Lettera aperta di mons. Luigi Bettazzi al vescovo Luigi Negri su Berlusconi e dintorni

Lunedì, 07 Marzo 2011

Venerato Confratello,

mi è stato segnalato l’articolo che Lei ha inviato al settimanale “Tempi”, confermato da un’intervista a La Stampa. Questo ha stimolato la mia antica abitudine di scrivere “lettere aperte”; avevo già respinto la tentazione di farlo con i nostri Superiori, non ritenendolo corretto, mi permetto di farlo ora con Lei, Vescovo autorevole, ma sempre a livello di responsabili – anche se io sono emerito – di diocesi comuni. Perché, per quanto giro in Italia, sento spesso la lamentela dei cristiani di fronte alla mancanza di “indignazione” – che Lei dice non essere “atteggiamento cattolico” – di noi vescovi di fronte al malcostume della politica, e non solo per gli scandali “privati”, ma anche per la moda invalsa di leggi ad personam, proposte – si dice – per difendersi da una Magistratura che esorbita dalla sue funzioni (Lei lo dice “muoversi con prepotenza”), ma che in realtà non fa che assicurare che la legge sia uguale per tutti. Anche se non poche di queste accuse vengono dimostrate serie e verosimili, dal fatto che si pensa non di difendersi da esse, ma di scavalcarle con leggi specifiche e con ben calcolate prescrizioni. Quanto all’indignazione, anche Gesù più di una volta si è indignato, e proprio contro chi utilizza la posizione pubblica a difesa dei propri interessi personali o di casta.

Ella rivendica, nella espressa difesa del Governo e del suo Presidente, l’appoggio che essi danno ai “principi non negoziabili”, quali la difesa della vita al suo inizio e al suo termine o della famiglia naturale: e questo giustificherebbe il sostegno, senza indignazione, ad un Governo che si mostra invece insensibile di fronte a quello che è il fondamentale “principio non negoziabile”, che è la solidarietà; perché se questa si esprime davanti alle vite più deboli, come sono appunto quella iniziale e quella terminale, ma, per essere convincente, deve impegnarsi anche contro tutte le vite minacciate, come sono quelle di quanti sfuggono la miseria insopportabile o la persecuzione politica, che sono invece fortemente condizionate dal nostro Governo (quante vite umane sono sparite nel nostro mare o per le imposture della Libia!). Anche per le consonanze cristiane non si è fatto nulla per favorire la vita nascente con leggi che incoraggino il matrimonio e la procreazione, come ha fatto la “laica” Francia.

Ella ribadisce che, dei politici, andrebbe valutato solo il comportamento pubblico (appunto, così contrastante dunque con il primo principio “non negoziabile”, quello della solidarietà) e non quello privato, pur così poco favorevole sia alla famiglia che alla vita nascente; ma già gli antichi ammonivano che “noblesse oblige”, cioè che chi sta in alto deve dare il buon esempio, perché esso – tanto più in quest’era mediatica – influisce sull’opinione pubblica. Ed è questo che dovrebbe preoccupare noi vescovi, cioè il diffondersi, soprattutto nei giovani, dell’opinione che quello che conta è “fare i furbi”, è riuscire in ogni modo a conquistare e difendere il proprio interesse, il bene particolare, anche a costo di compromessi, come abbiamo visto nei genitori e nei fratelli che suggerivano alle ragazze di casa di vendersi ad alto prezzo. Non solo così si diffonde l’idolatria del “fare soldi” e del “fare quello che si vuole”, che Gesù indica come la vera alternativa a Dio (“o Dio, o mammona”), ma la stessa CEI da anni, soprattutto nelle Settimane Sociali, insiste sul primato del “bene comune” come impegno specifico dei cristiani! E invece i giovani hanno poche speranze di un lavoro stabile, gli operai – soprattutto se donne – non sono difesi dai ricatti dei “padroni”, mentre gli stessi immigrati sono respinti, sfruttati, troppo spesso ricattati perché, se “in nero”, non possono protestare: giustamente Lei si richiama alla speranza che viene da Cristo, ma questa va “incarnata” nella vita concreta.

All’indignazione Ella contrappone la sofferenza, e la richiede in primo luogo per la persecuzione dei cristiani; credo che se silenzi ed esitazioni ci sono stati lo siano stati in primo luogo dal Governo, preoccupato per eventuali ricadute economiche o politiche. Ed anche la libertà dei cristiani e delle loro opere va rivendicata come uguaglianza ma senza privilegi, proprio per il compito che la Chiesa ha assunto nel Concilio di farsi promotrice di libertà e di sviluppo per tutta l’umanità.

So, caro Vescovo, che la Sua difesa del Governo interpreta il sentimento di una certa parte del mondo cattolico; credo però che essa debba tener conto delle tante contraddizioni che questo ignora – anche per la manipolazione dei media – e che rendono così sconcertata e sofferente tanta parte dello stesso mondo cattolico, proprio anche per certe presunte coperture di noi Vescovi.

Con fraterno augurio per la Sua diocesi – dei cui ho avuto compagni di scuola nel Seminario Regionale di Bologna – in particolare per la imminente Visita del S. Padre.

Luigi Bettazzi

vescovo emerito di Ivrea da Il Dialogo

Lettera aperta di mons. Luigi Bettazzi al vescovo Luigi Negri su Berlusconi e dintorniultima modifica: 2011-03-09T18:34:00+01:00da borgosotto
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3 pensieri su “Lettera aperta di mons. Luigi Bettazzi al vescovo Luigi Negri su Berlusconi e dintorni

  1. Caro Monsignore, sono completamente d’ accordo con Lei; io faccio parte di una Conferenza di S.Vincenzo e ogni setimana il ns. parroco ci legge e commenta parti delle lettere di S. Paolo. La cosa e’ + che commendevole, pero’ ultimamente mi sembra che in questi ambiti (e ancora di + da parte di esponenti ragguardevoli della gerarchia cattolica) si viva in una specie di Limbo, fuori dal tempo e dallo spazio, senza che mai alcuno sollevi obiezioni o commenti sullo stato della pubblica moralita’ soprattutto da chi dovrebbe essere di esempio agli altri. Sono frustrato ed esasperato da questa situazione che si riflette anche nel progressivo abbandono all’ attaccamento alle tradizioni e agli insegnamenti della Chiesa, cosa che mi sembra sia sempre + diffusa fra i fedeli.
    E’ questa una solo mia sensazione ??

  2. Finalmente un uomo di chiesa, un appartenente al Magistero che dà voce all’indignazione di tante persone, cattoliche e non. Io sono stanca di vedere che conta solo il denaro e che chi ha soldi ha molto potere. Desidero che tutti noi siamo rispettati come persone che hanno diritti e doveri,non solo considerati come possibili elettori da galvanizzare, o consumatori da spennare. Ritengo indispensabile rimettere al centro della società la persona con i suoi bisogni e desideri: di lavoro, di cultura, di buone relazioni. La qualità della vita non è necessariamente legata alla quantità di denaro che ciascuno ha, bensì al benessere fisico, psicologico, sociale e spirituale.
    Grazie Monsignore per la Sua lettera aperta.
    Giuliana

  3. Sua Ecc.za Rev.ma,
    sono una ragazza di 20anni, credente e praticante, che prova immenso dolore e profonda tristezza quando legge parole come quelle che Ella ha usato come un’arma contundente contro il suo confratello Mons. Luigi Negri.

    Come può un uomo di Dio scagliarsi contro un suo confratello con tanta veemenza?

    Ho letto e apprezzato invece le parole -ispirate da vero spirito cristiano – di Mons. Negri.
    Dopo aver letto la Sua intervista decisi -commossa- di scrivergli per esprimere la mia totale e profonda stima per quelle parole che purtroppo spesso mancano a molti uomini di Chiesa che dovrebbero rappresentare Gesù Cristo sulla terra.

    Allora mi chiedo perchè la Chiesa non resti in parrocchia a parlare di cose cristiane avendo come linea-guida il Vangelo. È ispirato dal Vangelo un sacerdote come don Giorgio Morlin, parroco della frazione di Mogliano Veneto (in provincia della mia Treviso) che durante l’omelia ha declamato alcuni brani tratti da un editoriale della direttrice dell’Unità (non proprio simile all’Avvenire!) che tratteggiava con sarcasmo il profilo delle frequentatrici della villa di Arcore ed esortava la società civile a ribellarsi a Berlusconi, reo di aver trascinato l’Italia «in caduta libera verso il Medioevo catodico» .
    Possono essere lette quelle parole in Chiesa?
    Era il caso di leggerlo durante l’omelia?
    Per me è molto più grave sentire quelle parole in pubblico in una Chiesa che alcuni atteggiamenti disdicevoli svolti in privato!
    È stata ispirata dalle Sacre Scritture la decisione del monsignor Antonio Mattiazzo, Vescovo di Padova, di non celebrare i funerali dell’eroe (e sottolineo EROE!) MATTEO MIOTTO morto nel Gulistan svolgendo il proprio dovere, affermando che «di quei ragazzi non dobbiamo farne degli eroi. Quelle non sono missioni di pace. Vanno lì con le armi, dunque il significato è un altro, non dobbiamo dimenticarlo…».
    Neppure davanti alla morte sanno fermare le loro parole diaboliche?
    Dov’è la pietas cristiana?
    Ma voi che ne sapete del bene che compie il Premier?
    Tempo fa lessi su una rivista missionaria di un frate in Bolivia intervistato sulla decadenza dei costumi a cui gli fu chiesto – domanda obbligatoria!! – che pensasse dell’allora questione di Noemi Letizia e del Presidente Berlusconi.
    Lui sorrise e disse: «vede, in questo villaggio ci sono almeno 80 ragazzi che possono mangiare grazie alle offerte del Presidente Berlusconi. Ricordo che lo incontrai per caso a Roma nel 2007 in una manifestazione di solidarietà e scambiammo due parole. Mi fece domande sulla nostra missione. Dopo 10 giorni ci arrivò un bonifico personale (non con soldi pubblici!) di 50.000€. E ogni anno a Natale e Pasqua ci fa una donazione.”
    E non penso che quella missione sia la sola fortunata a ricevere gli aiuti economici (personali!) del Presidente. E però i mass media sentono di giudicare la moralità di Berlusconi parlando solo dei bonifici alle ragazze!
    Qualche domenica fa a Messa ho avuto un’illuminazione: ho sentito il Vangelo delle “beatitudini”.
    “Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”. Ho avuto un’illuminazione!
    Caspita: quelle parole cascano a fagiolo!
    Allora ho capito molto più di quanto i quotidiani (e molti sacerdoti!!) hanno voluto dirci.
    Infatti stavolta a dire quelle parole era proprio una persona che sapeva ciò che diceva, Dio: “Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”.
    E chi può negare che il Premier da 16 anni sia perseguitato dalla giustizia?
    ALICE BONACCORSI-PASINI

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