L’offensiva cattolica anti Halloween

di Gian Guido Vecchi e Roberto Perrone, Corriere della Sera, 27.10.10

Marce, dolcetti e chiese aperte di notte per la festa. “Esponete i Padre Pio”. Ma in cucina la zucca è ecumenica 

Città del Vaticano – Treats or tricks, dolcetti o dispetti? E sabba da discoteca, vestiti da menagramo, zucche ghignanti. C’è chi, come il compianto vescovo Alessandro Maggiolini, con saggezza gastronomica osservava che «le zucche sono buone per farci i tortelli». Il cardinale Carlo Maria Martini fu tra i primi, anni fa, a notare desolato che «questo tipo di feste è estraneo alla nostra tradizione, a valori immensi come il culto dei defunti che apre la speranza all’eternità». Il più duro è stato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, nel pieno della polemica sui crocifissi nelle scuole: «L’Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche e ci toglie i simboli più cari! No, Halloween non mi piace per niente, anche se arrivo dalle parti di Vercelli e mi piacciono i Celti…». Festa pagana, festa consumistica, festa aliena: no, decisamente alla Chiesa non è mai piaciuto quel carnevale lugubre alla vigilia («Eve») di Ognissanti («All Hallows»).

Eppure non tutti i dispetti vengono per nuocere. Con buona pace dei rosarioni «riparatori» organizzati ogni anno contro «il capodanno di Satana» – secondo la sobria definizione del Gruppo di ricerca sulle sette di Imola – si fa strada l’idea che le zucche, tutto sommato, abbiano funzionato come «una provocazione provvidenziale», sorride monsignor Domenico Pompili, portavoce della Cei. Così a Genova, dov’è arcivescovo il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, il Museo della diocesi ha ideato per sabato un itinerario nel centro storico alla riscoperta delle tradizioni, dal Chiostro dei Morti alle raffigurazioni pittoriche dei santi, con tanto di dolcetti autorizzati dalla nostra storia: come le «fave dei morti» fatte con pasta di mandorle, vaniglia e cioccolato. E intanto i «papaboys» del progetto «Sentinelle del mattino» (sentinelledelmattino.org), creato da don Andrea Brugnoli, hanno lanciato via Internet e Twitter la festa di «Holyween», la notte dei santi: la sera del 31 ottobre, alla faccia di «streghe e zombie», invitano parrocchie e cittadini a esporre alle finestre le immagini di santi e beati, da Padre Pio a Madre Teresa e Chiara Badano. Parteciperanno almeno trenta città, da Torino a Palermo, e in comuni come Pordenone, Ravenna, Padova e Città di Castello una chiesa rimarrà aperta nella notte. Tra l’altro la mattina dell’1 novembre, a Roma, si corre la terza edizione della «Corsa dei santi», maratona benefica organizzata dai salesiani. Non cambia il giudizio su Halloween, insomma, ma la strategia. «Dalla fase di critica si è passati a iniziative per riscoprire il significato di Ognissanti», spiega monsignor Pompili. «Del resto, la memoria dei defunti riceve significato dalla festa dei santi che la precede: nulla di triste o lugubre, perché i morti sono coloro che ci hanno preceduto nel cammino verso la vita eterna…». 

Per riprenderci la festa d’Ognissanti bisogna cominciare dalla cara, vecchia zucca. La zucca il 31 ottobre è soprattutto una maschera. Dietro la buccia, niente: molta forma, poca sostanza. Anche in questo caso i seguaci di Halloween arrivano buoni ultimi: il valore simbolico delle cucurbitacee è conosciuto fin dall’antichità. Simbolo di fertilità, strumento per burle, ornamento. Ancora oggi ci sono produttori di zucche-soprammobili. I popoli dell’Africa fabbricavano pipe con le zucche cave mentre i latini con la «Lagenaria» creavano borracce, contenitori, perfino imbuti. Le zucche più piccole, essiccate e spaccate a metà, venivano usate come mestoli o cucchiai. La presenza della zucca attraverso i secoli è testimoniata da dipinti (Ferdinando Maria Campani, La tentazione di Adamo) e da epigrammi. Marziale: «Cecilio, Atreo delle zucche, le taglia in mille fette, come se fossero i figli di Tieste. Le mangerai innanzitutto nell’antipasto; te le presenterà nella prima e nella seconda portata e poi nella terza; con esse ti preparerà l’ultima portata». Sembra la descrizione di un menù dello chef Arneo Nizzoli, re della zucca di Villastrada di Dosolo: crema di zucca al moscato con profumi di tartufo; bucce di zucca con vino cotto e mostarda di mele; gelato di zucca. La zucca, come sanno tutti quelli che ne venerano l’essere e non l’apparire, è il maiale dell’orto: non si butta via niente. Ha proprietà digestive, lassative, antitumorali. Cura un po’ tutto, dai problemi cardiaci a quelli urologici. I semi agiscono da vermifughi, con la polpa si fanno maschere nutrienti e tonificanti. Fino al 1700 non veniva coltivata, cresceva spontanea lungo i fossi o negli angoli di campi destinati ad altri ortaggi. Ma è in cucina che la zucca si dimostra uno splendido compagno di viaggio: dalla zucca fritta alla siciliana (Laura Valastro) alla zucca in carpione (Salvatore Tassa) fino al fiore di zucca ripieno di ricotta al pecorino (Anna Impagliazzo). Si può fare marinata (Nadia e Antonio Santini) o alla murgese con i funghi cardoncelli (Sergio Cantatore) o metterla negli spiedini con le alici (Laura Niccolai) e legarla dolcemente con la pasta di mandorle (Alfonso Iaccarino). Abbinamenti da Nord a Sud. E’ trasversale, tollerante, ecumenica e quindi cattolica. Ecco come riprenderci Ognissanti per via gastronomica.

L’offensiva cattolica anti Halloweenultima modifica: 2010-10-27T15:39:00+02:00da borgosotto
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