Il lato femminile di Dio. L’altra metà della Chiesa

di Laura Badaracchi e Iacopo Scaramuzzi, Jesus, maggio 2011

1105jecp.gifAi margini dei centri decisionali, ma nel cuore della vita della Chiesa, le donne vivono un evidente paradosso. In una Chiesa ancora declinata al maschile cercano spazi di parola e di ascolto. Ma si fatica a rinnovare sul serio il terreno delle comunità ecclesiali.

Le donne non possono «fare da commentatore. Questo solo si permette: che in caso di necessità una donna guidi in certo modo il canto o le preghiere dei fedeli ».

L’Istruzione di Pio XII Musica sacra e sacra liturgia, pubblicata nel 1958, non lasciava spazi di alcun tipo. Le donne erano tenute a grande distanza da tutto ciò che riguardava la “gestione del sacro”. Occorrerà aspettare fino al 1967 per avere qualche segnale differente. Un vento nuovo spirava nella Chiesa dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, ma le remore erano ancora tante. Al punto che, sebbene la Sacra congregazione dei riti (l’attuale Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti) ammettesse che la schola cantorum potesse essere composta «sia di uomini e ragazzi, sia di soli uomini o di soli ragazzi, sia di uomini e donne, e anche, dove il caso veramente lo richieda, di sole donne», imponeva poi che nel caso in cui «comprenda anche donne, sia posta fuori del presbiterio».

Se il “contatto” con lo spazio sacro continuava a essere un problema, su altri piani si aprivano, invece, nuove strade. E così, nella seduta del 20 dicembre del 1967, la stessa Congregazione osava spingersi fino al punto da affrontare il tema della «capacità dottrinale delle donne» sancendo la «piena e pari dignità teologica dell’universo femminile e consentendo alle donne di salire in cattedra.

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La carica delle religiose: discrete e combattive
di Laura Badaracchi e Iacopo Scaramuzzi

Soltanto in Italia sono oltre 80 mila. Apprezzate per il loro impegno silenzioso, ma talvolta anche incomprese dalle stesse gerarchie. Come si è visto negli Stati Uniti dove, nonostante le rassicurazioni vaticane, la recente visita apostolica ha creato un pesante clima di tensione.

In Italia sono oltre 80 mila, tre volte più dei preti. Solo a Roma, sede di Pietro e centro della cattolicità, sono 23 mila. Ma, in una Chiesa dal volto maschile ben visibile, le suore e le monache svolgono un ruolo il più delle volte discreto, silenzioso, lontano dai riflettori. Tanto che quando salgono sul proscenio del pubblico dibattito – è stato il caso, da ultimo, di suor Eugenia Bonetti, intervenuta alla manifestazione in difesa della dignità delle donne, in piazza del Popolo a Roma, o di suor Giuliana Galli, membro del consiglio di amministrazione della Compagnia San Paolo, comparsa in tv da Fazio e Saviano in Vieni via con me a spiegare perché è giusto costruire una moschea a Torino – fa notizia la loro stessa presenza. Quasi che fosse anomalo che il loro posto, nella società e nella Chiesa, non sia solo quello di animare i canti della domenica o condurre il catechismo dei bambini. Eppure le religiose ci sono, eccome: in Italia, in Occidente e nelle cosiddette “terre di missione”. Impegnate in umile servizio presso le parrocchie e le case religiose di tutto il mondo, concentrate sulla cura delle anime nei chiostri di clausura, ma anche attive nelle Facoltà di teologia e negli uffici delle diocesi, presenti nelle favelas delle megalopoli sudamericane, in prima linea contro la tratta delle donne nelle città dei Paesi “sviluppati”. Apprezzate e sostenute nelle loro diverse attività, ma anche, a volte, guardate con sospetto se non osteggiate dalle gerarchie ecclesiastiche. L’ultimo caso eclatante è stato quello della visita apostolica decisa dal Vaticano per le suore degli Stati Uniti. Avviata nel 2008 dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, l’iniziativa, guidata da suor Clare Millea, ufficialmente mirava a indagare gli «stili di vita» delle religiose statunitensi. Già così la vicenda ha suscitato i primi sospetti nei conventi americani, ma il malumore si è trasformato in aperto sconcerto quando il cardinale Franc Rodé, all’epoca prefetto del dicastero vaticano, ha citato il «femminismo» tra i motivi dell’inchiesta. Ora la visita, giunta nella sua ultima fase, sembra avviata verso una soluzione conciliante. Di recente, infatti, il porporato sloveno è andato in pensione ed è stato sostituito dal focolarino brasiliano João Braz de Aviz. Quale numero due del dicastero è stato nominato lo statunitense Joseph Tobin che, appena insediato, ha assicurato che l’indagine non aveva intenzioni punitive e che la Santa Sede avrebbe preso in considerazione le obiezioni delle suore. In attesa di vedere l’esito dell’indagine, una religiosa di primo piano, suor Mary Ann Cunningham, ha accolto con favore la presa di posizione, sottolineando che le visitatrici erano «cordiali, amichevoli, recettive».

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Il lato femminile di Dio. L’altra metà della Chiesaultima modifica: 2011-05-05T12:25:07+02:00da borgosotto
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