A Maiorca la nuova Disneyland «cristiana»

LE STORIE Dopo i successi dei parchi a tema religioso negli Usa e, soprattutto, in Argentina, il prossimo sorgerà alle isole Baleari. Kitsch hollywoodiano o nuova frontiera della fede?

Avvenire, 31.10.10

«Non è importante il punto in cui vi trovate, qui a “Terra Santa” sarete sempre testimoni dell’uscita di un imponente Gesù Cristo: protagonista è una figura alta diciotto metri, che emerge dalla montagna e benedice i quattro punti cardinali. La musica, gli effetti speciali e lo sguardo di Gesù creano un’atmosfera ideale per vivere un altro momento magico nel parco». Benvenuti a “Terra Santa”, il parco tematico cristiano di Buenos Aires in cui ogni giorno, da otto anni, si ripetono l’Ultima Cena o la Resurrezione.

Proprio come sul set di un film di Hollywood o ancor più come in un parco di attrazioni, a “Terra Santa” i visitatori possono passeggiare nella Gerusalemme ai tempi di Cristo, assistere ad un musical biblico o mangiare in uno dei tanti ristoranti che spuntano qua e là, fra una riproduzione e l’altra. Kitch? Banalizzazione? Certamente poco ortodosso. Ma non sembrano questi gli interrogativi che si pone la società Sigma, rappresentante in Europa dell’argentino “Terra Santa”, un parco realizzato dall’Estudio Pugliese, specializzato – come recita il suo sito internet – in «creazione e sviluppo di imprese» per coinvolgimenti di massa. Lo stesso studio Pugliese ( creato «oltre trentacinque anni fa con l’idea di affascinare il mondo con novità e progetti di impatto») vanta, fra le sue realizzazioni, il pub irlandese The Kilkenny, «il maggiore rivenditore di birra, per metro quadrato, della catena Guinness nel mondo». Secondo il gruppo Pugliese, il parco argentino è «riconosciuto come un importantissimo centro di catechesi».

Dopo il successo nel Paese sudamericano – tre milioni di visitatori in otto anni – il gruppo Sigma ha deciso di creare una copia anche nel Vecchio continente, più precisamente a Maiorca, una delle isole Baleari (Spagna). Per ora è solo un progetto. «Non è stata presa ancora nessuna decisione», ha detto Josep Gallego, il sindaco della località maiorchina di Capdepera, scelta dal gruppo Sigma per ricreare i luoghi più sacri della Terra Santa. La stampa spagnola ha subito ribattezzato il progetto come la “Disneyland cristiana”: quello di Capdepera sarebbe il primo parco di questo tipo nel Vecchio continente. Attualmente esistono solo due esempi al mondo. Oltre alla “Terra Santa” di Buenos Aires, nel 2001 venne inaugurato ad Orlando, in Florida, “The Holy Land Experience” (“L’esperienza della Terra Santa”), un parco cristiano in cui il turista può vedere una replica della tomba di Gesù o affacciarsi nel tempio di Erode. Intanto nel Mediterraneo si prepara il terreno. Per essere solo un progetto, l’idea di Maiorca è già molto concreta: la società Sigma ha lanciato la proposta e il municipio di Capdepera ci sta riflettendo. La superficie sulla quale si estenderebbe il mega-parco è di sette ettari, compreso il parcheggio auto. All’interno del recinto verrebbero ricreati almeno settanta monumenti dell’antica Gerusalemme, dal Muro del Pianto (a Buenos Aires ne esiste una replica alta quattro metri e lunga quaranta) al tribunale romano. Non mancherebbero bar, caffetterie, negozi e ristoranti. L’investimento sarà colossale: il costo oscillerà fra i sette e i dieci milioni di euro. Il comune di Capdepera è tentato: fra impiegati, comparse, attori, ballerini, tecnici (per effetti speciali, spettacoli e il resto), si prevedono mille posti di lavoro. L’ambizione del municipio è destagionalizzare il turismo, legato attualmente solo al sole e alle spiagge. Nonostante la cautela manifestata – il dossier del progetto è stato consegnato a tutti i partiti politici rappresentati a Capdepera – il sindaco ha già detto che pensa che il parco «sarebbe molto positivo, perché potenzierebbe l’attività economica e turistica del municipio». Gli ha fatto eco, attraverso la stampa locale, il presidente dell’associazione alberghiera di Capdepera, Joan Massenet: «Per noi tutto ciò che contribuisce a rafforzare il turismo, a creare ricchezza per il comune e posti di lavoro, sarà sempre benvenuto».

Al di là degli evidenti interessi economici e turistici, c’è una questione culturale e spirituale. Realtà virtuale per attrarre fedeli o pericolosa banalizzazione religiosa? Nelle testimonianze di alcuni visitatori del parco di Buenos Aires (selezionate positivamente, immaginiamo) c’è un po’ di tutto. «I miei nipoti sono entusiasti. Questo ci aiuta a spiegare loro, attraverso le scenografie, cosa difficili da insegnare solo a parole, a scuola», scrive Olga, una nonna di cinquantatré anni. «Questo luogo rappresenta l’origine delle nostre vite», assicura Andrea, mentre Nelson e Capilla – giunti a “Terra Santa” con dei ragazzi al termine della preparazione per la cresima – pensano che uno spazio di questo tipo «ci fa rivivere quanto appreso e ci avvicina alla Bibbia e a Dio».

Michela Coricelli
L’INTERVISTA

Il sociologo De Miguel: «Perché no? In fondo il cattolicesimo ‘latino’ è da sempre molto plastico»

Un parco cristiano a Maiorca? Perché no. Per il sociologo Amando de Miguel – autore di numerosi studi legati alla religiosità (noto soprattutto il libro ‘Sociologia della religione’) – «è un’idea originale, molto latina, in linea con la nostra rappresentazione plastica della religione. Basti pensare alle processioni della Settimana Santa spagnola e all’importanza del presepe nel nostro Paese».

Non la preoccupa il rischio di banalizzazione insito in un parco a tema?

«È un rischio umano. In fondo, anche in certe cattedrali possiamo scoprire figure e sculture poco ortodosse. Nessuno si scandalizza. Penso sia positiva la traduzione di ciò che è sacro in un simbolo umano, anche se, ovviamente, la comprensione può avvenire a diversi tipi di livelli. I protestanti non concepiscono la rappresentazione della divinità. Noi sì: non la consideriamo una mancanza di rispetto. Che dire allora della cavalcata dei Re Magi: una tradizione che fu portata da Napoli a Madrid da Carlo III nel XVIII secolo. Non è, forse, un po’ come una Disneyland cristiana?».

Perché crede che vi sia continuità fra il presepe, le tradizioni della Settimana Santa e un parco di questo genere?

«Bisogna riflettere in termini di tradizioni popolari. Sono sempre esistiti il teatro religioso, le processioni o rappresentazioni come il Mistero di Elche. L’idea non mi dispiace purché, naturalmente, non manchi di rispetto verso il fatto religioso o addirittura non sconfini nel sacrilego o blasfemo. La religione non è solo dogma. Non è astratta. È anche un fatto plastico, interpretazione popolare».

Vale anche per spettacoli e musical di sapore biblico?

«Gli anacronismi, del resto, sono sempre esistiti. A volte nei presepi, accanto ai soldati romani, capita di vedere un aereo. E poi sono sempre esistite convenzioni popolari, tradizioni che non sono necessariamente legate alla liturgia. Nelle processioni della Settimana Santa, per esempio, Giuda è sempre vestito di giallo. Perché? È un colore che il popolo ha sempre collegato al tradimento. Nei dipinti, invece, il mantello della Vergine è quasi sempre azzurro: la ragione va ricercata nella finezza di questo colore, che in passato era il più caro perché si produceva con il lapislazzuli. Non sono ragioni ortodosse, è vero, ma sono popolari».

A Buenos Aires esiste già un parco cristiano di questo tipo, ‘Terra Santa’. Che ne pensa?

«Forse non è una casualità che si trovi proprio nella capitale argentina. Lì vivono da decenni spagnoli e italiani».

Ma non potrebbe trasformarsi in qualcosa di kitsch?

«Mai visti gli ossi di santo ( huesos de santos ) del primo novembre? Sono dei pasticcini molto famosi qui in Spagna, tipici per il giorno di Ognissanti. E in Messico si mangiano ancora dolci di zucchero che rappresentano ossa vere e proprie: teschi, femori. Certo, è una banalizzazione. Bisognerà vedere poi la forma in cui il progetto di Maiorca si realizzerà, ma in linea di principio l’idea mi sembra interessante. Penso che in Spagna potrebbe avere successo, proprio per il carattere espressivo della nostra religiosità».

Michela Coricelli

A Maiorca la nuova Disneyland «cristiana»ultima modifica: 2010-11-02T08:39:52+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento