Vade retro Berlusconi

di Marco Damilano, L’ESPRESSO di giovedì 21 ottobre 2010

La Chiesa si interroga sul dopo Silvio. E cerca nuovi referenti. Con un occhio alla possibile intesa Pd – Udc – Rutelli  

Settimana Sociale dei Cattolici italiani

Per mesi si sono frequentati tra i corridoi di marmo dell’università Gregoriana, nell’auditorium della Cei in via Aurelia e nella sede dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, Palazzo Altieri in piazza del Gesù, indirizzo altamente evocativo dato che da lì la Dc per mezzo secolo ha fatto il bello e il cattivo tempo. Vescovi, esponenti dell’associazionismo bianco e politici di tutti gli schieramenti. Incontri preparatori, li definiscono in gergo curiale, in vista della Settimana sociale della Chiesa italiana, gli stati generali del mondo cattolico inaugurati giovedì 14 ottobre a Reggio Calabria dal discorso del presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco. Ma l’ambizione è molto più vasta: voltare pagina. Chiudere una lunga stagione e iniziarne una nuova. «Un’agenda di speranza per il Paese», si intitola il documento di 30 pagine distribuito a oltre mille delegati di tutte le diocesi. La speranza dei cattolici di tornare a calcare da protagonisti, e non più solo da comprimari, la scena politica. Il sogno di aprire una fase nuova, simile a quella post-fascista, quando dopo lunga attesa i cattolici approdarono alla guida del Paese. L’agenda di un’Italia senza il Cavaliere. Oltre Berlusconi, dopo Berlusconi. Un’agenda in cinque punti: intraprendere, educare, includere le nuove presenze, slegare la mobilità sociale, completare la transizione istituzionale. Il manifesto della Chiesa italiana per il post-berlusconismo, alternativo ai cinque punti su cui il premier ha chiesto la fiducia alle Camere. Con qualche sorpresa.

I “principi non negoziabili”, per esempio, sbandierati per anni dalla gerarchia ecclesiastica come unico criterio di giudizio elettorale per i politici, la difesa della vita, la difesa della famiglia, la scuola cattolica, arrivano in fondo al documento, nella penultima pagina. Le priorità sono altre: lavoro e fisco, educazione, immigrazione. La novità più grande è nell’ultimo punto, il più politico, le riforme. «Serve qualcosa di più di una buona manutenzione istituzionale. Va completata la transizione istituzionale», si legge nel testo. E la soluzione indicata, una volta tanto, non lascia dubbi: «L’incertezza scaturisce dal mancato completamento del modello competitivo che rafforza i ruoli del governo, dell’opposizione e dell’elettore. Bisogna consentire in modo pieno e trasparente agli elettori di scegliere leader e partito (o coalizione) di governo prima del voto, per un chiaro giudizio dei governati sui governanti». Un bel cambio di rotta. Il bipolarismo all’italiana agonizza, il Pdl non c’è più, dopo Fini lo ammette anche Berlusconi, il Pd vagheggia alleanze da Casini e Vendola, nelle aule parlamentari proliferano le compagnie di ventura, spesso formate da un singolo condottiero. Ma dalla Cei invece, e proprio in questo momento, giunge una benedizione piena perla competizione a due tra gli schieramenti, uno vince l’altro perde. Grande centro addio? E’ stop al modello tedesco, ai terzi poli, al sogno di Casini di fare da ago della bilancia tra Pdl e Pd? «La democrazia competitiva è come la Champions League: la finale si gioca in due, al torneo ci si può iscrivere in quindici o in cinquanta. L’importante è che alla fine si sappia chi ha deciso cosa, come avviene a livello amministrativo con i sindaci» ,risponde il sociologo Luca Diotallevi, vicepresidente del comitato organizzatore della Settimana sociale. Cinquantenne, umbro di Foligno, cresciuto nella Fuci, è l’ideologo del nuovo corso della Cei modello Bagnasco: riaprire le porte alla politica. Oddio, fa notare Diotallevi, non che i cattolici abbiano mai smesso di contare: «Da quando c’è il bipolarismo alle elezioni due volte ha vinto il centrodestra, due volte il centrosinistra, in tutti i casi, lo dimostrano le ricerche di D’Alimonte e Mannheimer, i cattolici praticanti sono stati decisivi. Ma ora, dicono il papa e il cardinal Bagnasco, di fronte a problemi nuovi serve una generazione politica nuova. Una generazione, attenzione: non solo né innanzi tutto schieramenti o partiti nuovi». Voltare pagina, appunto: nella Seconda Repubblica, il rapporto tra Chiesa e la politica è stato ispirato dalla dottrina Ruini, il cardinale-presidente della Cei, sottile stratega, “un segretario mancato”, sospiravano i notabili dc. Senza più lo Scudocrociato a fare da mediazione tutto era affidato alla capacità di relazione del cardinale. Così, nelle precedenti settimane sociali, i politici erano stati messi al bando, spettatori senza diritto di parola. E nell’edizione del 1999 di Napoli, a fare da primattore al teatro San Carlo era stato chiamato il governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio, campione della finanza bianca, il modello di politico cristiano secondo Ruini: un tecnico benedetto direttamente dalla gerarchia. A Reggio Calabria, al posto di Fazio, c’è un altro influente banchiere cattolico, Ettore Gotti Tedeschi, il presidente dello Ior. Ma per la prima volta da un decennio i politici sono stati chiamati a intervenire: possono iscriversi ai gruppi di lavoro, affidati a relatori bipartisan (il gruppo sulla politica coordinato dall’ex deputata Ppi Lucia Fronza Crepax e da Luca Antonini, uomo della Compagnia delle Opere, stretto collaboratore del ministro Roberto Calderoli) e addirittura parlare. I parlamentari che hanno aderito sono quasi 30, gli stessi che hanno partecipato agli incontri preparatori. A sorpresa, sono in gran parte Pd (tra loro Pierluigi Castagnetti, Lucio D’Ubaldo, Maria Pia Garavaglia, Francesco Sanna, Albertina Soliani, Letizia De Torre, Luigi Bobba, Stefano Ceccanti e Giorgio Tonini) e Udc (Savino Pezzotta, Luisa Santolini, Luca Volontè, Paola Binetti, Enzo Carra, Rocco Buttiglione). Il Pdl ha spedito negli incontri il sottosegretario Eugenia Roccella, già portavoce del Family Day, ultima mobilitazione di piazza dell’era ruiniana. Risultato modesto per il partito berlusconiano che rivendica di essere il più votato dai cattolici. Non solo: in vista della Settimana sociale il Pd ha organizzato una giornata di studio, c’erano Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Enrico Letta e tutto lo stato maggiore di largo del Nazareno. Gli ambasciatori della Cei Diotallevi e Edoardo Patriarca hanno poi accettato gli inviti di Udc, Italia dei Valori, Alleanza per l’Italia. E il cen-trodestra? Unico contatto con la Lega, una lunga intervista di Diotallevi sulla “Padania”. Con il governo Berlusconi c’è il rapporto con il ministro Maurizio Sacconi, sempre più interessato a diventare punto di riferimento per il mondo cattolico. Non solo per le questioni del lavoro, su cui il legame con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, neocatecumenale, è solidissimo, ma anche sulla bioetica. Ma con il partito del premier, il Pdl, non c’è stato nessun contatto diretto, né formale né informale. Zero. Una situazione che fotografa la freddezza tra la Cei e il governo Berlusconi che va avanti dal caso Boffo. Testimoniata di recente dalla reprimenda di “Avvenire” e “Osservatore romano” dopo la barzelletta con bestemmia incorporata del Cavaliere e dalle frasi di Bagnasco all’ultimo consiglio della Cei, mai così dure con il premier: «Il contegno è indivisibile dal ruolo: quando si ha responsabilità si può essere penetranti senza sfiorare il sopruso. Fa malinconia l’illusione di risultare spiritosi quando a patire le conseguenze è il costume generale». E non basta il Piano Vita annunciato da Berlusconi, un pacchetto di provvedimenti sulla bioetica, per recuperare l’idillio degli anni passati tra palazzo Chigi e gerarchia. C’è chi dice che dopo Reggio Calabria il distacco dei vescovi da Berlusconi procederà più spedito. Magari con un occhio di riguardo a un nuovo centrosinistra, fondato sull’alleanza tra l’Udc di Casini, Rutelli e il Pd con l’aggiunta di Luca Cordero di Montezemolo (interlocutore fisso del rettore dell’Università Cattolica Lorenzo Ornaghi, uomo forte della galassia bianca, relatore alla Settimana sociale): un disegno che alla Cei giudicano più realistico di un fantomatico Terzo polo che oltre tutto dovrebbe agganciare il partito di Fini, considerato inaffidabile e “lai cista” per le sue posizioni su testamento biologico e coppie di fatto. E c’è chi invece consiglia di non trascurare il colpo di coda di Ruini che lavora al progetto opposto: riportare Casini nel centrodestra, per moderare gli estremismi del Cavaliere. «C’è una parte della Chiesa che si sente ricattata da Berlusconi. Il manganello mediatico è stato usato anche contro di noi: prima con Boffo, poi con le inchieste della stampa berlusconiana sui preti gay», confida un monsignore vaticano. «Una parte delle gerarchia considera Bagnasco volenteroso ma troppo vulnerabile, sente la nostalgia di un leader forte come Ruini che garantiva prestigio, protezione e potere». Una capacità di influenza ancora integra: vedi l’inattesa nomina del vescovo Cesare Nosiglia, ruiniano di ferro, alla diocesi di Torino, con diritto alla porpora cardinalizia in tempi brevi. Una casella che cambia i rapporti di forza nella gerarchia ecclesiastica. Il vecchio che non muore, il nuovo che fatica a nascere, anche nella Chiesa funziona così. Come nell’estenuante transizione della politica italiana.

Vade retro Berlusconiultima modifica: 2010-10-15T15:46:25+02:00da borgosotto
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