Il Papa e la Chiesa povera

 

di Andrea Tornielli, http://2.andreatornielli.it/?p=2640

Vi propongo un articolo che ho pubblicato su Vatican Insider, il canale informativo web de La Stampa dedicato alla Chiesa cattolica. E’ dedicato allo straordinario discorso pronunciato dal Papa a Friburgo.

Tra l’altro, in quel discorso, Benedetto XVI affermava: «Gli esempi storici mostrano che la testimonianza missionaria di una Chiesa “demondanizzata” emerge in modo più chiaro. Liberata dai fardelli e dai privilegi materiali e politici, la Chiesa può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero, può essere veramente aperta al mondo. Può nuovamente vivere con più scioltezza la sua chiamata al ministero dell’adorazione di Dio e al servizio del prossimo. Il compito missionario, che è legato all’adorazione cristiana e dovrebbe determinare la struttura della Chiesa, si rende visibile in modo più chiaro».

Vi segnalo anche che oggi su La Stampa ho pubblicato un ampio pezzo sulla genesi dell’operazione San Raffaele, raccontando com’è nato il coinvolgimento della Santa Sede.

WWW.CHIESA.ESPRESSONLINE.IT di mercoledì 28 settembre 2011

Nella ricca Germania la Chiesa si faccia povera! di Sandro Magister

Mai prima del suo terzo viaggio in patria Benedetto XVI aveva dato così forte risalto all’ideale di una Chiesa povera di strutture, di ricchezze, di potere. Nello stesso tempo, però, ha insistito anche sul dovere di una vigorosa “presenza pubblica” di questa stessa Chiesa. Sono possibili le due cose insieme?

L’impatto del terzo viaggio in Germania di Benedetto XVI, come è avvenuto in precedenza per altri suoi viaggi, ha dissipato anche questa volta le nubi che ne avevano oscurato la vigilia. Le critiche, anche le più ostili, sono state soverchiate da diffusi apprezzamenti, in un clima di generale simpatia. Il discorso al Bundestag di giovedì 22 settembre ha portato immediatamente al centro di una rispettosa attenzione il pensiero di papa Joseph Ratzinger sui fondamenti di natura e di ragione dello Stato liberale: una natura e una ragione animate dallo Spirito Creatore di Dio. Con la lezione di Ratisbona del 2006 e con quella al Collège des Bernardins di Parigi del 2008, questa del 2011 a Berlino ha composto una trilogia che fa da manifesto dell’intero pontificato: centrata sul rapporto fecondo tra la Gerusalemme della rivelazione divina, l’Atene della ragione filosofica e la Roma del pensiero giuridico, e su una rilettura originale e positiva dei valori dell’Illuminismo. Altro momento forte del viaggio di Benedetto XVI in Germania è stato il suo incontro a Erfurt con le Chiese nate dalla riforma luterana. Di Martin Lutero il papa non ha ricordato gli atti di rottura con la Chiesa di Roma, ma la drammatica e incessante sua ricerca di un Dio capace di misericordia per un’umanità profondamente segnata dal male e dal peccato. “La scottante domanda di Lutero deve diventare di nuovo la nostra domanda”, ha detto Benedetto XVI. In questo modo tracciando una via ecumenica che non sia tattica negoziale di corto respiro, né annacquamento della fede per avvicinarla al mondo, ma ripresa delle questioni essenziali del cristianesimo, le uniche per le quali le Chiese hanno ragione d’essere e di parlare assieme agli uomini. Ma i discorsi di Benedetto XVI che più faranno discutere sono forse quelli che egli ha rivolto ai cattolici di Germania e, tramite essi, all’insieme del cattolicesimo d’Occidente. In una Germania segnata, non solo tra i protestanti ma anche tra i cattolici, da persistenti sentimenti antiromani e da pressioni ricorrenti per riforme disciplinari e pratiche tipo l’abolizione del celibato del clero, il sacerdozio alle donne, la comunione ai divorziati risposati, l’elezione “democratica” dei vescovi, Benedetto XVI non ha concesso nulla a tali pressioni, nemmeno le ha citate, ma ha obbligato tutti, compresi i loro proponenti, a considerare la serietà della posta in gioco. La Chiesa cattolica tedesca – il papa ha fatto notare – è una potenza “organizzata in modo ottimo”. Anche le riforme continuamente sollecitate appartengono a quest’ambito strutturale. “Ma dietro le strutture – ha chiesto il papa – si trova anche la relativa forza spirituale, la forza della fede in un Dio vivente?”. Per Benedetto XVI “c’è un’eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito”. Perché “la vera crisi della Chiesa occidentale è una crisi di fede”. E quindi “se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace”. Qui il papa parlava al direttivo del Comitato Centrale dei Cattolici tedeschi, ma ha detto cose affini anche nell’omelia della messa celebrata a Friburgo domenica 25 settembre e nel successivo incontro con i cattolici “impegnati nella Chiesa e nella società”. Invece che riforme di istituzioni e di strutture, che per lui sarebbero uno sterile accomodarsi della Chiesa al mondo, Benedetto XVI ha predicato una riforma interiore, spirituale, con al suo centro quel supremo “scandalo” della Croce “che non può essere abolito se non si vuole abolire il cristianesimo”: scandalo purtroppo “messo in ombra recentemente dagli altri scandali dolorosi degli annunciatori della fede” macchiatisi di abusi sessuali su minori. Il papa ha messo in guardia da una fede esclusivamente individuale, chiusa nell’intimo. Ha insistito sul legame indissolubile che unisce ogni cristiano all’altro, nella Chiesa universale. Ma ha anche prospettato un futuro, in Germania e in Occidente, fatto non di grandi masse di fedeli, ma di “comunità piccole di credenti”, di quelle che in altre occasioni egli ha chiamato “minoranze creative”, capaci, in una società pluralistica, di “rendere altri curiosi di cercare la luce”. A questi inquieti cercatori di luce, nell’omelia della messa celebrata a Friburgo, il papa ha persino affidato la precedenza “nel Regno di Dio”, rispetto ai fedeli abitudinari: “Agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli di routine, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede”. E non è tutto. Nel discorso rivolto ai cattolici impegnati nella Chiesa e nella società, Benedetto XVI ha invocato per la Chiesa una purificazione non solo dagli “eccessi” delle sue strutture organizzative, ma dalle ricchezze e dal potere in genere, dal “suo fardello materiale e politico”. Ha ricordato che già così avveniva nell’Antico Testamento per la tribù sacerdotale di Levi, che non possedeva un patrimonio terreno ma “esclusivamente la parola di Dio e i suoi segni”. Sono affermazioni, queste, che Joseph Ratzinger ha sempre bilanciato con altre complementari. E anche questa volta l’ha fatto. Ad esempio, a proposito dei “fedeli di routine” preceduti nel Regno dei Cieli dagli agnostici in ricerca di Dio, va notato che in un altro momento del suo viaggio – nella veglia con i giovani – il papa ha ribadito che tutti i battezzati, anche i più tiepidi e abitudinari, sono comunque giustamente definiti “santi” dall’apostolo Paolo: e non perché buoni e perfetti, ma perché amati da Dio e da lui chiamati tutti a essere santificati. E a proposito di una Chiesa spoglia di beni e poteri terreni, va notato che Benedetto XVI ha anche più volte insistito in Germania sul dovere di una vigorosa “presenza pubblica” di questa stessa Chiesa, impensabile senza un suo “corpo” materiale che sostanzi la fede con le opere. Resta però che mai prima di questo suo viaggio Benedetto XVI aveva così marcatamente insistito sul registro spirituale. Mai aveva dato un così forte risalto all’ideale di una Chiesa povera di strutture, di ricchezze, di potere. Ma nello stesso tempo, mai prima del discorso da lui tenuto al Bundestag papa Benedetto aveva così vigorosamente rivendicato al cristianesimo d’essere il fondamento della cultura giuridica occidentale e dell’intera umanità. E alla Chiesa d’essere oggi il grande difensore di tale civiltà, in un’epoca di smarrimento dei suoi fondamenti.

Il Papa e la Chiesa poveraultima modifica: 2011-10-03T15:23:29+02:00da borgosotto
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