Il vero dramma. Berlusconi e la Chiesa

di Aldo Maria Valli | 06 novembre 2010 http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=185

Sulle ultime polemiche intorno a Berlusconi. E soprattutto su due Italie cresciute insieme che non riescono più nemmeno a parlarsi

Un mio vecchio compagno di liceo (vecchio nel senso che gli anni del liceo, ahimé, sono ormai lontani) mi scrive per e-mail dal Canada, dove vive da molto tempo, per difendere Berlusconi e dire che la sua frase sui gay e le ragazze  esprime una profonda verità, che il novanta per cento della gente la pensa esattamente così e che Silvio è sottoposto per l’ennesima volta a una vera e propria gogna mediatica, con la complicità delle solite toghe rosse, eccetera.

Ora, il mio amico, con gli studi, non si è fermato al liceo classico. È andato all’università, si è laureato col massimo dei voti ed è poi andato a lavorare all’estero, oltre oceano, come classico caso di «cervello» in fuga. Dico questo per dire che non è uno sprovveduto, uno che può lasciarsi facilmente manipolare da qualunque tipo di propaganda. È anzi un professionista valido nel suo campo, uno che legge, si informa, parla benissimo l’inglese e ha una panoramica vasta sul mondo. E, sapendo come la penso io, conclude immancabilmente le sue mail, per sfottermi, con la frase «meno male che Silvio c’è».

Dimenticavo. Il mio vecchio compagno è anche cattolico, praticante, con una certa qual preferenza per i settori tradizionalisti. E, ogni volta che mi scrive, io mi chiedo sempre: ma come fa uno così a non vedere i limiti, le contraddizioni, gli errori, le miserie morali e i peccati (trattandosi del giudizio di un cattolico, si può usare anche questa parola) del nostro presidente del consiglio? Come fa, intelligente com’è, a sostenere quel che sostiene?
Una risposta non ce l’ho, e anzi chiedo lumi in proposito. Secondo voi, com’è possibile?

Il mio vecchio compagno di liceo è in abbondante compagnia. Qualche sera fa, a una cena, un altro mio coetaneo difendeva a spada tratta il leader. E anche quel signore, un imprenditore serissimo, ottimo marito e padre di famiglia, è tutto meno che uno sprovveduto. In questi casi la difficoltà di comunicazione è grande, perché sembra proprio che non ci sia possibilità di confronto fra chi le macchie sul doppiopetto del leader le vede benissimo, e da tempo dice che la misura è colma, e chi invece non le vede oppure, pur vedendole, dice che sono opera dei suoi nemici. È come se due Italie stessero l’una di fronte all’altra. Sono cresciute insieme, negli stessi anni, attraverso gli stessi problemi, eppure esprimono valutazioni opposte, al punto che non riescono nemmeno più a parlarsi.

Qualcuno, quando esprimo questo disagio,  mi dice che non è poi il caso di preoccuparsi troppo dato che il fenomeno Berlusconi, se non altro per ragioni anagrafiche, passerà e dovremo confrontarci con altre questioni. Non credo di essere d’accordo. I politici, è vero, passano, e i presidenti del consiglio cambiano, ma la cultura da loro espressa, o la sub-cultura, resta, perché penetra nella mentalità, impregna il tessuto sociale, si mescola agli umori e alle sensibilità delle persone. E comunque resta il mistero, con mia conseguente incredulità, di come quelle macchie sul doppiopetto del premier possano costituire motivo di sofferenza e indignazione per alcuni di noi e non essere prese in considerazione, o addirittura rappresentare altrettante medaglie al merito, per altri. Come sono nate queste due Italie? Com’è stata possibile una divaricazione così netta? Come fanno a convivere l’una accanto all’altra? E che cosa ci sarà nel futuro di un Paese la cui spaccatura più vera e profonda non è tanto quella geografica quanto quella interiore?

Mi fermo qui. Ora vado ad aprire la posta elettronica. Dovesse esserci un altro messaggio del mio vecchio compagno di liceo, per l’ennesima volta gli replicherò che io sono totalmente in disaccordo con lui. Ma, per l’ennesima volta, saprò di non essere capito. Come se parlassimo due lingue diverse. Ed è questo il vero dramma.

Il vero dramma. Berlusconi e la Chiesaultima modifica: 2010-11-07T08:01:22+01:00da borgosotto
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Un pensiero su “Il vero dramma. Berlusconi e la Chiesa

  1. Caro amico, non so chi sei e, solo per caso ed in modo del tutto inusuale per, stasera ho trovato questa Tua riflessione, anzi meglio, questo sincero punto di domanda. E provo a rispondere. Nemmeno io, onestamente, posso dirmi uno sprovveduto, n’è culturalmente n’è professionalmente, non ho avuto esperienze e/o appartenenze politiche, sono Cristiano ed anche invero, per lunghi periodi, piuttosto attivo nel vivo della Chiesa ed ivi ascoltato. Un famoso economista nordamericano scrisse anni or sono della rimarchevole attitudine degli italiani di dividersi storicamente in due gruppi, pirati e monaci, laddove (non mi chieda la ragione, sarebbe motivo di una ulteriore riflessione più teologica che politica) i pirati sono i cristiani filogovernativi mentre il ruolo dei monaci e’ appannaggio degli atei o i cristiani di più libera coscienza! Come dire, non farisei e discepoli, poiché i primi caddero sulla fede non sull’onesta, ma piuttosto discepoli da un lato e la corte di Erode dall’altro. Conosciamo poi la sentenza che ha dato la Storia sul malvagio Erode e le parole benevole di Pietro dopo la risurrezione rivolte al popolo che aveva preferito Barabba. Spesso gli uomini, anche i migliori, si lasciano ingannare. Anche quelli che hanno riparato cross border.

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