Risorgimento, pro o contro i cattolici? Al di là delle barricate, Chiesa protagonista nell’unificare lo spirito

di Mariano Crociata, Avvenire, 13.3.11

L’unità ha una data convenzionale, è cioè il 17 marzo 1861, giorno della proclamazione del Regno d’Italia; ma l’unificazione italiana è un processo che viene da lontano e presenta, senza interruzione, un dato strategico di fondo: la connessione strettissima con la presenza e l’impegno della Chiesa e dei cattolici italiani. Questa emerge con grande evidenza a metà degli anni quaranta dell’Ottocento, tra l’opera Del primato morale e civile degli italiani (1843) di Vincenzo Gioberti e l’elezione di Pio IX (16 giugno 1846), anni in cui confluisce un movimento di iniziativa cattolica, di clero e di laici, che mostrava con tutta evidenza la fede cattolica come collante ed elemento di fusione per una unità nazionale da realizzare in armonia con questa identità religiosamente plasmata. Nonostante non dia esiti positivi nel breve periodo, tale movimento indica un dinamismo essenziale. Il Risorgimento, seppure attraversato da altre correnti, è segnato da quest’anima profonda; non a caso la stessa parola solo a partire dalla metà del Settecento comincia ad assumere una valenza storico­politica, applicata poi al processo che porterà all’unità nazionale; prima essa, nella lingua italiana, significava semplicemente risurrezione.

A partire dal convulso e a tratti drammatico conseguimento dell’unificazione, si avvia un lento processo di rielaborazione della presenza del cattolicesimo in Italia che assumerà una forma differenziata rispondente alle nuove circostanze storiche; in un certo senso esso crescerà come un organismo che si struttura in una dimensione innanzitutto sociale, e poi anche politica e istituzionale. Se è vero, infatti, che la Questione romana sarà chiusa solo con la Conciliazione, l’11 febbraio 1929, nondimeno già i primi decenni dell’unità, segnati dal non expedit , diventano il crogiuolo in cui fermenta l’iniziativa dei cattolici per una autonoma e incisiva partecipazione alla vita sociale e amministrativa, che avrà nella recezione dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII e nella situazione sociale determinatasi all’indomani della Prima guerra mondiale due fattori mobilitanti. Alla lunga prevalgono le ragioni della realtà, della vita, della socialità. Nasce un movimento: lo spinge e lo motiva non l’esclusiva difesa degli interessi cattolici o del Papa, ma una visione del bene generale, del bene comune del Paese. Si sviluppa, così, un tessuto sociale, fatto di persone, di iniziative, di associazioni, di istituzioni, che accompagna la crescita dell’Italia, trasversalmente alle classi, dispiegandosi in una serie di opere che incidono efficacemente su tutta la società italiana. I grandi cambiamenti sociali e la necessità di venire incontro alle concrete necessità del popolo stimolano non solo la costruzione di una rete di opere, ma anche innumerevoli esperienze di testimonianza e di carità evangelica. I santi e i beati dell’Ottocento, le innumerevoli congregazioni che sorgono in tutte le regioni, testimoniano di un fervore di vita evangelica profondamente inserito nella vita sociale. Sacerdoti, religiose e religiosi, insieme a tanti laici, uomini e donne, accompagnano lo sviluppo dell’Italia, ne leniscono le contraddizioni, suppliscono ai limiti dello Stato: basti citare l’impegno profetico nell’accompagnare l’emigrazione, grande faccia nascosta dell’Italia unita. Tra queste figure di preti spicca Luigi Sturzo […]. Il mutamento nel giudizio sull’unificazione da parte cattolica viene in qualche modo sancito nella ricorrenza del centenario (salvo precisare che il capovolgimento formale del giudizio, senza negare forzature, soprusi e usurpazioni, in realtà racchiude, con il distacco della distanza storica, il costante intendimento sostanzialmente costruttivo del popolo cattolico nella sua interezza verso l’unità del Paese). Giovanni XXIII constata, infatti, che l’anniversario «ci trova, sulle due rive del Tevere, partecipi di uno stesso sentimento di riconoscenza alla Provvidenza del Signore, che, pur attraverso variazioni e contrasti, talora accesi, come accade in tutti i tempi, ha guidato questa porzione elettissima d’Europa verso una sistemazione di rispetto e di onore nel concerto delle nazioni grazie a Dio depositarie, sì, oggi ancora, della civiltà che da Cristo prende nome e vita». Anche il cardinale Giovanni Battista Montini in un discorso in Campidoglio nel 1962, proprio nella ricorrenza del 20 settembre, parlerà anch’egli della Provvidenza, che avrebbe ingannato tutti, credenti e non credenti, poiché creava le condizioni affinché il papato riprendesse «con inusitato vigore le sue funzioni di maestro di vita e di testimonio del Vangelo». Il mutato scenario da circa venti anni a Squesta parte sembra sostanzialmente confermare lo schema interpretativo adottato. L’animazione sociale ispirata al Vangelo ha trovato nuove vie e forme di espressioni, tra le quali si segnala quella che in una certa fase è stata una vera e propria esplosione del volontariato. La dimensione istituzionale, a sua volta, ha trovato rinnovato vigore grazie all’Accordo di revisione del Concordato del 1984. Sembra tramontata invece la forma partitica dell’unità politica dei cattolici e serve una capacità nuova di rappresentare le esigenze imprescindibili della visione cristiana della realtà, consegnata all’insegnamento sociale della Chiesa, nel dibattito pubblico per una loro traduzione nelle dinamiche della vita sociale e istituzionale […]. La formazione della Stato unitario ha avuto un aspetto di contrapposizione all’istituzione ecclesiale, tuttavia si sposa con un’unitarietà spirituale nazionale che attendeva di trovare comunque espressione in corrispondenti istituzioni civili. Di fatto, col tempo, tale intenzione profonda ha capovolto l’immagine distorta di una Chiesa contraria all’unità d’Italia, per far emergere le ragioni contingenti di una contrapposizione non all’unità ma al senso e alla presenza della Chiesa nel Paese, e per vedere crescere e quasi esplodere un protagonismo dei cattolici nella vita del Paese, spesso in maniera decisiva, comunque rilevante in tutti i passaggi significativi della sua storia unitaria. Il prossimo anniversario – che, come ogni anniversario, offre spunto e occasione, ma certo non obbliga ad alcunché – segna, ancor più chiaramente di quello del centenario, il definitivo superamento di contrapposizioni ormai anacronistiche, ma fa emergere altri contrasti che provengono dall’evoluzione interna della società italiana e dal suo intreccio sociale, economico e culturale con i processi di globalizzazione in cui ormai siamo irreversibilmente inseriti. Nel riconoscimento e nel rispetto della pluralità sociale culturale ed etica, e nella rilevazione del singolare impasto che è venuto a formarsi tra secolarizzazione e incomprimibile vitalità del religioso, la storia e la configurazione ancora attuale dell’Italia richiedono di fare del carattere popolare del cattolicesimo come il collante culturale, proprio perché in radice cristiano, del Paese, per affrontare la propria ricomposizione nella prospettiva delle sfide che vengono dal futuro.

I cattolici? Entrarono nel secondo tempo di Paolo Viana

Risorgimento, pro o contro i cattolici? Al di là delle barricate, Chiesa protagonista nell’unificare lo spiritoultima modifica: 2011-03-15T15:33:50+01:00da borgosotto
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