Nuovi atei, ma “soft”

di Lorenzo Fazzini, Avvenire, 6.12.11

Dall’America arriva il “nuovo secolarismo”: contro Dawkins e Hitchens, scienziati e filosofi riconoscono i fattori positivi della religione. 

I ‘neo atei’? Da archiviare. La verve polemica antireligiosa dei vari Richard Dawkins, Christopher Hitchens e Sam Harris? Roba vecchia. L’ateismo come una negazione militante di ogni apertura trascendente? Posizioni superate. A certificare tutto questo arrivano dagli Stati Uniti autorevolissime voci intellettuali – ‘laiche’ – che indagano il fenomeno di un ateismo nuovo. Non più fautore di istanze bellicose verso quanti credono né pregiudizialmen­te chiuso rispetto a quanti possiedono un riferimento religioso. Nell’ordine. Ad accendere il dibattito in terra americana è stata la pubblicazione di un libro a più mani, The Joy of Secularism. 11 Essays for How We Live Now (Princeton University Press, pp. 272, $ 35). Il curatore, George Levine, Distinguished Scholar alla New York University, presenta così l’intento del suo lavoro, compartecipato da storici, filosofi, scienziati, scrittori: «Esplorare l’idea che il secolarismo è una condizione positiva, non negativa, non una negazione del mondo dello spirito o della religione, ma un’affermazione del mondo in cui noi viviamo adesso». Con l’idea che ‘la prospettiva secolare è capace di portarci a quella condizione di ‘pienezza’ che la religione ha sempre promesso’. Nel testo di Levine compare un importante contributo, quello del filosofo della religione Charles Taylor, noto per il suo poderoso L’età secolare (Feltrinelli).

Orbene, Taylor – proprio all’interno di una raccolta di articoli a più voci sull’ateismo – riconosce il progressivo «disincanto» del mondo, operato sotto la pressione della scienza, ma ammette che non tutto sarà «disincantato» nel mondo a venire: «Alcune forme di meraviglia verranno decisamente minate alla base» scrive Taylor, facendo riferimento alla «dissipazione del mondo incantato, la negazione della Grande Catena dell’Essere, più il rifiuto diffuso del teismo in Occidente ». Ma, al contempo, il fatto che questi stessi ‘atei moderati’ si interrogano sul senso della vita fa dire a Taylor: «La questione rimane aperta riguardo alla domanda se altre forme di questo genere, basate sulla nostra esperienza di esseri nel mondo, possano essere recuperate. Mi sembra che qui la risposta in questo senso sia affermativa». La prospettiva del testo di Levine è stata ben accolta nel milieu culturale Usa. Anche in quegli stessi media che hanno fatto per lungo tempo cassa di risonanza alla coppia Dawkins&Hitchens. Tant’è che il New Yorker , lettura d’obbligo dell’’intellighenzia’ della Grande Mela, ha certificato questa nuova prospettiva priva di sguardo religioso definendola «New Secularism»: «È un atteggiamento tollerante verso e anche interessato alla varietà delle pratiche religiose, e mantiene un tono di voce impegnato ed equo», come rilevato da James Wood in un lungo e recente articolo dedicato alla questione. Il punto, dunque, è un altro: la capacità di farsi domande e di non restare indifferenti di fronte al mondo. Lo stesso Wood fa riferimento ad un fortunato film, L’albero della vita di Terrence Malick, per ricordare che «le risposte restano nascoste anche se si crede in Dio». E prosegue: «Il ‘perché?» di Lily Briscoe (protagonista del romanzo Gita al faro di Virginia Woolf, ndr) non è molto diverso dal «Dio, perché?» di Giobbe’. Commentando un altro articolo della collettanea di Levine, Wood spiega: «Questo ateismo è capace di dar credito al fatto che le religioni fanno del bene. In particolare, questa prospettiva constata quanto le religioni offrono in termini di comunità, compagnia e forza in epoche di bisogno, e come la religione ha frequentemente ispirato la gente normale a notevoli gesti di carità e altruismo». Per poi evidenziare che i fautori del «New Secularism» «riconoscono che molti credenti di oggi non hanno niente a che spartire con quella religione letteralistica che gli atei militanti imputano ai credenti come una colpa». Pure il New York Times, in un articolo recente, ha segnalato questo cambiamento di registro presentato dai «nuovi secolari». Gary Gutting vi ha dedicato un articolo, sotto il significativo titolo Beyond ‘New Atheism‘, elogiando questo indirizzo di pensiero, il quale che va appunto «oltre» il «nuovo ateismo». Quello che Roger Scruton aveva bollato come evangelical per la sua pretesa di convincere l’universo mondo. Analizzando un altro dei saggi della miscellanea The Joy of Secularism, scritto da Philip Kitcher, filosofo della Columbia University, Gutting annota che i nuovi secolari «prendono sul serio la domanda se l’ateismo possa rimpiazzare il senso che i credenti trovano nella religione. Kitcher concorda nel fatto che la sola liberazione dal teismo non è sufficiente. Gli atei devono andare verso il progetto positivo di mostrare come la loro visione del mondo può arrivare a quella che lui chiama ‘le funzioni etiche’ del teismo». Commenta Gutting: «La posizione di Kitcher è aperta a serie obiezioni, ma possiede la statura concettuale e logica che manca nelle polemiche degli ‘atei scientifici’». Insomma, la prospettiva di Kitcher, Levine & C. «rianima il dibattito», secondo il New York Times. E in casa nostra? Di strada ce n’è da fare, per raggiungere una serenità di dibattito dall’ambito ‘laico’, se compaiono libri come il recente Vivere senza dio (Marsilio) di Paolo Caruso (il minuscolo è d’obbligo). In cui si leggono ‘perle atee’ di questo tenore: «Se ammettiamo la nostra integrale appartenenza al regno animale, dobbiamo riconoscere di non essere liberi, mai. Il cosiddetto ‘libero arbitrio’ è un mito, come è un mito l’anima immortale». Il punto di partenza è chiaro: «Se dio esista o meno, il mio parere è che entrambe le ipotesi siano irragionevoli». Aiuto, che i «New Secularist» arrivino anche in casa nostra!

Nuovi atei, ma “soft”ultima modifica: 2011-12-08T08:24:51+01:00da borgosotto
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento