Povera Italia, violenta e depressa

di Luca Liverani, Avvenire, 7.6.11

Allarme del Censis: crescono relativismo, uso di droghe e farmaci 

Altro che crisi economica. Quella che deve più preoccupare, in Italia, è la crisi antropologica, quella che vede ridurre non il pil e i posti di lavoro, ma il controllo sulle pulsioni. I freni inibitori si allentano, la morale si annacqua, le regole della convivenza civile finiscono in soffitta. E crescono le trasgressioni del fine settimana, le azioni di ‘giustizia fai da te’, le aggressioni, gli stupri. A parlare sono i numeri: più 35% le minacce e ingiurie negli ultimi cinque anni, più 26% le lesioni e percosse. L’altra faccia della medaglia è il boom di antidepressivi che vedono raddoppiare (114%) i consumi in dieci anni. A lanciare l’allarme è il Censis, che propone una lettura antropologica di fenomeni complessi e trasversali altrimenti difficili da analizzare secondo i consueti schemi dell’analisi sociale ed economica: la crisi dell’autorità, il declino del desiderio, la riduzione del controllo sulle pulsioni. Per il Centro di studi sociali, dunque, siamo una società in cui sono sempre più deboli i riferimenti valoriali e gli ideali comuni, in cui è più fragile la consistenza dei legami e delle relazioni sociali. In questa indeterminatezza diffusa crescono comportamenti spiegabili come l’effetto di una pervasiva sregolazione delle pulsioni, risultato della perdita di molti dei riferimenti normativi che fanno da guida ai comportamenti.

È il depotenziamento della legge, del padre, del dettato religioso, della coscienza, della stessa autoregolamentazione. Dall’indagine del Censis emerge dunque il senso della relatività delle regole e il tentativo di legittimare le pulsioni. È diffuso il sentimento autoreferenziale, per cui ognuno è l’arbitro unico dei propri comportamenti (è l’opinione dell’85% degli italiani). Le regole poi possono essere spesso aggirate: nel divertimento è ammessa la trasgressione soprattutto dai più giovani (quasi il 45%). Quando è necessario, bisogna difendersi da sé anche con le cattive maniere (il 48%, quota che sale al 61% tra i residenti nelle grandi città). Per raggiungere i propri fini bisogna accettare i compromessi secondo il 46%. Secondo il Censis poi gli italiani pensano che si può essere buoni cattolici anche senza tener conto della morale della Chiesa in materia di sessualità per il 63% (sfiora l’80% tra i più giovani). La caduta dei filtri sociali si rileva in diverse forme di violenza in cui è forte la componente pulsionale della perdita di controllo. Tra il 2004 e il 2009 le minacce e le ingiurie sono aumentate del 35%, le lesioni e le percosse del 26%, i reati sessuali sono passati da 4.454 a 5.625 (più 26,3%). Anche le forme di dipendenza cambiano pelle. Se cala in generale il consumo di droghe (tra 2008 e 2009 i consumatori sono calati del 25%, passando da 3,9 milioni a 2,9), la pericolosità sociale del consumo non diminuisce: aumentano le persone in carico nei Sert per cocaina (+2,5%) e crescono i giovani consumatori a rischio di alcol: dal 2009 al 2010 passano dal 15% a quasi 17% nella fascia 18 -24  anni. La dimensione più distruttiva delle pulsioni si riscontra poi nel progressivo crescere delle forme di depressione. Il consumo di antidepressivi è infatti emblematico: le dosi giornaliere sono più che raddoppiate dal 2001 al 2009, passando da oltre 16 a quasi 35 per 1.000 abitanti pari a un aumento del 114%.

Povera Italia, violenta e depressaultima modifica: 2011-06-07T15:11:13+02:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento