Il disgelo

di Mirella Camera in a latere… del 15 giugno 2011 (http://alatere.myblog.it/)

Vale la pena di dare un’occhiata al video nel quale l’onorevole (si fa per dire)  Giorgio Stracquadario fa l’analisi del voto del referendum e, poi subito dopo, quello in cui il ministro Brunetta risponde ai precari alla fine di un convegno.

Due piccoli esempi dello stile politico che ha dominato l’Italia in questi lunghi anni di berlusconismo. La cui arroganza e volgarità nei riguardi della cosa pubblica ha tracimato in mille altri corollari, dall’arricchimento delle cricche alla totale indifferenza verso l’impoverimento della popolazione, dal bunga bunga all’irrisione della moralità, dall’uso privato di posizioni istituzionali alla delegittimazione costante del concetto di “bene comune”. 

Per questo strazio, avvenuto mentre gran parte della Chiesa italiana chiudeva gli occhi e un’altra partecipava alacremente all’opera in cambio dai famosi valori “non negoziabili”, l’Italia dovrà pagare un conto salatissimo. 

Ma dopo aver raggiunto il fondo, ci sono già segni inequivocabili di risalita. Grandioso il movimento delle “formiche”, con centinaia di minuscole associazioni cattoliche e laiche che hanno reso possibile il miracolo del quorum al referendum, mentre il “monarca” (definizione di Alessandro Sallusti, direttore dei Giornale) se ne andava al mare. 

Il direttore della Stampa, Mario Calabresi, intervenuto a Ballarò, ha centrato l’esatto discrimine che ha creato in Italia un “prima” e un “poi”: poter finalmente parlare di nuovo di beni comuni, di solidarietà, di ambiente come parole ricche di contenuto e di valore, con un appeal fortissimo che sa di futuro e di speranza. Cacciando nella spazzatura le parole del cinismo, dell’interesse, delle furbizie, della tracotanza, dell’individualismo, finora i veri valori guida dell’Italia berlusconizzata. Questo è il miracolo cha ha fatto il referendum.

Uno sguardo storico vedrebbe che in realtà questo “nuovo” c’era da un pezzo, era il grande movimento chiamato impropriamente “noglobal” che già agli inizi del Duemila aveva posto tutte le domande di fondo: la delocalizzazione del lavoro (ricordate No logo di Noemi Klein?), le risorse energetiche e quelle idriche, la tutela dell’ambiente, i cambiamenti climatici, le grandi migrazioni. Poi, in coincidenza dell’attacco alle Torri gemelle e della spaventata risposta dell’Occidente, che ne ha approfittato per riportare un “Ordine mondiale” disegnato sul liberismo spinto, è spirato un clima che ha congelato tutto. Fino alla crisi.

E forse anche grazie alla crisi, che ha esasperato  i disagi di molti,  il vento è cambiato, spira una brezza primaverile in tutto il mondo, persino nei paesi arabi. Dopo un’interruzione lunga 10 anni,  possiamo riprendere il filo del discorso. Anzi, di  tutti i discorsi lasciati a metà o finiti nel freezer: quelli della parità dei sessi e della questione femminile, quelli dei diritti del lavoro, quelli di una più equa distribuzione dei beni, quelli del rapporto con le altre culture e degli spostamenti di massa, quelli sullo sfruttamento delle risorse e sull’uso del pianeta. I cattolici che si sono sempre trovati a casa loro fra questi concetti non sono mai venuti meno, come le vergini savie di evangelica memoria e lo si è visto. Gli altri, si spera, apriranno gli occhi: il disgelo è arrivato. 

Il disgeloultima modifica: 2011-06-16T07:29:52+02:00da borgosotto
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