A scuola senza albero e presepe, ecco il nuovo Natale multietnico

di Vera Schiavazzi, La Repubblica 16.12.10

In molti istituti con alunni stranieri. Ma è polemica: una forzatura 

Le renne infiocchettate al posto del bue e dell´asinello, Babbo Natale sì, ma niente Gesù Bambino. È la scelta – già contestatissima – della maestre della scuola materna comunale di via delle Forze Armate a Milano, che hanno deciso di rinunciare alla tradizionale festa di Natale aperta alle famiglie e di “censurare” poesie e canzoncine a contenuto religioso. La spiegazione? «L´asilo è multietnico, molti bambini non sono cristiani e questo tipo di celebrazione rischia di discriminarli». Ma le mamme insorgono («la festa di Natale non faceva male a nessuno») e da Palazzo Marino l´assessore all´Istruzione chiede chiarimenti. Il problema si pone in tutta Italia, anche se non dappertutto le scelte sono così drastiche. I casi più recenti sono quelli di Varese, dove la dirigente scolastica di Cardano al Campo ha gentilmente ma fermamente impedito al parroco del paese di entrare nelle scuole per una benedizione natalizia, e di Livorno, dove alla scuola pubblica “Thouar” sono stati banditi tutti i canti a carattere confessionale. Un grave errore, e non solo secondo i cattolici: «Quel che ci serve – spiega Ugo Perone, docente di Filosofia delle religioni all´Università del Piemonte orientale e inventore, negli anni Novanta a Torino, di uno dei primi “calendari multietnici” – è una cultura dell´accoglienza, non la rimozione di aspetti autentici e profondi come il cristianesimo è tuttora in Italia.

Non è così che si diventa più tolleranti, serve semmai che nelle scuole tutti conoscano la storia e il significato delle principali ricorrenze religiose di tutte le comunità effettivamente presenti in quella realtà». Inutile anche far sparire i presepi, col loro corredo di simboli e statuine: a Verona, dopo un Bambin Gesù dalla pelle nera, a Palazzo di Giustizia sono apparse quest´anno anche le panchine anti-bivacco nel paesaggio dedicato alla Natività, «perché il Natale deve anche far riflettere», come ha spiegato Mario Giulio Schinaia in quella che molti hanno letto come un aperto dissenso col sindaco leghista della città Flavio Tosi. E i primi a non sentire il bisogno di cancellare la festa e le tradizioni cristiane sono, del resto, proprio gli esponenti delle comunità musulmane. «Per noi – spiega Yunus Distefano, portavoce nazionale della Coreis (Comunità religiosa islamica italiana) – il Natale è un´occasione di scambio e di conoscenza reciproca. La mente dei bambini delle scuole è aperta, ed è bene che resti tale, senza creare barriere inutili. Troppo spesso poi si dimentica che anche se per l´Islam Gesù non è il figlio di Dio, egli non è soltanto riconosciuto come profeta, ma come figura religiosa di grande rilevanza. Non siamo noi, insomma, a polemizzare contro il Natale a scuola. Se poi i bambini di origine cristiana impareranno che cos´è il Ramadan, tanto meglio». Un calendario multireligioso, analogo a quello in uso in alcune grandi scuole pubbliche americane, potrebbe essere il punto di arrivo del dibattito. Mariachiara Giorda, studiosa e docente di Storia delle religioni, aggiunge: «Fino a quando esisterà un calendario istituzionale che prevede la festa comandata ogni domenica, a Natale e a Pasqua, è fondamentale che tutti possano conoscere la realtà storica e religiosa del Paese. Ogni giorno spieghiamo che cos´è il Natale. Poi, a mano a mano che durante l´anno ci sono altre festività come il Ramadan occorre spiegare anche quelle: è un ottimo lavoro di integrazione e educazione interculturale, anche se non si può stare a casa a ogni occorrenza. Anche nel Nord Europa si fa così, mentre in Inghilterra si adotta il “sillabo di Bradford“, una raccolta dei fatti culturali e storici più importanti di tutte le diverse fedi».

 Pag 25 Una festa non ha mai fatto male a nessuno di Miriam Mafai 

In molte scuole materne italiane si usa, da tempo, celebrare il Natale, preparando assieme ai bambini un presepe o addobbando un piccolo abete per invitare poi le famiglie in classe a scambiarsi auguri, dolci e doni. Ho partecipato spesso a festicciole di questo tipo. Ma come festeggiare il Natale in una scuola materna nella quale giocano e crescono insieme bambini dai 3 ai 6 anni di diversa religione e nazionalità, e dunque non tutti cattolici? Le insegnanti di una scuola materna comunale di Milano che hanno deciso di annullare la tradizionale festa natalizia con la presenza delle famiglie e il rituale scambio di auguri e di doni lo hanno fatto senza dubbio con le migliori intenzioni del mondo (per non offendere o isolare i bambini non cattolici) ma non credo che abbiano preso la decisione giusta. Il Natale infatti può essere tranquillamente celebrato insieme come una festa comune, con scambio di auguri e regali, senza che ciò rappresenti una offesa, una discriminazione o una minaccia di cancellazione delle diverse identità dei piccoli, cattolici gli uni mussulmani gli altri. Per i primi infatti si celebrerà, con il Natale la nascita di Gesù, figlio di Dio, per gli altri si celebrerà, con il Natale, la nascita di un profeta («su di lui scenda la pace di Allah» recita il Corano). Il Natale insomma può essere, anche al di là di questi riferimenti al Vangelo e al Corano, una occasione di incontro e di festa per i bambini e le rispettive famiglie di diversa cultura e religione, destinate a vivere crescere e lavorare insieme nel nostro paese nei prossimi anni. È proprio nella scuola materna e in quella elementare che può, deve cominciare una serena convivenza tra bambini di diversa nazionalità, lingua, religione e cultura. Questo processo è già in corso in centinaia di scuole materne ed elementari del nostro paese, dove la presenza di bambini stranieri è in costante crescita, ormai da molti anni. Secondo dati del ministero non del tutto aggiornati (si riferiscono all´anno scolastico 2007/08) i ragazzi stranieri che studiano nelle nostre scuole sono 575.000. Di questi 200.000 sono nati in Italia: sono coloro che si definiscono la “seconda generazione”, bambini e ragazzi che vivono generalmente nel Nord del nostro paese e nelle aree più dinamiche del Centro, bambini e bambine destinati a crescere nel nostro paese, con i nostri figli e nipoti con i loro stessi gusti e abitudini, che si sentono italiani anche se non professano la religione cattolica. Torniamo dunque a parlare della scuola materna di Milano, delle insegnanti che hanno creduto di cancellare quella differenza di religione e di cultura cancellando una festicciola a scuola con le famiglie, con qualche recita di poesie e uno scambio di auguri e di regali. L´intenzione delle insegnanti era, probabilmente, lodevole. Ma non si impara, fin da bambini, a stare insieme cancellando il Natale o le rispettive identità. Al contrario. Si può imparare a stare insieme solo conoscendo e rispettando le diversità e affermando la propria. Se, insomma, fin dai primi anni della scuola, i bambini impareranno che ci sono altre religioni, altre feste, altre abitudini, altri cibi altre lingue. Nelle nostre scuole è giusto ricordare celebrare festeggiare il Natale (e va bene per questo il presepe o l´albero a seconda delle preferenze e delle abitudini). Ma insieme, è bene spiegare ai nostri bambini che esistono altre religioni ed altre feste. Ed è persino possibile celebrarle insieme. In una società che appare purtroppo sempre più divisa e rissosa, può essere di buon augurio per il nostro futuro che ci siano delle scuole dove i bambini tra i 3 i 6 anni, cattolici e musulmani, festeggino insieme il Natale con le loro famiglie. (In attesa e nella speranza che presto a quei bambini nati in Italia venga riconosciuta la cittadinanza italiana)

A scuola senza albero e presepe, ecco il nuovo Natale multietnicoultima modifica: 2010-12-18T17:46:41+01:00da borgosotto
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