Discriminati. I cristiani in Europa al centro di troppi casi di intolleranza

di Fabrizio Mastrofini e Gianni Cardinale, Avvenire, 18.3.12

L’85% degli episodi di intolleranza avvenuti in Europa nel 2011 è stato diretto verso i cristiani a causa delle loro credenze religiose. Dunque «è tempo» di avviare un dibattito pubblico sui temi della limitazione della libertà di religione e di coscienza. Sono i risultati e la richiesta che emergono dal Rapporto 2011 sui casi di intolleranza e di discriminazione dei cristiani in Europa, pubblicato ieri dall’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione religiosa in Europa (Oidce) e disponibile liberamente sul sito dello stesso Osservatorio (ww.intoleranceagainstchristians.eu ). Un comunicato diffuso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) rileva che il Rapporto è l’unico studio esistente riguardo alla situazione dei cristiani in Europa. Il Rapporto classifica ed elenca le diverse violazioni della libertà di coscienza: divieto di manifestare pubblicamente il proprio pensiero, costrizione verso i medici obiettori, sentenze che forzano la libertà di coscienza dei credenti nell’ambito lavorativo, socio­sanitario e scolastico, fino all’intolleranza verso l’esposizione dei simboli cristiani. Uno sviluppo positivo è stato invece rappresentato dal «caso Lautsi» presso la Corte europea dei Diritti umani. La Grande Camera della Corte esattamente un anno fa ha rovesciato la sentenza di primo grado della stessa Corte, chiarendo che la presenza dei crocifissi nelle aule delle scuole statali in Italia – che conferivano una visibilità predominante alla religione di maggioranza del Paese in ambito scolastico – non era di per sé sufficiente per indicare un processo di indottrinamento, quindi non violava il diritto alla libertà di religione dei due genitori non credenti.

Altro momento saliente del 2011 è stata una risoluzione dell’Assemblea parlamentare dell’Osce che ha incoraggiato il dibattito pubblico sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa. La risoluzione chiedeva inoltre un riesame delle norme legislative che implicano conseguenze negative per i cristiani. Il Rapporto presenta alcuni dati significativi. Ad esempio il 74% dei britannici che hanno risposto a un’indagine in proposito pensano che «c’è più discriminazione verso i cristiani rispetto alle persone di altre fedi». L’84% dei casi di vandalismo in Francia è diretto verso luoghi di culto, cimiteri e chiese. In Scozia il 95% della violenza riguarda i cristiani. Citata anche l’Italia per l’episodio della distruzione della statua della Madonna e del crocifisso della chiesa dei santi Marcellino e Pietro a via Merulana, a Roma, il 15 ottobre 2011 durante una manifestazione di protesta politica. In totale il Rapporto certifica 180 episodi, raccolti in diverse categorie: violazione della libertà religiosa, della libertà di espressione, della libertà di coscienza, politiche discriminatorie, esclusione dei cristiani dalla vita pubblica, contro i simboli religiosi, aggressioni verbali, diffamazione e diffusione di stereotipi, vandalismi, crimini contro gli individui e contro le istituzioni cristiane. Il Rapporto vuole «essere un invito per tutti i cristiani che abbiano sperimentato una forma di discriminazione e/o di intolleranza per la loro appartenenza confessionale a uscire dall’anonimato e a farsi coraggio: credere in Dio non deve essere percepito come una colpa o un segno di debolezza». La libertà religiosa inoltre «è un pilastro della pace», ha commentato monsignor András Veres, vescovo Szombathely (Ungheria) e incaricato dal Ccee a seguire le attività dell’Oidce.

 

L’Unione Europea è pronta a legiferare contro le discriminazioni, ma nei fatti poi si va contro la libertà dei cristiani. È una delle contraddi­zioni europee sottolineate da Martin Ku­gler, uno dei responsabili dall’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione religiosa in Europa, con sede a Vienna. Il Rapporto prende in considerazione l’Europa occidentale e non l’Est. Perché?

Siamo più preoccupati della situazione che esiste nei Paesi dell’area occidentale europea. Soprattutto verifichiamo una tendenza a forzare chi non è d’accordo, a mettere quasi sotto accusa chi professa i valori cristiani. Nel nome della libertà si limita la libertà dei credenti a professare i loro valori ed il loro credo. Abbiamo accertato problemi relativi all’esercizio del proprio credo, come cristiani, nel lavoro professionale: l’obiezione di coscienza dei medici viene impedita; ai farmacisti in Francia non è permesso obiettare nella vendita dei medicinali contraccettivi. In Spagna il precedente governo aveva limitato la libertà dei docenti nel presentare temi religiosi. L’intolleranza nei media, la propaganda attraverso la televisione, sono tutti eventi reali e accertati. Avanza un’interpretazione restrittiva della libertà di coscienza che, guarda caso, colpisce i valori cristiani. Il Rapporto lo certifica con accuratezza. Solo con un approccio diverso l’Europa potrà ritrovare quella nozione di libertà che è alla base della sua fondazione.

Per quale motivo?

Molti politici giovani e anche numerosi giornalisti conoscono assai poco il cristianesimo, la fede, i valori cristiani. Così è possibile ed è anche facile venire manipolati. Verifichiamo, quando accade, che dietro non si cela una vera e propria premeditazione piuttosto, semplicemente, l’ignoranza: ignoranza utilizzata e sfruttata dai gruppi di pressione. Questi attivano le molte lobbies che oramai agiscono a livello sociale e mediatico. Ad esempio sono molto attive le organizzazioni omosessuali e i gruppi lesbici. I loro valori si pongono su una linea diversa da quella cristiana e agiscono per fare in modo che la religione venga relegata ai margini; promuovono il sesso libero, il diritto all’aborto, il femminismo radicale, e chi non è d’accordo viene di fatto discriminato. Si tratta di un fenomeno crescente. Forse in Italia è diverso perché la tradizione religiosa e i valori restano ancora radicati nella società e nella cultura, ma in molti Paesi dell’Europa occidentale nasce una nuova intolleranza verso i cristiani basata su pregiudizi intellettuali, che riempie l’atmosfera sociale e culturale.

Cosa occorre fare?

Intendiamo aiutare le persone a capire che il fanatismo va contrastato. Per questo è importante la diffusione del nostro Rapporto, tra i politici e anche tra i giornalisti come primi destinatari dell’analisi della situazione.

E per la Chiesa cattolica?

I cristiani laici devono prendere sul serio la loro responsabilità nella società: non solo i vescovi devono intervenire pubblicamente ma anche i laici. C’è un secolarismo che dilaga, a Bruxelles e altrove, mette paura, impedisce di parlare delle proprie convinzioni religiose ed etiche, a volte anche i politici che si professano cristiani stentano a difendere i valori cristiani. Dunque c’è un dovere dei laici cattolici, e dei giovani in modo particolare, a impegnarsi di più, nei media e a livello sociale, e a valutare i politici per quello che dicono e che fanno. Solo così si potrà modificare la rotta di queste società.

 

«Nella situazione attuale, i cristiani sono la minoranza più oppressa e tormentata». Parole forti quelle usate da Benedetto XVI in occasione del discorso di auguri natalizi alla Curia romana del 20 dicembre 2010. Papa Ratzinger, alla luce del Sinodo del Medio Oriente celebrato nell’ottobre precedente, si riferiva in particolare alla situazione in quella regione. E ricordava come nel Sinodo si fossero ascoltate «parole sagge del Consigliere del Mufti del Libano contro gli atti di violenza nei confronti dei cristiani». «Purtroppo, però, – aggiungeva il Pontefice – questa e analoghe voci della ragione, per le quali siamo profondamente grati, sono troppo deboli». In quel contesto il Papa faceva esplicitamente uso del termine «cristianofobia». Affermava infatti che «le parole e i pensieri del Sinodo devono essere un forte grido rivolto a tutte le persone con responsabilità politica o religiosa perché fermino la cristianofobia». Un concetto che torna anche in altri discorsi. Sono innumerevoli infatti le volte in cui Benedetto XVI ha invocato il rispetto della libertà religiosa, denunciando le vessazioni subite dai cristiani ovunque nel mondo. Parlando al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede lo scorso 9 gennaio, constatava come «in non pochi Paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica», mentre «in altri subiscono attacchi violenti contro le loro chiese e le loro abitazioni». Ma le parole più amare il Papa le ha dedicate all’Occidente dove l’ostilità verso i cristiani non è cruenta ma non meno subdola. Basta leggere quanto scrisse nel Messaggio per la Giornata della pace 2011: «Esprimo anche il mio auspicio affinché in Occidente, specie in Europa, cessino l’ostilità e i pregiudizi contro i cristiani per il fatto che essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e ai principi espressi nel Vangelo». «L’Europa, piuttosto, – ribadiva il Papa – sappia riconciliarsi con le proprie radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia».

 

Un anno fa (19 marzo) la Grande Chambre della Corte di Strasburgo pronunciò con una maggioranza schiacciante (15 voti contro 2) una emblematica sentenza con la quale affermò che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche non è in contrasto con la Convezione dei diritti dell’uomo alla base del Consiglio d’Europa (47 Stati membri). Paradossalmente in prima istanza, in un consesso più ristretto, i magistrati europei avevano dato ragione alla cittadina italiana di origine finlandese, Soile Lautsi, la quale aveva sostenuto che l’ostensione di quel simbolo religioso violava il diritto di libertà di educazione. La posizione del nostro Paese il 30 giugno 2010 fu sostenuta davanti alla Grande Chambre dall’avvocato Nicola Lettieri. «Il caso del crocifisso ha avuto una profonda portata unificatrice tra i diversi popoli europei», afferma Grégor Puppinck, direttore del Centre for Justice and Law (Eclj) di Strasburgo, che diede un grande contributo alla nostra strategia difensiva, tanto da meritare l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica italiana. «L’appoggio dimostrato da 21 Paesi testimonia che il cristianesimo resta nel cuore dell’unità europea», scrive il giurista in un saggio pubblicato dalla rivista telematica della Università di Milano all’indirizzo web: http://riviste.unimi.it/index.php/statoechiese/artic le/view/2028. L’effetto si percepisce nella giurisprudenza recente della Corte: «Un certo riserbo giudiziario nei casi moralmente sensibili».

 

SPAGNA – Una «lista» con i medici obiettori

Un registro nazionale dei medici che abbracciano l’obiezione di coscienza e che rifiutano di praticare l’aborto. È la proposta lanciata in Spagna da Maria Casado, docente di bioetica all’Università di Barcellona, che punta l’indice contro la Chiesa cattolica, «responsabile» a suo dire delle decisioni dei sanitari. Un’idea che,secondo medici e movimenti pro-life, aprirebbe le porte a una vera discriminazione e avrebbe l’effetto di fare da detonatore a persecuzioni di stampo ideologico.

 

GERMANIA – Atti di vandalismo contro le chiese

A Duisburg, in Germania, i luoghi di culto sono finiti nel mirino dei vandali. Un gruppo di giovani bulli, che hanno tra i 10 e i 14 anni, ha distrutto più volte le finestre delle chiese cattoliche e riformate con piccoli esplosivi. Non solo: sui muri sono comparse scritte ingiuriose contro la Chiesa e nei confronti del clero. Un parrocchiano denuncia la paura della comunità: «C’è così tanto odio… Non capiamo quanto sta accadendo, non ci meritiamo una così forte acredine».

 

GRAN BRETAGNA – Vietato indossare la croce sul lavoro

Si può proibire di indossare una croce al collo o sulla camicia quando si sta lavorando, ma tutto ciò «non lede i diritti» alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. È la tesi sostenuta dal governo britannico davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo dove pende una causa controversa su crocifisso e impiego nel Regno Unito. Per i ricorrenti ai giudici europei, la croce visibile non vuole far cambiare l’opinione religiosa di coloro che incontrano durante le ore di lavoro.

 

BELGIO – In onda la fiction tv dei pregiudizi

Le mistificazioni sulla Chiesa cattolica entrano nelle fiction tv. Accade in Belgio dove la serie televisiva «A tort ou à raison», ideata dal Marc Uyttendaele, ha costruito sceneggiature improntate su immagini false e distorte dei cattolici. Nel primo episodio, dal titolo «L’affaire Sainte-Maxime», è andato in onda un caso di pedofilia in un liceo cattolico. Un’altra puntata del serial, invece, ha avuto come protagonista una donna presentata come fanatica cattolica che costringe il figlio a diventare prete.

 

VATICANO – Gli hacker all’attacco del sito Web

Potrebbe esserci un gruppo di hacker anticattolici dietro i ripetuti blackout del sito ufficiale della Santa Sede (vatican.va) ma anche dei siti dello Stato della Città del Vaticano (vaticanstate.va), dell’Osservatore Romano (osservatoreromano.va) e delle pagine Web di molti dicasteri della Curia romana. L’ultimo attacco si è registrato ieri ed è stato rivendicato dai pirati informatici di «Anonymous». Il raid telematico è il terzo in un mese contro il portale vaticano.

Discriminati. I cristiani in Europa al centro di troppi casi di intolleranzaultima modifica: 2012-03-21T08:08:20+01:00da borgosotto
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