Ventiquattro nuovi cardinali su misura del papa

di Sandro Magister, WWW.CHIESA.ESPRESSONLINE.IT

Koch, Ravasi, Burke, Amato, Ranjith… tutti molto in linea con Benedetto XVI. Che ad onore della grande musica sacra dà la porpora anche al maestro Bartolucci. Con un pensiero segreto, forse, per il fratello Georg- 

La vigilia della domenica di Cristo Re, fine dell’anno liturgico, la Chiesa cattolica avrà 24 nuovi cardinali. Ne ha annunciato i nomi Benedetto XVI al termine dell’udienza generale di mercoledì 20 ottobre, in piazza San Pietro. Si tratta di nomine in larga misura previste, alcune praticamente obbligate, come ha mostrato sul quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire” uno dei più acuti analisti di cose vaticane, Gianni Cardinale, nei due commenti riprodotti più sotto. Ma in alcune delle nomine annunciate compaiono anche dei tratti originali, propri dell’attuale pontefice. Il primo è la volontà di Benedetto XVI di mantenere il numero dei cardinali elettori, quelli che hanno diritto di voto in conclave, sotto il tetto dei 120. Con la conseguenza di restringere il numero dei pretendenti e beneficiari della porpora. Ad esempio, è caduta in disuso la pratica di elevare al cardinalato i nunzi delle sedi più prestigiose: Parigi, Vienna. Lisbona, Madrid, Berlino, Washington.

Un secondo tratto tipico dell’attuale pontificato è la regola di non far cardinale l’arcivescovo di una diocesi il cui predecessore sia in vita e abbia meno di 80 anni. Questa regola non scritta è stata adottata per la prima volta nel concistoro del 2007, con una sola eccezione relativa all’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, insignito della porpora nonostante il suo predecessore Tarcisio Bertone, divenuto segretario di stato vaticano, avesse all’epoca 73 anni. Questa volta, di eccezioni non ve ne sono state. E così, per quanto riguarda l’Italia, sono rimasti senza la porpora gli arcivescovi di Firenze, Giuseppe Betori, e di Torino, Cesare Nosiglia, due città che assieme a Milano, Venezia, Bologna, Genova, Napoli e Palermo (più Roma col vicario del papa) sono per tradizione rette da cardinali. Un terzo elemento di novità del prossimo concistoro, che non ha precedenti, è la promozione a cardinali non di arcivescovi in carica nelle rispettive diocesi, ma di loro predecessori “emeriti”. È avvenuto con gli arcivescovi a riposo di Quito e di Lusaka. Infine, è sicuramente di Benedetto XVI in persona la scelta dei quattro nuovi cardinali con più di 80 anni, nominati “ad honorem”. A vietare agli ultraottantenni di votare in conclave fu Paolo VI nel 1970. Ma nei tre suoi concistori successivi quel papa non fece cardinale nessuno con più di 80 anni. Le prime nomine di questo tipo furono di Giovanni Paolo II nel 1983, quando ebbe la porpora il teologo gesuita Henri De Lubac. Papa Karol Wojtyla fece in tutto ventidue cardinali ultraottantenni. Benedetto XVI ne ha già fatti dodici. Uno dei quattro nuovi cardinali “ad honorem” del prossimo concistoro sarà Domenico Bartolucci, 93 anni magnificamente portati, già direttore “perpetuo” del coro della Cappella Sistina che accompagna le liturgie del papa. La porpora che Benedetto XVI gli conferirà suona come una clamorosa riabilitazione di questo grandissimo maestro della musica liturgica gregoriana e polifonica, proditoriamente cacciato dalla direzione della Sistina nel 1997 dai registi delle cerimonie pontificie dell’epoca. Peccato che da allora, senza di lui, il coro della Sistina sia decaduto a livelli miserevoli. Né fa sperare in una degna rinascita la nomina a suo direttore, pochi giorni fa, del salesiano don Massimo Palombella, pupillo del cardinale segretario di stato. Lunedì prossimo, 25 ottobre, nella sala accademica del Pontificio Istituto di Musica Sacra in piazza Sant’Agostino a Roma, il maestro Bartolucci riceverà anche un’onorificenza da parte della Fondazione pro Musica e Arte Sacra, assieme al fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger, altro grande cultore di musica liturgica. E sarà come se la porpora data al primo onorerà anche il secondo. Cosa non del tutto peregrina, se si ricorda che Leone XIII, nel suo primo concistoro del 1879, fece cardinale il proprio fratello Giuseppe Pecci, gesuita e vice Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

 

IL “CHI È” DEI NUOVI CARDINALI di Gianni Cardinale

 

L’elenco dei nuovi cardinali annunciati da Benedetto XVI il 20 ottobre, che diverranno tali nel concistoro del 20 novembre, a prima vista sembra essere caratterizzato dal folto numero di curiali o affini (10 su 20 dei nuovi cardinali con meno di 80 anni e quindi con diritto di voto in conclave) e da una cospicua pattuglia di italiani (8 su 20, tra i votanti). In realtà queste due cifre non possono sorprendere più di tanto. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di creazioni “ex officio”, praticamente dovute. È questo il caso del salesiano Angelo Amato, 72 anni, dal luglio 2008 prefetto della congregazione delle cause dei santi (e in precedenza numero due dell’ex Sant’Uffizio dove per tre anni è stato il più stretto collaboratore dell’allora cardinale Joseph Ratzinger); di Francesco Monterisi, 76 anni, dal luglio 2009 arciprete della basilica di San Paolo Fuori le Mura e negli undici anni precedenti segretario della congregazione per i vescovi; di Paolo Sardi, 76 anni, dal giugno 2009 pro-patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta; di Fortunato Baldelli, 75 anni, dal giugno 2009 penitenziere maggiore; dello statunitense Raymond Leo Burke, 62 anni, dal giugno 2008 prefetto della segnatura apostolica, la corte di cassazione vaticana; dello scalabriniano Velasio De Paolis, 75 anni, dall’aprile 2008 presidente della prefettura degli affari economici della Santa Sede; di Mauro Piacenza, 66 anni (il più giovane cardinale italiano), dallo scorso 7 ottobre prefetto della congregazione per il clero. Le norme e le consuetudini vigenti prevedono infatti che tutte e sette le cariche citate siano ricoperte da cardinali. Gli altri tre curiali scelti dal papa per il prossimo concistoro sono poi tre presidenti di pontifici consigli: l’italiano Gianfranco Ravasi, 68 anni, dal settembre 2007 alla guida di quello della cultura; lo svizzero Kurt Koch, 60 anni, dallo scorso luglio a quello per la promozione dell’unità dei cristiani; e del guineano Robert Sarah, 65, dal 7 ottobre a quello di “Cor Unum”. In base alla costituzione apostolica “Pastor Bonus” del 1988, che regola la struttura della curia romana, per i responsabili di questi dicasteri di seconda fascia non sarebbe prevista la porpora. Ma il successivo motu proprio “Inde a pontificatus“, che nel 1993 accorpò il consiglio per il dialogo con i non credenti a quello della cultura, prevede che “il nuovo organismo [sia] presieduto da un cardinale presidente”. Il dicastero dell’ecumenismo, poi, per il suo ruolo strategico, è stato comunque sempre guidato da un porporato. Per quanto riguarda invece la promozione di Sarah, questa può essere interpretata come una valorizzazione sia della persona, sia del continente africano che rappresenta. Una delle note qualificanti del prossimo concistoro sta infatti proprio nei quattro nuovi porporati africani annunciati. Oltre a Sarah il 20 novembre diventeranno cardinali Laurent Monsengwo Pasinya, 71 anni, arcivescovo di Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo; Medardo Joseph Mazombwe, 79 anni, arcivescovo emerito di Lusaka in Zambia; e il patriarca di Alessandria dei copti Antonios Naguib, 75 anni, relatore generale al sinodo per il Medio Oriente di questo ottobre. Altro elemento significativo del prossimo concistoro è il fatto che dei dieci pastori di Chiese locali scelti da Benedetto XVI sei operino in paesi del Terzo Mondo. Oltre ai tre africani citati ci sono anche Raúl Eduardo Vela Chiriboga, 76 anni, arcivescovo emerito di Quito in Ecuador; Raymundo Damasceno Assis, 73 anni, arcivescovo di Aparecida in Brasile; e Malcolm Ranjith, 63 anni, arcivescovo di Colombo in Sri Lanka e fino al giugno 2009 segretario della congregazione per il culto divino. Quattro invece le guide di arcidiocesi del mondo occidentale: Paolo Romeo, 72, a Palermo; Donald William Wuerl, 70 anni, a Washington; Kazimierz Nycz, 60 anni, a Varsavia; e Reinhard Marx, 57 anni, a Monaco di Baviera. Questo vantaggio delle sedi terzomondiali è stato possibile anche perché per il prossimo concistoro è stata applicata, senza eccezione alcuna, la regola non scritta per cui non viene concessa la porpora a un arcivescovo nella cui diocesi c’è già un porporato emerito con diritto di voto in conclave. Regola che ha messo di fatto “fuori lista” un gran numero di presuli di Chiese tradizionalmente cardinalizie: come ad esempio Torino, Firenze, Toledo, Bruxelles, New York, Westminster. Infine i quattro nuovi porporati con più di 80 anni: Elio Sgreccia, uno dei massimi esperti mondiali di bioetica; Domenico Bartolucci, già maestro direttore della cappella musicale pontificia Sistina; il bavarese Walter Brandmüller, già presidente del pontificio comitato di scienze storiche; e il vescovo spagnolo José Manuel Estepa Llaurens, che collaborò alla stesura del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica.

 

CON I NUOVI, IL SACRO COLLEGIO CAMBIA COSÌ di G. C.

 

Quando Benedetto XVI, il 20 novembre, creerà i 24 nuovi cardinali annunciati, il sacro collegio conterà 203 membri. Tra questi, gli elettori con diritto di voto saranno 121, uno in più del limite stabilito, che però sarà ripristinato al più tardi il 26 gennaio 2011 quando l’arcivescovo emerito di Marsiglia Bernard Panafieu compirà 80 anni, l’età massima per entrare in conclave. Gli elettori europei saranno 62 (il 51,2 per cento), mentre al conclave che elesse papa Joseph Ratzinger erano 58 su 115 (il 50,4 per cento) e dopo la morte di Giovanni Paolo I erano 56 su 111 (il 50,5 per cento). Un leggero aumento quindi per il Vecchio Continente, ma non eclatante. I votanti italiani saranno 25 (il 20,7 per cento); più di quelli che parteciparono al conclave del 2005 (20, il 17,4 per cento), ma meno di quelli del primo dei due conclavi del 1978 (25, il 22,5 per cento). I porporati provenienti dall’America latina saranno 21, quelli dall’America del nord 15, dall’Africa 12, dall’Asia 10, dall’Oceania 1. La nazione più rappresentata nel collegio, dopo l’Italia, saranno gli Stati Uniti, che con i due nuovi nominati salgono a 13 cardinali, distanziando Francia e Spagna le quali, rimanendo ferme a quota 5, vengono superate dalla Germania, salita a 6 cardinali, e raggiunte dal Brasile, salito anch’esso a 5 porporati. La Polonia raggiunge il Messico a quota 4. Riguardo poi alla provenienza regionale dei porporati dell’Italia, si può notare che tra gli elettori del collegio entreranno due della Puglia (Amato e Monterisi); con Ravasi quelli della Lombardia saliranno a 5 confermando il loro primato; con Baldelli quelli dell’Umbria diventeranno due, così come quelli della Liguria con Piacenza e quelli del Lazio con De Paolis. Con Sardi quelli del Piemonte saliranno a tre e con Romeo la Sicilia tornerà ad essere rappresentata. Il cardinale Fiorenzo Angelini, 94 anni, non votante, rimane l’unico cardinale nativo di Roma. Se poi si conteggiano i cardinali con più di 80 anni, il Piemonte ne vanta ben 9, portando a 12 la sua quota complessiva. Con l’ingresso del salesiano Amato e dello scalabriniano De Paolis il numero complessivo dei cardinali appartenenti a ordini religiosi salirà a 34, tra i quali 21 elettori. I gesuiti, con 8 porporati, rimarranno primi, seguiti dai francescani e dai salesiani con 6 per ciascun ordine. Ma tra i votanti si conferma la leadership dei salesiani (5), che distanziano ancor più i seguaci di san Francesco (3) e di sant’Ignazio (2). Con la promozione alla porpora di dieci capi dicastero e affini, la presenza della curia vaticana nel collegio cardinalizio salirà a 38 elettori, di cui 16 italiani, 9 provenienti dal resto dell’Europa, 6 statunitensi, due africani, tre latinoamericani, un indiano e un canadese. Un numero più che cospicuo, ma che potrebbe assottigliarsi a medio termine, visto che nel prossimo biennio sei di loro supereranno gli ottanta anni. Quello del 20 novembre 2010 sarà il terzo concistoro dell’attuale pontificato. A quella data Benedetto XVI avrà così creato in tutto 60 cardinali, di cui 50 elettori (il 41,3 per cento). Nei primi cinque anni del suo pontificato Giovanni Paolo II fece invece due concistori, creando 32 nuovi cardinali, di cui 30 votanti. Nel prossimo biennio, inoltre, l’attuale pontefice avrà ulteriore spazio per fare nuovi cardinali, pur tenendo fermo il tetto dei 120 elettori. Nel 2011, infatti, nove porporati supereranno gli ottanta anni. E nel 2012 altri tredici passeranno l’età limite per entrare in conclave.

 

E ANCORA, A PROPOSITO DEL NUOVO CARDINALE DELL’ECUADOR… di G. C.

 

La creazione cardinalizia di due arcivescovi emeriti con meno di 80 anni (Raúl Eduardo Vela Chiriboga di Quito, Ecuador, e Medardo Joseph Mazombwe di Lusaka, Zambia) sembra non avere precedenti. Non sono ancora note le motivazioni che hanno spinto Benedetto XVI a questa scelta. Per il primo può aver pesato il difficile momento politico dell’Ecuador. Forse qualche indicazione potrà venire dalle parole che il pontefice pronuncerà nella celebrazione del concistoro. Intanto si può ricordare che Mazombwe è stato il secondo successore di Emmanuel Milingo alla guida della diocesi della capitale dello Zambia. E poi c’è un episodio curioso che lega Quito alla biografia dell’attuale pontefice. Lo ha raccontato lui stesso in una intervista rilasciata, quando era cardinale, alla rivista “30 Giorni” dell’agosto del 2003, nella quale raccontava dei suoi rapporti con Giovanni Paolo I:

D. – Quale fu il suo ultimo colloquio con papa Albino Luciani?

R. –  Il giorno del suo insediamento, il 3 settembre. L’arcidiocesi di Monaco e Frisinga è gemellata con le diocesi dell’Ecuador e per quel mese di settembre del 1978 a Guayaquil era stato organizzato un congresso mariano nazionale. L’episcopato locale aveva chiesto che venissi nominato delegato pontificio per questo congresso. Giovanni Paolo I aveva già letto la richiesta e deciso positivamente in merito; così, durante il tradizionale omaggio dei cardinali al nuovo papa, parlammo del mio viaggio e lui invocò molte benedizioni su di me e su tutta la Chiesa ecuadoregna.

D. – Lei dunque andò in Ecuador?

R. – Sì, e proprio quando ero là mi raggiunse la notizia della morte del papa. In un modo un po’ strano. Dormivo nell’episcopio di Quito. Non avevo chiuso la porta perché nell’episcopio mi sento come nel seno di Abramo. Era notte fonda quando entrò nella mia stanza un fascio di luce e si affacciò una persona con un abito da carmelitano. Rimasi un po’ sbigottito da quella luce e da quella persona vestita in maniera lugubre che sembrava messaggera di notizie infauste. Non ero sicuro se fosse sogno o realtà. Infine scoprii che era un vescovo ausiliare di Quito [Alberto Luna Tobar, oggi arcivescovo emerito di Cuenca – ndr], il quale mi comunicò che il papa era morto. E così seppi di questo avvenimento tristissimo e imprevisto. Nonostante questa notizia, riuscii a dormire per grazia di Dio e la mattina dopo celebrai messa con un missionario tedesco, il quale nella preghiera dei fedeli pregò “per il nostro papa morto Giovanni Paolo I”. Alla funzione assisteva anche il mio segretario laico, il quale alla fine venne da me e mi disse costernato che il missionario aveva sbagliato nome, che avrebbe dovuto pregare per Paolo VI e non per Giovanni Paolo I. Lui ancora non sapeva della morte di Albino Luciani.

 

… E A PROPOSITO DELL’ITALIA – di G. C.

 

Dall’epoca della grande Conciliazione del 1929 sono tradizionalmente cardinalizie, in Italia, le sedi di Milano, Torino, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo. A cui va aggiunta la porpora assegnata al cardinal vicario di Roma. L’unica eccezione è Cagliari dove nel 1969 venne inviato il neocardinale Sebastiano Baggio, che però quattro anni dopo venne promosso in curia romana. Si tratta di diocesi storicamente ed ecclesiasticamente importanti, anche se non tutte tra le più grandi (Brescia e Bergamo, per numero di fedeli, vengono subito dopo Milano, Roma, Torino e Napoli; mentre Bergamo è più “pesante” di Genova e Venezia, sede, quest’ultima, meno popolata di altre venti diocesi della Penisola). Partendo sempre dal 1929 i nuovi arcivescovi di queste sedi sono stati, di norma, creati cardinali nel primo concistoro utile. E questo è successo, negli ultimi decenni, anche quando il loro immediato predecessore emerito era un porporato ancora elettore, cioè con meno di 80 anni. È successo a Bologna con Carlo Caffarra e Giacomo Biffi, con Biffi e Antonio Poma, e con Poma e Giacomo Lercaro. A Firenze con Ennio Antonelli e Silvano Piovanelli, e con Giovanni Benelli ed Ermenegildo  Florit. A Torino con Severino Poletto e Giovanni Saldarini, con Saldarini e Anastasio Ballestrero, con Ballestrero e Michele Pellegrino. A Venezia con Angelo Scola e Marco . Nel concistoro del novembre 2007, comunque, questo automatismo tradizionale si è interrotto, e successe così che il neoarcivescovo Paolo Romeo non ricevette la porpora, visto che il predecessore Salvatore De Giorgi aveva 77 anni. Diverso, sempre nel 2007, fu il caso di Genova, dove il predecessore del neoarcivescovo Angelo Bagnasco, oltretutto già nominato presidente della conferenza episcopale, non era andato in pensione come emerito ma – si trattava del cardinale Tarcisio Bertone – si era trasferito a Roma perché scelto da Benedetto XVI come suo segretario di stato. Per il prossimo concistoro, forse anche per non incrementare ulteriormente il già cospicuo numero di italiani, questa regola non scritta è stata applicata in maniera estremamente rigorosa. Così, oltre che a Cesare Nosiglia a Torino (dove il cardinale Poletto ha 77 anni), la porpora non è arrivata neppure a Firenze, dove Giuseppe Betori, che con i suoi 63 anni sarebbe diventato il più giovane cardinale della Penisola, dovrà aspettare, visto che il suo predecessore Antonelli, presidente del pontificio consiglio per la famiglia ma sull’Annuario Pontificio segnalato sempre come arcivescovo emerito di Firenze, ha ancora 74 anni. Un caso perfettamente analogo a quello di Firenze è in Spagna quello di Toledo. Anche lì l’arcivescovo emerito, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, 65 anni, è ora nella curia romana come prefetto della congregazione per il culto divino. E quindi anche lì l’attuale arcivescovo, Braulio Rodriguez Plaza, 66 anni, non è stato inserito nella lista dei nuovi porporati. Questa regola non scritta mantiene comunque una certa flessibilità. Se la si applicasse sempre con rigore, infatti, Rodriguez, che è più anziano di Cañizares, potrebbe diventare cardinale solo dopo aver compiuto 81 anni. Allo stesso modo, con Betori, non è detto che Firenze debba aspettare per forza altri sei anni – il tempo perché Antonelli ne compia 80 – per avere un arcivescovo cardinale.

Ventiquattro nuovi cardinali su misura del papaultima modifica: 2010-10-22T15:45:24+02:00da borgosotto
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