Boom dei neocatecumenali. In Italia 5.000 comunità. Bonanni: io canto e suono

di Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, 15.12.10 

Città del Vaticano – Raffaele Bonanni non lo nasconde né lo ostenta. Nel suo ultimo libro intervista («Il tempo della semina») vi dedica sobriamente quattro righe su 142 pagine, quando ricorda d’essere «cresciuto nella fede e nell’esperienza religiosa con grande attenzione alla “Parola”» e spiega che «la lettura e i commenti collettivi di testi biblici fanno parte dei doveri della comunità Cammino neocatecumenale fondata dallo spagnolo Kiko Argüello, di cui faccio parte dal 1987». Tutto qui, in fondo è una scelta personale della quale ha parlato di rado: tornava da un viaggio in Argentina e sua moglie Teresa, anima gemella «da una vita: lei aveva quattordici anni e io sedici», propiziò la svolta interiore, «mi disse che dovevo assolutamente conoscere delle persone e mi portò a una celebrazione». Gli piacque, poco ma sicuro: due anni fa, con sprezzo del raffinato orecchio musicale di Benedetto XVI, il leader della Cisl confessava candido a Vittorio Zincone, sul magazine del Corriere, che non avrebbe avuto dubbi tra un canto gregoriano e una bella schitarrata in chiesa, «scherziamo?, messa con chitarra: ogni istante del rito neocatecumenale deve coinvolgerti completamente.

Tra l’altro io suono durante le cerimonie. E sono un cantore». Perché i neocatecumenali sono fatti così. Rimase memorabile la scena notturna in piazza San Pietro, tra l’1 e il 2 aprile 2005, mentre una quantità di ragazzi pregava a fior di labbra, i lumi accesi sotto le finestre di Giovanni Paolo II e d’improvviso la veglia silente per il Papa che moriva fu lacerata da sincopi di tamburelli e una raffica d’accordi di chitarra, «il Signore abbatte cavalli e cavalieri!» . Un monsignore non apprezzò l’interpretazione del salmo e accorse per sibilare al gruppetto avvilito: «È stato raccomandato il si-len-zio!». Eppure non si tratta solo di tamburelli e chitarre, per quanto si facciano sentire. Il «cammino» ne ha fatta, di strada. Tutto era cominciato all’inizio degli anni Sessanta, da un giovane pittore diplomato alla Reale Accademia San Fernando di Madrid che non sapeva più che fare, «il mondo aveva per me il sapore della cenere, mi dicevo: perché vivere? Per dipingere? E perché dipingere?». Francisco «Kiko» Argüello – oggi ha quasi 72 anni, ben portati – andò a vivere tra i baraccati di Palomeras Altas, a Madrid, per «fare comunità come la Sacra Famiglia di Nazareth» e «annunciare il Vangelo». Fu lì che incontrò Carmen Hernández e con lei fondò il «cammino », quattro anni dopo erano già a Roma. L’idea di un itinerario «post battesimale» che riprenda la prassi dei primi cristiani ha dato i suoi frutti: fedeli, nuove vocazioni. In Vaticano sono vicine ai catecumenali personalità come l’arcivescovo Fernando Filoni, numero due della Segreteria di Stato, o il cardinale Paul Cordes. Del resto la progressione è continua, le ultime statistiche elencano una presenza in 197 Paesi nei cinque continenti, 60 seminari e oltre ventimila comunità, più di mezzo milione di aderenti. L’Italia è il primo Paese, cinquemila comunità e oltre centomila persone. E queste sono le stime prudenti. Senza mostrarsi troppo né cercare personalità note: Bonanni è un’eccezione discreta, come un’eccezione fu la partecipazione al Family Day. Il «cammino», tuttavia, non è stato senza ostacoli. Voci, accuse: celebrano la messa il sabato sera e da soli, fanno la comunione seduti con vino e «focacce», seguono riti strani, sono una setta… E la Chiesa li ha tenuti d’occhio: il rischio classico è che i movimenti si chiudano in se stessi. Lo «statuto» neocatecumenale fu approvato «in via sperimentale» nel 2002. Quattro anni più tardi Benedetto XVI raccomandava la «totale sintonia» con «le direttive» della Chiesa. E nel 2008 arrivò il sì definitivo allo statuto, con qualche modifica: la comunione si riceve «in piedi», le messe «sono aperte anche ad altri fedeli» , si devono seguire «i libri liturgici del Rito Romano» e «le disposizioni del vescovo» e così via. Tanto per evitare che il «cammino» deragli e insieme custodire l’essenziale della missione di «Kiko»: «Un cristianesimo radicale, pronto a correre il rischio del rifiuto». 

Pag 31 Quei cristiani che superano le frontiere di Marco Ventura 

Tra i movimenti fioriti nel postconcilio, i neocatecumenali brillarono da subito per la loro vocazione a superare frontiere. Nati da uno spagnolo, erano mondiali; venuti al mondo negli anni della teologia della liberazione e del cristianesimo strattonato dalla guerra fredda, pensavano alla spiritualità, alla rinascita interiore, al Battesimo; sviluppatisi al tempo dell’ecumenismo, pensavano anzitutto alla «loro» fedeltà alla «loro» Chiesa. E soprattutto: all’epoca dei cristiani per la società, erano cristiani per l’anima; il loro nemico non era né il comunismo né il capitalismo, ma il Demonio. Nel loro dna vi era il superamento delle frontiere nazionali, delle frontiere teologiche, delle frontiere ecclesiali. Paolo VI lo riconobbe in un discorso l’8 maggio 1974. Papa Montini parlò di «risveglio» ; attestò la peculiarità di un movimento che faceva del cammino del catecumeno, colui che si prepara al battesimo, il percorso del nostro tempo. Grazie ai neocatecumenali, disse il Papa, si rinnovavano «nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento, che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione al Battesimo». E le frontiere che il movimento attraversava? E la sua straripante energia? Il 22 maggio 1981, un documento dei vescovi italiani sui «criteri di ecclesialità dei gruppi, movimenti e associazioni» suonò l’allarme. Si temeva che i neocatecumenali, come altri movimenti, dilaniassero il laicato cattolico, sostituendo a parrocchie capaci di parlare a tutti, comunità adatte soltanto ad alcuni. Sono passati trent’anni. Parrocchie e neocatecumenali convivono; talvolta si sovrappongono. Il movimento è cresciuto nel mondo e in Italia, non solo nei numeri, ma nella visibilità e nell’influenza. È una religiosità che tira e che paga. Lo Statuto del 2008 pianta il Cammino neocatecumenale nella diocesi, «sotto la giurisdizione» e «la direzione» del vescovo diocesano. Ma riconosce importanti autonomie all’equipe responsabile internazionale del Cammino. Nessuna frontiera può contenere chi cammina verso un nuovo battesimo.

 

Boom dei neocatecumenali. In Italia 5.000 comunità. Bonanni: io canto e suonoultima modifica: 2010-12-15T15:51:03+01:00da borgosotto
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