Dalla Libia alla legge sul fine vita. Bagnasco detta la linea

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Bagnasco

Della prolusione con cui nel pomeriggio di lunedì 28 marzo il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto la sessione primaverile del consiglio permanente della conferenza episcopale italiana sono riprodotti qui sotto i passaggi politicamente salienti.

Ma il cardinale ha parlato anche della Quaresima e del nuovo libro del papa su Gesù, dell’unità d’Italia e dei Rom, e d’altro ancora. Il testo integrale della prolusione è nel sito della CEI.

Tornando al tardivo risveglio della diplomazia vaticana sul caso libico, è stato confermato che il nunzio apostolico in Gran Bretagna, Antonio Mennini, prenderà parte in qualità di “osservatore” alla conferenza internazionale del 29 marzo a Londra.

SULLA LIBIA E ALTRI PAESI MUSULMANI

L’andamento tendenzialmente pacifico che, per impronta dei cittadini, le manifestazioni avevano all’inizio assunto, ha indotto a sperare che il mutamento potesse compiersi al riparo dalla violenza. Oggi questa illusione sembra venuta meno. […] E non ci si può non rammaricare per il ricorso alla forza che, contrapponendo tra loro i figli poveri di uno stesso popolo e di uno stesso continente, provoca dolore più grande e lutti – se possibile – ancora più drammatici. L’invocato e improvviso intervento internazionale − ideato sotto l’egida dell’Onu e condotto con il coinvolgimento della Nato − ha fatto sorgere interrogativi e tensioni. Ci uniamo alle accorate parole che il Santo Padre in più occasioni ha espresso di solidarietà a quelle popolazioni e di auspicio per un immediato superamento della fase cruenta: ad intervento ampiamente avviato, auspichiamo che si fermino le armi, e che venga preservata soprattutto l’incolumità e la sicurezza dei cittadini garantendo l’accesso agli indispensabili soccorsi umanitari, in un quadro di giustizia. Noi crediamo che la strada della diplomazia sia la via giusta e possibile, forse tuttora desiderata dalle parti in causa, premessa e condizione per individuare  una “via africana” verso il futuro invocato soprattutto dai giovani. Ma anche per evitare possibili spinte estremiste che avrebbero esiti imprevedibili e gravi.

SULL’IMMIGRAZIONE

Per predisporre soluzioni minimamente adeguate per gli sfollati, i profughi o i richiedenti asilo c’è bisogno, oltre che dell’apporto generoso delle singole Regioni d’Italia, anche della convergenza dell’Europa comunitaria, chiamata a passare – come giustamente si è detto – da una «partnership della convenienza» a quella della «convivenza».

SUI CRISTIANI SOTTO ATTACCO

Non possiamo tacere il nostro dolore per le vittime che si sono registrate, tra la popolazione copta dell’Egitto, in scontri successivi alla caduta del regime. In ciò, il dopo Mubarak non si è presentato per ora troppo diverso dalla precedente situazione, nonostante gli incoraggianti segnali di condivisione raccolti durante le manifestazioni di piazza. L’esito peraltro del referendum che lì già si è svolto induce a molta prudenza. A ciò vanno aggiunte le condizioni di abbandono in cui restano i cristiani dell’Iraq, ai quali vengono talora fatte promesse, senza che si esplichi poi alcuna concreta tutela. Lo stesso dicasi per il Pakistan, dove grande impressione ha suscitato l’attentato nel quale è rimasto ucciso il ministro per le minoranze religiose Bhatti, un cristiano ora martire che si era a lungo impegnato per abrogare le leggi discriminatorie, di cui la più drammaticamente nota è quella sulla blasfemia, a causa della quale è a rischio anche la vita di Asia Bibi. Realmente non si riesce a comprendere come un Paese grande e importante come il Pakistan possa tollerare una situazione di illegalità tanto clamorosa e pesante. […] Dopo una titubanza incomprensibile quanto amara, e grazie al marcato impegno del nostro governo, l’Unione Europea ha finalmente condannato le discriminazioni religiose e gli attacchi condotti anche contro i cristiani. Bisogna ora che ci si batta in ogni sede internazionale per rendere, di conseguenza, inaccettabili le politiche che umiliano i cittadini, schiacciando ciò che nell’uomo è più sacro.

SULLA LEGGE SUL FINE VITA

Vorremmo dire una parola che inducesse l’opinione pubblica a ritenere che una legge sulle dichiarazioni anticipate di fine vita è necessaria e urgente. Si tratta infatti di porre limiti e vincoli precisi a quella “giurisprudenza creativa” che sta già introducendo autorizzazioni per comportamenti e scelte che, riguardando la vita e la morte, non possono restare affidate all’arbitrarietà di alcuno. Non si tratta di mettere in campo provvedimenti intrusivi che oggi ancora non ci sono, ma di regolare piuttosto intrusioni già sperimentate, per le quali è stato possibile interrompere il sostegno vitale del cibo e dell’acqua. Chi non comprende che il rischio di avallare anche un solo caso di abuso, poiché la vita è un bene non ripristinabile, non può non indurre tutti a molta, molta cautela? Per rispettare la quale è necessario adottare regole che siano di garanzia per persone fatalmente indifese, e la cui presa in carico potrebbe un domani – nel contesto di una società materialista e individualista −  risultare scomoda sotto il profilo delle risorse richieste.

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Sulla Libia, il patriarcato di Venezia ha pubblicato il 28 marzo su “Oasis” uno speciale, in sintonia con le posizioni espresse dal cardinale Bagnasco:

> Speciale Libia, marzo 2011

Dalla Libia alla legge sul fine vita. Bagnasco detta la lineaultima modifica: 2011-03-30T15:27:37+02:00da borgosotto
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