L’ovvio rivoluzionario

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Il primo a pronunciare la bestemmia più indicibile del capitalismo è stato Warren Buffet: “Io, super ricco – ha detto – voglio pagare più tasse. Verso 7 milioni di dollari, solo il 17,4% del mio imponibile. I miei dipendenti, invece, fino al 41%”. Parole scandalose  per gli ultraliberisti del Tea Party, abbarbicati a una curiosa visione del mondo per cui la classe media e medio-bassa devono sborsare più contributi dei ricchi e dei miliardari.  Infatti, quando Obama ha osato introdurre un nuova aliquota che pareggiasse i conti anche per questi ultimi, i repubblicani hanno gridato scompostamente, indignati, il loro mantra intoccabile: “nessuna nuova tassa“.  Ma quando è troppo, è troppo: e ora il movimento degli “indignados di Wall Street” comincia ad agitare i sonni dei piccoli mammona che giocano con l’economia del mondo come se fosse un  Monopoli e non la vita di qualche miliardo di persone.


Una ovvietà lapalissiana, per chi ha un minimo senso della giustizia, come quella che ciascuno  debba contribuire in proporzione a quello che ha, suona a dir poco rivoluzionaria
 e persino eversiva, per qualcuno, in un mondo costruito sullo strapotere del denaro. Che ha i suoi profeti e i suoi sacerdoti persino nelle file di chi, quel denaro, non ce l’ha per niente ma ne subisce il fascino.

Qua e là altre voci si sono accodate, ma sono veramente mosche bianche. In Italia, qualcuno è uscito allo scoperto: “Meglio una patrimoniale su noi ricchi. Una cosa è chiedere in contributo di solidarietà a me o a Berlusconi, una cosa è colpire un dirigente con famiglia a carico”, ha detto  Luca Cordero di Montezemolo. “Gli abbienti devono dare il loro contributo. La classe dirigente italiana deve farsi carico della patrimoniale, è un dovere davanti alla crisi”, ha aggiunto  Carlo De Benedetti.  Marcegaglia, nei giorni in cui si invitava all’unità per varare una Finanziaria adeguata al momento di crisi, ha proposto “un prelievo annuale sul patrimonio delle persone fisiche  accompagnato dall’obbligo di indicare il proprio stato patrimoniale nella dichiarazione annuale dei redditi per consentire di valutare la coerenza fra reddito e patrimonio”. Il finanziere Pietro Modiano,  in una lettera al Corriere della Sera, si spinge oltre e calcola che un prelievo del 10 % sui patrimoni degli italiani più ricchi (il 20% dell’intera popolazione) fornirebbe un gettito di 200 miliardi di euro, l’equivalente di cinque volte la manovra biennale uscita dal parlamento.  Sappiamo com’è andata a finire

 

L’ovvio è troppo rivoluzionario, i ricchi troppo abituati ad esserlo, è molto più facile accettare l’idea che qualcuno sia costretto a lavorare per 4 euro all’ora per 12 – 14 ore al giorno. E se si cerca di parlarne, si tirano subito fuori tutte le parole d’ordine e tutti gli spauracchi degli “ismi” buoni a sputarci sopra: il comunismo, il pauperismo, l’egualitarismo, la demagogia. E si tiene bene alla larga l’unica parola che andrebbe gridata forte e chiara: la giustizia. 

L’impressione è che  se c’è un odio di classe, oggi, sembra proprio essere quello dei ricchi nei confronti dei poveri.

L’ovvio rivoluzionarioultima modifica: 2011-10-15T09:46:38+02:00da borgosotto
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