae” con la quale Paolo VI proibiva nel 1968 il ricorso alla “pillola” antifecondativa, l’argomento chiave della posizione della Chiesa si fondava sulla ripresa della categoria della “legge naturale” per giustificare il rifiuto della strumentalizzazione della persona umana e per difendere la causa del valore della vita. Pio XII aveva condannato quattro volte tutte le inseminazioni artificiali, compresa quella fatta col seme del marito. Da allora si è verificata un’evoluzione e anche la dottrina morale ufficiale della Chiesa ha finito per ammettere che l’inseminazione artificiale da parte del marito non ponga alcun problema etico. Nel 1978 Giovanni Paolo I si congratulò con la signora Leslie Brown per aver dato alla luce il primo bambino fecondato in vitro. Successivamente le posizioni ecclesiastiche divennero più caute. Nell’aprile 1984 “L’Osservatore romano” intervenne duramente commentando la nascita di Zoe, una bimba australiana nata mediante fecondazione in vitro e conservata allo stadio di embrione mediante congelamento. I bambini in provetta, ottenuti per congelamento o meno – dichiarava il giornale vaticano – non sono ammessi dalla morale cattolica. Il prelievo degli ovuli e la loro eventuale distruzione, nel caso in cui la fecondazione non fosse coronata da successo, sollevano gravi problemi morali. Il motivo di fondo del dissenso della Chiesa – a parte le questioni della dispersione degli embrioni o alla produzione di embrioni soprannumerari – è dato dal fatto che il bambino non è generato mediante l’incontro sessuale tra uomo e donna ma è “fabbricato” mediante la bio-tecnologia. Tuttavia, sono numerosi i teologi cattolici che si distanziano dalle posizioni tradizionali del magistero sulla questione dell’inizio della vita. Anche adottando la concezione scientificamente più restrittiva, per la quale una persona ha inizio a 6-7 giorni dal concepimento, la conclusione cui si arriva è che la persona non sussiste ancora all’atto della fecondazione, ciò che rende improponibili le teorie pre-scientifiche di Sant’Agostino e di San Tommaso d’Aquino. Si tratta di certezze favorite dalla scoperta del Dna, dati analoghi al concetto di “morte cerebrale” per il quale si considera che la cessazione di ogni attività del cervello coincida con la fine della persona. “Non si vede – commenta il teologo cattolico Giannino Piana – perché un criterio scientifico possa essere utilizzato per affermare che la vita non esiste più e un analogo criterio, altrettanto scientificamente sicuro, non possa invece venire assunto per affermare che la persona non c’è ancora”. Disagi anche più forti per l’atteggiamento negativo della Chiesa su ogni forma di “procreazione medicalmente assistita”, fosse anche omologa, che pure apre alle coppie spiragli di speranza altrimenti preclusi. La Chiesa sembra influenzata dal timore che si ceda all’euforia tecnologica, a un neo-scientismo che si farebbe totalitario, ma a sua volta dà motivo talora di restringere i suoi responsi entro categorie giuridiciste e persino materiali del significato della persona, della vita e della morte, rinunciando a liberare visioni capaci di storicizzare l’evento fondante della fede cristiana, cioè la Resurrezione di Cristo dal regno dei morti. Le sue messe in guardia dinanzi alle prodezze della biologia risentono del terrore verso sperimentazioni pericolose sugli embrioni umani, fino alla clonazione terapeutica o all’eutanasia deliberata. Le varie forme di manipolazione rese possibili dalle nuove bio-tecnologie hanno spinto il papato negli ultimi decenni a lanciare l’allarme sulle derive faustiane della modernità, sulle false audacie liberatrici e sulla mercificazione dei progressi scientifici: secondo le dottrine di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI (autore quest’ultimo di un rilancio della “legge naturale”) non si può arricchire la conoscenza del feto nel ventre della madre, discernere la sua singolarità misteriosa, e nello stesso tempo trattarlo come un organo sprovvisto dei diritti propri di un essere umani, tanto più in ragione della sua debolezza. Allo stesso modo si rifiutano di passare sotto silenzio la tendenza a gestire gli ultimi istanti dell’esistenza in funzione delle convenienze immediate. Per cui il ricorso alla “legge naturale” funziona come antidoto (virtualmente universale) ad una progressiva riduzione tecnica dell’uomo: tesi sostenuta dai pontefici recenti, ma convalidata anche da Jurgen Habermas, secondo il quale l’idea di “natura” fonda il limite etico da istituire agli interventi illimitati della scienza sul patrimonio biologico umano.

AVVENIRE

Pag 2 Le mani sulla vita. E ti danno pure il Nobel di Carlo Bellieni

Il premio al padre di una tecnica inventata per gli animali

 L’inventore della fecondazione umana in vitro, l’inglese Robert Edwards, riceverà dunque il premio Nobel 2010 per la medicina. Certamente premiare un ambito di ricerca che suscita cospicui e fondati turbamenti etici significa una netta scelta di campo. E i turbamenti nascono dal fatto che la fecondazione in vitro è fortemente criticata per l’irrefrenabile voglia che genera di mettere le mani in quello che il compianto Enzo Tiezzi – uno dei padri dell’ecologismo in Italia – chiamava blue print, il cuore pulsante della vita. E dato che la procreazione in provetta genera inquietudine tra chi si rende conto che la vita di un embrione d’uomo è una vita pienamente umana – quanti embrioni finiscono distrutti o congelati in seguito alle tecniche fecondative? –, sinceramente ci sarebbe piaciuto che il Nobel fosse andato a chi segue ricerche di minor impatto mediatico, spesso emarginate e senza fondi, quali quelle sulle malattie rare, o sulla terapia per la sindrome di Down, che rara non sarebbe se non fosse che invece di cercare di curarla la società occidentale ha risolto culturalmente il problema cessando di scandalizzarsi per l’aborto selettivo dei bimbi segnati dalla trisomia. Non ci sembra infatti che all’industria della provetta scarseggino i fondi, mentre scarseggiano terribilmente quelli per la cura delle malattie ‘orfane’. Che occasione sprecata: non si poteva finalmente dare un Nobel a chi si impegna eroicamente in un campo che non assicura un ritorno economico come quello garantito dalla procreazione artificiale? Assegnazioni di premi come questa sono scelte che fanno riflettere, proprio per lo scarso valore che riconoscono a un tipo di ricerca non da prima pagina e per l’alto valore che invece affermano nella ricerca di tecniche che implicano la morte di embrioni umani. Attenzione tuttavia agli equivoci: non è in questione il progresso scientifico, che va disciplinato ma non certo scoraggiato. Qui si vuole dir chiaro che la fecondazione in vitro era stata inventata ben prima di Edwards, ma questo nessuno ha interesse a raccontarlo nell’ansia di lodare il ‘coraggio’ dell’Accademia di Stoccolma. Anche perché bisognerebbe ricordare come, in barba alla vulgata che vuole la Chiesa ‘nemica’ della scienza, era stato un prete, l’abate Lazzaro Spallanzani, a scoprire e sperimentare gli accoppiamenti artificiali prima tra rane, poi tra mammiferi. Solo che Spallanzani governava, manipolava e muoveva nella sua ricerca i gameti di cani e rane, e non interferiva con la vita umana; e se si perdeva un embrione non era poi così grave, almeno non come la perdita di un essere umano. Ecco la differenza, che pare essersi perduta nella percezione della nostra cultura impregnata di tecnoscientismo. Chi si scandalizza allora se chiediamo un po’ di prudenza sulla strada della provetta applicata all’uomo? In quest’ambito abbiamo visto di tutto: impianti multipli fino a otto embrioni, magari poi seguiti da aborti selettivi; inseminazione con seme di persone defunte senza un loro esplicito consenso da vivi; figli con una madre biologica e una ‘portatrice’ che poteva essere la zia, o la nonna; embrioni congelati per poi chiamare i genitori a firmare per autorizzarne la morte; compravendita di ovociti; e ancora, le conseguenze delle pesanti stimolazioni ormonali sulle donne, fino ai rischi per i bambini. Può bastare? Non va demonizzato nessuno, ma ci si permetta almeno di chiedere un po’ di sobrietà, realismo e completezza informativa evitando esaltazioni del tutto fuori luogo per un Nobel quantomeno discutibile.

Pag 23 Nobel alla provetta: vince l’ideologia di Andrea Galli

Assegnato il premio per la medicina all’inglese Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro. Carrasco: “Scelta discutibile”

 

La storia della fecondazione in vitro ha inizio con una lettera pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet nell’agosto 1978, firmata da Robert Edwards e Patrick Steptoe. Dove i due ricercatori britannici annunciavano la nascita di Louise Brown, primo essere umano concepito in «provetta da un ovocita aspirato in laparoscopia il 1° novembre 1977, in un ciclo ovulatorio spontaneo, in una donna sterile per occlusione bilaterale delle tube». Per quel passo, che inaugurava anche l’irruzione della tecnoscienza nel cuore della generazione umana, a Edwards è stato assegnato il Nobel per la medicina (il collega Steptoe è morto nel 1988), come annunciato ieri dall’Assemblea del Nobel del Karolinska Institutet di Stoccolma. Una premiazione a scoppio ritardato, per quanto non la prima, se si tiene presente che Alfred Nobel aveva pensato l’omonimo riconoscimento come un sostegno ai responsabili di significativi avanzamenti della scienza e della cultura, perché potessero continuare il proprio lavoro senza assilli economici, non come semplice alloro a fine carriera. E quello che Edwards poteva dare alla scienza lo ha certamente già dato, essendo 85enne e in gravi condizioni di salute. Il tutto suona insomma come un messaggio ideologico all’opinione pubblica, quasi una consacrazione della provetta fin tanto che il suo padre scientifico è ancora in vita. Ma tant’è. Nato a Manchester, laureatosi in agraria e specializzatosi in genetica animale, Edwards iniziò la carriera accademica nel 1955 a Cambridge. In quegli anni alcuni scienziati avevano dimostrato che cellule uovo di conigli potevano essere fecondate in provetta. Il giovane genetista decise di studiare se metodi simili potevano essere usati anche con gli esseri umani. Con una serie di esperimenti fece importanti scoperte per quanto riguarda la fisiologia della riproduzione: come maturano gli ovuli, come differenti ormoni ne regolano il ciclo vitale e quando sono pronti per essere fecondati. Nel 1969 Edwards contattò il ginecologo Patrick Steptoe, pioniere della laparoscopia, tecnica per rimuovere gli ovuli dalle ovaie. Insieme misero in coltura ovociti umani e, aggiungendovi seme maschile, ottennero un embrione umano. Nonostante i risultati promettenti, il britannico Medical Research Council decise però di non finanziare il progetto, che andò avanti grazie a una donazione privata. Fino a quando, nel 1978, ai due ricercatori si rivolsero Lesley e John Brown, una coppia che da 9 anni tentava invano di avere un figlio. Partito coi conigli Edwards chiuse il cerchio e fece venire alla luce una bambina, dando il via a quella che oggi è diventata a tutti gli effetti una nuova branca della me­dicina, un business mondiale di enormi proporzioni e uno dei principali terreni di conflitto della bioetica contemporanea. «L’avanzamento del sapere può avvenire anche violando valori etici fondamentali – commenta a caldo la notizia del Nobel Francesco D’Agostino, ordinario di Filosofia del Diritto a Tor Vergata e già presidente del Comitato nazionale di bioetica – così come nell’investigazione di un delitto si può ottenere una confessione attraverso la tortura. Otteniamo la verità, certo, ma a che prezzo? Il problema è qui: per alcuni la violazione delle norme morali è giustificata dal valore che si ottiene, per altri no». Continua D’Agostino: «Qui non si tratta di discutere l’abilità di Edwards, la motivazione strettamente tecnica del premio non è sindacabile, ma quello che dovrebbe essere sindacabile è che non ogni esito può essere avallato indipendentemente dal metodo con cui è stato ottenuto. Si ripete spesso che un grande scrittore come Borges non ha mai avuto il Nobel perché troppo di destra: vero o no, di fatto l’accademia svedese ha sempre tenuto presente il retroterra delle personalità da premiare e le loro, diciamo così, metodologie. Non è stato così, evidentemente, nel caso di Edwards, dove il Nobel avalla una medicina priva di sensibilità etica. Viene poi da pensare alla considerazione data, nell’ambito della medicina, alla fecondazione in vitro rispetto ad altri campi: non mi risulta, per esempio, che a Christiaan Barnard, autore del primo e rivoluzionario trapianto di cuore, abbiano mai dato il Nobel». Perplessità sono state espresse anche da esponenti vaticani. «Personalmente avrei votato altri candidati come McCullock e Till, scopritori delle cellule staminali, oppure Yamanaka, il primo a creare una cellula pluripotente indotta (iPS)» ha commentato monsignor Ignacio Carrasco de Paula, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Sullo scienziato britannico – «non un personaggio che si possa sottovalutare » – gravano responsabilità oggettive: «Senza Edwards non ci sarebbe il mercato di ovociti; senza Edwards non ci sarebbero congelatori pieni di embrioni in attesa di essere trasferiti in utero o, più probabilmente, di essere usati per la ricerca oppure di morire abbandonati e dimenticati da tutti». Un bilancio che per il presule si può sintetizzare così: «Edwards inaugurò una casa, ma aprì la porta sbagliata dal momento che puntò tutto sulla fecondazione in vitro e consentì implicitamente il ricorso a donazioni e a compravendite che coinvolgono esseri umani. Così non ha modificato minimamente né il quadro patologico né il quadro epidemiologico dell’infertilità. La soluzione a questo grave problema verrà da un’altra strada meno costosa e ormai in avanzato corso di costruzione ».

 

Sarebbero circa quattro milioni i bimbi nati in provetta dal 1978 a oggi, scrive il comunicato stampa dell’Assemblea svedese per il Nobel, annunciando il riconoscimento a Robert Edwards. Anche Rita Levi Montalcini , con una nota diffusa dall’Accademia dei Lincei, ha giubilato: «Milioni di bambini sono venuti al mondo da quando è stata messa a punto la tecnica della fecondazione artificiale studiata dal professor Robert Edwards… Grazie a questa tecnica è oggi possibile superare il grave problema della sterilità che colpisce un considerevole numero di coppie». Roberto Colombo, docente di Neurobiologia e Genetica all’Università Cattolica, ha fatto presente il rovescio della medaglia, ovvero «il numero ancor più grande di vite umane individuali, allo stadio di sviluppo embrionale, che sono state interrotte dalle condizioni sperimentali della loro coltura in vitro, dalla selezione operata su di esse, e dal mancato impianto in utero». E a chi ieri cavalcava la notizia del Nobel per chiedere una revisione della legge 40 sulla fecondazione assistita – il medico e senatore pd Ignazio Marino, il bioeticista Maurizio Mori, il ginecologo Carlo Flamigni tra gli altri – Vincenzo Saraceni, presidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci), ha ricordato che «dal punto di vista etico, la legge 40 è un provvedimento positivo, costruito con un ampio consenso parlamentare». Anche per il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, «la legge 40 è una buona legge, che ha dimostrato di funzionare bene. Ha consentito a migliaia di bambini di nascere, e tiene conto di tutti i diritti in gioco». La fecondazione assistita, ha spiegato sempre Roccella, «ha portato a una serie di ricadute negative: compravendita di ovociti, embrioni crioconservati, embrioni distrutti, alterazione profonda della genitorialità. L’invenzione di Edwards ha portato alla nascita della questione antropologica, lo spostamento della genitorialità in laboratorio». E «sulle ricadute negative», Lucio Romano, copresidente di Scienza & Vita, ha voluto specificare: «Pensiamo al congelamento degli embrioni e alla diagnosi genetica preimpianto, che comportano la soppressione di vite umane, selezionando gli embrioni ritenuti più idonei al trasferimento ed escludendo quelli non ‘di qualità’». Tranchant Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita: «Suscita profondo dolore l’assegnazione del premio Nobel per la scienza al professor Edwards perchè non tiene conto delle centinaia di milioni di esseri umani allo stato embrionale – figli – di cui proprio la fecondazione in vitro ha causato deliberatamente la morte in tutto il mondo… Il ricordo dei bambini nati con questa tecnica e il riconoscimento di valore del desiderio di maternità non possono nascondere la selezione dei figli, il loro deposito in frigoriferi a 196 gradi sotto zero in attesa della morte, la loro sottoposizione a sperimentazioni di ogni tipo, il tradimento della razionalità avvenuto quando, per nascondere il terribile segno di morte che grava su questa metodica, si è inventato il concetto di pre­embrione, per negare la dignità umana con una espressione verbale al concepito nei primi 14 giorni di vita».

Nobel per la Medicina assegnato al biologo ed embriologo britannico Robert Edwards. Pro e contro (della Chiesa)ultima modifica: 2010-10-05T15:53:25+02:00da borgosotto
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