Dalla Torre: esenzione Ici, vantaggio anche per lo Stato

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Il rettore della Lumsa: «L’agevolazione è riconosciuta solo per gli immobili non commerciali. A Roma per i suoi edifici il Vaticano è uno dei maggiori contribuenti»

da Agenzia Sir, 9 dicembre 2011

Tra le misure contemplate nella cosiddetta manovra “Salva-Italia” la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa. Puntuale torna a farsi sentire la già nota polemica sui presunti benefici fiscali della Chiesa che si allarga anche ad altri “privilegi”. A rilanciarla è oggi, tra gli alti, un quotidiano nazionale che parla di “evasione fiscale legalizzata”, e di Chiesa “prodiga di consigli sull’equità della manovra” ma “attaccata ai suoi privilegi”. Il SIR ha incontrato il giurista e rettore della Lumsa, Giuseppe Dalla Torre.

Oggetto di polemica è soprattutto l’esenzione dal pagamento dell’Ici.
L’esenzione dall’Imposta comunale sugli immobili – beneficio fiscale di cui gode non solo la Chiesa, ma anche la pluralità di organizzazioni ed enti laici, pubblici o privati, non commerciali e riconducibili al no profit – ha la sua ragione di essere nel servizio sociale che la Chiesa garantisce attraverso le sue diverse realtà e che si traduce in mense per indigenti, scuole materne, case famiglia e di riposo, strutture di accoglienza per studenti e lavoratori fuori sede. Tutti servizi di alta rilevanza sociale che lo Stato non è in grado di gestire e, se lo facesse, li sosterrebbe a costi certamente più elevati di questi enti nei quali è attiva anche una forte presenza di volontariato, o addirittura in alcuni casi si svolge tutto su base volontaria.

L’esenzione dall’Ici è dunque, in ultima analisi, “vantaggiosa” anche per lo Stato?
Senza dubbio. Rappresenta in sostanza un’agevolazione volta ad assicurare alle fasce più deboli della società, che diversamente verrebbero ulteriormente marginalizzate, una serie di servizi altrimenti inesistenti o più costosi. Si tratta di un sistema vantaggioso sia per la cittadinanza sia per lo Stato. Sotto il profilo strettamente economico è interesse di quest’ultimo continuare a consentire agli enti no profit di farsi carico di questi servizi.

Occorre chiarire l’equivoco secondo il quale la Chiesa non è mai soggetta a tassazione.
L’esenzione dall’Ici è riconosciuta solo per gli immobili non commerciali. Per gli altri la Chiesa o gli enti religiosi proprietari sono assoggettati, come tutti, a tassazione. A Roma, ad esempio, a causa del suo consistente patrimonio immobiliare spesso locato a fine di reddito, uno dei maggiori contribuenti dell’Ici è il Vaticano attraverso la Congregazione di propaganda fide.

Tra le “accuse” mosse in questi giorni alla Chiesa, anche quella di pretendere dallo Stato “stipendi” per i cappellani militari, delle carceri e degli ospedali.
La Costituzione afferma, tra l’altro, che tutti i cittadini hanno il diritto di professare la propria fede religiosa, e che lo Stato deve abbattere gli ostacoli – che possono essere di ordine normativo, economico, culturale – che impediscono (art. 3 sul principio di uguaglianza) ad alcune categorie di cittadini la fruizione o l’esercizio di questo diritto. Se i nostri soldati in Afghanistan avvertono l’esigenza di assistenza spirituale, lo Stato, in caso non la garantisse loro, non sarebbe laico e violerebbe il principio di libertà religiosa, diritto costituzionalmente garantito. Questo vale anche per i degenti negli ospedali, gli anziani nelle case di cura, i carcerati: tutte persone a diverso titolo gravemente limitate nella propria liberta personale. Non si tratta di ‘regalie’ alla Chiesa, bensì di remunerazioni per un lavoro svolto. Del resto la figura del cappellano militare a carico dello Stato, perché svolge un servizio a suo favore, esiste anche in paesi non concordatari come Francia, Germania e Stati uniti.

Quale, allora la risposta che può dare la Chiesa?
A questa polemica strumentale e mistificatoria e la Chiesa dovrebbe rispondere in un solo modo: con un impegno ancora maggiore nell’ambito del venire incontro alle situazioni di sofferenza, disagio, emarginazione; un’azione che svolge da sempre ma che evidentemente non è ben conosciuta. Il suo impegno caritativo è a 360 gradi, ma non ostenta medaglie al merito. Verrebbe da dire: rendiamo pubblico il resoconto di tutte le attività svolte affinché la gente ne tocchi con mano la consistenza, ma sarebbe contrario al nostro stile e al nostro spirito. La manovra porterà certamente all’emersione di ulteriori forme di povertà e bisogno. Tra queste magari l’usura, fenomeno gravissimo al quale lo Stato risponde esclusivamente con l’azione penale, mentre le diocesi hanno dato vita a Fondazioni in grado di ‘accompagnare’ le persone, le famiglie o le piccole aziende coinvolte per aiutarle ad uscirne. Ritengo che la testimonianza più significativa che la Chiesa e tutte le istituzioni facenti capo al mondo cattolico possono dare non sia il beau geste di rinunciare all’esenzione dall’Ici – colpo mortale che le costringerebbe a chiudere attività divenute non più sostenibili – ma quella di un rafforzamento del proprio impegno.

Dunque occorre lungimiranza nelle valutazioni e nei giudizi?
Di fronte alle polemiche sciocche e strumentali di questi giorni, mi viene in mente l’insegnamento contenuto in parole pronunciate dal presidente Monti: quello di guardare al di là del contingente e del quotidiano. La gente ha bisogno di incoraggiamento e sostegno, non di polemiche sterili e controproducenti, supportate da accanimento ideologico e talvolta da una concezione statalista che soffoca la società civile e va contro il dettato costituzionale.

INOLTRE:

AVVENIRE di sabato 10 dicembre 2011

Pag 1 Il “tesoro” della Chiesa di Maurizio Patriciello

La realtà e verità di una presenza

 

Otto dicembre: festa dell’Immacolata. È sera tarda quando, dopo una giornata passata in parrocchia, faccio ritorno a casa. Accendo la televisione mentre mi preparo qualcosa da mangiare. Su La7 si discute ancora di Chiesa e Ici. Seguo un po’ annoiato. Sta parlando un distinto signore che, se ho capito bene, ha scritto un libro in cui tenta di fare i conti nelle tasche della Chiesa. La cifra che propone, logicamente, è enorme. Non è ben chiaro, però, se in quel “tesoro” ci abbia messo anche i tantissimi luoghi di culto, sparsi per l’Italia, né le migliaia opere d’arte, che la Chiesa custodisce e protegge, e che il mondo ci invidia. Nemmeno si capisce se nel conteggio siano stati inclusi oratori, ospedali, scuole, università, conventi, monasteri, abbazie, edicole votive e teatrini parrocchiali. Si guarda bene, quel signore, dal ricordare a chi segue la trasmissione che tantissimi parroci, cittadini italiani, oltre al lavoro squisitamente pastorale, svolgono gratuitamente quello di custodi di beni culturali di grandissimo valore. Non si chiede perché nei secoli scorsi e ancora oggi tanta gente, morendo, ha deciso di destinare alla Chiesa i propri beni. In studio qualcuno tenta di riportare il discorso su un piano più razionale e meno emotivo. Niente da fare. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Passo dalla televisione al computer. Vado alla posta e leggo la prima email: «Ti farà piacere, padre, sapere che in chiesa stamattina ho provato una gioia immensa nel contemplare l’immagine della Madonna sull’altare. Sono triste e senza lavoro, ma mi sono sentita abbracciata da lei e ho appoggiato il mio capo sul suo grembo materno. Ti confesso che non sono riuscita a seguire nemmeno la lettura del Vangelo. Mi riposavo guardando Maria. Mi rifugio in lei. Sento tanto la mancanza della mia povera mamma, ma trovo tanto conforto nella madre celeste. Anita». Sorrido pensando a quel signore che fa i conti in tasca alla Chiesa cattolica, e – chissà perché – solo ad essa. Egli, infatti, come tanti altri di questi tempi, nell’ossessione che lo ammalia, ha dimenticato quale sia la vera, grande ricchezza di questa realtà teandrica e misteriosa. In ogni chiesa, piccola o grande, ricca di arte o povera come la stalla di Betlemme, adornata di marmi policromi o dipinta dall’imbianchino del paese, c’è qualcosa d’immenso che la gente trova e che le parole mai potrebbero raccontare. Il tesoro più grande della Chiesa è rappresentato dalla presenza del suo Signore e della Vergine Maria; dal Vangelo e dai Sacramenti che le sono stati consegnati. La grandezza della Chiesa è nella sua capacità di ascoltare, consigliare, con­solare, assolvere dai peccati chi dal peccato si sente schiacciato e oppresso. Nella Chiesa – una cappellina di campagna o la Basilica di san Pietro in Roma – tanta gente trova la forza per andare avanti, di riprendere fiato, di continuare a lottare e non cedere allo sconforto. «Quanto costa tutto questo, professore? Quanto costa la speranza ritrovata, il desiderio di impegnarsi e fare il bene? Quanto costano i mille e mille volontari di ogni tipo che rendono un servizio prezioso alla società civile?», verrebbe da chiedere. È proprio così difficile capire che non ci sarà mai abbastanza denaro per comprare il “riposo” che Anita ha trovato fissando la Madonna, o la vita del bambino strappato alla fogna dell’aborto dopo la confessione della mamma? Tutto il resto – denaro, studi, strutture – sono solo strumenti per realizzare tutto questo. «La Chiesa – scriveva Bernanos – dispone della gioia, di tutta la parte di gioia riservata a questo triste mondo. Quello che avete fatto contro di essa, l’avete fatto contro la gioia…». E contro la povera gente, aggiungo io.

 

Dalla Torre: esenzione Ici, vantaggio anche per lo Statoultima modifica: 2011-12-14T08:01:00+01:00da borgosotto
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