Lo “spirito di Assisi” soffia ancora

Jesus n. 10 ottobre 2011 - Home Page

di ANDREA RICCARDI, Jesus ottobre 2011, http://www.stpauls.it/jesus/1110je/editoriale.htm

Benedetto XVI torna ad Assisi il 27 ottobre per una giornata di riflessione, dialogo e preghiera con i leader religiosi del mondo e alcuni esponenti laici. Ha voluto personalmente questo pellegrinaggio in memoria della giornata di 25 anni fa, da lui definita una «puntuale profezia». Nell’ottobre 1986, Papa Wojtyla compì un gesto inedito: riunì esponenti cristiani, ebrei, musulmani e delle grandi religioni asiatiche.

Il momento era grave: incombeva la guerra fredda. Il tema della pace era strumentalizzato dall’Est comunista. Giovanni Paolo II affermò: «…Mai come ora nella storia dell’umanità è divenuto a tutti evidente il legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il gran bene della pace». Fu una giornata di digiuno e di preghiera. Gli esponenti delle religioni pregarono in luoghi separati. Poi si ritrovarono assieme. Era un segno. Al termine, Papa Wojtyla affermò che le «visioni di pace» di quella giornata «sprigionano energie per un nuovo linguaggio di pace, per nuovi gesti di pace, gesti che spezzeranno le catene fatali delle divisioni ereditate dalla storia o generate dalle moderne ideologie».

Nel 1989, per la forza disarmata delle convinzioni, sono caduti i granitici regimi comunisti. Giovanni Paolo II aveva intuito che la «forza debole» dei credenti è una corrente profonda che pacifica e unisce. Volle che lo “spirito di Assisi” continuasse. I francescani hanno fatto molto per testimoniarlo assieme alla figura di san Francesco. La Comunità di Sant’Egidio, dal 1987, ha tenuto, anno dopo anno, incontri di preghiera e dialogo tra esponenti religiosi, a cui si sono uniti laici umanisti. È maturata una mutua conoscenza tra gente spesso separata da pregiudizi secolari. Giovanni Paolo II ha sempre inviato un messaggio dopo il 1986: «Da allora, quasi prolungando lo “spirito di Assisi”, si è continuato a organizzare queste riunioni di preghiera e di comune riflessione e ringrazio la Comunità di Sant’Egidio per il coraggio e l’audacia con cui ha ripreso lo “spirito di Assisi” che di anno in anno ha fatto sentire la sua forza in diverse città del mondo».

Quello era «un nuovo modo di incontrarsi tra credenti di diverse religioni: non nella vicendevole contrapposizione e meno ancora nel muto disprezzo, ma nella ricerca di un costruttivo dialogo (…) senza indulgere al relativismo né al sincretismo (…) essendo tutti consapevoli che Dio è la fonte della pace». Questo era lo “spirito di Assisi” per Papa Wojtyla. Ed è divenuto una via concreta per la pace. Sono stato colpito quando, lo scorso anno, in un quartiere di Abidjan, una grande città africana, sono scoppiati scontri tra cristiani e musulmani per l’attacco a una chiesa: il parroco, il pastore, l’imam hanno calmato la gente nel nome dello “spirito di Assisi”. Il nostro mondo contemporaneo, dove gente diversa vive fianco a fianco, ha bisogno di imparare a vivere insieme. Lo “spirito di Assisi” fonda la pace e prepara la civiltà di domani: quella del vivere insieme. Il XXI secolo ha bisogno di non dimenticare lo “spirito di Assisi”. È il messaggio di papa Benedetto.

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Manca una settimana al nuovo incontro per la pace di Assisi. Un editoriale di Popoli lo presenta commentando le differenze rispetto a quello indetto da Giovanni Paolo II nel 1986.

La Giornata mondiale di preghiera per la pace di Assisi del 1986 non fu ritenuta indenne dai pericoli di relativismo e sincretismo. Questi, in realtà, sono sempre presenti nel cammino della Chiesa, ed essa non ne ha mai avuto paura. Temerli significa cedere alla tentazione di arroccarsi in blindature ermetiche e identitarie, che – in ultima analisi – rivelano la volontà di non dialogare affatto.

Le parole pronunciate da Giovanni Paolo II durante l’incontro di Assisi sgombrarono comunque il campo dagli equivoci: «Il fatto che siamo venuti qui non implica nessuna intenzione di ricercare un consenso religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede. Né significa che le religioni possono riconciliarsi sul piano del comune impegno in un progetto terreno che le sorpasserebbe tutte. Né esso è una concessione a un relativismo nelle credenze religiose, perché ogni essere umano deve sinceramente seguire la sua retta coscienza nel cercare di obbedire alla verità».

Eppure, venticinque anni dopo, in vista della commemorazione di quell’evento che si svolgerà il prossimo 27 ottobre, sono riemerse perplessità simili, sempre centrate sul binomio relativismo-sincretismo. È forse per arginare questi timori che si sono stabilite modalità di svolgimento della giornata significativamente diverse da quelle del 1986. Le illustra bene Luigi Accattoli all’interno dell’ampio servizio pubblicato in questo numero. In sintesi non si tratterà tanto di una giornata di preghiera – per la quale non sono previsti momenti pubblici -, quanto anzitutto di riflessione, termine non utilizzato nel 1986 e che ora invece compare nel titolo della Giornata.

Questa scelta ha un indubbio vantaggio: consentire un più ampio coinvolgimento, fino a comprendere anche chi non professa nessuna credenza religiosa. L’accento si sposta cioè sulla dimensione culturale del dialogo e della ricerca della pace.

Tuttavia, il credente ha la consapevolezza che la propria riflessione non è mai solo un esercizio speculativo e che essa deve essere arricchita dalla preghiera, ovvero guidata dall’azione dello Spirito. A maggior ragione, senza la preghiera non si può avere la pace: «Ogni preghiera autentica – ricordava papa Wojtyla dopo l’evento del 1986, rivolgendosi alla Curia romana – si trova sotto l’influsso dello Spirito Santo. (…) Ad Assisi si è vista l’unità che proviene dal fatto che ogni uomo e donna sono capaci di pregare. (…) La pace è un dono di Dio e bisogna impetrarla da Lui mediante la preghiera di tutti».

Non vorremmo allora che la scelta di privilegiare la dimensione interculturale finisse con il depotenziare quegli aspetti di dialogo spirituale e di comunione tra le fedi che furono una delle più belle eredità della storica Giornata di venticinque anni fa.

Popoli

© FCSF – Popoli
Lo “spirito di Assisi” soffia ancoraultima modifica: 2011-10-22T15:28:29+02:00da borgosotto
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