Appello cattolico sul fine vita. Ma “L’Osservatore” guarda altrove

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/

OR2

Sabato 12 marzo il quotidiano della conferenza episcopale italiana, “Avvenire”, ha pubblicato in prima pagina, come editoriale, un vibrante appello al parlamento a sostegno della legge sul fine vita, firmato da dodici personalità cattoliche molto rappresentative e di diverso orientamento politico.

Tra i firmatari dell’appello c’è lo stato maggiore dei media cattolici italiani: il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio, il direttore di “Famiglia Cristiana” don Antonio Sciortino, il direttore dei programmi di TV 2000 Dino Boffo, il direttore dei servizi giornalistici della stessa tv Stefano De Martis, il direttore dell’agenzia SIR Paolo Bustaffa, il direttore della federazione dei settimanali diocesani Francesco Zanotti.

Ci sono il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Lorenzo Ornaghi, politologo, e il rettore della Libera Università Maria Santissima Assunta, Giuseppe Dalla Torre, giurista.

Ci sono due membri del Comitato Nazionale per la Bioetica, i professori Francesco D’Agostino e Assuntina Morresi.

Ci sono due personalità molto impegnate sulle questioni toccate dalla legge: Antonio Socci e don Vinicio Albanesi, quest’ultimo fondatore della Comunità di Capodarco e presidente per dodici anni del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza.

L’obiettivo dell’appello appare chiaro dai suoi primi due capoversi:

“Il disegno di legge sulle dichiarazioni an­ticipate di trattamento in discussione al­la Camera dei deputati è una proposta ra­gionevole, condivisibile, realmente liberale e oggi non più rinviabile, a fronte degli av­venimenti degli ultimi anni su fine vita e li­bertà di cura. È necessario, infatti, che il Parlamento pon­ga per legge limiti e vincoli precisi a quella giurisprudenza ‘creativa’ che sta introdu­cendo surrettiziamente nel nostro Paese ar­bitrarie derive eutanasiche. Rilevanti e gra­vi decisioni giudiziarie hanno infatti reso possibile interrompere la somministrazio­ne di cibo e acqua, anche per vie artificiali, a persone non più in grado di esprimere il proprio consenso, e hanno ridotto il con­senso informato alla ricostruzione ex post delle volontà di una persona, dedotte persi­no dai suoi ’stili di vita’, ignorando la ne­cessità di una volontà attuale basata su un’informazione medica adeguata.

“Il testo di legge in discussione – pur essendo, come qualsiasi provvedimento legislativo, miglio­rabile – è chiaro e lineare a proposito delle questioni appena richiamate e, dunque, nei suoi contenuti fondanti. E noi riteniamo che se non fosse approvato in tempi rapidi, te­nendo saldi questi suoi princìpi cardine, di­venterebbe sempre più difficile frenare una giurisprudenza orientata a riconoscere il ‘di­ritto’ a una morte medicalmente assistita, in altre parole all’eutanasia trasformata in at­to medico”.

Più avanti, l’appello cita questa frase del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della conferenza episcopale italiana, tratta da una sua intervista a “il Giornale” del 27 febbraio:

“La legge che sta per essere discussa alla Camera non è una legge ‘cattolica’. Semplicemente rap­presenta un modo concreto per governare la realtà e non lasciarla in balia di sentenze che possono a propria discrezione emettere un verdetto di vita o di morte. I malati termina­li rischierebbero di essere preda di decisio­ni altrui. Precisare poi che l’alimentazione e l’idratazione non sono terapie, ma funzioni vitali per tutti, sani e malati, corrisponde al buon senso dell’accudimento umano e pongono un limite invalicabile, superato il quale tutto diventa possibile”.

Il testo integrale dell’appello, con le firme, può essere letto nel sito web di “Avvenire”:

> Fine vita: appello al parlamento. Sì, torniamo alla legge

Questa la notizia. Ma è una notizia anche il totale silenzio, sul punto, di un giornale come “L’Osservatore Romano”.

Che la grande stampa laica, quasi tutta contraria alla legge in discussione alla Camera, metta la sordina sull’appello, tanto più scomodo perché espressione concorde di un arco di posizioni politicamente diversificate, può essere dato per scontato.

Ma il silenzio de “L’Osservatore Romano” no. Non ha un’apparente giustificazione. Così come non ha un’apparente giustificazione il pari silenzio del quotidiano della Santa Sede, due settimane fa, sull’intervista del cardinale Bagnasco citata nello stesso appello.

Per trovare una ragione che spieghi la freddezza de “L’Osservatore Romano” bisogna tornare all’autunno del 2008 e al caso di Eluana Englaro. A tragedia avvenuta, sulla prima pagina del giornale vaticano, la sua editorialista di punta, Lucetta Scaraffia, rimproverò i cattolici di essere stati poco “convincenti” e deboli nelle argomentazioni in difesa della vita di Eluana.

Fu in quell’occasione che tra “Avvenire”, allora diretto da Dino Boffo, e “L’Osservatore Romano”, tuttora diretto da Giovanni Maria Vian, si manifestò quella spaccatura che un anno dopo raggiunse il massimo quando Boffo fu colpito da accuse false e infamanti e il giornale vaticano non mosse un dito per difenderlo.

Oggi di nuovo sembra riprodursi il copione del caso Englaro. Mentre il “Corriere della Sera” – principalmente per la penna di Ernesto Galli della Loggia, marito di Lucetta Scaraffia, ai quali Vian è legatissimo – critica frontalmente la legge sostenuta dalla conferenza episcopale e da “Avvenire”, accusando la Chiesa di averla essa stessa “suggerita” al governo, “L’Osservatore Romano” avvolge di silenzio la battaglia del quotidiano dei vescovi.

Ad “Avvenire” è cambiato infatti il direttore, che oggi è Marco Tarquinio, ma non è cambiata la linea politica, sul fine vita. All’indomani della morte di Eluana Englaro era stato proprio Tarquinio a scrivere le parole più dure contro chi, politici e magistrati, quella morte l’aveva voluta e procurata.

Il cardinale patrono de “L’Osservatore Romano” è Tarcisio Bertone, il quale, per la verità, non fa mistero di volere con tutte le sue forze la legge oggi in discussione alla Camera.

Ma proprio a motivo di questo attivo convincimento del cardinale, il silenzio del giornale vaticano ancor più stride. Non solo con le posizioni della CEI e con l’appello del 12 marzo, ma anche con ciò che il cardinale segretario di stato, suo editore, va dicendo ogni giorno nei suoi riservati colloqui politici.

Appello cattolico sul fine vita. Ma “L’Osservatore” guarda altroveultima modifica: 2011-03-18T12:42:27+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento