La fede e la festa

di Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, 31.8.11

Dopo Madrid, un altro megaraduno con il Congresso eucaristico nazionale. “I cristiani, patrimonio per la società”. 

«In questo tempo dell’assenza di Dio, quando la terra delle anime è arida e la gente ancora non sa da dove venga l’acqua viva, chiediamo al Signore che Egli si mostri». Le parole solenni di Benedetto XVI a conclusione del Ratzinger Schülerkreis, l’incontro di fine agosto con i suoi ex allievi, riprendono il filo della Gmg di Madrid, la «missione» nel tempo dell’«eclissi di Dio» affidata a due milioni di ragazzi nell’aeroporto dei Cuatro Vientos («il mondo ha bisogno di Dio, ha bisogno della testimonianza della vostra fede negli ambienti più diversi, incluso dove vi è rifiuto o indifferenza!») e insieme annunciano il senso del congresso eucaristico nazionale che si aprirà sabato ad Ancona e lo stesso pontefice chiuderà otto giorni più tardi, domenica 11 settembre, celebrando una grande messa – sono attese almeno trecentomila persone – nell’area della Fincantieri: prima di vedere a pranzo, non a caso, un gruppo di lavoratori del porto in cassa integrazione, alcuni poveri assistiti dalla Caritas, e incontrare poi in piazza del Plebiscito dei giovani fidanzati. Perché il tema del XXV congresso, «l’Eucaristia per la vita quotidiana», richiama un punto centrale per Ratzinger e per lo stesso cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei: la dimensione pubblica della fede. Momenti di preghiera e di festa, dibattiti, concerti come quello di Giovanni Allevi domenica sera, la mostra «alla Mensa del Signore» nella Mole Vanvitelliana di Ancona, 120 «capolavori della pittura europea da Raffaello a Tiepolo».

Durante le giornate marchigiane giungeranno 220 delegati da tutte le diocesi italiane, duecento vescovi (molti, in arrivo prima della Messa del Papa, saranno alloggiati in un traghetto nel porto), trecentomila fedeli, ci saranno pure dei ragazzi a portare la Croce della Gmg. E la prossima settimana – dopo l’arrivo del cardinale Giovanni Battista Re, sabato, come rappresentante del Papa, e la messa di apertura di domenica concelebrata dal cardinale Bagnasco – gli approfondimenti di ciascuna giornata saranno dedicati a uno dei temi della «vita quotidiana» già affrontati nel convegno Cei di Verona del 2006: «vita affettiva», «fragilità», «lavoro e festa», «tradizione» e «cittadinanza». A quest’ultimo appuntamento, venerdì, sono stati invitati, attraverso l’Anci, tutti i sindaci italiani. La fede cristiana «non attenta in nessun modo alla vita sociale», ha chiarito il cardinale Bagnasco, il 10 agosto, nel celebrare a Genova la festa di San Lorenzo. Un’omelia molto importante, anche in vista del congresso: «I cristiani hanno un apporto originale e necessario da portare alla vita sociale e politica: essi hanno l’onore e l’onere di ricordare a tutti chi è l’uomo, quali sono i suoi principi costitutivi, la necessità dell’etica, il suo fondamento trascendente, la via aurea dell’autentica giustizia e del bene comune», ha scandito il presidente della Cei. «Per questa ragione il mondo cattolico rappresenta per la società un vivaio di valori, energie ed esperienze consolidate, che continuerà a mettere a disposizione del Paese: questo patrimonio non può essere dilapidato da nessuno, né dissolto per ignavia o per utopistiche sintesi e contaminazioni». Un messaggio chiarissimo: «Le molteplici aggregazioni laicali cattoliche o ispirate cristianamente, le parrocchie e molte altre realtà sono un popolo sempre più attento alla vita sociale e politica, anche se nell’agone pubblico vengono a volte liquidate come minoranze sparute e smarrite. Ma così non è e non sarà». La storia dei congressi eucaristici, del resto, si accompagna a quella della Stato unitario. In piena «questione romana» si cominciò nel 1891, a Napoli, «all’epoca la più grande manifestazione cattolica di massa» ricorda lo storico Andrea Riccardi. Nella cronologia è elencato pure quello che si celebrò nel 1937 a Tripoli. E del resto è significativo che si ritorni nelle Marche: l’ultima volta fu nel 1930 a Loreto, il primo congresso dopo la firma dei Patti lateranensi e la conciliazione tra Chiesa e Stato. Ora l’appuntamento di Ancona – che spazierà anche a Osimo, Fabriano, Jesi, Senigallia e nella stessa Loreto – cade nell’anno in cui si festeggia il 150° dell’Unità nazionale. Non è una coincidenza, ovvio: «Si è voluto farlo perché un punto decisivo nella dinamica dei congressi eucaristici è proprio la riaffermazione del ruolo pubblico di una fede che non può essere relegata ai santuari o all’ambito soggettivo» spiega Riccardi: «L’eucaristia – nel senso del cristianesimo italiano vissuto – è connessa profondamente alla storia della nazione e in fondo i congressi eucaristici hanno voluto affermare nella storia d’Italia quelli che Henri de Lubac chiamava gli aspetti sociali del dogma: come esce dalla Chiesa e tiene insieme un popolo credente e una società». L’ultima volta, il 29 maggio 2005 a Bari, coincise con il primo viaggio di Benedetto XVI dopo l’elezione. Ora il pontefice torna dopo il successo della Gmg: «La religione non solo è lecita, ma è indispensabile in una società democratica» ha scritto il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa in un commento su El País ripreso ieri dall’Osservatore Romano: «Credenti e non credenti, tutto dobbiamo rallegrarci di quanto è accaduto a Madrid». La stessa cosa che dice anche l’arcivescovo di Ancona Edoardo Menichelli: «Il congresso è una proposta positiva di amicizia per i credenti e per tutta la società italiana. Mi piacerebbe che suscitasse stupore: per come la fede ben vissuta aiuta a risolvere i problemi», sorride. «L’eucaristia è il banchetto del Signore per tutti i suoi figli, credenti e non credenti: Gesù ha invitato tutta l’umanità, perché siamo tutti figli di Dio».

 

La fede e la festaultima modifica: 2011-09-02T10:15:32+02:00da borgosotto
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