Sarah e la nuova evangelizzazione

di Giorgio Bernardelli | 13 ottobre 2010 http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=158

Che cosa può volere dire portare una parola evangelica dentro il “deserto interiore” che il dramma su cui si indugia da giorni ha portato allo scoperto?

Ieri è stato presentato in Vaticano il motu proprio Ubicumque et Semper, con cui il Papa ha istituito il nuovo Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Metto subito le mani avanti: non sono tra i perplessi rispetto a questo nuovo dicastero vaticano. Spero davvero che non sia l’ennesimo convegnificio e ci aiuti a mettere a fuoco quella che è la sfida vera di oggi: non partire lancia in resta per reclutare nuovi atei devoti fedeli alle nostre battaglie, ma riannunciare che il Vangelo di Gesù ha una parola di speranza per l’uomo di oggi.

C’è un passaggio che mi ha colpito in maniera particolare nel testo del Papa presentato ieri. Analizzando il fenomeno della secolarizzazione Benedetto scrive che se “da un lato l’umanità ha conosciuto innegabili benefici da tali trasformazioni e la Chiesa ha ricevuto ulteriori stimoli per rendere ragione della speranza che porta” (detto per inciso: è bello che il Papa lo ricordi a chi sta sempre lì a rimpiangere il passato…), dall’altro la perdita del sacro ha portato a “porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell’uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale”. “Ben presto – conclude il Papa questo passaggio – ci si è resi conto del deserto interiore che nasce là dove l’uomo si trova privo di ciò che costituisce il fondamento di tutte le cose”.

Mi è venuto spontaneo collegare il riferimento al “deserto interiore” al dramma che ha visto in queste ore al centro del circo mediatico la morte della giovane Sarah. Ho pensato allo share da capogiro del programma della Sciarelli, alle moviole dei tg sulle interviste rilasciate dallo zio assassino, ai talk show che ancora in queste ore si contendono in studio i protagonisti di questa tristissima vicenda. E alle frasi fatte o a quella retorica tanto teatrale quanto sopra le righe che puntuale viene a galla in queste circostanze. Non credo sia solo sciacallaggio. Penso che sia – appunto – lo specchio di questo “deserto interiore”. Di fronte al male indugiamo sui dettagli perché non sappiamo più rispondere alle domande vere.

E allora mi viene da dire: va bene, rilanciamo su questa sfida della nuova evangelizzazione. Però osiamo davvero, non facciamo solo della teoria. Proviamo a interrogarci su che cosa vuol dire portare il volto di Gesù Cristo dentro a questo villaggio globale che non sa più distinguere tra partecipazione al dolore e morbosità. Proviamo ad aiutare la gente concreta a trovare nel Vangelo le parole che non ha più. Ma soprattutto ricominciamo a cercare queste risposte nelle nostre comunità; perché la nuova evangelizzazione non è per battitori liberi o maghi degli effetti speciali che bucano lo schermo. E’ per discepoli capaci di intercettare nella città secolarizzata la domanda rivolta a Gesù: “Maestro, dove abiti?”. Anche nel “deserto interiore” affiora più di quanto sembri. Non è che a scarseggiare, invece, sono i luoghi dove il Vangelo si può “vedere”?

Sarah e la nuova evangelizzazioneultima modifica: 2010-10-13T11:18:31+02:00da borgosotto
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